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Notizie Novembre 2004

Novembre 2004

'Novembre rosso' mobilita 21 mila Sem terra
Flávio Freire, SÃO PAULO.
Più di 21 mila persone legate al Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra hanno partecipato negli ultimi dieci giorni a 22 diverse azioni: occupazioni di fazendas, blocchi stradali e irruzioni in palazzi pubblici, in tutto il paese. Da quando è iniziato il cosiddetto 'Novembre rosso', il MST ha già organizzato invasioni in 13 stati per protestare contro la politica di riforma agraria e fare pressione sul governo per ulteriori insediamenti.
Dal giorno 8 Novembre, in dieci giorni, il MST ha mobilitato cinquemila famiglie nelle campagne e tenuto una serie di riunioni con diversi capostruttura regionali dell' INCRA. Lo scorso 10 novembre, a Brasilia, dirigenti dei Sem Terra hanno preteso una presa di posizione da parte del ministro della Riforma Agraria, Miguel Rossetto, per accelerare il processo di insediamento.
La bozza delle rivendicazioni include infrastrutture negli insediamenti (acqua, energia elettrica), nuovi lotti di terreno e l'inclusione dei contadini nei progetti sociali del governo federale.
Lo stato del Pernambuco ha avuto in novembre il maggior numero di occupazioni, con sette fazendas invase. Si è registrata anche una manifestazione di protesta davanti alla Compagnia Pernambucana di Risanamento (Compesa) per rivendicare dal governo il risarcimento per la perdita di produzione. La mancanza di incentivi avrebbe danneggiato il raccolto di fagioli negli insediamenti.
"Continueremo a fare pressione sul governo per raggiungere l'obiettivo di di insediare più di 100 mila famiglie, come promesso all'inizio dell'anno" ha detto Jaime Amorim, coordinatore dell'MST nel Pernambuco.

Don Tomás attacca l'agrobusiness
Per il presidente della CPT, non c'è impegno per la riforma agraria
Lígia Formenti
BRASÍLIA - Il presidente della Commissione Pastorale della Terra, don Tomás Balduíno, ha dichiarato che l'eccesiva enfasi del governo nel privilegiare il settore dell'agrbusiness, sta facendo tornare il Brasile al modello coloniale: "Abbiamo adottato il modello del Brasile esportatore di materie prime, invece di peoccuparci delle infrastrutture e soprattutto della popolazione più bisognosa, che ha bisogno della riforma agraria". Secondo lui, gli investimenti del governo, oggi, sono più al servizio del capitale che della creazione di posti di lavoro.
Le critiche sono state fatte durante la presentazione della Conferenza Nazionale "Terra e Acque: Riforma Agraria, Democrazia e Sviluppo", un evento promosso dai movimenti sociali che vuole riunire circa 10 mila persone a Brasilia, dal 22 e al 25 novembre. Don Balduino ha affermato che c'è delusione di fronte allo scarso impegno del governo nell'area sociale e ha avvisato che questo potrebbe avere riflessi sulla campagna presidenziale. La sua valutazione è che: "Naturalmente questo ha il suo peso. Le elezioni parziali sono la dimostrazione di quello che sta succedendo, frutto del comportamento del governo".
Il Presidente della Commissione non è il solo a fare questa valutazione. Rappresentanti dei movimenti sociali hanno focalizzato le proprie critiche su due punti: politica economica e agrobusiness. João Paulo Rodrigues, uno dei leader del Movimento dei Sem Terra, ha attribuito la lentezza dell'insediamento di molte famiglie, alla mancanza di investimenti. "Il superavit primario ha sottratto risorse in questa area. Si deve cambiare modello, in caso contrario, l'anno che viene sarà contrassegnato da grandi proteste" Secondo cifre fornite dal MST, sono state insediate 52 mila famiglie su 100 mila promesse dal governo per il 2004. "Il prossimo sarà un anno di lotta. O il governo rispetta gli accordi presi o dovrà mandare via i responsabili" ha affermato Rodrigues, riferendosi chiaramente al Ministro Palocci. Secondo Rodrigues, esiste una insoddisfazione generale, che nel 2005, provocherà una serie di manifestazioni. "E non saranno manifestazioni soltanto rosse, saranno di tutti i colori, proveniendo dai più diversi moviment sociali". Anche il Presidente della Commissione Pastorale della Terra considera legittima la mobilitazione provocata dal cosiddetto "novembre rosso" e la paragona agli scioperi agli scioperi proclamati dai lavoratori. "Sono manifestazioni della stessa tendenza. Si tratta semplicemente di una pressione per la riforma agraria. Non è per diventare padroni di quella terra. Nessuno qui, pensa di essere un grande fazendeiro".

Nel Cearà, 600 sem-terra invadono la sede dell'Incra
Il MST dice che sono state insediate poche famiglie
Kamila Fernandes Della Agência folha, a Fortaleza
Circa 600 Sem Terra hanno invaso, il 17 scorso, l'edificio dell'Incra (Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária) a Fortaleza. Già da nove giorni erano accampati di fronte al palazzo.
L'irruzione è stata fatta per fare pressione sull'Istituto e accelerare il processo di Riforma Agraria nel Cearà. L'obiettivo del Governo, 2000 famiglie da insediare nello Stato nel 2004, è stato fino ad oggi raggiunto solo per cento di loro.
Nel Ceará, una fazenda ad Antonina do Norte è stata invasa a novembre, mese nel quale il MST ha intensificato le proteste. Nel luogo vivono 50 famiglie. Una delle rivendicazioni è la perizia della fazenda, considerata improduttiva dai Sem Terra.


Eldorado Dos Carajas
Il 19 novembre a Belem ci sarà una discussione dei ricorsi relativi al processo per la strage di Eldorado de Carajas.
Vi inviatiamo a inviare al presidente Lula, al ministro della Giustizia, al segretario per i diritti umani, e soprattutto alla giudice presidente del tribunale del Pará un messaggio chiedendo giustizia per Eldorado.
Per maggiori informazioni sulla strage di Eldorado dos Carajas petete leggere il comunicato del MST che riepiloga gli eventi, i processi già celebrati e i ricorsi sia del MST (per la mancata condanna dei mandanti e degli esecutori della strage) e dei due ufficiali, unici condannati, ma a piede libero o un nuovo articolo di Joao Pedro Stedile che ricostruisce più estesamente gli eventi.

La Commissione di indagine sulla terra diventa uno strumento di criminalizzazione dei movimenti sociali
Dall'agosto del 2003, da quando il presidente Lula indossò il berretto del MST, i settori conservatori, legati ai ruralisti e all'agrobusiness, hanno portato avanti la richiesta di una CPMI (Comissione Parlamentare Mista di Inchiesta). Volevano criminalizzare il MST. Non ci riuscirono. Il Congresso decise di convocare una Commissione che cercasse di analizzare, in maneira ampia, le cause dei conflitti sociali nei campi, il ritardo nella realizzazione della Riforma Agraria, le cause della violenza, tra le altre cose. Con tali obiettivi, la CPMI è stata costituita all'inizio del 2004, avendo come presidente il senatore Álvaro Dias (PSDB-PR) e come relatore il deputato João Alfredo (PT-CE).
La CPMI ha ascoltato le testimonianze di decine di personalità. Stranamente, i ruralisti hanno chiesto la rottura del sigillo bancario di due organismi autonomi che hanno appoggiato le azioni di Riforma Agraria del governo e del MST: l'Anca (Associazione Nazionale di Cooperazione Agricola) e la Concrab (Confederazione delle Cooperative di Riforma Agraria del Brasile Ltda). E il ministro Gilmar Mendes, ex-avvocato-generale dell'Unione nell'amministrazione FHC, ha accettato la richiesta. Per ordine giudiziario, le informazioni sarebbero dovute rimanere confinate alla CPMI, ma il presidente della CPMI le ha trasmesse alla stampa, nel chiaro tentativo di coinvolgere il MST e di spingere l'opinione pubblica contro il Movimento. In una Nota ufficiale del 12 ottobre, il deputato João Alfredo, relatore della CPMI, denuncia la diffusione di informazioni riservate tratte dal "Rapporto parziale dei dati fiscali e bancari della Concrab" elaborato, in maniera generica e unilaterale, dalla presidenza della CPMI. E aggiunge: "La legittimità del Congresso Nazionale nel promuovere Commissioni di inchiesta si fonda sulla stessa Costituzione Federale. Tuttavia, questa legittimità viene meno quando la Commissione parlamentare si trasforma da procedimento di indagine a strumento di attacchi al governo e di criminalizzazione dei movimenti sociali. Questo è il vero obiettivo del senatore Álvaro Dias nell'elaborare il Rapporto Parziale. Il Relatore si dissocia da tale posizione e contesta la legalità, la legittimità e la convenienza di questo documento".

Il governo federale non manterrà il suo impegno per la Riforma Agraria
L'équipe economica del governo ha annunciato che gli 1,7 miliardi di reais destinati alla Riforma Agraria non sono più disponibili e ha avvisato il Ministero per lo Sviluppo Agrario che avrà a disposizione appena 600 milioni di reais. La meta indicata dal governo rispetto alla Riforma Agraria è quindi compromessa. Al massimo, il governo raggiungerà 60 mila famiglie delle 115mila su cui si era impegnato quest'anno.

Il governo autorizza la soia transgenica
Il governo ha ceduto ancora una volta alle pressioni dei ruralisti e della multinazionale Monsanto, autorizzando la commercializzazione della soia transgenica di proprietà dell'impresa. I profitti attesi dalla Monsanto dal prossimo raccolto si aggireranno sui 400 milioni di reais.

Mercosur: sospesa la definizione dell'accordo commerciale con l'Unione Europea
Il pericolo che i quattro Paesi del Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – potessero firmare l'accordo con la Ue (di cui le organizzazioni popolari, a cominciare da Via Campesina, avevano denunciato il carattere colonialista in perfetto "stile Alca") entro il 31 ottobre, prima cioè della scadenza del mandato della vecchia Commissione europea, è stato all'ultimo minuto scongiurato: troppi i punti rimasti irrisolti tra le delegazioni dei due blocchi nella riunione decisiva svoltasi il 20 ottobre a Lisbona. La nota ufficiale diffusa dal ministero degli Esteri del Brasile non poteva essere più vaga: "C'è stato – si legge – un esteso scambio di idee su tutti gli aspetti relativi a un futuro accordo di libero commercio. Entrambi i blocchi hanno identificato un numero di questioni sulle quali potrebbero essere più flessibili (...), ma hanno anche concordato che molto resta da fare per rispondere alle ambizioni che riflettono l'importanza strategica di questo accordo tra Ue e Mercosur".
Rinviata al primo trimestre del nuovo anno la nuova riunione negoziale, i movimenti possono dunque tirare un sospiro di sollievo, ma senza farsi troppe illusioni: alla ripresa dei negoziati, a guidare la delegazione europea al posto di Pascal Lamy, vi sarà, come nuovo commissario al commercio, l'inglese Peter Mandelson, considerato ancora più aggressivo e rigidamente neoliberista del suo predecessore.

Tutto da perdere
A rischiare di più, nei negoziati con la Ue, è senza dubbio il governo brasiliano, oggetto delle convergenti pressioni dell'agrobusiness (i grandi esportatori brasiliani di carne, zucchero, alcol e caffè), dei negoziatori europei e dei delegati degli altri Paesi del Mercosur, i cui apparati produttivi sono assai più semplici di quello del Brasile: "l'economia più diversificata, più completa, è quella brasiliana – sottolinea in un'intervista rilasciata a "Carta Capital" l'esperto di politiche agricole internazionali Carlos Mielitz – e dunque è quella che ha più da perdere in una concorrenza aperta con l'Unione Europea. Il Brasile ha un settore industriale più diversificato, un'industria automobilistica ed elettronica importante. Questi settori sarebbero i più fortemente colpiti".
Dall'altro lato, il governo Lula deve guardarsi pure dalla crescente opposizione delle organizzazioni sociali, le cui rivendicazioni vanno in direzione esattamente opposta a quella del trattato con la Ue: in direzione, cioè, non di un aumento delle esportazioni, ma della crescita del mercato interno. Un'opposizione, quella dei movimenti popolari, che si è resa evidente anche al secondo turno delle elezioni municipali brasiliane, il 31 ottobre scorso: se il primo turno aveva segnato un rafforzamento del Partito dei lavoratori (Pt) a livello nazionale (v. Adista n. 71/04), il secondo ha evidenziato una caduta di consenso proprio laddove la vittoria di Lula alle presidenziali era stata più convincente. Il Pt ha perso così due delle più importanti città del Brasile: San Paolo, la capitale economica del Paese, e Porto Alegre, storica roccaforte del partito e culla del Forum Sociale Mondiale. Due sconfitte cocenti, non adeguatamente compensate dalla vittoria del Pt a Fortaleza (dove a trionfare è stata peraltro una militante dell'ala sinistra del partito, Luizianne Lins), a Espírito Santo e a Rondonia.

La Legge sulla Biosicurezza si farà ancora attendere
Il progetto di Legge sulla Biosicurezza e i 280 emendamenti proposti riguardo alla Misura Provvisoria (MP) nº 223 (che permette la produzione e la vendita di soia transgenica del raccolto 2004/05) torneranno in discussione alla Camera dei deputati alla fine di novembre. Secondo il presidente della Comissione Agricultura della Camara, Leonardo Vilela (PP/GO), difficilmente, tuttavia, la Legge sulla Biosicurezza verrà approvata entro l'anno.

Stedile paragona la politica di Palocci a quella di FHC
Secondo João Pedro Stédile "la politica di Palocci è uguale a quella di FHC": concentra il reddito e "lascia i poveri in situazione uguale o peggiore ". Per Stedile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva non rispetterà la promessa di insediare 115 mila famiglie entro l'anno. "Il processo di riforma agraria - ha dichiarato - va al passo della tartaruga".

Il Brasile ha risparmiato quest'anno quasi 70 miliardi di reais per il pagamento degli interessi
Il risparmio nel settore pubblico tra gennaio e settembre ha superato di 12,871 miliardi la meta stabilita con il FMI. Il settore pubblico (Unione, Stati, municipi e aziende statali) ha registrato nei primi nove mesi dell'anno un attivo di bilancio di 69,771 miliardi di reais, rispetto ai 56,9 miliardi previsti dal Fondo Monetario.

Rapporto degli economisti di sinistra
Il 16 ottobre circa 30 economisti di sinistra, rappresentativi di diversi settori sociali, regioni e correnti di pensiero si sono riuniti per dibattere sulla situazione economica del Paese, sull'attuale politica economica e sulle proposte di cambiamento. La riunione è stata convocata dal Mst, da Via Campesina, dalla Campagna contro l'Alca. In base alla diagnosi degli economisti, la situazione economica del Paese non è cambiata in nulla dagli anni '80: il Brasile continua a vivere una lunga crisi del modello economico. Nei prossimi anni l'economia alternerà momenti di crescita (3-4% all'anno) e momenti di stagnazione, ma continuerà a dipendere dall'estero e dal capitale finanziario. L'attuale politica economica conserva un carattere neoliberista, caratterizzato da alti tassi di interesse, da un attivo di bilancio utilizzato per trasferire risorse pubbliche nel pagamento degli interessi del debito, dalla priorità data alle esportazioni. Aspetti, questi, che, anche in presenza di una ripresa economica, impediscono la ridistribuzione di reddito e la creazione di posti di lavoro.
Questo quadro, secondo gli economisti, è il riflesso dell'egemonia delle forze neoliberiste all'interno del governo Lula, nel potere economico e nei mezzi di comunicazione. E questa politica economica verrà alterata solo se interverranno crisi che sfuggono al controllo del governo, come una crisi del capitale internazionale o una caduta delle esportazioni; o in presenza di qualche nuovo fatto politico internazionale; o nel caso si registri una ripresa del movimento di massa che si contrapponga all'egemonia attuale, cambiando la correlazione di forze sociali. Se nulla di tutto ciò si verificherà, l'alleanza che sostiene Lula consoliderà la politica neoliberista per i prossimi anni: una tragedia storica per gli interessi della classe lavoratrice.
Esistono alternative a breve termine per un'altra politica economica, anche nel quadro di un intervento regolatore del capitalismo, dando la priorità alla ricerca di soluzioni per i problemi fondamentali del popolo come il diritto al lavoro, la valorizzazione del salario, l'accesso alla terra, l'educazione e la politica abitativa. Per rispettare tali priorità, sarebbe necessario ridurre i tassi di interesse, utilizzare l'attivo di bilancio per politiche di investimento, creazione di posti di lavoro, universalizzazione dei servizi pubblici, rinegoziazione del debito pubblico, controllo del cambio, realizzazione di una riforma agraria di massa, priorità assoluta alla democratizzazione dell'educazione.
Questi cambiamenti tuttavia non saranno possibili senza rompere gli accordi con il FMI e senza frenare l'Alca e il trattato con l'Unione Europea. La società necessita dunque di un dibattito urgente su un nuovo progetto di sviluppo nazionale che orienti diversamente la politica economica.
A giudizio degli economisti, però, questo sarà possibile solo se i settori popolari e la classe lavoratrice sapranno costruire strumenti di organizzazione e mobilitazione sociale in grado di alterare l'attuale correlazione di forze nella società.

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