L'equipe economica non crede nella Riforma Agraria

L'equipe economica non crede nella Riforma Agraria
Nuova tegola sul governo Lula: anche Frei Betto abbandona
Jornal do Brasil, 1/12/2004

BRASILIA-ADISTA. Se ne è andato in punta di piedi, silenziosamente, senza sbattere la porta. Ma l'uscita dal governo Lula di uno dei suoi uomini più prestigiosi, il teologo della Liberazione Frei Betto, consigliere speciale del presidente e uno dei principali ideatori del Progetto Fame Zero, non poteva comunque non fare rumore. Tanto più in quanto la sua rinuncia è stata preceduta da quella di altri consiglieri legati a Lula, tutti in vario modo delusi da un governo nato sotto ben altri auspici, sull'onda di una enorme speranza collettiva: un governo che sta perdendo pezzi e tutti dell'area più progressista, quella contrapposta all'équipe economica guidata dal ministro Antonio Palocci.
Dietro la decisione di Frei Betto vi sarebbero divergenze di vedute intorno al progetto "Fame Zero", il programma di inclusione sociale e lotta alla povertà che era stato presentato come fiore all'occhiello del governo Lula. Rispetto alla concezione difesa dal ministro dello sviluppo sociale e della lotta alla fame Patrus Ananias, più centrata sulla collaborazione tra poteri - governo federale, Stato e municipio - il teologo domenicano ha sempre posto l'accento sul controllo sociale delle politiche pubbliche attraverso i "comitati gestori", espressione della società civile organizzata. In un articolo dal titolo "Patrus Ananias e Fame Zero", Frei Betto ha negato che vi siano divergenze con il ministro, ammettendo solo "differenze di punti di vista con funzionari del ministero che tentavano di convincere il ministro Patrus a seppellire i comitati gestori e, pertanto, a smobilitare il controllo sociale delle politiche pubbliche", a fronte dei suoi sforzi "per motivare la società, soprattutto i suoi segmenti organizzati, ad assumere un ruolo attivo, protagonista, nella realizzazione delle politiche pubbliche". Non basta, ha ricordato il teologo, "offrire alla famiglia di basso reddito politiche compensatorie come il trasferimento di risorse finanziarie", perché il percorso dall'esclusione all'inclusione sociale sarà possibile solo nella misura in cui "l'accesso al reddito verrà consolidato da politiche strutturali, come la riforma agraria, il rafforzamento dell'agricoltura familiare, il cooperativismo, il microcredito, l'economia solidale". Il teologo domenicano si è detto comunque convinto che "i comitati gestori saranno riattivati" e che "esiste consenso sul fatto che il controllo sociale è imprescindibile": "sono certo - ha scritto - che Fame Zero, nel 2005, arriverà a beneficiare 11,4 milioni di famiglie e ad offrire loro condizioni di inclusione sociale per l'accesso al lavoro e al reddito. Nella trincea vicina, quella della società civile, pregherò e farò il tifo per il ministro Patrus Ananias e per il successo del governo Lula".
Di sicuro, annunciando la sua uscita dal governo, Frei Betto ha usato i toni più morbidi: "ho detto a Lula che, dopo due anni passati a Brasilia, ho bisogno di tempo per prendermi cura della mia vita e dei miei libri". Il teologo, che lascerà il governo alla fine dell'anno, ha precisato di non aver mai fatto parte del Pt (Partito dei lavoratori), ma di essere amico di Lula "da tutta una vita", e ha aggiunto che avrebbe smesso di fare il consigliere del governo, continuando però a fare il "consigliere personale" del suo amico. La stessa strada seguita da Ricardo Kotscho, incaricato di gestire i rapporti con la stampa, anche lui dimissionario "illustre": continuerà da San Paolo - ha assicurato - ad aiutare comunque il presidente.

Chi se ne va e chi è mandato via
Ma non tutte le uscite sono volontarie: l'economista Carlos Lessa è stato infatti sostituito alla presidenza del Bndes (Banca nazionale di sviluppo economico e sociale) in seguito alle critiche da lui rivolte alla politica economica seguita da Palocci e dalla sua équipe. Commentando, in una lettera di "ringraziamento per l'appoggio popolare", la sua sostituzione (ha preso il suo posto Guido Mantega, finora ministro della Programmazione), Lessa non ha avuto parole di rimprovero per Lula, attribuendo la responsabilità della sua rimozione ad "una astuta manovra dell'élite per frustrare i sogni popolari". Quell'élite che "ha conquistato l'indipendenza, ma ha mantenuto la schiavitù. Che poi ha abolito la schiavitù, ma nella maniera peggiore, senza riforma agraria, scuola pubblica, garanzie per i lavoratori. Che ha creato una Repubblica in cui le oligarchie sono al comando e il popolo è sottomesso (.). Che ha sostenuto il regime autoritario finché le ha fatto comodo. Che è diventata democratica per convenienza. (.) Che, dietro l'etichetta della dittatura o della democrazia, usa spudoratamente lo Stato per i suoi interessi". Contro questa élite, Lessa ribadisce le sue convinzioni: "considero la sovranità e la robustezza della nazione la pre-condizione fondamentale per la soluzione del problema sociale. Ciò richiede il primato degli interessi nazionali sugli altri interessi": il controllo nazionale sulla produzione di vaccini, medicine, sementi, stock di alimenti, equipaggiamenti per le forze armate, affinché "possano realmente garantire che l'Amazzonia continui ad essere dei nostri figli e nipoti".

La carica dei 300 economisti
Anche tra chi rimane, in realtà, non mancano le critiche: quelle, per esempio, di Bernardo Kucinsky - consigliere del ministro per la comunicazione Luiz Gushiken - il quale ha rimproverato al governo di non rispettare le promesse fatte: "Il Brasile - ha detto - è al servizio del capitale finanziario e noi non riusciamo a superare questa situazione". Sul banco degli imputati c'è sempre lui: Antonio Palocci, l'anima neoliberista del governo Lula. Contro la politica economica da lui diretta, già nel giugno del 2003 più di trecento economisti brasiliani avevano diffuso un manifesto in cui denunciavano l'aggravarsi della crisi sociale a causa della politica macroeconomica ereditata dal governo precedente. Passato quasi un altro anno e mezzo, quel gruppo di economisti è tornato ad analizzare la congiuntura economica e ad indicare le prospettive future. Con una conclusione ben poco incoraggiante: "che la situazione sociale si è aggravata in modo inequivocabile e che il leggero accenno di crescita registratosi quest'anno non cambia il carattere escludente della politica economica", né riduce la vulnerabilità esterna del Paese. Secondo il nuovo manifesto degli economisti, significativamente intitolato "E nulla è cambiato", "il desiderio di cambiamento espresso chiaramente dal popolo nelle elezioni del 2002 è stato usurpato dallo stesso potere economico, che vuole mantenere ad ogni costo i suoi privilegi". È a questo potere che gli economisti oppongono il loro progetto nazionale di sviluppo, fondato sulla riduzione della vulnerabilità esterna e sulla promozione dell'occupazione, attraverso una serie di misure immediate destinate ad aumentare gli investimenti nell'area sociale e a promuovere la creazione di posti di lavoro.