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Come scrive Pedro Ribeiro de Oliveira, assistente della Cnbb per il
settore delle Comunità ecclesiali di base, Lula ha smesso di parlare di
'rottura' o di 'mutamento d'asse' nell'orientamento della politica economica.
È come se la crisi economica fosse venuta a ristabilire l'egemonia del
'pensiero unico' e fatto dimenticare il messaggio del Forum Sociale Mondiale
di 'un altro mondo possibile'.
Solo una strategia elettorale per non spaventare l'elettorato - si chiede
Ribeiro de Oliveira - o l'approdo a una posizione realista "che
raccomanda una transizione lenta, graduale e sicura, rinviando il vero
mutamento al 2006?".
Di sicuro, questo mutamento "sta provocando uno iato" tra il
partito e i movimenti sociali, con il rischio di una rottura che
danneggerebbe l'uno e gli altri.
Non sembra, tuttavia, che Lula stia facendo molto per impedirlo, come
dimostra la sua decisione di non partecipare al plebiscito popolare (senza
valore legale) sull'Alca (l'Area di libero commercio delle Americhe) promosso
dalla Cnbb, con l'appoggio del Movimento dei Senza Terra, della Centrale
Unica dei Lavoratori e di altri organismi popolari, dall'1 al 7 settembre, in
occasione del Grido degli esclusi (l'iniziativa che si svolge ormai da
diversi anni il 7 settembre, il giorno della festa dell'indipendenza):
"il PT - ha affermato Lula - è sul punto di conquistare il governo e non
può mettersi a giocare a fare il plebiscito.
Il Plebiscito deve essere fatto quando si arriverà al governo, secondo quanto
prevede la Costituzione. Non possiamo rimanere ostaggi di una cosa che non ha
valore legale".
Gli ha risposto il pur assai moderato segretario generale della
Cnbb, mons. Reymundo Damasceno Assis: "gli organizzatori della
consultazione stanno facendo le cose con la massima serietà e responsabilità.
Essi sanno che l'accordo sull'Alca avrà un impatto sulla vita di ogni
cittadino brasiliano.
In democrazia, dobbiamo rispettare le manifestazioni della società.
Non si deve considerare questa consultazione come qualcosa di
superficiale".
Di seguito, alcuni dei tanti interventi apparsi in questi giorni in Brasile
sulla questione del plebiscito sull'Alca.
Riconosco chi è di Dio non quando parla di Dio ma per la sua maniera di
parlare di questo mondo, diceva Simone Weil.
Forse questo spiega perché pastori di diverse Chiese si siano uniti ad
organizzazioni della società civile per promuovere, nella Settimana della
Patria, una consultazione popolare: il plebiscito sull'Alca, l'Area di Libero
Commercio delle Americhe.
In una società sempre più dominata dal pensiero unico e sempre meno sensibile
alle mobilitazioni popolari è importante che i cristiani siano profeti di Dio
e testimoni.
Al tempo della dittatura militare, alcuni dicevano: "il popolo non sa
votare". Ora dicono: "il popolo non sa cos'è l'Alca e non si trova
nelle condizioni di poter rispondere alla consultazione".
Solo il governo può fare il plebiscito.
Grazie a Dio, aumenta il numero di coloro che pensano che questa realtà
socio-economica sia troppo seria per poterla affidare solo a tecnici e a
politici di professione.
È in gioco con questo progetto dell'Alca qualcosa che avrà conseguenze
terribili per la vita di tutta la popolazione.
Per questo, le comunità di base e il popolo in generale hanno il diritto di
votare e di esprimersi su di questo.
La Conferenza dei vescovi del Canada ha pubblicato un documento dal titolo
"Vendendo il futuro: una riflessione sulla relazione tra imprese che
investono, lo Stato nel Trattato di libero commercio e la sua espansione a
tutta l'America Latina.
In questo documento, i vescovi avvertono: dal modo in cui è pensata, l'Alca
mina la sovranità degli Stati, danneggia l'ambiente e ostacola la
partecipazione democratica del popolo agli atti del
governo.
Il documento rivela che, per precedenti accordi dello stesso tipo, la
popolazione povera del Canada ha visto diminuire il suo reddito e negli Stati
Uniti si sono persi 760mila posti di lavoro.
Per i vescovi canadesi, l'Alca è il trattato su commercio e investimenti con
il maggiore carattere di invasione della storia.
I suoi negoziati si sono svolti escludendo dal dibattito la società civile e i gruppi popolari.
Per tutto questo, le comunità popolari del Brasile realizzano una profezia
pronunciandosi su questo accordo, anche se il plebiscito non è ufficiale.
L'autentica democrazia e l'esercizio della cittadinanza si realizzano al di
là degli stretti limiti ufficiali.
E questo riguarda non solo le nostre convinzioni politiche, ma la fede.
Tutto ciò che attenta alla giustizia e alla vita dei poveri attenta al Dio
della vita.
Condivido con voi l'opzione di seguire Gesù Cristo che disse: Chi
accoglie uno di questi piccoli nel mio nome accoglie me.
Per questo, mi pongo in comunione con i popoli indigeni, i movimenti dei
contadini senza terra, le organizzazioni dei poveri della città e dei campi.
Sogno un mondo in cui le nazioni si integrino veramente, l'economia diventi
realmente mondiale e le culture si incontrino in un dialogo profondo, a
partire dalla solidarietà e dalla giustizia.
L'Unione Europea ha impiegato decenni per costituirsi.
È stato necessario che i Paesi più ricchi soccorressero le nazioni più
povere, come il Portogallo, la Spagna e la Grecia, per livellare le capacità
e rendere possibile un accordo più egualitario.
Non può essere giusto un trattato basato su disuguaglianze immense come
avviene tra l'economia degli Stati Uniti e quella dei nostri Paesi
dell'America Latina.
La stessa saggezza biblica ricorda: non ti associare a qualcuno più potente e
ricco di te.
Cosa può avere in comune una brocca di terracotta con una pentola di ferro?
Quando si batte una contro l'altra, è sempre la brocca di terracotta che si
rompe. Può il lupo andare insieme all'agnello?
Che alleanza può esserci tra la iena e il cane?
Che accordo può esserci tra un ricco e un impoverito?
Il Salmo 33 canta: Il Signore annulla i progetti delle nazioni potenti.
Egli è nostro aiuto e nostro scudo.
* Titolo originale: "Ragioni spirituali per essere contro l'Alca"
I votanti devono rispondere a tre domande:
1) Il governo brasiliano deve sottoscrivere il trattato dell'Alca?
2) Il governo brasiliano deve continuare a partecipare ai negoziati per l'Alca?
3) Il governo brasiliano deve cedere parte del nostro territorio, la base di Alcântara, agli Stati Uniti per controllo militare?.
Nel 2000, gli stessi organismi, insieme al Partito dei Lavoratori (PT), hanno
promosso il Plebiscito sul Debito estero.
Erano attesi 3 milioni di votanti, ma ne sono giunti 6 milioni, la grande
maggioranza dei quali si sono espressi contro l'imposizione di ulteriori
sacrifici al popolo brasiliano a vantaggio dei creditori internazionali.
Ora il tema è la sovranità del Paese, minacciata dalla proposta di creazione dell'Alca, un'estensione della Dottrina Monroe, che predica il controllo del continente americano da parte degli Usa.
"Abbiamo il 4% della popolazione mondiale - ha dichiarato Bill Clinton
quando era presidente - e controlliamo il 22% delle ricchezze del mondo.
Se volessimo mantenere questa fetta di ricchezza, avremmo bisogno di vendere
per il restante 96% della popolazione".
Se l'Alca venisse approvata, ingloberebbe 34 Paesi delle Americhe, ad
eccezione di Cuba, il che significa un mercato di 800 milioni di potenziali
consumatori.
È un equivoco paragonare l'Alca alla Comunità Europea costruita nell'arco di
molti anni nel modo più democratico possibile, con la popolazione che ha
avuto la possibilità di dibattere ogni dettaglio e di decidere tramite
plebisciti.
Paesi poveri come l'Irlanda, il Portogallo e la Grecia hanno ricevuto aiuti
per risollevare le loro economie.
Nel caso dell'ALCA, avviata a porte chiuse dal 1994, la solidarietà
è quella che vi trova meno posto.
E la competizione fra il gigantismo degli Usa e i Paesi dell'America Latina
sarà tanto squilibrata che risulterà una vera annessione, come è successo a
metà del territorio del Messico e a Portorico nel XIX secolo.
Si tratta di creare un mercato continentale capace di assorbire l'eccesso di
produzione degli Stati Uniti, inaridendo ancora di più la nostra precaria
industria nazionale.
In base alla proposta attuale, una volta approvata l'ALCA, le imprese degli
Stati Uniti potranno partecipare a concorsi e aste per i servizi pubblici, il
che rappresenterà una minaccia per la produzione nazionale e una spinta per
la crescente privatizzazione di settori come la sanità, l'educazione e la
previdenza.
L'attuale politica di flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, adottata dal
governo di Fernando Henrique Cardoso, fa parte degli accordi con il Fondo
Monetario Internazionale che ha condizionato il rinnovamento dei suoi
contratti con il Brasile alla totale adesione del nostro Paese all'ALCA.
Se questa fosse approvata, il capitale speculativo avrebbe piena libertà di
cercare in qualsiasi Paese del continente la maggiore resa economica,
aumentando la nostra povertà ed espropriando le nostre ricchezze.
Eliminando il controllo sul movimento dei capitali stranieri e concedendo
esenzioni tributarie alle operazioni di chi risiede all'estero, il Brasile
sta già preparando questo cammino di sottomissione agli interessi di
Washington.
Come competere con una nazione che, nel 2000, ha raggiunto un Pil di 9,9
migliaia di miliardi di dollari?
Nello stesso anno, quello del Brasile è stato di 593 miliardi di dollari.
L'accordo dell'Alca prevede l'eliminazione delle barriere doganali, ma nulla
dice sulla proibizione di creare barriere non-doganali come sono soliti fare
gli Usa per assicurarsi il loro protezionismo.
L'accordo promette anche di migliorare la protezione dell'ambiente, ma non
stabilisce meccanismi per evitare che un'impresa trascini in giudizio un
governo per le norme di difesa ambientale, con il pretesto che feriscono le
sue aspettative di lucro.
Così, la creazione dell'ALCA intensificherà la mercificazione della natura,
sottomettendo gli ecosistemi e la biodiversità alle leggi del mercato e agli
interessi delle transnazionali.
Alcântara, cittadina del Maranhão di 114 mila ettari e 19 mila abitanti,
situata ai confini dell'Amazzonia, è una regione ricca in biodiversità e di
risorse naturali.
Sebbene sia un polo turistico e accolga una base spaziale ad alta tecnologia,
la cittadina ha appena un ospedale, un'ambulanza e una scuola di secondo
grado. La maggior parte delle case non ha luce elettrica e le strade sono in
uno stato precario.
La base di Alcântara è stata creata nel 1980 dal governo brasiliano
espropriando un'area abitata da 500 famiglie, in maggioranza discendenti da
indigeni e quilombos, dislocati in una regione ricca nel settore della pesca
per sette allevamenti in zone non adatte all'agricoltura.
Nel 2000, il governo di Fernando Henrique ha firmato la cessione della base
(62mila ettari) agli Usa che, se ci sarà l'approvazione di deputati e
senatori, avranno il controllo su di essa, senza che le nostre autorità
possano sorvegliarla e, in caso di incidente, ispezionarla alla ricerca di
cause e conseguenze.
L'accordo ha già avuto parere favorevole della Commissione Scienza e
Tecnologia e ora attende il parere della Commissione Costituzione e
Giustizia, per essere, infine, sottoposta all'approvazione del Congresso
nazionale.
L'obiettivo della Casa Bianca è fare della base di Alcântara un'area militare
lanciarazzi statunitense in Brasile e mantenere il controllo dell'Amazzonia
grazie alle sue ogive nucleari e alle informazioni fornite dal Sivam (Sistema
di vigilanza dell'Amazzonia), programmato da imprese statunitensi.
Partecipare al plebiscito dell'Alca significa difendere la sovranità del
Brasile e manifestare disaccordo con l'attuale processo di
globocolonizzazione.
* Titolo originale: "Alcantara"
L'Alca è un suicidio
L'Alca ha l'apparenza di un progetto che, da un punto di vista
imprenditoriale, potrebbe dare impulso alle economie nazionali dell'emisfero
(34 Paesi eccetto Cuba, la cui partecipazione, per qualche ragione
misteriosa, è stata vietata dallo Zio Sam).
L'apertura delle frontiere al libero flusso di capitali, beni e servizi
funzionerebbe come dinamo per creare posti di lavoro, stimolare le ricerche
tecnologiche, promuovere la circolazione delle persone, avvicinare le
nazioni. In pratica, la storia è ben altra.
Il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti è equivalente a 22 volte quello
del Brasile e a quasi 4 volte la somma di quelli degli altri Paesi delle
Americhe, incluso il Canada.
L'Alca significherebbe l'annessione dei mercati delle Americhe da parte
degli Stati Uniti. O, per usare una metafora creata dall'ambasciatore Samuel
Pinheiro Guimarães, sarebbe come organizzare un incontro di boxe tra un peso
massimo e un peso piuma, senza dare un qualche vantaggio al
"piccolo".
Il risultato ovvio sarà un massacro.
Il dettaglio è che tutta la strategia dell'Alca, dal punto di vista della
Casa Bianca, è particolarmente rivolta a "catturare" il Brasile.
Basta fare due più due. L'Argentina è già stata distrutta, dopo dieci anni di
sottomissione totale al Fmi.
Il Messico e il Canada già sono stati "annessi" nel 1994, mediante
la creazione del Nafta (il Trattato di libero commercio del Nordamerica).
Oggi Messico e Canada sono quasi integralmente dipendenti dall'economia degli
Stati Uniti.
Gli indici di sviluppo umano del Canada, tra i migliori del mondo fino
all'inizio degli anni '90, sono peggiorati dopo la sua adesione al Nafta (a
causa della disoccupazione e delle politiche neoliberiste).
Il caso del Messico è ancora più drammatico: oltre ad aver perso il controllo
sul petrolio (conquista della rivoluzione zapatista), l'80% di tutto ciò che
importa viene dagli Stati Uniti, che acquistano il 90% di tutto ciò che
esporta.
Il Brasile, anche dopo otto anni di governo Cardoso, ha ancora molto da
"offrire" all'attività predatrice delle transnazionali.
Non sono state ancora privatizzate imprese statali gigantesche, come quella
del petrolio.
Esiste ancora nel Paese un settore industriale nazionale dinamico (sebbene
FHC abbia governato in nome degli interessi del capitale finanziario
internazionale) e si trovano persino banche brasiliane forti.
Per non parlare delle immense riserve biologiche e minerali, acqua potabile
inclusa.
Significativamente, anche settori della classe imprenditoriale nazionale
cominciano a "gridare" contro l'Alca.
Il 14 giugno, per esempio, è toccato a Nicolau Jeha, vicepresidente
della Fiesp (Federazione delle industrie dello Stato di São Paulo),
affermare che se il Brasile decidesse oggi di aderire all'Alca, commetterebbe
un "vero suicidio".
L'afferma-zione è stata fatta durante un incontro pubblico sull'Alca,
organizzato dalla Commissione di Relazioni Estere e Difesa Nazionale della
Camera dei deputati e dall'Ordine degli avvocati del Brasile.
"Da vent'anni abbiamo smesso di crescere. In questo
Paese si parla solo di mercato. Basta che uno speculatore dica una qualunque
cosa per lasciarci in ginocchio", ha detto Jeha e ha continuato:
"Non possiamo cedere sulla nostra sovranità. È necessario dire basta.
Dobbiamo difendere i nostri agricoltori, lavoratori, industriali e la classe media".
Non è necessario, qui, ripetere cosa significherà l'ALCA, se approvata, per i
lavoratori e i giovani brasiliani. Basta guardare l'Argentina: persino le
statistiche della Banca Mondiale mostrano che più della metà
della popolazione vive oggi al di sotto della soglia della povertà
(guadagna meno di un dollaro al giorno).
E stiamo parlando di un Paese che è stato il quarto più ricco
del mondo (negli anni '40) e di una popolazione relativamente colta (nel
1993, solo a Buenos Aires c'erano più librerie che in tutto il
Brasile).
Occupazione militare dell'Amazzonia
Gli Stati Uniti già stanno occupando l'Amazzonia. In questo preciso
momento, Zio Sam sta costruendo il più grande aeroporto del
Sudamerica, a Manta, in Ecuador, nel cuore della foresta. Le tribù
indigene che vivono in quella regione vengono espulse per avvelenamento:
truppe americane spargono un fungo transgenico altamente tossico per l'essere
umano, prodotto dalla Monsanto (la stessa della soia!), con il pretesto che
si tratta di un defoliante della pianta di coca.
I vietnamiti soffrono ancora gli effetti dei defolianti sparsi dagli Stati
Uniti sulle loro foreste negli anni '60 e '70.
Mentre completa la costruzione della base di Manta, Zio Sam tenta di
installare la base di Alcântara, nel Maranhão (all'ingresso
dell'Amazzonia), con la totale "cooperazione" di FHC.
Nell'aprile del 2000, il governo brasiliano ha firmato un Accordo di
salvaguardia tecnologica che garantisce al governo americano il diritto a un
controllo totale riguardo alla circolazione delle persone e delle
attrezzature in quell'area.
Questo significa che il Brasile cede la sua sovranità: le
autorità brasiliane non avranno neppure il semplice diritto di
verificare, per esempio, il contenuto delle casse portate lì dagli
americani!
Clausole umilianti dell'accordo impediscono all'aeronautica brasiliana di
sviluppare un programma spaziale autonomo e sovrano.
Oltre a ciò, la creazione della base minaccia la sopravvivenza delle
comunità dei discendenti dei Quilombos che da più di 200
anni vivono nella regione.
Zio Sam combina l'installazione delle sue basi
con l'azione di "istruttori" americani che addestrano e armano
l'esercito colombiano.
Inizialmente, quando il Plan Colombia venne annunciato da Bill
Clinton, nel 1999, il pretesto era la "lotta al narcotraffico".
Dopo l'11 settembre, è diventato quello della "guerra al
narcoterrorismo".
Le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), l'Eln (Esercito di
liberazione nazionale) e qualunque gruppo di resistenza sono passati ad
essere classificati come "terroristi".
Il Plan Colombia (ora Iniziativa Andina) non ha mai avuto
nulla a che vedere con la "guerra al narcotraffico".
Basta ricordare che l'alleato della Casa Bianca contro i Talebani, in
Afghanistan, l'Alleanza del Nord, è notoriamente dedito al traffico di
eroina. Lo stesso vale per l'Uck (Esercito di liberazione del Kosovo), una
forza alleata alla Nato durante la Guerra del Kosovo (2000).
O basta ricordare lo scandalo Iran-Contras (1986-87), quando sono stati
dimostrati i vincoli tra la Cia, i narcotrafficanti colombiani e i
guerriglieri che lottavano contro il Fronte sandinista di liberazione
nazionale del Nicaragua.
L'occupazione dell'Amazzonia fa parte di una strategia globale di Zio Sam,
radicalizzata dopo l'11 settembre.
Il fallito tentativo di golpe in Venezuela (ampiamente celebrato dai grandi
media brasiliani) è stato solo un'altra dimostrazione della stessa
posizione arrogante, imperialista e aggressiva.
Offensiva culturale
Mancano risorse per assumere nuovi professori di Scienze Umane
All'Università di São Paulo (Usp).
Questo dice già tutto sulla politica di un governo che ha rinunciato a
qualunque progetto nazionale basato sulla produzione di ricerca e di un
sapere identificato con il popolo brasiliano.
La mancanza di risorse per la Usp, mentre proliferano scuole e
università private, non è un incidente, né un risultato
imprevisto o indesiderabile.
Al contrario: fa parte di una politica deliberata di consegna della ricchezza
della nazione alle corporazioni dell'impero.
Non a caso, la Banca Mondiale "ha raccomandato", in un documento pubblico, la privatizzazione della Usp e di tutto l'insegnamento superiore brasiliano.
La recente offensiva della Banca Mondiale contro l'insegnamento pubblico
è stata annunciata in Messico, alla fine degli anni '90, quando sono
stati approvati piani che avrebbero espulso più della metà dei
300mila alunni, professori e funzionari dell'Università Autonoma, la
maggiore istituzione pubblica di insegnamento superiore dell'America Latina.
In reazione, la comunità universitaria ha portato avanti uno sciopero
che è durato quasi un anno, e che è terminato solo dopo
l'invasione dell'università da parte dell'esercito, con l'arresto dei
suoi leader.
È ovvio che non interessa all'imperialismo lo sviluppo della ricerca
nazionale, né la formazione di intellettuali capaci di elaborare un
sapere storico, culturale e scientifico in grado di resistere alla
dominazione culturale (qui intesa nel suo senso più ampio: dai
pacchetti tecnologici alla spazzatura venduta sotto forma di intrattenimenti)
promossa dai centri dell'impero.
L'occhio del ciclone
Stiamo, così, nell'occhio del ciclone. I prossimi anni saranno
decisivi per la vita dell'America Latina e per quella del Brasile in
particolare, nel XXI secolo. È urgente partecipare ai comitati contro
l'Alca, resistere in tutti i modi. O daremo ragione a George Soros.
* Titolo originale: "Né Cesare, né Soros"
Claudia Fanti
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