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Voglio partire da una frase che Lula ha pronunciato all'anfiteatro
Por do Sol. Ha detto: "io sono un risultato". Risultato
di che? Risultato di un processo. Le comunità ecclesiali
di base, le pastorali sociali hanno avuto molta importanza nella
costruzione di questo progetto politico sfociato nell'elezione
di Lula.
Se il Forum Sociale Mondiale è stato uno spazio di proposta,
ora per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino, registriamo
una curva ascendente dei movimenti sociali progressisti e la possibilità
che il sogno diventi realtà. In altre parole, adesso sì
che si può dire: un altro Brasile è possibile, perché
esistono le condizioni per operare questo mutamento.
Con il golpe militare del 1964, tutti i movimenti sociali, i sindacati
e i partiti di sinistra sono stati repressi dai militari.
Sono rimaste solo le Comunità di base, sfuggite alla repressione
per due ragioni. Prima di tutto perché esse erano nate
appena come un complemento del lavoro parrocchiale, e poi perché
i militari e la polizia pensavano che le Cebs non dessero molto
fastidio: erano gruppi di persone a cui piaceva pregare, e non
potevano creare problemi.
In realtà, si sviluppa all'interno delle Cebs una metodologia
che ha reso possibile la coscientizzazione e, più tardi,
attraverso i movimenti popolari, sindacali e il Partito dei lavoratori,
la partecipazione di una nuova generazione di militanti. Questa
metodologia era basata prima di tutto sul confronto tra i fatti
della vita e i fatti della Bibbia. Tale confronto ha reso possibile
discutere su come il progetto di Dio si traduce nella nostra storia
e su cosa Dio vuole che facciamo di fronte a questa realtà
di ingiustizia, di oppressione, di disuguaglianza. Queste domande,
connesse con il metodo "vedere - giudicare - agire"
dell'Azione Cattolica, hanno progressivamente trasformato le Cebs
in una scuola di politica con la P maiuscola. Ne è nato
così un modello che ha permesso di cominciare ad abbozzare
la teologia della liberazione: un modello che ha portato sempre
più ad una rilettura della Bibbia a partire dalla realtà
latino-americana, a partire dalla realtà degli oppressi.
Ci è stato spesso chiesto: ma perché voi cristiani
vi mettete in politica? La risposta che le Cebs davano era perché
noi cristiani siamo discepoli di un prigioniero politico, Gesù,
che non è morto di epatite nel suo letto, né in
un incidente tra cammelli ad un angolo di strada a Gerusalemme.
Risposte legate a questa rilettura della Bibbia e alla scoperta
del Vangelo come progetto di salvezza e redenzione dell'umanità,
del pianeta, di un universo dove nulla venga escluso.
Questo ha permesso in primo luogo la nascita di una nuova spiritualità
- una spiritualità militante, di inserimento, di fer-mento
nella massa - e in secondo luogo una nuova visione della Chiesa:
la Chiesa come popolo di Dio delineata dal Vaticano II, ma realmente
realizzata dalle pastorali sociali in America Latina. (...).
Il processo delle Cebs ha consentito, negli anni '70, la nascita
dei movimenti popolari, di lotte come quella per l'acqua o sul
costo della vita, di gruppi di madri, di organizzazioni comunitarie
di quartiere. Alla metà degli anni '70, poi, le opposizioni
sindacali hanno cominciato a rinnovare il sindacalismo. Dopo le
Cebs negli anni '60 e i movimenti popolari degli anni '70, è
venuto dunque il turno del sindacalismo combattivo, che ha avuto
il suo momento di maggiore successo con gli scioperi dell'ABC
(il cinturone industriale intorno a San Paolo, ndt) tra la fine
degli anni '70 e gli inizi degli anni '80. La quarta componente
di questo processo è rappresentata dalla comparsa del PT
e di altri partiti progressisti come PCdoB, PCB, settori del PdT
e del PMDB. E finalmente, negli anni '80, assistiamo alla nascita
di tre movimenti che completano la tessitura che ha portato alla
vittoria di Lula: prima la Cut, la Centrale Unica dei lavoratori,
nel 1983, poi il Mst, il Movimento dei Senza Terra, nel 1984,
e quindi la Centrale dei Movimenti Popolari, nel 1993.
È come se tutte queste componenti fossero affluenti di
un unico fiume. E questo ci permette di capire meglio quello che
Lula ha voluto intendere quando ha detto: "io sono il risultato".
È il risultato di un processo in cui siamo riusciti a sviluppare
una spiritualità militante che non ha confuso la sfera
ecclesiale con quella politica. Molta gente pensava che sarebbe
successo. Cardoso mi disse nel 1978: "io sono certo, Betto,
che le Cebs si trasformeranno in un nuovo Pcb: partito delle comunità
di base". Gli risposi: "io sono sicuro di no".
La storia ha dimostrato che avevo ragione io.
Ossia che la comparsa del Pt non ha assorbito né ha trasformato
le Cebs in una mera cinghia di trasmissione, non le ha distrutte:
le CEBs esistono ancora e stanno preparando il loro XI° incontro
interecclesiale.
Siamo riusciti in Brasile a produrre questa interessante tessitura.
Queste diverse componenti, a cui dobbiamo aggiungere quella delle
amministrazioni popolari che include oggi anche il nuovo governo
del Paese, sono distinte, autonome e socialmente e politicamente
complementari. Direi che chi partecipa alla lotta è perché
partecipa ad una di queste sfere: quella pastorale, quella popolare,
quella sindacale, quella delle Ong, dei movimenti di donne, dei
movimenti di negri, o quella delle amministrazioni popolari a
livello municipale, statale e federale. Chi non è in una
di queste cinque sfere non "sta nella lotta", come il
popolo ama dire.
Ora, all'interno di queste cinque sfere, noi cristiani, in modo
sempre più interreligioso (con la partecipazione di ebrei,
musulmani, appartenenti a religioni di origine africana, di religioni
orientali o indigene), stiamo cercando di sviluppare una dimensione
di spiritualità profondamente liberatrice, nella costruzione
di un progetto utopico che non si esaurirà mai nella storia
umana. Per questo scherzavo quando mi trovavo in galera con i
comunisti. La differenza tra noi cristiani e voi, dicevo, è
che quando arriverà la società comunista voi sarete
soddisfatti, mentre noi no, noi vogliamo il regno di Dio sulla
terra. E quindi il cristiano sarà sempre un sovversivo
in qualsiasi circostanza storica nella quale si troverà.
(...).
Lula è arrivato al governo. È chiaro che siamo arrivati
al governo, non al potere: c'è una grande differenza. Avere
il governo è avere coscienza dei propri limiti, delle difficoltà
legate alla congiuntura nazionale e internazionale. La conquista
del governo rappresenta una rivoluzione in cui non è stato
sparato un solo colpo, perché la nostra arma è stata
l'etica, il nostro grande mentore Paulo Freire. Le idee di Paulo
Freire hanno avuto molta più importanza, in questo processo,
delle idee di Marx. Per noi cristiani l'ispirazione è venuta
da questa nuova rilettura della Bibbia a partire dal mondo dei
poveri: è un impegno etico, che si è materializzato
ora in un evento come quello della vittoria di Lula che è
quasi un miracolo, perché ha visto come protagonista uno
dei poveri, o, per meglio dire, uno dei miserabili, perché
la povertà è una cosa e la miseria un'altra e Lula
non era povero, ma miserabile, cioè una persona che soffriva
la fame. (...).
Il governo Lula non è il governo di chi occupa posti nella
macchina federale; il governo Lula è il governo del popolo
brasiliano organizzato, è il nostro governo e noi dobbiamo
stare molto attenti a non ripetere l'errore di cui mi parlò
Fidel una volta: che cioè il popolo cubano, in una certa
epoca, aveva guardato alla rivoluzione come ad una grande vacca
che doveva avere capezzoli per ogni bocca. No, noi dobbiamo sentirci
come protagonisti di questo governo, di questo processo, di questo
cambiamento. In altre parole, la possibilità di governare
del compagno Lula dipenderà molto più dai movimenti
sociali che dal congresso nazionale. Dobbiamo essere consapevoli
che questo è il governo nostro, non il governo di Lula,
e che noi siamo garanti, costruttori e responsabili del successo
o del fallimento di questo governo.
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