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Scontato l'esito del plebiscito: alla prima domanda ha risposto no il 98% dei votanti, alla seconda circa il 96%, alla terza il 98.6%. "I numeri", si legge ancora nel Manifesto, "rivelano la più profonda aspirazione della società brasiliana alla costruzione di una nazione veramente libera e sovrana, dove il popolo sia padrone del suo destino. Una nazione in cui non ci sia esclusione sociale, né ingiustizia, né fame, né miseria. Una nazione capace di promuovere un'altra integrazione, basata sul rispetto della diversità culturale e della sovranità dei Paesi membri, sull'equità delle relazioni commerciali e sulla solidarietà tra i popoli. La società brasiliana respinge il progetto statunitense di ricolonizzazione economica, commerciale e militare e aspira a un autonomo progetto di sviluppo". Obiettivo dei promotori è ora quello di ottenere dal governo l'organizzazione di un plebiscito ufficiale che lasci al popolo brasiliano la decisione di aderire o meno all'Area di libero commercio.
Con il successo della consultazione popolare in Brasile prende nuovo vigore la Campagna continentale contro l'Alca portata avanti da tutti i popoli delle Americhe. Prossimi appuntamenti, il Grido degli Esclusi del 12 ottobre; le Giornate di resistenza continentale contro l'Alca a Quito, dal 27 ottobre al primo novembre, nello stesso momento in cui i ministri del commercio di 34 Paesi delle Americhe si riuniranno in Ecuador per portare avanti i negoziati; e il II Incontro emisferico di lotta all'Alca a Cuba, dal 25 al 28 novembre.
Perché allora tanto timore da parte degli investitori internazionali e dell'élite locale? A fare paura, secondo Petras, non è il candidato di sinistra, ma la massa dei suoi sostenitori, "che Lula non sarà in condizioni di controllare una volta assunto il potere". Gli investitori hanno paura che il nuovo governo "non sia sufficientemente repressivo per contenere le richieste popolari" e che tale pressione gli impedisca di sostenere il programma di austerità imposto dal Fmi. Neppure il leader del Movimento dei Senza Terra João Pedro Stedile risparmia critiche al leader del Pt (il Partito dei lavoratori): Lula - afferma - sta portando avanti il suo discorso "all'interno dei parametri di una campagna elettorale". Il suo è un "discorso di centro", che non sostiene "le necessarie trasformazioni radicali di cui la nostra società ha bisogno". Ma, aggiunge Stedile, "i programmi elettorali sono meri esercizi di retorica politica": quel che conta "non sono i discorsi, ma le forze sociali che si uniscono intorno a questo o a quel candidato. E la candidatura di Lula ha il segno del cambiamento". Di più: una vittoria del candidato di sinistra "darà molto coraggio a tutto il popolo brasiliano e genererà un nuovo processo di crescita dei movimenti di massa. E un governo Lula avrà bisogno di movimenti di massa organizzati per sostenere i necessari mutamenti". Perché quel che è certo, secondo Stedile, è che "non basta eleggere un nuovo governo. Bisogna che il popolo si organizzi e lotti per il cambiamento sociale. Nessun governo farà cambiamenti sociali solo di propria volontà. Tutte le trasformazioni sociali che si sono avute nella storia dell'umanità sono state frutto di mobilitazioni sociali, dell'azione di un popolo organizzato che si coscientizza, si mobilita e lotta per affrontare le cause dei problemi".
C'è poi anche una lettura più ottimista nei riguardi del candidato del Pt: quella, per esempio, dell'economista Alberto Amadei, che, sull'agenzia "Adital", definisce Lula, l'ex metallurgico emigrato dal Nordest per sfuggire la siccità e la fame, "il nuovo cavaliere della speranza, il portatore del sogno che un altro mondo è possibile: è la prima volta, in 500 anni di governi di élite, che una creatura del Brasile più povero arriva tanto lontano". E se è vero che il Partito dei lavoratori, di fronte alle pressioni di un'élite "crudele, ignorante e corrotta" si è visto costretto a moderare di molto il suo discorso, non c'è il minimo dubbio che Lula concentri su di sé le aspettative "che le disuguaglianze possano essere destrutturate, che il reddito possa essere redistribuito, che la crescita economica possa darsi in forma includente, che per i nostri figli e nipoti non sia ancora troppo tardi".
Claudia Fanti
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