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Hai notato un'evoluzione nella posizione del Vaticano in materia di ogm?
Quest'ultima conferenza non è stata più ideologica o dogmatica rispetto alle altre: sono più o meno pensate tutte con lo stesso scopo, quello di cercare di dare una veste scientifica alla presa di posizione che hanno già assunto i promotori di questi eventi. Il che non presuppone una copertura completa e totale da parte vaticana, perché sappiamo che non c'è una posizione ufficiale da parte del Vaticano in quanto tale. Lo scorso novembre il card. Martino promosse una conferenza che doveva servire ad acquisire elementi di carattere tecnico-scientifico sulla cui base formulare poi un documento che posizionasse la Chiesa in quanto tale su quest'argomento. Ma questo documento non è mai uscito. Sappiamo però che il card. Martino, anche prima della conferenza del novembre dello scorso anno, aveva già sposato la causa degli ogm, così come Gonzalo Miranda è noto per essere un fiancheggiatore della biotecnologia, al punto da prestare anche il suo ateneo per portare avanti questa tesi. Il Regina Apostolorum, tra l'altro, organizza un master in scienze ambientali in cui intervengono noti ricercatori fortemente schierati a favore dei transgenici.
Neanche durante la conferenza si è fatto cenno al documento vaticano sulla questione?
No, non se ne è parlato. E il card. Martino non c'era. Difficile capire poi se Miranda facesse le veci anche di altri soggetti o se qualcuno stia tirando la volata in maniera più forte di altri o addirittura in opposizione ad altri che remano contro. I gesuiti, per esempio, seguono la questione in maniera critica. Molti di loro, anzi, esprimono valutazioni nettamente contrarie agli ogm.
Strano allora che la conferenza sia stata ospitata dall'Università Gregoriana, che è dei gesuiti.
Sì, è strano. Dal punto di vista del marketing, il fatto che fosse ospitata in quella sede lasciava in qualche modo pensare ad un'adesione più complessiva da parte della Chiesa. Anche se poi il gesuita Roland Lesseps ha fatto un breve intervento in cui sottolineava elementi di preoccupazione, gettando il sasso nello stagno con una notevole forza di argomentazione. Tra l'altro, la tendenza attuale ora è quella di far capire che la biotecnologia non è come una bacchetta magica, non rappresenta la soluzione al problema della fame, bensì uno dei percorsi da seguire per uscire dalla strettoia della fame. Solo che poi ci si concentra solo su quest'argomento, evidenziando abbastanza chiaramente una forzatura: il fatto cioè che il sostegno agli ogm non cerca di rispondere soltanto al problema della fame ma punta ad aprire nuovi mercati. Un proposito che trova conferma anche nell'organizzazione di queste conferenze in maniera ripetuta e periodica nel nostro Paese e nel mondo occidentale. Lo scopo è soprattutto quello di ottenere una specie di viatico da parte del Vaticano che in qualche modo migliori l'immagine sociale degli ogm.
I relatori della conferenza erano tutti di parte?
Assolutamente, a cominciare da Raven, direttore del Giardino Botanico di Saint Louis: Saint Louis è anche la sede della Monsanto e i maliziosi insinuano che non si tratti solo di una coincidenza geografica, ma che la Monsanto sostenga in maniera molto sostanziosa le attività del Giardino Botanico. Raven si è espresso con foga ed è sembrato più interessato a demolire le tesi opposte piuttosto che a fornire elementi a sostegno della propria tesi. Certo, non è stata solo una presentazione in negativo, non sono mancati alcuni elementi di carattere tecnico-scientifico a giustificazione della bontà degli ogm. Ma questa componente aggressiva era fortemente presente, soprattutto nella tendenza - una cosa che torna spesso - a criminalizzare le organizzazioni che si oppongono. L'assioma è questo: c'è un dramma nel mondo che provoca 40mila vittime al giorno; queste 40mila vittime potrebbero essere salvate ma c'è chi si oppone; chi si oppone ha una responsabilità morale su queste morti.
C'è stata però qualche voce critica...
Al termine della prima sessione mattutina c'è stato un momento di confronto. L'irlandese Sean Mcdonagh è intervenuto facendo presente che non è con una risposta di carattere tecnico che si affronta un problema sociale e sottolineando come il dramma della fame sia causato anche da scelte di fondo scorrette, come avvenuto per esempio proprio in Irlanda: aver centrato sulla patata la sicurezza alimentare irlandese nell'Ottocento ha fatto sì che l'avvento di un patogeno fungino abbia azzerato la base di sussistenza alimentare e provocato molte morti. Al termine della mattinata, prima del pranzo, Mcdonagh ha chiesto nuovamente la parola ma gli è stata negata. Non si tratta, del resto, di un fatto nuovo. Quando a giugno al Regina Apostolorum è stato organizzato un dibattito analogo, poiché i lavori erano andati per le lunghe, è stato negato lo spazio per un dibattito. Tuttavia, un professore universitario che aveva chiesto con vigore la parola era riuscito infine a intervenire, avanzando le sue perplessità, peraltro in maniera elegante e garbata. Ed è stato piuttosto maltrattato. Questo atteggiamento arrogante si nota in maniera molto forte. C'è una chiusura ermetica a un confronto più equilibrato e fondato sulla disponibilità all'ascolto.
Come ti sono sembrati gli interventi dei rappresentanti del mondo ecclesiastico?
Gonzalo Miranda si è soffermato su una serie di elementi di giudizio morale che lui ha ricondotto alla dottrina sociale della Chiesa, supportandoli con passaggi del Concilio Vaticano II e di interventi del papa. Il tutto, però, con un'interpretazione piuttosto a senso unico, in cui anche elementi di più evidente preoccupazione sono stati capovolti in funzione della sua tesi. L'intervento del papa al Giubileo della Terra durante l'anno santo del 2000 è stato inoltre completamente omesso, per quanto il Giubileo della terra sia stato proprio il momento scelto dalla Chiesa per parlare delle problematiche vissute dagli agricoltori.
Si sa qualcosa dell'assenza del rappresentante della Fao, Prabhu Pingali, che pure appariva nel programma?
No, non è stata fornita ragione della sua assenza In questo momento la Fao è soggetta a una fortissima critica sociale per aver presentato gli ogm, nel suo rapporto annuale, come un potenziale strumento contro la fame nel mondo. E Pingali è fra coloro che più difendono l'apertura ai transgenici. È pertanto possibile, anche se non vi sono elementi per provarlo, che la Fao abbia preferito non esporsi ulteriormente su questo tema, a fronte delle fortissime critiche ricevute dalla società civile, sul cui sostegno aveva puntato molto.
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