La riforma agraria di Lula è un processo autofagico
Articolo del geografo Bernardo Mançano Fernandes, 26/01/2006
(traduzione di Serena Romagnoli)
Avere accesso ai numeri della struttura fondiaria e della riforma agraria è
una enorme sfida per qualsiasi cittadino. Questi dati fanno parte di una
intricata relazione politica determinata dal controllo dei territori. Il
Brasile con il Paraguai e il Venezuela sono tra i primi paesi al mondo,
rispetto alla concentrazione di terra. Questi territori da secoli sono
controllati da gruppi politici e imprese transnazionali che aumentano di
giorno in giorno il loro potere politico, economico e tecnologico.
Analizzare i dati per interpretarli non è compito che può essere svolto da
un qualsiasi cittadino. La diversità delle forme in cui sono forniti i dati,
esige la creazione di una metodologia di analisi che renda possibile fare
confronti. Per poter lavorare con i dati degli insediamenti rurali,
impiantati dall'INCRA e dagli istituti legati alla ANOT, abbiamo creato il
DATA LOTTA, Banca dei Dati della Lotta per la Terra. Attraverso questo
strumento abbiamo potuto verificare, nel corso dell'anno, gli insediamenti
in tutti i comuni. Con questo stesso procedimento abbiamo identificato il
processo di clonazione degli insediamenti nel secondo governo Fernando
Henrique Cardoso. Abbiamo denunciato questo artificio durante la verifica
degli insediamenti per municipio. Abbiamo scoperto insediamenti creati negli
anni 80 presentati come realizzati nel 2001.
La clonazione ha dimostrato l'astuzia del governo Cardoso nel produrre dati
per realizzare gli obiettivi. Questa condizione era frutto del trasferimento
a livello giudiziario della lotta per la terra. La Misura Provvisoria
2l.Q9/52, del 21 maggio 2001 criminalizza infatti le famiglie che
partecipano alle occupazioni e privilegia il latifondo che non potrà essere
espropriato per due anni. Questo tempo può aumentare se ci sarà una nuova
occupazione, Con la Misura Provvisoria, il numero di famiglie impegnate in
occupazioni è scesa da 65.000 famiglie nel 2000 a 26.000 nel 2001. Senza
occupazioni non c'è riforma agraria. Quindi era necessario fabbricare numeri
per raggiungere le mete.
Nonostante il governo Cardoso abbia utilizzato questo artificio, durante i
suoi due mandati sono stati espropriati 21 milioni di ettari. Questo numero
ha un significato importante per la riforma, se viene comparato con i dati
della struttura fondiaria. Secondo i dati del II Piano Nazionale della
Riforma Agraria, comparati con i dati dell'Atlante Fondiario Brasiliano,
l'area occupata dalle proprietà rurali è cresciuta di 89 milioni di ettari,
nel periodo tra il 1992 e il 2003. Le proprietà capitaliste hanno avuto una
crescita di area di 52 milioni di ettari. L'area delle proprietà familiari è
cresciuta di 37 milioni di ettari. In questo periodo di 11 anni sono stati
espropriati venticinque milioni di ettari. Anche se ci sono critiche ai dati
del Sistema Nazionale del Catasto Rurale, è indiscutibile che si tratta di
dati ufficiali utilizzati per le politiche di riforma agraria.
Supponendo che nel periodo 1992/2003, le famiglie senza-terra non avessero
occupato terre per fare pressione sul governo per la realizzazione della
riforma agraria, la crescita dell'area delle proprietà capitaliste sarebbe
stata di 77 milioni di ettari. Mentre la crescita delle proprietà familiari
sarebbe stata di 12 milioni di ettari. Questo avrebbe significato una
maggiore concentrazione di terre. Ossia, la media annuale di espansione
dell'area delle proprietà capitaliste che è stata di 4,7 milioni di ettari,
sarebbe salita a 6,5 milioni di ettari. Mentre la media annuale di
espansione delle proprietà familiari che è stata di 3,4 milioni, sarebbe
precipitata a 1,1 milioni. Di fatto, la riforma agraria negli anni 90 ha
contribuito ad impedire la intensificazione della concentrazione fondiaria.
Senza riforma agraria, l'espansione delle aree di proprietà capitalista è
cinque volte più rapida che l'espansione delle proprietà familiari. Con la
riforma agraria, l'espansione delle aree delle proprietà capitaliste è solo
una volta più rapida che l'espansione delle proprietà familiari. Ossia, in
Brasile, la riforma agraria non deconcentra la terra, ma riduce la rapidità
di concentrazione della terra.
Ma questo problema può aggravarsi quando avviene la chiusura della frontiera
agricola. Circa il 60% delle terre espropriate sono nella regione nord, dove
si muove la frontiera agricola con l'impetuosità dell'agrobusiness. Con la
chiusura della frontiera, i due tipi di proprietà potranno espandersi solo
l'uno ai danni dell'altro. Come abbiamo detto in ambito geografico, il
processo di territorializzazione e deterritorializzazione sarà ancora più
intenso. La tendenza sarà quella dell'esasperazione dei conflitti tra
contadini e agrobusiness. In questa realtà, la riforma agraria acquisterà
nuovi significati, poichè l'agrobusiness non riuscirà a includere nè a
distruggere i contadini senza-terra.
Oggi, una questione importante è: come il governo Lula ha trattato questo
problema? Secondo i risultati dal 2003 al 2005, abbiamo rilevato la seguente
tendenza: nel 2003 il governo Lula ha insediato 36.000 famiglie, il 24% in
terre espropriate o comprate e il 76% in lotti di insediamento già
esistenti. Nel 2004, il governo Lula ha insediato 81.000 famiglie, il 32% in
terre espropriate o comprate e il 68% in lotti di insediamenti già
esistenti. Nel 2005, il governo Lula ha insediato 127.000 famiglie, il 21%
in terre espropriate o comprate, il 24% in lotti di insediamenti già
esistenti, il 39% in insediamenti realizzati in terre pubbliche e il 16% in
insediamenti già esistenti in terre pubbliche.
Questi numeri rivelano che, nei tre anni di governo, solo il 25% delle
famiglie sono state insediate in terre espropriate. Stiamo assistendo a un
nuovo artificio, nella politica di riforma agraria, per raggiungere gli
obiettivi: il processo di autofagia. Ossia, la maggior parte delle famiglie
è stata insediata in insediamenti già esistenti o in insediamenti realizzati
in terre pubbliche o in insediamenti già esistenti in terre pubbliche. La
riforma agraria del governo Lula ha diminuito il potere di riduzione della
rapidità della concentrazione della terra. La precarizzazione della
politica di riforma agraria e delle politiche agricole che è il segno
distintivo di ogni governo, sta espellendo famiglie insediate. Al posto
delle famiglie insediate escluse vengono insediate altre famiglie. Il
problema non si risolve da sè si riproduce da sè.
Per cambiare questa tendenza sarà necessario il rafforzamento politico dei
movimenti contadini per fare pressione sul governo nello scontro con i
ruralisti. L'attuale politica del governo Lula è questo: un processo
autofagico. E i movimenti contadini devono stare attenti per far sì che la
riforma agraria si alimenti dei latifondi e non degli insediamenti.
Bernardo Mançano Fernandes é geógrafo, professor do Programa de Pós-
Graduação em Geografia da Unesp, Coordenador do Grupo de Trabalho
Desenvolvimento Rural do Conselho Latino Americano de Ciências Sociais -
CLACSO e pesquisador da CNPQ.