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Nel frattempo, ha spiegato nel suo intervento il leader del Movimento dei Senza Terra del Brasile João Pedro Stedile, il capitalismo è entrato in una nuova fase, caratterizzata dal dominio del capitale finanziario, che abbraccia tutti i Paesi e tutti i settori dell'economia. Così, l'agricoltura, che negli anni '80 era subordinata al capitale industriale, oggi è passata a dipendere dagli interessi del capitale finanziario, che non si accontenta più del possesso della terra, ma aspira alla proprietà della biodiversità, delle conoscenze, della tecnologia, delle sementi, né punta solo a controllare il commercio, ma cerca di imporre a tutto il mondo lo stesso modello di alimentazione. "Assistiamo - ha proseguito Stedile - a una nuova divisione del lavoro da parte delle 500 imprese più grandi del mondo e dai governi che ad esse si sottomettono": tra queste, appena una decina (come la Monsanto, la Bayern, la Cargill, la Nestlé, la Sygenta, la Novartis) domina l'attività agricola, controllando il commercio agricolo, l'agroindustria, i pesticidi e le sementi. È questo modello che distrugge l'agricoltura familiare, consentendo la sopravvivenza solo di un piccolo settore di contadini dipendenti dall'agroindustria e dalle esportazioni. Ma se i metodi di sfruttamento si sono internazionalizzati, i movimenti contadini hanno oggi la possibilità di unificare lotte e rivendicazioni contro il nemico comune: quel capitale finanziario al cui servizio si trovano le istituzioni internazionali, Wto in testa, ma anche - ed è stata una denuncia unanime quella emersa durante la Conferenza di Itaici - gli organismi delle Nazioni Unite, come la Fao. Le agenzie dell'Onu - ha denunciato il dirigente contadino basco Paul Nicholson, "stanno mostrando il loro vero volto: dicono di essere organismi pubblici, ma in realtà non fanno che legittimare le transnazionali, completando il lavoro devastatore della guerra contro i poveri scatenata dall'Organizzazione mondiale del commercio, dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale".
Durissima è stata, infatti, la condanna da parte di Via Campesina del Rapporto
del 2004 elaborato dalla Fao, dal titolo "Biotecnologia: una risposta alle
necessità dei poveri?", che considera gli ogm uno strumento potenzialmente
determinante contro la fame nel mondo (v. Adista n. 41/04). In una lettera aperta
al direttore della Fao, Jacques Diouf, firmata da Via Campesina insieme a più di
650 organizzazioni di tutto il mondo, e dal significativo titolo "La Fao dichiara
la guerra agli agricoltori, non alla fame", si accusa l'organismo di sostenere
apertamente, con il suo rapporto, l'industria biotech, attentando al principio
della sovranità alimentare. Basandosi non su fonti scientifiche indipendenti, ma
sugli studi delle stesse imprese biotech, il documento, si legge nella lettera,
individua nella biotecnologia una soluzione al problema della fame e della
crescita demografica, preoccupandosi unicamente della mancanza di investimenti per
lo sviluppo tecnologico di colture, come il miglio e il sorgo, importanti per le
popolazioni povere e passando sotto silenzio i rischi per la salute e l'ambiente.
Il documento, secondo i movimenti contadini, fa finta di ignorare che la fame non
ha niente a che vedere con la tecnologia, bensì con l'ingiustizia sociale e il
controllo della distribuzione da parte delle transnazionali: la storia dimostra -
conclude la lettera - che sono i cambiamenti strutturali nell'accesso alla terra,
alla produzione di alimenti e al potere politico, combinate con solide tecnologie
ecologiche, a ridurre la fame e la povertà.
Altre notizie sulla IV conferenza di Via Campesina si possono trovare su www.altragricoltura.org/:
- Dichiarazione Finale della IV Conferenza di Via Campesina
- Posizione di Via Campesina su Sovranità Alimentare e Commercio
- La IV Conferenza internazionale di Via Campesina ha espresso con fermezza la sua posizione di condanna e indignazione di fronte al rapporto annuale della Fao
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