Manifesto degli economisti. E nulla e' cambiato

Manifesto degli economisti
E nulla è cambiato

Manifesto dos Economistas: "E nada mudou"
24 Novembre 2004

Per una política economica orientata ad un progetto nazionale di sviluppo, con la priorità della creazione di posti di lavoro e della riduzione delle disuguaglianze sociali

Nel giugno del 2003, un gruppo di più di 300 economisti brasiliani divulgò un manifesto nel quale avvertiva dell'aggravarsi della crisi sociale, dovuta all'approfondimento, da parte del governo Lula, della politica macroeconomica ereditata dal precedente governo.
Indicammo come alternativa un programma in sette punti che configurava un impegno all'adozione di una politica di promozione del lavoro, in un contesto di ripresa dello sviluppo e di realizzazione della democrazia sociale.
Passato più di un anno, un gruppo iniziale di circa trenta economisti che avevano firmato o aderito a quel Manifesto si è nuovamente riunito per fare una valutazione della congiuntura economica, in considerazione delle nostre precedenti proposte e delle prospettive che si presentano alla società brasiliana. La nostra conclusione, arricchita dai suggerimenti di altri economisti che firmano il presente documento, è che la situazione sociale si è inequivocabilmente aggravata, e che il leggero soffio di crescita verificatosi quest'anno non cambia il carattere di esclusione e di impoverimento della politica economica. Ossia, continuiamo nella direzione errata, ma esiste una alternativa.
La adozione da parte del governo Lula della stesa politica economica adottata durante il secondo mandato di Cardoso - e con l'obiettivo di mantenere il modello economico inaugurato da Collor - dimostra che il desiderio di cambiamento, espresso chiaramente dal popolo nelle elezioni del 2002, è stato usurpato dallo stesso potere economico che vuole mantenere ad ogni costo i propri privilegi.
È nostra convinzione che, nonostante l'aggravamento della crisi sociale, non ci siano segnali di cambiamento della attuale politica economica. Al contrario, il governo ha affermato di non voler cambiare. Pertanto è nostro dovere di cittadini insistere nel denunciare che questa politica economica non risponde agli interessi della maggioranza e che continuerà, ancora di più, ad aumentare i problemi sociali. La presunta stabilità macroeconomica sostenuta con politiche restrittive, monetaria e fiscale, avviene a danno della stabilità sociale. Disoccupazione e sottoccupazione nelle principali regioni metropolitane raggiungono un quarto della popolazione attiva, cosa che significa la più grande crisi sociale della nostra storia, portando ad una impennata della emarginazione sociale, della criminalità e della insicurezza.
I segnali di modesta crescita economica di quest'anno non devono illudere nessuno:

  1. La base di confronto utilizzata è quella del 2003, anno in cui ci fu una caduta della produzione.
  2. La crescita rilevata si concentra nelle aree della esportazione e dei beni di consumo duraturi, mentre i settori produttori di beni non duraturi, dove si concentra il consumo di massa, presenta un andamento differente, con alcuni segmenti in ristagno, o addirittura in caduta.
  3. La crescita accertata effettivamente è ancora molto bassa per avere un qualsiasi effetto rilevante sulla creazione di posti di lavoro.
  4. Il reddito di lavoro scende sensibilmente per il quinto anno consecutivo.
  5. Questa crescita non riduce la vulnerabilità del paese, che, al contrario, tende ad aggravarsi di fronte all'elevato livello di indebitamento con l'estero, alle basse riserve internazionali, alla crescente denazionalizzazione (compresa quella delle infrastrutture) e alla regressione del sistema nazionale dell'innovazione.

La politica economica del governo intrappola la società brasiliana in una situazione nella quale qualsiasi minaccia o ricatto, esterni o interni, vengono affrontati con provvedimenti monetari e fiscali di tipo restrittivo, che aggravano la crisi sociale (...).
La società brasiliana deve essere consapevole che la attuale politica economica non è capace di tiraci fuori da questa crisi e, in verità, tende ad aggravarla. La società brasiliana deve essere consapevole che c'è una alternativa. È con questo doppio proposito che stiamo divulgando questo nuovo Manifesto.
Gli assi portanti della ripresa di un progetto nazionale di sviluppo sono la riduzione della vulnerabilità esterna e la promozione del lavoro.
In tal senso si propongono i seguenti provvedimenti immediati:

  • Ridurre drasticamente l'attuale tasso di interesse (...);
  • Stabilire meccanismi di controllo nel flusso di entrata e uscita dei capitali esteri (...);
  • Interrompere l'accaparramento di risorse dal settore pubblico(...);
  • Realizzare una riforma fiscale che dia priorità agli investimenti nella economia interna e nei programmi sociali e includa un sistema progressivo di tassazione, capace di accelerare la distribuzione del reddito e di conseguenza la crescita sostenuta delle opportunità di lavoro;
  • Realizzare un'attività di monitoraggio finanziario e sociale del debito estero, per dare trasparenza e giustizia al processo di indebitamento e per rendere efficace il controllo democratico (...);
  • Utilizzare le risorse pubbliche, ora immobilizzate nell'attivo di bilancio, in programmi di spesa pubblica, votati tanto all'espansione e al miglioramento dei servizi pubblici primari, come istruzione, salute, abitazioni popolari, quanto agli investimenti per infrastrutture e appoggio ad agricoltura familiare, riforma agraria ed economia solidale.

Questo è un programma che cerca di andare alle radici della nostra crisi per trovare gli elementi per superarla. In verità, con questo programma, non stiamo proponendo nulla di straordinario in campo politico. Con il cambiamento della politica fiscale e monetaria si vogliono aumentare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro. La logica delle nostre proposte si basa sulla difesa della priorità della distribuzione di reddito e di ricchezza, e su soluzioni democratiche ai gravi problemi che la grande maggioranza del nostro popolo affronta.

Dal punto di vista politico, è importantissimo che il popolo brasiliano veda assicurato il diritto, garantito dalla Costituzione, di decidere attraverso plebisciti e/o consultazioni popolari su tutti i temi che coinvolgono l'intera società, come gli accordi internazionali dell'ALCA, dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, tra Mercosul e UE, o, fra gli altri, quelli sui transgenici. Per questo aderiamo all'iniziativa di OAB, CNBB e MST di avviare una campagna per la regolamentazione del diritto all'esercizio del plebiscito da parte del popolo, dal quale scaturisce tutto il potere.
Vogliamo che ogni cittadino brasiliano abbia la possibilità di trovare un lavoro remunerato, l'accesso democratico a tutti i livelli di scolarizzazione e la dovuta tutela della salute. È un diritto fondamentale, repubblicano, della cittadinanza. Noi non ci conformiamo al fatto che, per migliaia di giovani nelle nostre periferie metropolitane la prospettiva più allettante di sopravvivenza sia la lusinga del narcotraffico. Non accettiamo che il problema della sicurezza nelle nostre città sia irrisolvibile. Non accettiamo il permanente trasferimento di ricchezze verso il settore finanziario e verso i finanzieri. Non vogliamo più che gli orientamenti del paese siano determinati da una congiuntura internazionale volatile, sia nel sistema finanziario, sia nel sistema mondiale di commercio. Siamo convinti che, attraverso una nuova economia, sarà possibile strutturare un nuovo ordine sociale e stabilire una traiettoria di sviluppo.
L'attuale politica economica è coerente con il mantenimento dei privilegi della parte più ricca della popolazione, dei settori finanziari e di quelli diretti alla esportazione. La nostra proposta di politica economica è differente. Si inserisce in un Progetto Nazionale di Sviluppo, volto a garantire gli interessi di coloro che dipendono dal proprio lavoro, della stragrande maggioranza del popolo brasiliano.
Il popolo brasiliano, più di una volta, ha dato dimostrazione, nella nostra storia politica, della sua capacità di mobilitazione e di lotta per i cambiamenti, per rispondere agli interessi nazionali, democratici e popolari. Aspettiamo che il popolo prenda coscienza della necessità di mobilitarsi, ancora una volta, per lottare contro le politiche neoliberiste e per la costruzione di un ordine sociale più giusto.
La politica è lo strumento adeguato per la trasformazione politica e sociale. Ed è fondamentale per il progresso democratico che ci sia un'ampia circolazione di idee e che la stampa svolga il suo compito di informare, senza cadere nella tentazione totalitaria del pensiero unico. Da parte nostra, continueremo ad esercitare il nostro dovere di criticare e proporre alternative.

22 novembre 2004.