Frei Betto: Il Grido degli esclusi 1999

Che significato aveva il
Grido degli esclusi
del 7 settembre?

Frei Betto
"Brasile: un figlio tuo non fugge dalla lotta".
È stato lo slogan del Grido degli esclusi, nel giorno 7 settembre, convocato dalle pastorali sociali della Conferenza dei vescovi insieme ad altre entità popolari, tra le quali la CUT, il MST, la CMP e la CONTAG.

"Mutirão" nazionale di protesta contro la mancanza di politiche sociali e di denuncia del modello economico escludente adottato dal governo FHC, il 5° Grido ha avuto come simbolo un libretto di lavoro per esprimere il desiderio di una politica che combatta la disoccupazione e di una società nella quale lavoro e dignità non siano privilegi.
Nel Grido si è manifestata la delusione di fronte al nuovo pacchetto di cosiddette misure sociali, che promette di investire, nel prossimo anno, 33 miliardi di reais (un real corrisponde a circa 1100 lire) in sanità, educazione ecc. mentre i creditori riceveranno per interessi sul debito federale 69 miliardi!

Secondo l'istituto di ricerca Ipea, 85 milioni di brasiliani vivono al di sotto della soglia di povertà, ossia con un reddito mensile inferiore a 132 reais. Dati ufficiali indicano che il 28,7% dei brasiliani vivono con meno di un dollaro al giorno e più di 3.2 milioni di lavoratori sono costretti a svolgere più di una attività remunerata, a causa dei bassi salari. Tra i 18.5 milioni di pensionati, 11 milioni riscuotono appena un salario minimo al mese e 5.2 milioni continuano a stare nel mercato del lavoro perché la pensione che ricevono è sempre più bassa. I disoccupati sono 8 milioni , 1.8 milioni nella sola regione metropolitana di San Paolo.

Circa 3 milioni di bambini, minori di 14 anni, lavorano. Un bambino che nasce oggi in Brasile ha il 30 % di possibilità di non essere registrato, il 21% di probabilità di avere genitori analfabeti, e solo il 7% di vivere in una famiglia con un reddito mensile superiore a 20 salari minimi (dati Unicef).

Nel suo rapporto del 1999 sul progresso delle nazioni, l'Unicef rivela che il Brasile è il 4° paese al mondo per incidenza della tubercolosi, con circa 85.000 casi all'anno. Il rapporto si sofferma inoltre sul fatto che per ogni 100 dollari di ricchezza prodotta in questo paese, 24 dollari servono a pagare i debiti con i creditori internazionali.

José Márcio Camargo, economista della PUC di Rio, osserva, facendo riferimento a dati della Banca Mondiale, che il 60% delle risorse pubbliche utilizzate in area sociale finiscono per beneficiare la metà più ricca della popolazione brasiliana. Il più importante "programma sociale" del governo FHC è pagare le pensioni, che consumano la metà di quel 21% del bilancio destinato all'area sociale.
Ora il governo ha deciso di tagliare ancora le spese per i pensionati conficcando il coltello nelle tasche e nei diritti dei più poveri tra loro. Restano intoccabili i militari e i loro discendenti, come i grandi imbroglioni dell'Istituto della Previdenza (INSS). Il 20% più povero della popolazione accede soltanto al 7% del denaro destinato alle pensioni.

L'esclusione è la principale caratteristica della storia del Brasile. Tutti sono uguali davanti alla legge, eccetto quelli che non sono uguali a tutti.
Questa minoranza - banchieri che si arricchiscono con il denaro pubblico, imprenditori che imbrogliano, latifondisti che non pagano i debiti, giudici corrotti, politici che non hanno principi, ma solo propri interessi - non sopporta l'idea della inclusione, perché li fa pensare alla distribuzione del reddito, ai diritti sociali, alla riforma agraria, alla democratizzazione del potere.

Questa élite miope invia ceste di alimenti a chi desidera una salario degno; polizia a chi aspira all'accesso alla terra: il circo televisivo a chi brama pane per il corpo e cultura per lo spirito, pacchetti semestrali a chi aspira alla giustizia sociale. I classici brasiliani, come Sérgio Buarque de Hollanda e Gilberto Freyre, hanno abbondantemente trattato del paternalismo di questa "casa-grande" che mal dissimula la propria vocazione schiavista, il sua razziamo, la sua prepotenza, di fronte ad una nazione di disgraziati, che vorrebbe mantenere in una condizione di vassallaggio, sottomessa, mendicante. Provoca orrore vedere la plebe che reagisce, si organizza, rivendica diritti e cittadinanza.
La marcia dei latifondisti scrocconi, in agosto, ha avuto un grande spazio nei media. La marcia dei senza-terra, che dalla fine di luglio camminano da Rio a Brasilia, passa sotto silenzio, è censurata nei notiziari. L'esclusione civica si somma a quella economica.

Il grido dell'imperatore non è stato sufficiente per fare del Brasile una nazione indipendente. Il Grido degli esclusi ha espresso un segnale di questi 85 milioni di brasiliani che aspirano appena all'essenziale: un piatto di cibo ogni giorno, sanità, educazione, terra, casa, lavoro.
Commemorare i 500 anni della scoperta del Brasile, senza che la maggior parte dei cittadini abbia accesso a questi diritti elementari, è cantare "tanti auguri" durante una veglia funebre o lanciare fuochi d'artificio in un paese di cechi e sordi.