VI incontro dei comitati europei di appoggio al MST
Roma, 28/30 Ottobre 2005
Fonte: Claudia Fanti (Adista)
In quali termini – di alternativa o di coesistenza – si pongono la lotta istituzionale e la mobilitazione
popolare, i partiti e i movimenti, la via elettorale e la costruzione del potere dal basso?
In tale dibattito, che coinvolge le forze di sinistra in tutto il mondo, con particolare riferimento
a due casi emblematici, quello zapatista e quello
venezuelano, non può mancare il contributo del Movimento dei Senza Terra, la più forte e autorevole
organizzazione popolare del Brasile, se non dell'intera America Latina.
Un'autorevolezza, quella del Mst, conquistata attraverso le occupazioni di terra, le persecuzioni e le
stragi che nel corso degli anni si sono consumate in Brasile (il 30
ottobre un altro militante del Mst, Antonio José dos Santos, è stato assassinato in Pernambuco),
ma anche grazie alla coerenza di una lotta in cui la chiarezza ideologica e il rigore delle analisi
si accompagnano sempre alla forza dei simboli,
alla celebrazione degli ideali e dei sogni. Un'autorevolezza che si è affermata anche in Europa,
dove, non caso, i diversi Comitati di appoggio al Mst sono entrati già da tempo a pieno titolo
nel movimento altermondialista del Vecchio Continente.
La crescita, quantitativa e qualitativa, della solidarietà ai Senza Terra del Brasile è emersa in
maniera evidente dal Sesto Incontro degli amici ed amiche europei del Mst, "Por uma terra sem latifundios",
promosso dal Comitato italiano Mst a Roma, dal 28 al 30 ottobre scorso, con la presenza di tre
rappresentanti brasiliani: Ademar Bogo e Maria de Fátima Ribeiro della Direzione nazionale,
e Geraldo Fontes del settore delle relazioni internazionali.
Un'occasione – che si ripete ogni due anni – per fare il punto sulla solidarietà internazionale con
il Movimento, in un quadro politico complicato dalle aspettative e dalle successive delusioni legate
al governo dell'"amico" Lula.
L'imbroglio della conciliazione di classe
La vittoria di Lula – ha spiegato Bogo – è stata anticipata da una chiara opzione, da parte del
Partito dei lavoratori, per la lotta istituzionale, la disputa elettorale in tutte le sue implicazioni:
"il predominio del marketing sulla militanza, l'alleanza con le forze conservatrici, la perdita
di contenuto ideologico, socialista e rivoluzionario".
Un'opzione che, a vittoria ottenuta, ne ha portato con sé un'altra: quella per la governabilità ad
ogni costo, per garantire la quale il Pt ha alimentato quelle pratiche a cui ha fatto sempre ricorso
la destra, come la creazione di una finanza parallela, il clientelismo, l'alleanza con forze corrotte.
Il risultato, dopo tre anni, è sotto gli occhi di tutti: nessuna prospettiva di cambiamento si intravede
nel Brasile di Lula. "L'attuale crisi - ha spiegato Bogo – è, prima di tutto, la conseguenza di una
visione di conciliazione di classe: il capitalismo – afferma – non fa concessioni, in quanto la
sua sopravvivenza dipende direttamente dallo sfruttamento della classe lavoratrice.
Pertanto, quanto più si negozia, tanto più i lavoratori sono destinati a perdere".
Ed è, anche, la conseguenza di una "totale obbedienza al capitale, che impone alcune riforme, quelle
funzionali ai propri interessi, escludendone altre, come la riforma agraria".
Ed è, infine, la conseguenza di una scommessa sbagliata, quella sul progetto di lotta alla fame
portato avanti dal governo Lula: un progetto che, lungi dall'elevare il livello di coscienza
della popolazione e accumulare forze in vista di un rafforzamento dei movimenti popolari, si è
tradotto in un mero programma assistenzialista. In questo quadro, il Movimento dei Senza Terra
ha condotto, in totale autonomia dal governo, la sua lotta per la riforma agraria:
Fátima Ribeiro ha ripercorso le tappe di una mobilitazione permanente,
dall'"aprile rosso" delle occupazioni di terra contro la paralisi della riforma agraria
alla grande Marcia nazionale del maggio scorso (v. anche Adista n. 39/05),
fino all'Assemblea popolare
"Mutirão per un nuovo Brasile", che dal 25 al 28 ottobre ha riunito, in un evento senza
precedenti nella storia del Paese, i rappresentanti di più di 40 movimenti
sociali, rurali e urbani, con un unico obiettivo: la costruzione collettiva
(questo il senso della parola "mutirão", intraducibile in italiano)
di un progetto popolare per un
Paese diverso, a partire dal superamento dell'attuale modello di dipendenza dal capitale internazionale.
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