| Documenti: sul MST e lotte per la terra | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Boff - LaTeologia della liberazione, della quale faccio parte, è nata alla fine degli anni '60 con questo tipo di atteggiamento: un piede nelle univeristà studiando e l'altro nella realtà degli oppressi, agendo. Dall'incontro tra il lavoro intellettuale e l'ingiustizia sociale è nato un pensiero cristiano liberatore degli oppressi , contro l'oppressione e a favore della vita e della libertà. Senza un impegno diretto a favore degli oppressi, stando al loro lato in tutte le occasioni, camminando con loro in tutte le loro battaglie, nel campo , nella città, nelle favelas, non esiste Teologia della liberazione. E' in relazione a questo modo di vedere le cose che sono sempre stato legato al cammino degli oppressi, dal 1970.
JST - Il Brasile vive oggi la sua peggiore crisi storica. Non c'è mai stata tanta povertà, tanti disoccupati e tanta dipendenza dall'estero. Che valutazione dà di questo momento critico del nostro paese?
Boff - Vedo nella crisi attuale l'esaurimento totale della ricetta della modernizzazione conservatrice applicata al Brasile dal neoliberalismo e dai servi della globalizzazione subordinata. In questa prospettiva la crisi era inevitabile e porta frutti positivi per il futuro. Rende non più proponibile l'ideale delle élites brasiliane di costruire un Brasile simile agli USA o all'Europa. Che tipo di società sono state costruite in quei paesi opulenti? Società massificate dal consumo, instupidite dal materialismo delle forme di vita, individualiste, insensibili alla tenerezza per la vita e incapaci di solidarietà con gli oppressi e i sofferenti del mondo intero. Grazie a Dio non siamo arrivati a costruire questo tipo di società che potrebbe, nell'ipotesi più pessimistica, portare, con la sua ansia consumistica, il pianeta Terra ad un cataclismo ecologico.
Noi soffriamo oggi, ma soffriremmo molto di più se questo tipo di società, che alcuni desiderano ardentemente, fosse davvero realizzata nel nostro paese. Sarebbe una situazione crudele e senza pietà per la grande maggioranza della popolazione che non è mai stata integrata fino ad oggi nel processo di crescita sociale e sarebbe ancor più lasciata da parte.
JST - Di fronte alla gravità della crisi brasiliana qual è la via di uscita per il popolo?
Boff - La crisi demistifica le soluzioni che vengono dall'alto, dalle élites e dagli organismi internazionali, come il FMI. In questa direzione non c'è salvezza per il popolo. La crisi ci obbliga a cercare una alternativa in noi stessi, nelle forze nazionali popolari, nelle energie degli alleati delle altre classi che hanno assunto la causa della grande maggioranza della popolazione. Il Brasile deve farsi ispirare da Cuba, uno dei pochi paesi al mondo autosufficienti, che vive della forza del suo popolo, delle risorse povere di una piccola isola e non deve prendere ispirazione dai paesi ricchi che vivono massacrando l'ecologia e satellizzando le altre nazioni. Bisogna poi tenere sotto stretta sorveglianza le élites nazionali, le più retrograde del mondo, perché insieme ai loro intellettuali, che si sonovenduti, inventano sempre mille strategie per garantirsi il potere e i loro privilegi. Non dimentichiamoci che sono riuscite a cooptare un intellettuale brillante, ma debole nei propositi etici e popolari, facendolo diventare un loro leader: Fernando Henrique Cardoso. Il suo progetto politico rappresenta il maggior flagello che la storia politica brasiliana abbia conosciuto: eternizzare un Brasile sdraiato per sempre in una splendida culla irretito dai propositi degli antichi e nuovi colonizzatori.
Un'alternativa per il Brasile deve partire dal presupposto di credere nelle possibilità del paese. Il Brasile gode di tutte le condizioni relative all'ambiente, alla popolazione, alle infrastrutture per garantire il proprio sostentamento , la propria sovranità e identità, cioè il potere di decidere sul proprio destino e non perdere la singolarità dell' esperienza storica di una società multirazziale. Deve garantire i diritti di base dei cittadini poiché non vuol dire nulla uno sviluppo senza libertà e partecipazione. Si deve creare un processo produttivo rivolto in primo luogo al soddisfacimento dei bisogni interni e solo in un secondo momento all'esportazione. Solo a partire da queste realizzazioni comincerà una nuova fase dell'umanità, quella planetaria, alla quale possiamo collaborare con la nostra ricchezza naturale e culturale.
JST - La società brasiliana è bombardata quotidianamente da falsi valori borghesi come l'individualismo, l'egoismo, il consumismo. Come vede questo problema?
Boff - Il capitalismo mette al centro questi antivalori. Dico antivalori perché la legge di base dell'universo e della vita come ci dicono i cosmologi e i biologi contemporanei è la cooperazione, la solidarietà di tutti con tutti e la sinergia. Tutto ha a che vedere con tutto, formando reti di interdipendenza per migliorare e garantire la sopravvivenza di tutti. La natura non esclude nessuno, e non conosce immondizia. Oggi ciò che il sistema capitalistico produce più di ogni altra cosa non sono gli elettrodomestici o le macchine, ma immondizia ed esclusione. Per questo è un sistema antinaturale e sempre in crisi. Si impone soltanto con la violenza. Dobbiamo credere nelle forze della tradizione, della solidarietà, della partecipazione, perché solo queste avranno un futuro. Il capitalismo ha in se stesso il germe della morte. I suoi dirigenti conoscono il suo limite interno per questo sono disperati e tendono ad utilizzare sempre più violenza. La terra li inghiottirà.
JST - Come i militanti dei movimenti sociali devono e possono recuperare in mezzo al popolo i valori della storia socialista della umanità, come per esempio quello di lottare per una società giusta, con uguaglianza sociale sostenuta dalla solidarietà umana?
Boff - Tutti dobbiamo andare a scuola dal popolo. La cultura popolare è cordiale, solidale, calorosa, piena di spirito, leggerezza e magia. Le élites non sono cordiali, sono crudeli e senza pietà. Se leggiamo la Storia a partire dai vinti capiamo che la nostra Storia è piena di resistenze, lotte per la libertà e la dignità. Il problema è che pochi conoscono questa Storia, perché la storia è stata scritta da mani maschili e bianche, non da mani femminili, nere, indigene e mulatte. Dobbiamo collegare le lotte di oggi con le lotte del passato, in Brasile e nel resto del mondo.
JST - Molti militanti e combattenti del popolo sono oggi privi di stimoli e apatici davanti alla realtà attuale. Come vede questo problema? Come dare una iniezione di fiducia a questi compagni?
Boff - Non vedo strade alternative a quella dell'impegno nella pratica trasformatrice della realtà . Quando entriamo nella lotta concreta nelle favelas, nelle campagne, nella sanità, nel sindacato, nelle comunità di base, scopriamo mille ragioni per vivere e lottare. Non c'è nulla che resista al lavoro e all'impegno serio. Si va sempre un po' avanti, la realtà non resta immobile, comincia a muoversi. E non bisogna mai dimenticare due cose: abituarsi a pensare la pratica per imparare, esplorare strade nuove e accrescere la propria coscienza e festeggiare con il popolo e gli amici l'impegno e i passi avanti. E' durante la festa che appaiono l'aspetto benevolente e la dimensione gratuita della vita, i gesti e i simboli che rafforzano l'impegno e che fanno della vita non solo lotta ma anche entusiasmo, leggerezza, allegria.
JST - I militanti del MST e di diverse altre organizzazioni sono impegnati nella costruzione di un Progetto Popolare per il Brasile, che vuole mettere il popolo al centro di tutto e l'economia al servizio dei bisogni e non dell'accumulazione del capitale, in primo luogo finanziario. Secondo lei cosa significa avere un progetto popolare e democratico per il Brasile?
Boff - Il grande merito del MST e di alcuni altri gruppi è di saper articolare una lotta specifica (nel caso del MST quella per la riforma agraria) con la lotta più grande per la costruzione di un Brasile diverso. In realtà la domanda urgente è questa: quale Brasile vogliamo? Quello della storia delle esclusioni che ha favorito soltanto i detentori del potere o un Brasile al cui centro ci siano le grandi maggioranze al servizio delle quali deve essere organizzata la società, l'economia e tutto il resto? Oggi il tema Progetto Nazionale, Progetto Brasile, è stato mandato nel limbo del discorso politico. Si parla di progetto di modernizzazione, progetto di mercato globale, progetto neoliberale mondiale. In nome di tutto questo si spezzano i lacci della solidarietà interna si creano milioni di esclusi e si devasta la economia nazionale. Il Progetto Brasile non può nascere dalle élites che tengono i piedi in Brasile ma la testa e il cuore a New York , Londra e Parigi. Da loro nasce solo imitazione e attaccamento ai disvalori dei sistemi che là imperano e che qui producono oppressione. Il Progetto deve nascere dalle vittime che non accettano questa situazione, che pensano, resistono, si organizzano e lottano. E' il caso del MST. Che è l'incubatrice naturale del Progetto Brasile-nuovo, popolare e democratico. Il MST non sogna soltanto questo progetto ma cerca di realizzarlo là dove può , nella forma di produzione solidale, nella organizzazione delle occupazioni , nella realizzazione della educazione. Per me la vera opposizione al non-governo neoliberale dominante è il MST. Porta avanti il discorso più convincente, mette in atto le azioni migliori e propone le migliori alternative perché si tratta di alternative realizzabili e radicate nel nuovo soggetto storico emergente: gli oppressi del campo e della città organizzati e attivi.
JST - Che messaggio vuol inviare ai militanti dei movimenti sociali, che a volte sono sconfortati di fronte alle tante difficoltà e alla offensiva ideologica delle élites?
Boff - Il militante ha bisogno, prima di tutto di credere che la sua lotta sia giusta. Non può vacillare. Se la causa è giusta è invincibile. Bisogna lavorare sempre con strumenti che i nostri nemici ideologici non possono usare che sono la verità, la trasparenza, il senso della giustizia, del diritto, la stima del popolo e dei suoi valori . I nostri nemici ideologici hanno sempre bisogno di occultare la verità, distorcere i fatti, demoralizzare il popolo. Bisogna quindi fare delle rivoluzioni molecolari, cioè fare come fanno le molecole: entrare in relazione con l'ambiente con il quale scambiano energia e produrre le modificazioni necessarie. Nel luogo in cui ciascuno si trova deve cominciare a vivere quello che pensa e annuncia: avviare relazioni non machiste tra marito e moglie, essere democratico nelle pratiche concrete, essere personalmente trasparente e sincero in quel che si pensa e si fa. E' da qui che comincia l'aurora della grande rivoluzione mondiale. Io credo che siamo alle soglie di un grande parto di un nuovo paradigma di civilizzazione e non di fronte a una catastrofe. Se vediamo una donna che sta partorendo pensiamo che debba morire perché soffre e grida. Ma se qualcuno conosce il processo del parto sa che lì sta nascendo una nuova vita e si rallegra. Stiamo assistendo alla rovina di un vecchio paradigma che opprimeva, separava persone e nazioni . Ora stiamo tutti camminando nella direzione di un'unica casa comune, del pianeta Terra e di un'unica società mondiale nella quale i valori di solidarietà, inclusione, venerazione e fraternità vanno tessendo le relazioni. Se non realizzeremo tutto questo forse condivideremo il destino dei dinosauri. La vita ha sempre trionfato. La luce ha più diritto di tutte le tenebre. In questa luce crediamo e ci lasciamo orientare. Il cammino è sicuro. Si sta accumulando energia a partire dalla sofferenza, dalle lotte e dai passi avanti degli oppressi di tutta la Storia perché la spinta del nuovo non possa essere fermata. Come la primavera, quando viene il suo tempo, irromperà vittoriosa. Credo che ci stiamo avvicinando a questo tempo che ci è dovuto e che meritiamo.
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