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Il sistema capitalista è una fabbrica di miseria.
Un'analisi del giurista Fabio Konder Comparato sulla congiuntura politica brasiliana

(da "Brasil de fato")

Brasil de Fato - Come valuta la situazione del Paese e soprattutto come giudica questo primo anno di governo?
Fábio Konder Comparato - La situazione generale del Paese è preoccupante. Non solo da quest'anno ma da vari anni. Da molto tempo abbiamo una crescita del Pil senza alcuna possibilità apparente di migliorare la cattiva distribuzione del reddito. Il governo Lula è nato con una speranza molto grande, un calore umano straordinario, e poco per volta sta distruggendo la nostra speranza: un fatto molto grave, perché governare non è solo esercitare il potere, ma anche fondare le azioni di governo sulla coscienza e sulla speranza del popolo. Questo sta avvenendo perché il governo Lula ha adottato la politica economica del pensiero unico e ha approfondito le linee del precedente governo. La crescita di quest'anno è stata negativa e assistiamo ad un impoverimento della classe lavoratrice e ad un aumento della miseria. Ci siamo imbarcati corpo e anima nel capitalismo finanziario, che è un sistema economico che nulla produce e vive esclusivamente di intermediazione e speculazione. Questo evidentemente non potrà durare a lungo: manca una base economica perché questo sistema sopravviva. Io non credo che questa opzione del governo Lula sia stata fatta per ragioni meramente economiche, bensì per una ragione politica. I vertici del partito hanno compreso, nel giugno del 2002, che il candidato Lula non avrebbe potuto perdere per la quarta volta la corsa presidenziale. Se questo fosse avvenuto, il Pt sarebbe dovuto cambiare interamente, con l'uscita di tutto il gruppo di direzione. Era questione di tutto o niente ed essi hanno scommesso sulla possibilità quasi disperata di arrivare al potere. Ora, il potere ha significato per loro accettare le regole del potere come esso è, cioè separato dalla vita del Paese. La storia del potere si chiude su se stessa. È una tendenza incoercibile: ogni potere tende a concentrarsi e si concentra su se stesso, è una specie di malattia psicologica. Gli uomini al potere restano ciechi e sordi, ma, evidentemente non muti: al contrario, essi parlano sempre di più per dare l'impressione che ancora mantengono un contatto con la realtà sociale. Questo non significa che gli uomini del governo Lula, a cominciare da lui stesso, siano cattivi, assolutamente. Quello che avviene è che essi non erano preparati ad affrontare queste regole del potere e hanno pensato che avrebbero dominato l'establishment.

BDF - E hanno finito per essere dominati.
Fábio Konder Comparato - Hanno finito per essere ingoiati da questa voragine del potere.

BDF - Si è molto ripetuto che il 2003 è stato un anno di preparazione per la crescita e per i cambiamenti. Lei crede che questo sia possibile?
Comparato - Penso che questo sia impossibile e mi domando se la gente che è lì in alto, che è intelligente e ha conoscenza dei dati, creda realmente in quello che dice. Impossibile perché la crescita avrebbe bisogno di investimenti. Nel 2003 il totale degli investimenti è stato il 10% in meno che nel 2002. Lula ha detto che le cose cambieranno nel nuovo anno, ma questo non può avvenire nel 2004, perché ciò che asfissia l'economia brasiliana è il grado di indebitamento dello Stato.

BDF - Il governo ha dato la giustificazione dell'eredità lasciata soprattutto da Fernando Henrique Cardoso.
Comparato - Non è una giustificazione, perché, invece di ridurre, essi hanno approfondito tutto questo. Hanno aumentato gli impedimenti finanziari che il Fmi non aveva obbligato ad adottare. Quello che avviene è che il governo, un anno dopo l'insediamento, si è rivelato incapace di presentare un progetto di Paese. Noi non sappiamo dove andiamo, dobbiamo semplicemente credere alle ripetute informazioni che la prosperità è dietro l'angolo, bisogna solo aspettare un po', avere pazienza. Chiaro che, per alcuni mesi, abbiamo dato un credito di fiducia, ma ora vogliamo i fatti e i fatti stanno sotto gli occhi di tutti. Ci sono sempre meno investimenti, la disoccupazione è sempre più alta, c'è una destatalizzazione dell'economia brasiliana e c'è una manifesta impossibilità di ottenere risorse, anche modeste, per affrontare il programma di politiche sociali che è stato presentato. Non ci sono risorse per l'educazione, per la sanità, per la riforma agraria e abbiamo constatato che tra il ridurre gli interessi e il ridurre i benefici della previdenza sociale il governo ha optato per quest'ultima opzione. Significa che nello scontro tra i banchieri e la grande massa del popolo povero il governo ha optato chiaramente per non urtare i banchieri. Tutto questo è disastroso.

BDF - E le politiche sociali, come la lotta alla fame attraverso il progetto Fame Zero?
Comparato - Si tratta di briciole. C'è un principio fondamentale che non è stato compreso dal governo: lo sviluppo economico si fonda su una politica economica corretta. La disuguaglianza sociale non è provocata dalla mancanza di politiche sociali, ma da una politica economica perversa, intrinsecamente portata a ridurre l'uguaglianza sociale e a concentrare sempre più il reddito. Lottare contro la miseria non si fa semplicemente attraverso politiche sociali. Bisogna correggere questa fabbrica di miseria che è il sistema capitalista. Per affrontare questo sistema, c'è bisogno di una buona preparazione, soprattutto etica. Optare per mantenere il sistema capitalista significa optare per mantenere quelli che opprimono il popolo. Non c'è la minima giustificazione, la più lieve spiegazione accettabile, legittima, del fatto che, per risolvere i problemi finanziari del governo, è necessario gettare sulla strada un milione di lavoratori e portare alla rovina migliaia di piccole e medie imprese. Questo è possibile solo quando si accetta il pensiero unico, come se l'economia fosse una scienza naturale, come se essa non avesse a che fare con la vita umana. Noi possiamo sbagliare nella parte della tecnica economica, ma non possiamo accettare un orientamento economico che è una creazione continua, perpetua, di miseria e povertà. Questo è eticamente inaccettabile.

BDF - Pare che la sua analisi del governo FHC, quattro anni fa, si ripeta ora. Ha questa sensazione? Perché l'unica differenza che si nota è la delusione, il senso di frustrazione, che è maggiore.
Comparato - È vero. È per questo che la situazione mi sembra tragica. Si può dire che gli ultimi sondaggi mostrano che il popolo continua ad avere una fiducia personale nel presidente, non nel governo. È vero, ma questo è tipico dell'attuale relazione politica in tutto il mondo, e soprattutto in Brasile. Il popolo non fa una riflessione critica in relazione al governo. Ha sentimenti ed intuizioni ed è soprattutto dominato dal carisma personale. Il carisma personale di Lula rimane praticamente lo stesso dall'elezione. Il popolo non sa che, per esempio, se un lavoratore viene licenziato è perché le banche hanno fatto pressioni sulla sua impresa e non sa che se le banche hanno questo potere è perché il governo è alleato delle banche. Se facesse questo ragionamento, evidentemente, la popolarità del presidente cadrebbe praticamente a zero. Non dico zero perché resterebbe una percentuale di persone legate alle banche, ma non quella legata alla grande industria. Perché anche la grande industria sta soffrendo per questa egemonia delle banche. Politicamente, era fattibile che il governo tentasse di allearsi, contro tale egemonia, con questo settore economico, ma non lo ha fatto. E se non lo ha fatto perché ha percepito che non c'era alcun margine di manovra per cambiare l'attuale situazione, in questo caso il giudizio morale sarebbe orribile, perché significherebbe che essi hanno accettato di prendere il potere sapendo che non avrebbero potuto fare nulla per il popolo. Io ancora penso che la situazione in cui il governo si è posto è la tipica situazione dell'apprendista stregone, il vecchio mito di Faust che assunse il potere pensando che avrebbe potuto negoziare con il diavolo in condizioni vantaggiose. Il governo ha sovrastimato la sua capacità di negoziare con il diavolo e ora dovrà affrontare la sua situazione di subordinazione. Questo è un cammino senza uscita.

BDF - Alcune persone che hanno preso posizione contro questa linea politica ed economica del governo ne hanno sofferto le conseguenze sulla propria pelle. Come valuta l'espulsione dei cosiddetti radicali del Pt?
Comparato - È deplorevole. Hanno detto che già in passato il Pt è ricorso alle espulsioni. È vero. Ma il Pt del passato non è il Pt del presente. Il Pt aveva l'autorità morale per farlo. Oggi si è alleato con il Ptb. Avendo stretto accordi con
José Sarney e con Antonio Carlos Magalhães, avendo accettato di negoziare con i coltivatori gaúchos di soia transgenica, quale autorità ha ora il Pt per espellere queste persone? Finora, la politica estera del governo è stata praticamente l'unica a salvarsi. Non che gli altri ministeri al di fuori dell'area economica stiano svolgendo un cattivo lavoro, ma essi rimangono asfissiati dalla politica economica del governo.

BDF - E sulla politica estera del governo che analisi traccia?
Comparato - Nel caso della politica estera, questa asfissia tradizionalmente non avviene. Malgrado tutti i tagli fatti dalla Segreteria del Tesoro al Ministero degli Affari Esteri, che fanno sì che molte volte i diplomatici brasiliani affrontino ostacoli all'estero, la politica estera si può svolgere libera da questi lacci finanziari, perché non è una politica di investimento economico. Il fatto è che nessuna politica progressista può rimanere molto tempo su questa linea con un governo conservatore e retrogrado, perché c'è una contraddizione evidente nel fatto che il governo brasiliano guidi i movimenti di liberazione della periferia del mondo capitalista e allo stesso tempo obbedisca a tutti gli obblighi imposti dal Fondo Monetario Internazionale. Un Paese che ha una crescita economica significativa e che riduce la sua povertà ha l'autorità per parlare dei poveri. Ma un governo che affonda nella stagnazione economica e si limita a deplorare la disuguaglianza sociale non è un buon esempio per gli altri Paesi poveri del mondo. Il Brasile, finora, grazie all'eccellente amministrazione del Ministero degli Esteri, ha mantenuto una politica indipendente riguardo alle ingiunzioni statunitensi sulla creazione dell'Alca. Ma tutto ciò va visto con prudenza. Perché gli Stati Uniti hanno finito per accettare la posizione brasiliana sull'Alca? Non si può dimenticare che sono alla vigilia delle elezioni presidenziali. Un fallimento in questo campo avrebbe avuto ripercussioni negative. Fino a che punto, se veniamo a dipendere ancora una volta dal Fmi, gli Usa non staranno dietro al Fondo Monetario per spingerci ad adottare una politica più ragionevole rispetto alla costituzione dell'Alca? Lo ripeto: non si tratta di qualcosa che viene dalla malvagità degli uomini in se stessi. Essi hanno fatto un'opzione sbagliata, e sono entrati in pieno in un sistema di potere che difficilmente permette un'uscita.

BDF - Il fallimento di un governo del Pt può portare serie conseguenze alla sinistra. Come vede questo fallimento?
Comparato - Io non sono così pessimista. Penso che la sinistra soffrirà una specie di depurazione. Dovrà abbandonare necessariamente la convinzione che, arrivando al potere, essa dominerà le forze che tradizionalmente organizzano, o disorganizzano, il Paese. La sinistra comprenderà che è necessario un altro tipo di traiettoria per il Paese, soprattutto un altro tipo di preparazione all'esercizio del potere.

BDF - Come vede il ruolo dei movimenti sociali in una tale congiuntura?
Comparato - È fondamentale. Vorrei approfittare per affermare con ogni convinzione la giustezza della linea seguita dal Mst. Esiste, in ogni relazione di potere, una specie di dialettica tra il potere che comanda e il potere che impedisce. Finora, la sinistra si è preoccupata solo di arrivare là per comandare, ma non ha percepito che la tendenza naturale del potere di comando è concentrarsi in se stesso ed eliminare i rivali o gli ostacoli allo svolgimento della sua azione. Al contrario, il potere che appartiene al popolo deve essere sempre un potere di impedire, di fissare limiti a quelli che comandano, ed è esattamente questo che fa il Mst, in maniera molto appropriata. Esso cerca di impedire che il potere impazzisca e in ogni momento richiama l'attenzione sul fatto che il potere si lascia condurre da una certa negligenza, da una certa pigrizia, da un certo conformismo burocratico. Quando il Mst ha deciso di non diventare un partito politico, ha avuto una visione molto saggia della realtà, perché difende molto più il popolo e i suoi diritti fondamentali immerso nella società civile, agendo come fermento nella pasta, che se si fosse voluto catapultare al centro del potere e cominciare a comandare. Quello che dobbiamo fare con il governo del Pt è rafforzarci come movimenti sociali per mostrare in ogni momento al governo la realtà che non vuole vedere. E, in ogni momento, indicare implacabilmente gli errori che sono stati commessi. È necessario far questo in maniera assordante affinché essi non abbiano un minuto di riposo, perché, in realtà, essi sono servi del popolo. Sono nella condizione, o dovrebbero esserlo, di semplici ministri e ministro è una parola che viene da minus, cioè, minore. Sono sempre minori in relazione al popolo. È il popolo che è sovrano.

BDF - Quale dovrebbe essere la misura immediata da adottare per cambiare la direzione del Paese?
Comparato - Stabilire la moratoria del debito estero e un cambiamento sostanziale del debito interno. Ma non è questa la direzione che si sta prendendo. Quello che è terribile nel rinnovamento dell'accordo con il Fmi non è ovviamente il fatto che il Fmi ci darà altro denaro, per quanto questo aumenti il debito. La cosa terribile è che questo rende molto più traumatico per il Paese cambiare la politica economica. Perché, a partire da questo momento, se per esempio il governo volesse mutare sostanzialmente la politica economica non conformandosi alle esigenze del Fmi, dovrebbe rimborsare immediatamente il debito, e si porrebbe in una situazione di debolezza. È stato assai deplorevole che il governo non abbia approfittato di un'occasione determinata dal governo anteriore, che era la scadenza dell'accordo con il Fmi, e questo è stato detto, per incredibile che appaia, persino da personalità di rilievo del Fondo Monetario stesso: il Brasile non ha bisogno di un nuovo accordo. Ma per l'équipe economica del governo era indispensabile questo nuovo accordo perché era una specie di cintura di sicurezza per impedire che le pressioni sui cambiamenti della politica economica arrivassero all'estremo, che non ci fosse nessuna possibilità di ritorno.

 

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