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La fame fa distinzione di classe
In Brasile 11 milioni e 400mila famiglie vivono in condizioni di denutrizione cronica. E
allo stesso tempo il Brasile è uno dei più grandi produttori mondiali di alimenti.
Il maggiore scandalo del XXI secolo è la fame nel mondo. Tre fattori provocano oggi nel
mondo una morte precoce: il terrorismo, la guerra e l'Aids. Esistono molte campagne contro il
terrorismo, la guerra e l'Aids, tutte molto importanti. Ma anche sommando le vittime del
terrorismo, della guerra e dell'Aids non arriviamo alla metà delle vittime per fame. A
mezzanotte di oggi saranno morte per fame 100mila persone nel mondo, di cui 30mila bambini con
meno di 5 anni. Questo significa che 10 torri gemelle, con soli bambini, crollano ogni giorno.
E nessuno commemora, nessuno piange, nessuno protesta, nessuno dice niente.
Vi sono 40 milioni di persone con l'Aids e 842 milioni di persone che soffrono di
denutrizione cronica: ma, se la fame uccide venti volte più dell'Aids, come mai esistono così
poche campagne contro la fame? Io ho trovato finora solo una risposta: la fame fa distinzione
di classe, il terrorismo, la guerra e l'Aids no. È come se noi, ben nutriti, dicessimo: che i
miserabili muoiano di fame non mi importa; io non posso morire di fame.
Il progetto Fame Zero è stato pensato come programma non assistenzialista. E l'anno passato
ha privilegiato 5 aree: il semi-arido nel Nordest; le comunità quilombolas degli
afro-discendenti, che sono circa mille in Brasile; gli accampamenti dei senza terra; la
popolazione che vive presso le discariche e i villaggi indigeni colpiti dalla denutrizione.
Coloro che vivono nelle grandi città, abituati com'erano alle campagne di lotta contro la fame
- una serie di maratone di raccolta e distribuzione di alimenti -, pensano che il progetto Fame
Zero o non esista o sia già terminato. Perché Fame Zero non è questo: è un programma di
inserimento sociale che poggia su quattro gambe. La prima gamba è il programma di distribuzione
del reddito: su 11 milioni e 400mila famiglie, noi ne abbiamo raggiunte già 3 milioni e
615mila. Stiamo registrando tutte le famiglie brasiliane che vivono al di sotto della soglia
della miseria: ognuna di esse ha diritto a un reddito mensile di 50 reais che può anche
raddoppiare se in famiglia vi sono bambini in età scolare. La famiglia iscritta al programma è
obbligata a mandare i figli a scuola, a non avere analfabeti al suo interno e a seguire un
programma sanitario. L'effetto più immediato di Fame Zero è la riduzione della mortalità e
della denutrizione infantile.
La seconda gamba è quella delle politiche di emergenza, per esempio la consegna di alimenti
di base a gruppi umani che non hanno modo di accedere a un'alimentazione adeguata. Ma questi
alimenti il progetto Fame Zero non li compra nei supermercati, bensì dall'agricoltura
familiare. La distribuzione di reddito e l'acquisto dei prodotti dell'agricoltura familiare
riattivano l'economia dei piccoli municipi brasiliani.
La terza gamba è costituita da azioni strutturali, a cominciare dalla riforma agraria. L'Mst
voleva che il governo in quattro anni insediasse un milione di famiglie. Il governo ha
elaborato un piano nazionale di riforma agraria, impegnandosi ad insediare 530mila famiglie:
poco più della metà di quanto avrebbe voluto l'Mst. Ma l'Mst lo ha appoggiato perché sa che è
il possibile, anche se non è il desiderabile. Quest'anno saranno insediate 115mila famiglie.
Sono stati destinati 5 miliardi e 700 milioni di reais alla riforma agraria. Perché se ne abbia
un'idea, tutto il programma di distribuzione di reddito di Fame Zero, che si chiama Borsa
Famiglia, può contare quest'anno su 5 miliardi e 300 milioni di reais, un po' meno di quanto
sia stato stanziato per la riforma agraria. Nelle politiche strutturali rientrano anche le
cooperative, il microcredito, il sistema fognario, la costruzione di abitazioni: una serie di
operazioni di politiche pubbliche necessarie affinché le famiglie procedano verso l'inserimento
sociale.
La quarta gamba è il programma di educazione popolare secondo il metodo di Paulo Freire.
Abbiamo un gruppo di 540 educatori in ogni Stato del Brasile chiamato Talher, che in spagnolo
significa seminario e in portoghese posata. Abbiamo importato nel progetto Fame Zero la
metodologia dell'educazione popolare adottata dalle Comunità ecclesiali di Base.
Fame Zero è la versione politica della moltiplicazione dei pani e dei pesci fatta da Gesù.
Per questo quando qualcuno mi chiede se ho abbandonato il mio lavoro pastorale rispondo che non
ho mai fatto tanto lavoro pastorale come ora. Con due vantaggi: il primo è che adesso, se
decido una cosa, questa viene realizzata nella base e raggiunge milioni di persone; e il
secondo è che ora ho un buon salario: basta con il lavoro volontario, finché faccio parte del
governo!
Sete Zero: come imparare a convivere con la siccità
Tra le azioni strutturali, un punto molto interessante è Sete Zero. Nel Nord Italia in
inverno c'è molta neve, ma non esiste un dipartimento italiano di lotta alla neve: non si
combatte la neve, si combatte il freddo. In Brasile invece c'è stato sempre un dipartimento di
lotta alla siccità. Finché un contadino del Sergipe chiamato Manoel Apollonio de Carvalho,
emigrato venti anni fa a San Paolo e assunto in un'impresa di manutenzione di piscine, non
inventò la più economica e rivoluzionaria tecnologia diretta non a combattere la siccità,
perché con la siccità si impara a convivere, ma a combattere la sete. Prima rese giustizia a
San Pietro, che non godeva di una buona reputazione nel Nordest, perché si diceva che lo
punisse negandogli la pioggia: Manoel scoprì che nel Nordest piove, solo che San Pietro ha
concentrato la pioggia in pochi giorni. E così inventò la cisterna per la raccolta dell'acqua
piovana. Nei pochi giorni di pioggia, infatti, piove in maniera sufficiente a riempire le
cisterne fino a 16mila litri: l'acqua che cade sul tetto finisce nella cisterna attraverso una
canalina. Fame Zero, insieme all'Asa, articolazione di organizzazioni del semi-arido
nordestino, sta costruendo un milione di cisterne (ognuna delle quali costa 400 euro), con
l'aiuto anche dell'associazione italiana di sostenitori al progetto Fame Zero.
Le cisterne emancipano la famiglia dal punto di vista sociale, economico e politico: dal
punto di vista sociale, perché donne e bambini non devono più camminare per chilometri per
rifornirsi d'acqua, per di più contaminata, e i bambini possono andare a scuola e le donne
possono lavorare in casa e nell'agricoltura familiare; dal punto di vista economico, perché la
famiglia è in grado di sviluppare le proprie coltivazioni: la stessa acqua usata in bagno e
nella pulizia delle stoviglie viene conservata e utilizzata per innaffiare le piante, gettando
l'acqua ad una distanza di quattro palmi perché le sostanze nocive vengano trattenute dalla
terra. Ho visto una cisterna, con acqua conservata da due mesi, piena di piccoli rospi e nella
mia ignoranza da cittadino ho pensato che fosse sporca. Ma la famiglia mi ha spiegato che
proprio la presenza dei rospi dimostra che l'acqua è pulita. Un sistema avanzato di
biopurificazione! Dal punto di vista politico, infine, la cisterna manda in pensione tutta
quella razza di politici del Nordest che, sfruttando la carenza di acqua, si è arricchita
vendendo l'acqua trasportata sui camion.
Una politica estera nel segno della dignità nazionale
Un altro punto importante di questo governo, all'interno dei limiti che pure presenta, è la
politica estera. Per prima cosa, quando Lula si è incontrato con Bush dopo la sua vittoria
elettorale, il presidente Usa gli ha chiesto quale sarebbe stata la reazione del Brasile
rispetto all'intervento degli Stati Uniti in Iraq. E Lula gli ha risposto: la nostra guerra non
è per togliere la vita, ma per salvarla; la nostra guerra è contro la fame. E il governo Lula
ha ufficialmente condannato l'invasione dell'Iraq.
Il Brasile ha restaurato il Mercosul che andava disarticolandosi e per la prima volta è
riuscito ad avvicinare ad esso il Gruppo Andino. Ha negoziato con gli Stati Uniti l'Alca e ha
praticamente svuotato la proposta nordamericana: come dice la Casa Bianca, l'Alca è
decaffeinata. A Cancun, alla riunione dell'Organizzazione mondiale del commercio, ha riunito 23
Paesi del mondo per esigere dall'Omc il cambiamento delle regole del commercio mondiale. I
giornali hanno titolato: fallisce l'incontro di Cancun. Proprio quando avevamo ottenuto una
grande vittoria! Il Brasile, contrariando la Casa Bianca, sta aprendo una relazione con il
mondo arabo; ha stabilito un filo diretto con l'India e a maggio Lula andrà in Cina. Questo ha
molto giovato alle nostre esportazioni e, per la prima volta in 10 anni, l'anno scorso il
Brasile ha presentato un saldo positivo nella bilancia commerciale, anche perché la nostra
mucca non è pazza e siamo attualmente il maggiore esportatore mondiale di carne di mucca.
Ma c'è ancora tanto da fare
Quali sono le grandi difficoltà che abbiamo di fronte? La maggiore è il debito estero,
quindi la politica di lotta alla disoccupazione e, al terzo posto, la riduzione della violenza
urbana. Si stanno adottando molte misure per affrontare queste tre sfide con più efficacia. Il
governo sta pensando ad una serie di azioni, ma voglio parlare solo di quello che il governo ha
già fatto o sta facendo. La più grande preoccupazione del governo è intorno a queste tre sfide.
E naturalmente non è facile, perché abbiamo di fronte tre poteri: il potere dei creditori
internazionali, che è molto grande; il potere del neoliberismo, che ha provocato disoccupazione
a livello mondiale, e il potere del narcotraffico. C'è bisogno di molta cautela, perché con
azioni di emergenza si rischia di aggravare la situazione.
E noi speriamo di contare sempre sulla vostra solidarietà critica.
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