Brava Gente, Prefazione all'edizione portoghese. Dom Thomas Balduino

Viva il MST!
Dom Thomas Balduino,
Prefazione all'edizione portoghese del libro "Brava Gente",
Gennaio 2001

"Viva il MST!" Quando il Brasile ha ascoltato questo grido, pronunciato fino alla morte da un giovane agonizzante, che era stato pestato dalla polizia, ad Eldorado dos Carajás (Pará), molte persone sono state prese da un profondo rispetto per questo fenomeno chiamato MST.
Lo stesso è accaduto alla fine della Marcia di più di mille chilometri, a piedi, fino a Brasilia, nell'aprile del 1997. In quel giorno nessuno badava alla condizione dei piedi propri o altrui. Tutti invece si sono lasciati contagiare dall'impressionante entusiasmo di quella massa di nuovi pellegrini.
In questo libro è contenuta un'importante intervista, di Bernardo Mançano Fernandes a João Pedro Stedile, sulla storia del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) del Brasile tra il 1979 e il 1997.
Nello scorrere queste pagine ho avuto la netta sensazione di stare realizzando una marcia simile a quella per Brasilia, durante la quale tu non ti accorgi del tempo che passa, poiché, ad ogni passo che fai, sei sempre più coinvolto in un dialogo dei più vivi e interessanti.
Qui va poco a poco comparendo, come in un film, il ritratto completo del Movimento, senza preoccupazioni di sistematizzazione, né d'elaborazione teorica, ma con l'obiettivo semplice di raccontare le tumultuose vicende, in maniera chiara ed onesta.
È una storia raccontata all'interno e all'esterno del MST. Va dal momento della nascita a quello del consolidamento. Cerca di spiegare e giustificare l'evoluzione della sua identità dinamica. Accenna, in forma d'analisi critica, alle organizzazioni alleate o concorrenti, amiche e nemiche e non manca naturalmente di esprimere frequentemente severi giudizi sulle politiche governative, in special modo dei governi Collor e Cardoso, con puntuali valutazioni di alcuni dei loro principali attori.
Non si tratta di un monologo, ma di un dialogo molto stimolante, che susciterà certamente altre voci che, concordando o discordando, commentando o completando, potranno dare un contributo a qualcosa che va molto al di là dello stesso MST.

Visto che sono invitato, ed è per me un onore, ad associarmi a questo dialogo, facendo la prefazione a questo libro, voglio sottolineare una cosa che, secondo me, ha mutato lo scenario delle storiche lotte brasiliane per la conquista della terra.
Si tratta del carattere sorprendentemente nuovo ed inedito di questo movimento. Il MST è naturalmente in continuità con l'ispirazione di Ajuricaba, di Zumbi, di Antonio Conselhero, di Julião, ma produce qualcosa di proprio, che lo identifica in modo inconfondibile nel corso di questa nostra bellissima storia della conquista della terra.
Darò alcuni esempi: il primo è l'occupazione della terra. L'occupazione della terra, nel nostro paese, fa parte della storia nazionale. E' diventata a tal punto patrimonio brasiliano che la legislazione l'ha incorporata allo stesso concetto di proprietà. Il MST, tuttavia, ha introdotto la novità organizzativa dell' occupazione di massa, portata con entusiasmo in ogni parte del paese, in terre produttive e improduttive, con l'incrollabile certezza della vittoria contro il latifondo e anche contro lo stesso governo. E questo tipo di occupazione sembra che sia venuta per restare. Stranamente, così come l'occupazione tranquilla e pacifica del negro dei quilombos e del contadino ha creato la legge, l'occupazione attuale, realizzata dall'intera comunità, da uomini e donne, adulti, giovani e bambini, da intere famiglie, sta aprendo un nuovo cammino all'interpretazione della legge e al suo cambiamento. In ogni caso, quel che esiste oggi di riforma agraria in Brasile, viene da queste occupazioni di terra.

Altra novità, che considero una perla rara, è il nuovo modello di produzione. "Produrre" è d'altra parte una delle parole d'ordine del Movimento. Ma questa produzione è sorta qui come l'uovo di Colombo. Si tratta dell'esperienza concreta della divisione del lavoro, radicalmente associata alla divisione del reddito. La divisione del lavoro la utilizza anche il capitalismo. Dove il capitalismo non arriva e non potrebbe arrivare è alla divisione del reddito, senza sfruttamento dei lavoratori. Questa esperienza riunisce il lavoro comunitario e cooperativista, la tecnica e la cultura di ogni regione, l'agroindustria e il coinvolgimento dell' ambiente rural-urbano.
Allo stesso tempo il MST ha cercato di trasformare l'insediamento in un luogo bello, attraente, con riforestazione, con fiori, in un luogo che trae ispirazione dalla solidarietà ma nel quale non manca l'allegria della festa, marca inconfondibile del nostro popolo. Questa, secondo me, è la forza che confonde questo governo, il quale non crede nella riforma agraria, poiché è visceralmente sedotto e dipendente dal modello europeo e soprattutto da quello statunitense, individualista, competitivo e accentratore.
Di fronte agli innumerevoli dubbi sul futuro degli insediamenti, lì c'è una prospettiva di luminosa speranza, anche se ancora nella forma di esperimento e di piccolo seme.
Un terzo punto che ha richiamato la mia attenzione in quest'intervista è quel che qui è definito con la parola 'apertura', riferendosi ad una crescente attitudine del Movimento. Qual è la sua origine? E' un'eredità della Commissione Pastorale della Terra, della Teologia della liberazione, della religiosità popolare, della Bibbia, della mistica? Certamente è una mistica. E' l'apertura che ha permesso al Movimento di rompere con l'isolamento al quale volevano condannarlo. Lo ha liberato dal settarismo di sinistra, dal dogmatismo intollerante, dalla rigida discriminazione di chi può e di chi non può farne parte. Gli ha dato un taglio, diciamo così, macroecumenico.
Questo è, secondo me, uno dei segreti del "resistere" del MST. Con i suoi 15 anni di vita ha già superato in anzianità molti altri movimenti di lotta per la terra del paese. Non ha creato infatti un gruppo di fanatici chiusi nel loro piccolo mondo. Al contrario ha abbracciato le sfide, le sofferenze e le speranze di tutto il popolo brasiliano.
Il 26 luglio del 1999 ho sentito l'emozione di partecipare, a Rio de Janeiro, alla partenza dell'ultima Marcia dei Senza Terra in direzione di Brasilia. L'obiettivo è molto più grande e profondo della sola riforma agraria. Si vuole ottenere un mutamento radicale e immediato delle strutture d'iniquità che stanno generando impoverimento ed esclusione della maggioranza del popolo brasiliano.
Secondo me quei pellegrini del MST stavano assumendo in quel momento una missione che va molto oltre il MST, la missione di rappresentare tutti i cittadini e le cittadine brasiliane che, in quest' ora di crisi senza precedenti, e allo stesso tempo pregna di un imprevedibile potenziale civico, sono in cerca di un Brasile diverso, di una nazione sovrana, al posto della colonia che ci troviamo di fronte. Ho visto quella Marcia come la grande opportunità di unificare le lotte di tante organizzazioni sociali esistenti nel nostro paese. L'opportunità di riunire tutte le forze e tessere la tanto desiderata unità di tutti coloro che reagiscono contro la gigantesca impostura, costruita da secoli in mezzo a noi, e che pensano concretamente al Brasile che vogliamo, alla patria dei nostri sogni.

Dom Tomás Balduino, presidente della CPT
Agosto 1999