Politica economica brasiliana e su "Fame Zero"
dal n. 52 di Adista (5/7/03)
"Apriamo il dibattito sulla politica economica brasiliana".
Le richieste di un gruppo di economisti
BRASILIA-ADISTA. La politica economica non è un tabù: il modello di economia seguito dal governo brasiliano deve essere oggetto di un ampio dibattito pubblico. A chiederlo, in un manifesto pacato nella forma quanto deciso nei contenuti, è un gruppo di quasi 200 economisti di diverse tendenze e collocazioni politiche. Contro il blindaggio imposto dal mercato al dibattito sulle alternative al neoliberismo, contro il pensiero unico in base a cui l'unica possibile gestione economica è quella dettata dal Fondo Monetario Internazionale, gli economisti sostengono che, sì, esistono altre strade, e per dimostrarlo elencano una serie di misure possibili (peraltro assai moderate) per promuovere lo sviluppo del Paese debellando la disoccupazione e promuovendo una redistribuzione delle ricchezze. "Salta agli occhi - commenta sul "Correio da cidadania", a proposito del manifesto degli economisti, Luiz Antônio Magalhães - che non è possibile adottare nessuna delle misure proposte senza rompere l'accordo in vigore con il Fondo Monetario Internazionale. In realtà, l'inversione totale dell'attuale politica economica che chiede il documento sarebbe possibile soltanto in uno scenario in cui il Paese non fosse sotto il giogo del Fmi". Lula, prosegue Magalhães, aveva avvertito che i cambiamenti sarebbero stati realizzati lentamente, senza rotture. Ma ora ci si aspetta da lui "l'apertura di una discussione ampia sugli orientamenti della politica economica del suo governo". Anche perché a chiedere un cambio di marcia non sono solo i firmatari del manifesto, ma anche i suoi stessi compagni di partito, il Pt (Partito dei lavoratori), e non solo dell'ala radicale. In un'intervista rilasciata a "O Globo", Paul Singer, intellettuale tra i più rispettati in Brasile, uno dei fondatori del partito, vicino all'ala moderata, e membro del Consiglio di sviluppo economico e sociale, ha sottolineato come le conseguenze della politica del nuovo governo saranno le stesse del governo anteriore: aumento della disoccupazione, caduta dell'attività produttiva e peggioramento delle condizioni sociali. E intanto un gruppo di circa 50 parlamentari di diversi partiti ha dato vita a un Fronte parlamentare in difesa del finanziamento pubblico e della sovranità nazionale, allo scopo di discutere sul merito delle politiche dei grandi organismi finanziari internazionali rispetto al Brasile.
Di seguito il manifesto degli economisti, dal titolo "L'agenda interdetta: un'alternativa di prosperità per il Brasile, tratto dal "Correio da cidadania" e qui riportato in una nostra traduzione dal portoghese.
L'agenda interdetta: un'alternativa di prosperità per il Brasile
Il Brasile sta entrando in un vicolo cieco di stagnazione e disoccupazione a causa di una politica economica che è capitolata di fronte all'insensatezza del totalitarismo di "mercato". A partire dagli anni '90 il dibattito sulle alternative di sviluppo è stato virtualmente interdetto dal ricorso al dogma che il mercato, saggio e virtuoso, se lasciato a se stesso promuoverà la prosperità collettiva. Dopo più di un decennio in cui l'esperimento neoliberista viene praticato in Brasile, è il momento di tracciare un bilancio e di porre una domanda: fino a quando la crescita con una ridistribuzione del reddito verrà negata alla società brasiliana? L'interdizione del dibattito economico negli ultimi anni ha voluto squalificare come anacronistica ogni critica a qualunque aspetto della politica economica. Oggi, ripetendo quanto avvenuto nell'ultimo decennio, la società viene privata della possibilità di partecipare o accompagnare un dibattito vero su misure di politica economica, buona parte delle quali decisa di comune accordo con il Fondo Monetario Internazionale, nell'assenza di qualunque istanza democratica, compresa quella del Congresso Nazionale. Il "mercato" non dibatte, minaccia soltanto. E quelli che dovrebbero dibattere in suo nome assumono la minaccia delle sue reazioni come motivo sufficiente per cancellare il dibattito stesso. I punti-chiave della politica economica sono incapsulati in una gabbia di tabù perché la semplice possibilità di discuterli viene scartata di fronte al rischio della speculazione del "mercato", cosicché il "mercato" ottiene una franchigia per continuare a dettare la rotta di una politica economica a vantaggio esclusivo dei suoi operatori e il cui risultato per la società è stato una bassa crescita economica e l'aumento della disoccupazione. Basta. Vogliamo aprire l'agenda dell'economia politica brasiliana e offrire la scatola nera della politica economica a un dibattito aperto. È un imperativo morale quello di riconoscere la forte disoccupazione, senza precedenti nella nostra storia, come il più grave problema sociale brasiliano, risultante direttamente da politiche monetarie e fiscali restrittive, così come dall'apertura commerciale senza restrizioni. È un imperativo politico, di fronte ai diritti di cittadinanza e avendo come scopo la difesa della democrazia, che si promuova una politica di sviluppo con giustizia sociale e stabilità il cui obiettivo ultimo sia la piena occupazione.
C'è un'alternativa. Questa non passa per mutamenti topici in uno o più aspetti della "coerente" politica ortodossa in corso, ma per un'inversione di tutta la matrice della politica economica. Questo significa rafforzare l' interferenza dello Stato nel campo economico, a somiglianza di quanto avvenuto storicamente in situazione analoga con il New Deal negli Stati Uniti, per correggere le distorsioni provocate dal "libero mercato", soprattutto l'alta disoccupazione, che compromette la stabilità sociale e politica del Paese. In linee generali, implicherebbe un insieme simultaneo di misure del tipo:
Poniamo l'accento dei nostri suggerimenti sulla promozione del pieno impiego perché si tratta di una politica strutturale che risolverebbe altri problemi sociali ed economici: miseria, sottoccupazione, marginalità, iniqua distribuzione di reddito, violenza, insicurezza.
Tuttavia, questo non è un progetto strettamente economico, né un progetto chiuso. È un contributo di economisti alla ricerca di un nuovo destino nazionale, base di riscatto della cittadinanza e condizione per una società solidale.
Nessuna delle misure proposte o il loro insieme è un anatema alla luce della storia economica reale dei Paesi che hanno sperimentato un qualche successo economico e sociale, oggi come in passato. Sfidiamo quanti si nascondono dietro l'onnipotenza del dio mercato che sostengano, in una discussione pubblica e alla luce delle conseguenze attuali e future, le loro proposte di politica economica.
Vogliamo un dibattito. Vogliamo l'esercizio democratico della discussione. Basta interdizioni.
Una lotta senza frontiere. Nasce in Italia un'associazione a sostegno del programma brasiliano "fame zero"
ROMA-ADISTA. Se la politica economica del governo Lula raccoglie in patria, almeno a sinistra, critiche crescenti (v. documento precedente), l'impegno della nuova amministrazione sul fronte della lotta alla povertà, attraverso il Programma "Fame Zero", riceve anche fuori dal Brasile grandi riconoscimenti, e non solo formali. A sostegno del progetto, fiore all' occhiello del governo brasiliano, è nata in Italia un'associazione (Associazione italiana Sostenitori al programma "Fame Zero", con sede a Quarrata: tel. 3395910178, e-mail: a.vermigli@rrrquarrata.it), che opererà come punto di riferimento per tutti gli enti locali, le organizzazioni, le chiese e i singoli cittadini che vorranno contribuire alla riuscita del progetto. Diversi comuni dell'Emilia Romagna e della Toscana e le due stesse giunte regionali - come hanno riferito in una conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, svoltasi alla Fao il 24 giugno, i coordinatori dell'Associazione Antonio Vermigli e Luca Mucci - si sono già impegnati a finanziare la costruzione di cisterne nel Piauí, nel Nordest brasiliano. E sempre nel Piauí nascerà presto un ospedale per iniziativa di Emergency. A spiegare obiettivi, natura e caratteristiche del progetto Fame Zero è stato, durante la conferenza stampa, lo stesso ministro brasiliano per la sicurezza alimentare e la lotta alla fame, José Graziano. Di seguito alcuni stralci del suo discorso, in una nostra traduzione dal portoghese.
Assistenzialismo addio. Vi presento il progetto "Fame Zero" di Jose' Graziano
All'interno del Brasile la bandiera della fame ha costruito consenso nella società: indagini nazionali indicano che la preoccupazione per la fame guadagna spazio tra i principali problemi del Paese. Secondo un sondaggio pubblicato lo scorso aprile, l'incidenza di tale preoccupazione è passata dal 6% del settembre 2002 al 22% nell'aprile del 2003. Oggi è già diventata la seconda principale preoccupazione dei brasiliani dopo l'occupazione. (.) Il 28 ottobre del 2002, nel suo discorso dopo la vittoria al secondo turno delle elezioni, il presidente Lula indicò la lotta alla fame come principale meta del suo primo anno di governo: "Il mio primo anno di mandato avrà il segno della lotta alla fame. Se, alla fine del mio mandato, ogni brasiliano potesse alimentarsi tre volte al giorno avrei realizzato la missione della mia vita.".
Detto ciò, vorrei sottolineare i tre pilastri che hanno sostenuto la concezione del programma Fame Zero.
a) Il primo pilastro è di natura costituzionale: il diritto all'alimentazione È nostra opinione che sia compito dello Stato assicurare questo diritto. La fame non deve transitare nel terreno della filantropia, neppure del clientelismo politico-elettorale. È un diritto, non un favore personale, né materia di scambio.
Affinché questo diritto sia onorato dallo Stato, e dalla società, è necessario che si trasformi in una politica pubblica specifica: una politica nazionale di sicurezza alimentare, costruita in forma partecipativa con i diversi segmenti della società.
È così che è stata pensata in Brasile. Come un'azione strutturale per dare nervi e muscolatura alla lotta alla fame, cosa che richiede politiche specifiche dirette a combattere la cause della privazione di cibo, in modo che si universalizzi il diritto a un'alimentazione salutare, regolare e goduta in modo degno.
Il programma lavora in forma articolata ai tre livelli di governo, federale, statale e municipale, una decina di ministeri e una grande quantità di organismi e rappresentazioni della società civile.
Non è facile. Ma questa architettura istituzionale riflette una convinzione profonda del governo Lula: la disuguaglianza simboleggiata dalla fame in Brasile costituisce una sfida strutturale tanto drammatica e radicata nei meccanismi di riproduzione dell'economia che solo una relazione estesa della società con il governo può superarla.
Il primo requisito, pertanto, è motivare la società. Conquistare la legittimità e l'adesione per questa lotta. E questo già lo abbiamo ottenuto: la fame è oggi la seconda maggiore preoccupazione dei brasiliani.
b) Il secondo pilastro di Fame Zero è la volontà di attaccare le basi strutturali della fame, le fonti originarie dell'insicurezza alimentare. Il programma è nato proprio dalla critica all'insufficienza dell'assistenzialismo, predominante nelle politiche sociali praticate negli ultimi anni.
La sua identità strutturale si manifesta nell'articolazione di azioni che promuovano la creazione di reddito e di opportunità per dare dinamicità alle economie locali in forma sostenibile. Si tratta pertanto di un processo che comincia con la famiglia, si irradia all'agricoltura locale e influenza l'economia regionale.
Il programma "Tessera di alimentazione" per i piccoli municipi rurali del semiarido nordestino illustra bene questa traiettoria progressivamente includente. Le azioni in corso stimolano la domanda nell'agricoltura locale, incentivano l'alfabetizzazione degli adulti della comunità, azionano programmi di costruzione di cisterne per la convivenza con la siccità e garantiscono all'agricoltura familiare prezzi adeguati sul raccolto. Pertanto, quando distribuiamo 50 reais (circa 20 dollari, ndt) alle famiglie più povere perché comprino alimenti, stiamo creando le condizioni per un circolo virtuoso di stimolo alla produzione familiare nei campi.
c) Il terzo pilastro-chiave del programma è la gestione partecipativa. Perché crediamo che la povertà non sia solo un fenomeno statistico o di sottosviluppo regionale, ma anche politico. Non è solo un deficit di accesso ai beni di consumo, ma, essenzialmente, privazione di cittadinanza. Pertanto, di voce organizzata.
La mia convinzione è che un Paese continentale ed eterogeneo come il nostro può sfuggire alla frammentazione sociale e di conseguenza rendere compatibili gli interessi regionali solo se è pensato nel suo insieme con politiche pubbliche la cui direzione strategica risponda agli interessi della maggioranza della popolazione. Quello che abbiamo vissuto negli anni '90 è stato il contrario.
Oggi, Fame Zero non è solo un programma né un'azione ufficiale isolata. In realtà punta a trasformarsi in un centro di riferimento e di articolazione di azioni di tutto il governo nell'area sociale. Un laccio unificatore per fornire allo Stato brasiliano una politica integrata di lotta all'esclusione. La lotta alla fame è l'asse strategico per la costruzione di quest'amalgama. Vale a dire, il diritto al cibo ha smesso di essere una sfida isolata per trasformarsi nell'asse strutturante della politica pubblica sociale brasiliana.