News:2004 Movimento Sem Terra
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Il Vaticano fa il tifo per gli OGM.

La conferenza all'Università Gregoriana

Da Adista n. 72/04, 16 Ottobre 2004.

ROMA-ADISTA. Manca una benedizione ufficiale - né è prevedibile che arrivi in tempi brevi, considerando le forti resistenze di importanti settori della Chiesa -, ma il favore del Vaticano per gli organismi geneticamente modificati diventa sempre più manifesto. Già nel giugno 2003, partecipando a una conferenza a Sacramento, in California, il card.Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, aveva sottolineato l'interesse del Vaticano per la questione degli ogm (v. Adista nn. 61 e 70/03). Un interesse che era stato ribadito, nel novembre successivo, con un seminario promosso proprio dal card. Martino (v. Adista nn. 83 e 84/03), alla presenza di una sessantina di esperti in massima parte sostenitori della biotecnologia applicata all'agricoltura. In quella occasione, in realtà, il Vaticano, preso nella morsa delle pressioni degli Stati Uniti e delle multinazionali del biotech da una parte e di quelle del mondo missionario e delle organizzazioni ecologiste dall'altra, aveva preferito mantenersi nell'ambiguità, senza sciogliere l'interrogativo di fondo.
Ma che in Vaticano la bilancia penda pesantemente a favore dei transgenici lo ha dimostrato ancora una volta la conferenza realizzata il 24 settembre all'Università Gregoriana, sotto il patrocinio dell'Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze. Una scelta di campo evidente fin dal titolo: "Alimentare un mondo affamato: l'imperativo morale della biotecnologia", oltre che nella scelta degli oratori, tutti apertamente favorevoli agli ogm. Tra i rappresentanti del mondo scientifico, sono stati in particolare il professore di genetica molecolare Channapatna Prakash e il direttore del Giardino Botanico di Missouri (nonché membro della Pontificia Accademia delle Scienze) Peter Raven (entrambi, notoriamente, ferventi sostenitori dei transgenici) a esaltare in maniera più completa i vantaggi degli ogm: l'aumento della popolazione, hanno sottolineato, rende necessario un miglioramento della produzione alimentare mediante tecniche scientifiche; a tutt'oggi non è stato provato un solo caso di danno provocato dagli ogm; le resistenze si devono più a motivazioni ideologiche e alla mancanza di conoscenze adeguate che a ragioni oggettive; da millenni l'uomo interviene sulla natura per produrre varietà più resistenti e nutritive di piante; la fame nel mondo costituisce un imperativo morale a favore dell'uso degli ogm.
Tra i rappresentanti del mondo ecclesiastico, il decano di bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, rev.Gonzalo Miranda, ha presentato invece la giustificazione teologica dell'uso di ogm: non c'è nessuna immoralità intrinseca, ha spiegato, nell'uso dei transgenici, in quanto l'uomo è un essere speciale creato a immagine e somiglianza di Dio e in quanto tale può intervenire sulla creazione senza che ciò lo ponga in competizione con il Creatore. Non c'è neppure immoralità estrinseca rispetto alle possibili conseguenze di quell'intervento, nel caso ci si muova con prudenza: la preoccupazione espressa dal papa riguardo alle implicazioni di una manipolazione sconsiderata della natura riguarderebbe, secondo Miranda, la modalità della manipolazione, non la manipolazione in se stessa. L'uso degli ogm, inoltre, deve, sì, essere legato al rispetto dei principi di etica sociale, compresa la garanzia di un'adeguata valutazione dei rischi, ma nella consapevolezza che non esiste rischio zero in assoluto, e che in un'analisi dei costi e benefici va considerata in primo luogo l'urgenza dei problemi della fame e della denutrizione. Infine, a giudizio di Miranda, la condanna degli ogm non può essere giustificata dai guadagni che ne trarrebbero le imprese, perché il profitto può svolgere un'importante funzione di stimolo all'aumento della produzione e al servizio dell'uomo e della società: basterebbe creare adeguati strumenti di controllo e di prevenzione degli abusi, garantendo ai consumatori l'accesso a tutta l'informazione necessaria.

Chi è contro gli OGM viene messo a tacere.

Intervista a Luca Colombo

ROMA-ADISTA.Tra tanti riconoscimenti della necessità dell'uso degli ogm alla conferenza del 24 settembre scorso all'Università Gregoriana (v. notizia precedente), solo qualche voce critica ha avuto modo di farsi largo (malgrado non manchino certo all'interno della Chiesa prese di posizione ostili ai transgenici, a cominciare da quelle delle Conferenze episcopali delle Filippine, del Sudafrica, degli Stati Uniti): quella dell'irlandese fr.Sean Mcdonagh dei Columban Missionariese quella del gesuita Roland Lesseps, del Kasisi Agricultural Training Centre di Lusaka, in Zambia. Proprio quest'ultimo, insieme ad un altro gesuita di Lusaka, Peter Henriot, del Jesuit Centre for Theological Reflection, già alla vigilia dell'incontro, aveva duramente criticato il programma della conferenza, sottolineando l'assenza di qualsiasi riferimento alla necessità di superare le ingiuste strutture sociali soggiacenti alla povertà, come unica strada sicura "per l'eliminazione della fame": "non è né equo né sostenibile - avevano commentato i due gesuiti - parlare di incremento della produzione di alimenti senza un'adeguata distribuzione degli stessi". Ma al di là dell'errata premessa posta dagli organizzatori della conferenza, Lesseps ed Henriot avevano anche denunciato l'assenza, nel programma, di un'analisi sui metodi dell'agricoltura sostenibile risultati efficaci nella lotta alla povertà; la mancanza di qualsiasi riferimento ai gravi problemi scientifici legati all'ingegneria genetica, alla scarsa resa delle coltivazioni geneticamente modificate, alla contaminazione genetica di altre piante, alle implicazioni dei brevetti sulle sementi.
Sui risultati della conferenza, Adista ha rivolto alcune domande a Luca Colombo, della direzione tecnico-scientifica del Consiglio Diritti Genetici (già responsabile della Campagna ogm di Greenpeace), che ha seguito i lavori (aperti al pubblico) di questa come di altre conferenze analoghe organizzate da settori della Chiesa, rappresentanti della ricerca biotech, esponenti della diplomazia Usa. Di seguito l'intervista.

Hai notato un'evoluzione nella posizione del Vaticano in materia di ogm?
Quest'ultima conferenza non è stata più ideologica o dogmatica rispetto alle altre: sono più o meno pensate tutte con lo stesso scopo, quello di cercare di dare una veste scientifica alla presa di posizione che hanno già assunto i promotori di questi eventi. Il che non presuppone una copertura completa e totale da parte vaticana, perché sappiamo che non c'è una posizione ufficiale da parte del Vaticano in quanto tale. Lo scorso novembre il card. Martino promosse una conferenza che doveva servire ad acquisire elementi di carattere tecnico-scientifico sulla cui base formulare poi un documento che posizionasse la Chiesa in quanto tale su quest'argomento. Ma questo documento non è mai uscito. Sappiamo però che il card. Martino, anche prima della conferenza del novembre dello scorso anno, aveva già sposato la causa degli ogm, così come Gonzalo Miranda è noto per essere un fiancheggiatore della biotecnologia, al punto da prestare anche il suo ateneo per portare avanti questa tesi. Il Regina Apostolorum, tra l'altro, organizza un master in scienze ambientali in cui intervengono noti ricercatori fortemente schierati a favore dei transgenici.

Neanche durante la conferenza si è fatto cenno al documento vaticano sulla questione?
No, non se ne è parlato. E il card. Martino non c'era. Difficile capire poi se Miranda facesse le veci anche di altri soggetti o se qualcuno stia tirando la volata in maniera più forte di altri o addirittura in opposizione ad altri che remano contro. I gesuiti, per esempio, seguono la questione in maniera critica. Molti di loro, anzi, esprimono valutazioni nettamente contrarie agli ogm.

Strano allora che la conferenza sia stata ospitata dall'Università Gregoriana, che è dei gesuiti.
Sì, è strano. Dal punto di vista del marketing, il fatto che fosse ospitata in quella sede lasciava in qualche modo pensare ad un'adesione più complessiva da parte della Chiesa. Anche se poi il gesuita Roland Lesseps ha fatto un breve intervento in cui sottolineava elementi di preoccupazione, gettando il sasso nello stagno con una notevole forza di argomentazione. Tra l'altro, la tendenza attuale ora è quella di far capire che la biotecnologia non è come una bacchetta magica, non rappresenta la soluzione al problema della fame, bensì uno dei percorsi da seguire per uscire dalla strettoia della fame. Solo che poi ci si concentra solo su quest'argomento, evidenziando abbastanza chiaramente una forzatura: il fatto cioè che il sostegno agli ogm non cerca di rispondere soltanto al problema della fame ma punta ad aprire nuovi mercati. Un proposito che trova conferma anche nell'organizzazione di queste conferenze in maniera ripetuta e periodica nel nostro Paese e nel mondo occidentale. Lo scopo è soprattutto quello di ottenere una specie di viatico da parte del Vaticano che in qualche modo migliori l'immagine sociale degli ogm.

I relatori della conferenza erano tutti di parte?
Assolutamente, a cominciare da Raven, direttore del Giardino Botanico di Saint Louis: Saint Louis è anche la sede della Monsanto e i maliziosi insinuano che non si tratti solo di una coincidenza geografica, ma che la Monsanto sostenga in maniera molto sostanziosa le attività del Giardino Botanico. Raven si è espresso con foga ed è sembrato più interessato a demolire le tesi opposte piuttosto che a fornire elementi a sostegno della propria tesi. Certo, non è stata solo una presentazione in negativo, non sono mancati alcuni elementi di carattere tecnico-scientifico a giustificazione della bontà degli ogm. Ma questa componente aggressiva era fortemente presente, soprattutto nella tendenza - una cosa che torna spesso - a criminalizzare le organizzazioni che si oppongono. L'assioma è questo: c'è un dramma nel mondo che provoca 40mila vittime al giorno; queste 40mila vittime potrebbero essere salvate ma c'è chi si oppone; chi si oppone ha una responsabilità morale su queste morti.

C'è stata però qualche voce critica...
Al termine della prima sessione mattutina c'è stato un momento di confronto. L'irlandese Sean Mcdonagh è intervenuto facendo presente che non è con una risposta di carattere tecnico che si affronta un problema sociale e sottolineando come il dramma della fame sia causato anche da scelte di fondo scorrette, come avvenuto per esempio proprio in Irlanda: aver centrato sulla patata la sicurezza alimentare irlandese nell'Ottocento ha fatto sì che l'avvento di un patogeno fungino abbia azzerato la base di sussistenza alimentare e provocato molte morti. Al termine della mattinata, prima del pranzo, Mcdonagh ha chiesto nuovamente la parola ma gli è stata negata. Non si tratta, del resto, di un fatto nuovo. Quando a giugno al Regina Apostolorum è stato organizzato un dibattito analogo, poiché i lavori erano andati per le lunghe, è stato negato lo spazio per un dibattito. Tuttavia, un professore universitario che aveva chiesto con vigore la parola era riuscito infine a intervenire, avanzando le sue perplessità, peraltro in maniera elegante e garbata. Ed è stato piuttosto maltrattato. Questo atteggiamento arrogante si nota in maniera molto forte. C'è una chiusura ermetica a un confronto più equilibrato e fondato sulla disponibilità all'ascolto.

Come ti sono sembrati gli interventi dei rappresentanti del mondo ecclesiastico?
Gonzalo Miranda si è soffermato su una serie di elementi di giudizio morale che lui ha ricondotto alla dottrina sociale della Chiesa, supportandoli con passaggi del Concilio Vaticano II e di interventi del papa. Il tutto, però, con un'interpretazione piuttosto a senso unico, in cui anche elementi di più evidente preoccupazione sono stati capovolti in funzione della sua tesi. L'intervento del papa al Giubileo della Terra durante l'anno santo del 2000 è stato inoltre completamente omesso, per quanto il Giubileo della terra sia stato proprio il momento scelto dalla Chiesa per parlare delle problematiche vissute dagli agricoltori.

Si sa qualcosa dell'assenza del rappresentante della Fao, Prabhu Pingali, che pure appariva nel programma?
No, non è stata fornita ragione della sua assenza In questo momento la Fao è soggetta a una fortissima critica sociale per aver presentato gli ogm, nel suo rapporto annuale, come un potenziale strumento contro la fame nel mondo. E Pingali è fra coloro che più difendono l'apertura ai transgenici. È pertanto possibile, anche se non vi sono elementi per provarlo, che la Fao abbia preferito non esporsi ulteriormente su questo tema, a fronte delle fortissime critiche ricevute dalla società civile, sul cui sostegno aveva puntato molto.

 

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