La sovranità alimentare cambierà il mondo.
I Sem Terra e i loro alleati contro le regole del WTO
VI incontro dei comitati europei di appoggio al MST
Roma, 28/30 Ottobre 2005
Fonte: Claudia Fanti (Adista)
L'incontro dei Comitati europei di appoggio al Movimento dei Senza Terra (v. notizia precedente) ha
offerto anche l'occasione per ampliare e approfondire il dibattito attorno a un tema decisivo per
il superamento del modello capitalista globalizzato: quello della sovranità alimentare,
ossia del diritto delle comunità e dei popoli di scegliere il proprio modello di produzione,
distribuzione e alimentazione.
Un tema rivoluzionario - ha spiegato il professore di Economia del territorio all'Università di Roma Tre
Pasquale De Muro, durante la sessione di lavori del 29 ottobre, a cui hanno partecipato esponenti
del mondo politico, dei movimenti, delle organizzazioni contadine, della cultura – perché
"incide sui fondamenti stessi del modello economico neoliberista": se questo infatti
si fonda "su una fortissima divisione del lavoro a livello internazionale e sull'aumento continuo
e inesorabile delle esportazioni come condizione per la crescita economica", la
sovranità alimentare implica, al contrario, lo sviluppo del mercato interno, puntando non sulla
crescita delle esportazioni, ma sulla produzione locale di alimenti sani, a prezzi economici e
nel rispetto dell'ambiente.
È questa, secondo Ivan Nardone, responsabile dei Beni Comuni e dell'Agricoltura di
Rifondazione Comunista, l'unica risposta alla logica, propria del modello di liberalizzazione
degli scambi, "di produrre cibo dove costa meno per venderlo dove si spende di più".
Una risposta data, non solo nel Sud ma anche nel Nord del mondo, dal ciclo corto di produzione,
che elimina la molteplicità dei passaggi dalla produzione al consumatore e rende possibile
l'esistenza dell'azienda contadina e la valorizzazione del territorio e del lavoro agricolo.
Ma perché questo sia possibile è necessario in primo luogo, ha affermato Ademar Bogo,
che l'agricoltura resti fuori dai negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio
(Wto, nella sua sigla in inglese).
Perché sono le regole del Wto a provocare un distruttivo cambiamento nei processi di produzione del cibo,
violentando, attraverso le monoculture, gli allevamenti intensivi, gli ogm, il monopolio delle sementi,
i delicati equilibri dell'ecosistema terra. Fuori l'agricoltura dal Wto, dunque, ma anche da quei
trattati bilaterali con cui, ha dichiarato Giovanni Russo Spena di Rifondazione, Stati Uniti ed
Europa hanno tentato di aggirare la sconfitta inferta loro, alla Conferenza ministeriale del
Wto a Cancun, dai movimenti popolari e dalla coalizione dei Paesi del Sud nata per impulso del
governo brasiliano. Peccato che oggi, all'interno del Wto, il Brasile, come ha sottolineato
Monica Di Sisto di Tradewatch, l'Osservatorio sul commercio internazionale,
stia giocando "per sé e per l'agrobusiness", accettando di negoziare la sovranità nazionale
in cambio della conquista di nuovi mercati agricoli per le proprie imprese esportatrici.
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