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L'Alca perde il peso ma non il vizio
E se nel frattempo, al vertice ministeriale di Miami dello scorso novembre,
l'Alca disegnata dagli Usa ha perso peso, alleggerendosi dei punti più controversi
e assumendo contorni sempre meno definiti, i rappresentanti della Campagna non si
lasciano ingannare: con l'Alca light, ha avvertito con grande lucidità
l'economista cubano Osvaldo Martínez, presidente del Comitato organizzatore, il
progetto di annessione è mutato di forma, non di sostanza. È diventato, anzi,
ancora più pericoloso, in quanto affianca l'accordo generale, per quanto soft, a
trattati bilaterali in cui gli Usa possono negoziare sulla base di una
correlazione di forze del tipo "squalo-sardina", con l'ulteriore vantaggio di
accerchiare e isolare i Paesi ribelli. Si tratta dunque, afferma l'economista, di
"adeguare le nostre tattiche di lotta alle nuove strategie imperialiste degli
Stati Uniti", combattendo non solo l'Alca in tutte le sue versioni, ma anche i
trattati di libero commercio bilaterali e regionali, a partire da quello tra Usa e
Centroamerica (Cafta), la cui ratifica sembra imminente. È questo l'obiettivo del
ricco Piano d'azione approvato, insieme alla Dichiarazione finale, al termine
dell'incontro: un'agenda di lotta orientata a rafforzare la costruzione di
piattaforme nazionali unitarie e orizzontali, vincolando la Campagna alle
rivendicazioni dei movimenti popolari (lotta alle privatizzazioni, difesa dei
servizi pubblici e delle risorse naturali, ecc.) e stringendo un'alleanza con
altri settori sociali, senza dimenticare la creazione di un fronte parlamentare e
di una rete giuridica continentale contro l'Alca.
Forte anche l'impegno nell'ambito dell'educazione e dell'informazione,
attraverso campagne di sensibilizzazione di massa contro l'Alca, la produzione di
materiale educativo e un'accresciuta presenza sui mezzi di comunicazione di massa,
e in quello della costruzione di alternative al neoliberismo, che avrà nel primo
Forum Sociale delle Americhe, in programma a Quito dal 25 al 30 luglio, uno spazio
privilegiato. Ma non mancano neppure le grandi manifestazioni continentali, a
cominciare dalla partecipazione alla mobilitazione internazionale del 20 marzo
contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e dei loro
alleati: in America Latina, l'accento sarà posto anche sulla lotta al Plan
Colombia e alla sua estensione nota come Iniziativa andina, e sulla cancellazione
delle basi militari statunitensi, specialmente Guantánamo. Il 24 aprile sarà la
volta della manifestazione contro gli organismi finanziari, nel 60.mo anniversario
della nascita del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, e il 29
agosto quella di un'azione continentale contro la rielezione di George W. Bush, in
occasione della Convenzione repubblicana. Infine, mobilitazioni di protesta in
ogni Paese accompagneranno il primo giorno dei negoziati ministeriali sull'Alca,
previsti in Brasile nel secondo semestre di quest'anno. Un programma ambizioso,
dunque, che nasce dalla consapevolezza, espressa nella Dichiarazione finale, di
quanto "la pressione del movimento popolare sia venuta trasformando la mappa
politica del Sud, malgrado il fatto che chi giunge al potere sotto l'impulso del
movimento sociale non sempre dà ascolto alla voce e ai sentimenti del popolo che
lì lo ha posto. Ma il neoliberismo ha iniziato a subire sconfitte politiche e gli
Stati Uniti vedono crescere tra alcuni governi la resistenza a obbedire ciecamente
all'agenda che essi pretendono di imporre per 'consenso'".
Lotta continentale, trincee nazionali
Lucidi, precisi, vibranti, gli interventi dei relatori hanno destato molta
impressione tra i delegati, da quello di apertura di Osvaldo Martínez a quello di
chiusura di Fidel Castro. Il líder máximo si è detto impressionato da un evento
che ha saputo coniugare, in relazione a tanti temi importanti, "idee, tattiche e
strategie di lotta dei nostri popoli". Secondo il presidente cubano, non vi è una
sola alternativa per costruire un mondo migliore, ma ne esistono tante, e ciascun
Paese ha le sue, perché ogni Paese ha una cultura e una situazione diverse. Quello
che occorre, ha detto, è usare tutte le forme e tutti i mezzi di comunicazione per
educare e mobilitare le persone, per accrescere la loro cultura politica. E, al
riguardo, ha espresso ancora una volta la disponibilità di Cuba a offrire
programmi di alfabetizzazione per radio o attraverso mezzi audiovisivi. Riguardo
all'offensiva degli Stati Uniti, che, ha denunciato Castro, sono giunti a
pianificare il suo assassinio, Cuba "non si arrenderà mai": "Noi non vogliamo un
conflitto, ma non indietreggeremo di un centimetro rispetto ai nostri principi".
Quanto a lui, "non mi importa come muoio, ma, se ci invadono, state certi che
morirò combattendo".
A Cuba ha reso omaggio anche il leader del Movimento dei Senza Terra del
Brasile João Pedro Stedile, tra i più applauditi dell'incontro, ricordando che in
questo momento vi sono più poveri e neri brasiliani che studiano a Cuba che in
tutte le università pubbliche del Paese.
L'Alca - ha affermato nel suo intervento - "non è un accordo commerciale
qualsiasi, ma la strategia di sopravvivenza dell'imperialismo statunitense". Nel
suo progetto egemonico, gli Usa devono smontare le strutture statali dei Paesi
dipendenti, perché queste potrebbero costituire dei freni ai loro progetti. "Hanno
bisogno, inoltre, di libertà totale per il proprio capitale finanziario,
distruggendo la sovranità nazionale dei nostri popoli, la loro autostima, la loro
cultura". Si tratta di una dura lotta ideologica: "Tutti i giorni si diffonde
l'idea che il libero commercio è il cammino per combattere la disuguaglianza e la
povertà, e molti hanno creduto a questa grande menzogna. L'Alca è solo la
legalizzazione della strategia, il quadro giuridico necessario alla strategia di
dominazione del capitale finanziario e all'egemonia degli Stati Uniti". Cresce, è
vero, la mobilitazione popolare, "ma la correlazione di forze non ci è ancora
favorevole, e questo è molto importante tenerlo presente". Ciononostante, "la
resistenza di massa ha trasformato l'America Latina nell'anello più debole del
potere imperialista e questo aumenta la nostra responsabilità nei confronti del
mondo: da qui potranno nascere nei prossimi anni le battaglie più importanti e gli
Stati Uniti l'hanno percepito, e per questo hanno cambiato tattica". La sfida di
quest'anno, per i movimenti sociali, è allora quella "di dare vita ad azioni di
massa unitarie in tutto il Continente per accumulare forze e contrastare l'Impero"
e costruire un'alternativa popolare all'Alca, sviluppando "programmi che
rappresentino processi di integrazione permanente dei popoli, senza aspettare
l'iniziativa dei governi". La lotta contro l'Alca - ha concluso - è continentale,
ma "le trincee sono nazionali: abbiamo pertanto l'obbligo di riprendere il
processo di dibattito per costruire un progetto sociale alternativo, contrapposto
alle azioni e ai piani delle oligarchie nazionali".
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