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Prima parte: Il processo di integrazione in America Latina
1) Brainstorming
2) Modelli di integrazione a confronto, a cura di Claudia Fanti
3) Dibattito in due tempi:
a) cochicho (scambio di pareri tra quanti siedono vicino)
b) discussione di gruppo
Coffee break
Seconda parte: Enlazando alternativas *
1) Presentazione della campagna a cura di Fernanda Perri
2) Dibattito
Pranzo
Terza parte: Il Brasile ai tempi di Lula
1) Brainstorming
2) Analisi della congiuntura, a cura di João Xerri
3) Dibattito
"Enlazando Alternativas", intrecciare alternative, così si è voluta definire
la rete di movimenti sociali europei e latinoamericani che in occasione
dell'ultimo "Encuentro Hemisferico de Lucha contra los TLC y por la
integracion de los Pueblos" tenutosi all'Avana nel maggio scorso, ha segnato
un nuovo importante passo in avanti nella costruzione di un'agenda comune di
resistenza contro le politiche commerciali dell'Unione Europea.
La rete nasce in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo
dell'Unione Europea, America Latina e Caribe svoltosi in Messico, a
Guadalajara nel maggio 2004. Fino ad allora l'Europa di Lisbona, di
Maastricht e della Costituzione Europea era lontana dalle preoccupazioni dei
movimenti sociali latinoamericani. Anzi, sembrava quasi che l'Unione Europea
,con la sua forte enfasi sulla democrazia, ed i diritti umani potesse
rappresentare una valida alternativa di partenariato agli Stati Uniti. Ad
una prima fase focalizzata sugli aspetti politici, ne è seguita però una
nuova, quella attuale concentrata su quelli commerciali. Ciò avviene in una
fase nella quale lo stallo nel negoziato WTO apre scenari inattesi, con una
forte spinta dei paesi latinoamericani ad acquisire una propria autonomia
negoziale e politica, per una integrazione commerciale continentale, ed il
rischio di un ritorno in grande stile di Washington nel suo storico "patio
trasero", con la Cina che incombe. Eppure fu la ritrosìa europea nell'andare
incontro alle richieste dei paesi produttori del comparto agro-alimentare
quali il Brasile e l'Argentina in tema di rimozione dei sussidi all'export
ed il sostegno ai produttori europei a contribuire allo stallo alla WTO, ed
anche ad impedire il rilancio dell'accordo con il Mercosur. Un accordo il
cui negoziato è rimasto bloccato per anni, e che l'Unione Europea intendeva
rilanciare alla vigilia del vertice WTO di Hong Kong del dicembre 2006.
Inizialmente gli accordi di associazione, quali quelli ancora pendenti con
il Mercosur, la Comunità andina e l'America Centrale avrebbero dovuto
prendere corpo dopo il compimento del round di Doha al WTO, cosa che allo
stato attuale non sembra affatto imminente. La realtà è che l'Unione Europea
non si può permettere che dalla debacle dell'Organizzazione Mondiale del
Commercio si apra un più ampio spazio politico per la ridiscussione dei
termini degli accordi, su spinta di governi progressisti e di movimenti
sociali, usciti tonificati da Hong Kong, dopo la resistenza attuata, con
successo, contro il progetto di Area di Libero Scambio delle Americhe
(ALCA). Un'ulteriore battuta d'arresto alle sue velleità, l'Unione Europea
l'aveva già dovuta incassare a Vienna, nel Vertice Eurolatinoamericano del
maggio 2006 quando risultò evidente che i paesi dell'America Latina, seppur
con le loro contraddizioni, avevano fatto blocco contro il rilancio di un
negoziato per la cvostruzione di un'area di libero scambio con il Mercosur
ed il Patto Andino. Da allora l'unica possibilità per la UE è quella di
spingere sull'acceleratore senza aspettare la conclusione del Round
negoziale del WTO. Così facendo però scopre le sue vere carte. Cade la
retorica "buonista" e finalmente si va all'osso della questione. Basta
leggere le "Conclusioni e raccomandazioni per aprire il negoziato con i
paesi ASEAN, India e Nord Corea" del Consiglio Affari Generali del 23 aprile
scorso. Il Consiglio dell'Unione Europea sostiene fermamente la necessità di
aprire il negoziato con la Comunità Andina ed il Centroamerica, con
l'obiettivo di concludere una serie di accordi compatibili con il WTO.
Accordi che dovranno andare ben oltre quelli esistenti, ed avere come scopo
quello di aumentare la competitività e la crescita in Europa ed a livello
globale e sostenere l'ulteriore integrazione dei paesi partner nel sistema
di mercato globale. Gli accordi dovranno essere ampi, ed includere una
radicale liberalizzazione degli investimenti e del commercio in beni e
servizi. L'Unione Europea sta così cercando di risolvere su un piano
separato gli ostacoli verso il perseguimento dell'agenda del WTO attraverso
un approccio interregionale, ed includendo nella discussione tematiche quali
quella degli investimenti, delle politiche sulla concorrenza, e
privatizzazione dei servizi essenziali. E' una strategia a tutto campo che
si aggancia a quella teorizzata da Mandelson nel suo documento "Un'Europa
competitiva in un'economia globalizzata", nella quale si propone un'agenda
aggressiva di apertura dei mercati esterni, che prevede l'inclusione nei
negoziati di questioni lasciate in sospeso nel WTO, ovvero i cosiddetti
"Singapore Issues", investimenti, competivitità e liberalizzazione dei
servizi. Quel che più conta per Mandelson è di fornire garanzie affinché le
imprese europee competitive, sostenute da adeguate politiche interne,
possano accedere ai mercati mondiali ed operare con sicurezza. A tal fine
viene creato un gruppo di lavoro per il commercio e gli investimenti tra
Commissione, ambasciate UE e imprese transnazionali. Di fatto gli accordi di
libero scambio riformulano le priorità reali dell'Unione Europea, prima fra
tutte quella di favorire l'accesso delle imprese europee alle risorse
naturali. È per mettere a nudo questa trama che vede la Commissione mettersi
al servizio delle imprese europee e della loro progressiva penetrazione in
America Latina, che si sta svolgendo il lavoro del Tribunale Permanente dei
Popoli. A Vienna il Tribunale aveva ascoltato le denunce di decine di
rappresentanti di movimenti sociali e comunità indigene minacciate dalle
attività delle transnazionali europee. La storia dell'America Latina è fatta
di cicli, che accoppiano colonizzazione e sfruttamento di risorse naturali e
di esseri umani. Su tutti svettano il ciclo della soya e quello della
carta,e più di recente quello dei agrocombustibili , che rischiano di
generare un processo di progressiva distruzione degli equilibri ecologici,
nonché di marginalizzazione culturale e sociale delle comunità locali. Terra
e comunità cadono sotto il rullo compressore delle transnazionali europee,
da quelle petrolifere (YPF Repsol in Bolivia, Ecuador) a quelle dell'acqua
(Suez a Manaus, El Alto, Santa Fe, Saltillo), dell'energia (quali Union
Fenosa in Messico o Colombia) o a quelle del tabacco (BritishTobacco) o
delle miniere (Monterrico Metals, inglese in Perù) o dell'agribusiness
(Monsanto, Cargill, Bunge) o della pesca (Calvo in El Salvador). Obiettivo
del Tribunale che sta tuttora continuando le sue sessioni in Colombia e sta
raccogliendo elementi per una sessione in Perù nel 2008, è quello di
contribuire a rendere giustizia alle comunità, ma anche per fare chiarezza
sui veri obiettivi delle politiche commerciali dell'Unione Europea verso
l'America Latina. Nella dichiarazione finale della sessione diVienna del
2006 il Tribunale riconosce l'esistenza di gravi violazioni di diritti umani
quali il diritto all'accesso ai servizi essenziali (acqua, energia), alla
terra, alla sovranità alimentare, ai diritti del lavoro e dei lavoratori, ai
diritti dei popoli indigeni, dell'ambiente ed ai diritti civili e politici.
Le responsabilità sono plurime: da quelle dei governi dell'Unione Europea a
quelle dei governi locali, dalle ricette della Banca mondiale e dell'FMI a
quelle contenute negli accordi bilaterali. Mettendo insieme tutti i pezzi di
storie conosciute o meno, prende forma un progetto dai contorni ben definiti
e dalle conseguenze devastanti. Un duro attacco ai diritti economici e
sociali di un intero continente, al nucleo stesso della sovranità degli
Stati. E' evidente che di fronte a questi nuovi ulteriori sviluppi, i
movimenti sociali dovranno affinare ulteriormente l'analisi e le proposte
alternative. Questo è stato l'obiettivo dell' incontro "hemisferico" di
Cuba. Oltre a denunciare i rischi e gli impatti degli accordi di libero
scambio, statunitensi ed europei, molto tempo è stato dedicato alla
discussione ed allo scambio su come rafforzare i nuovi processi di
integrazione dei popoli che rompano con la pratica economica del libero
commercio e della liberalizzazione finanziaria. In altre parole processi che
affermino nuovi valori di pensiero solidarietà e cooperazione al posto del
virus neoliberista. E' questo il senso dell'ALBA Tratado de commercio de los
pueblos, al qual hanno aderito 4 paesi ed altri 8 hanno dichiarato
interesse. E' molto di più di un trattato di commercio giacché persegue un
progetto di integrazione nei settori nei quali più alto è il debito sociale
accumulato dai popoli. Altro progetto è il Banco del Sur, che prevede la
costruzione di un'istituzione finanziaria continentale che possa permettere
ai paesi di liberarsi dal giogo della Banca mondiale e del Fondo monetario
internazionale. Cosa che hanno già fatto, seppur in maniera discutibile
ovvero pagando tutti i debiti arretrati, Brasile ed Argentina. Come nei casi
più di recenti del Venezuela che addirittura ha annunciato la sua uscita
dalle due istituzioni internazionali e dell'Ecuador che ha espulso come
persona non grata il rappresentante della Banca mondiale nel paese. Si
tratta in ultima istanza di rompere un circolo infernale. In realtà i paesi
dell'America Latina, finanziano il deficit degli Stati Uniti, e poi
subiscono gli effetti del rientro di quei capitali nei loro paesi sotto
forma di prestiti determinati da condizioni fissate dalla Banca mondiale e
dal Fondo Monetario Internazionale. Il processo di integrazione continentale
dovrà quindi passare attraverso nuove rotture e la costruzione di
alternative. Non si tratta più solo di opporsi al neoliberismo, ma di
conquistare la giustizia sociale, ed il diritto allo sviluppo, con idee
proprie e non mutuate né dagli USA né dalla UE. E' una prospettiva
ineludibile ed una chiamata all'azione per i movimenti sociali in Europa e
nel nostro paese.
apparso sull'Ernesto, giugno 2007
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