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Rischio Brasile

Frei Betto, Luglio 2002

Si parla di "rischio Brasile" come se questo paese non stesse già naufragando in allarmanti indici sociali. Il rischio è proseguire sulla stessa strada, approfondendo ancora di più la disuguaglianza sociale e l'esclusione della maggioranza della popolazione. Non siamo noi che dobbiamo aver paura di essere domani l'Argentina di oggi. È la nazione vicina che teme di essere domani il Brasile di oggi. Basta ricordare che la popolazione argentina (circa 36 milioni di persone) è inferiore al numero di brasiliani che vivono al di sotto della linea di povertà. Le due nazioni non sopportano più governanti indifferenti alle questioni sociali.
Là, i titolari di conti correnti non possono ritirare i loro depositi in banca. Qui, la Banca centrale riduce il rendimento degli investimenti. Là si scende nelle strade. Qui, ci si prepara per andare alle urne.

Il Brasile è la 10° economia del mondo. Siamo quindi una nazione ricca che si differenzia dalle altre visto che ha un altissimo indice di povertà. Quanti brasiliani vivono in situazione di miseria? Per la Banca Mondiale, 15 milioni; per l'IPEA, 22 milioni: per l'Istituto della Cittadinanza, 44 milioni; e per la Fondazione Getúlio Vargas, 50 milioni. Statistiche a parte, basta aprire la finestra per vedere il triste panorama cche c'è sotto i ponti.
Sopra la linea della miseria sopravvivono altri 30 milioni di persone con un reddito inferiore a 80 reais. Ci sono complessivamente 53 milioni di brasiliani al di sotto della linea di povertà.
Questo si deve al modello economico adottato dal governo federale negli ultimi otto anni, un modello che tende a concentrare il reddito. Del Prodotto Interno Lordo oggi (circa 1 trilione di reais), il 21% è destinato all'area sociale. Nessuna nazione dell'America, salvo Cuba, spende tanto nell'area sociale: 6 reais su 10 del prelievo fiscale. Ma ai poveri va la fetta più piccola di questo denaro Delle risorse destinate ai pensionati, quasi la metà va al 10% più ricco della popolazione. Solo il 7% va al 20% più povero. Del bilancio dell'educazione, le università pubbliche, che formano le élite brasiliane, assorbono circa il 60%. E solo il 2% delle risorse sociali sono destinate, per esempio, alle infrastrutture primarie, imprescindibili per ridurre la mortalità infantile e la diffusione di malattie infettive come la febbre gialla o la malattia di Chagas. Come dice Oded Grajew, non serve asciugare il pavimento se il tetto è bucato.
Uno dei parametri per misurare la povertà è quello dell'OMS che considera miserabile chi non ha risorse per consumare 2000 calorie al giorno, indispensabili per essere una persona produttiva. Questo implica il consumo giornaliero di un panino e mezzo, margarina, cinque cucchiai di riso, mezza piatto di fagioli, un bicchiere di latte, una fettina di 100 grammi, mezzo uovo, tre cucchiai di zucchero, olio di soia, fanina di grano e mandioca.
È molto poco, è niente in un paese che ha cibo che avanza. La raccolta di cereali di quest'anno, deve oltrepassare i 99 milioni di tonnellate!
Come osserva Amartya Sen, premio Nobel per l' Economia, ci sono nazioni in cui la miseria dipende dalla mancanza di alimenti e altre in cui quel che manca è il denaro nelle tasche della popolazione, e questo è il caso nostro. Distribuzione di reddito e riforma agraria, due sfide che nessun governo ha affrontato nella storia del Brasile.
Tutto è sconvolgente quando si tratta di fotografare l'indigenza dei brasiliani. Tuttavia, qualcosa di ancora più preoccupante si evidenzia: secondo la Fondazione Getulio Vargas, quasi metà dei miserabili (45%) sono bambini e giovani al di sotto dei 15 anni. E il 17% ha dai 16 ai 25 anni. Che futuro avranno quelli che sfuggono a una morte precoce?
Come ha ammesso lo stesso Cardoso, siamo una nazione ingiusta. Dei miserabili del mondo, circa 830 milioni di persone, il 3% sono nel nostro paese. Il nostro commercio con l'estero rappresenta meno dell'1% del movimento mondiale di compra e vendita. Solo per avere un'idea: la Svizzera ha rappresentato nel 1990 il 6%, Secondo l'Ipea, in India è di cinque volte la distanza tra il 20% più ricco e il 20% più povero; negli Stati Uniti 8 volte, in Messico 13 volte, nel Cile 18 volte, in Brasile 33 volte.

È provato che tanto maggiore è il livello di studi dei genitori, maggiore la scolartià dei figli. Investire nell' educazione di base sarebbe una delle forme per disarticolare i meccanismi di concentrazione di reddito in Brasile dove l'1% della popolazione detiene la stessa quantità di risorse del 50% più povero.
Al di là della mancanza di una reale riforma agraria, la mancanza di case colpisce il 12% della popolazione (20,2 milioni di persone). Il Brasile possiede, secondo la Fondazione João Pinheiro, 44,9 milioni di abitazioni. Ha bisogno di altri 6,6 milioni di case.
Il rischio Brasile sarà tanto maggiore quanto meno la nazione si impegnerà durante quest'anno nel cancellare dalla mappa elettorale quei politici che non hanno programmi di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale. A proposito la CNBB sta lanciando un mutirão nazionale contro la miseria e la fame. E, nel caso del Brasile, non c'è nemmeno bisogno della moltiplicazione dei pani. Basta dividerli.

 
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