Dom Balduino, Popolo di Dio in marcia

Popolo di Dio in marcia
Dom Tomás Balduíno*,
da Adital del 3 maggio 2005

Migliaia di persone, uomini e donne, bambini, giovani, adulti e anziani, tutti uniti in una grande camminata. Perché? Per dire al governo e alla società che la Riforma Agraria è una necessità, deve essere fatta, non si può più rinviare la sua realizzazione. Per mostrare a tutti e a tutte che la concentrazione della terra, attraverso i latifondi, deve finire. E che l'agrobusiness è predatore dei beni naturali, inquinatore dell'ambiente e causa dell'esodo rurale, con conseguente aumento della disoccupazione. Dove passa l'agrobusiness, resta uno strascico sempre più profondo di violenza contro i lavoratori e di violazione dei diritti umani.

Mentre i piedi camminano, già stanchi per una lunga giornata, piena di ostacoli, la mente e il cuore si vanno aprendo, comprendendo le cause che provocano tanta sofferenza per i piccoli. Così gli occhi cominciano a intravvedere all'orizzonte una nuova terra di condivisione e abbondanza, dove c'è posto per tutti, dove tutti ottengono con allegria il pane quotidiano, e dove la stanchezza si trasforma in allegria.

Anche questa marcia lascerà uno strascico molto chiaro e profondo nella storia del popolo brasiliano. Il segno della dignità di coloro che, anche essendo stati esclusi dal banchetto preparato per tutti, non si lasciano abbattere e lottano per conquistare lo spazio che è loro e dal quale sono stati espulsi. È il segno della fede di chi sa che questa lotta sta costruendo una nuova terra.

Questa marcia mi fa ricordare di quell'altra grande marcia di cui si parla nel libro sacro, la Bibbia. Il Popolo di Dio, che riuscì a liberarsi dalla schiavitù del Faraone in Egitto, dopo aver attraversato il mar Rosso, si pone in marcia per la conquista della Terra Promessa. Sono stati 40 lunghi anni di camminata attraverso il deserto, soffrendo fame e sete. Affrontando discordie interne. Con la tentazione di cercare e adorare altri dei che gli promettessero risposte più facili e gli offrissero soluzioni, senza dover affrontare difficoltà. Anche di fronte a situazioni così avverse, il popolo continuò a camminare. Fu in questa lunga camminata che si andò forgiando l'identità e l'unità di questo popolo, che riuscì così ad unire le energie per conquistare, finalmente una terra, la terra che il Signore gli aveva promesso, una terra in cui scorre latte e miele.

La camminata che questa moltitudine fa ora da Goiânia a Brasília vuole anch'essa conquistare la terra. E va a prendere d'assalto il potere centrale, che si ostina nel matenere intatte le strutture arcaiche e ingiuste sulle quali si è fondata la società brasiliana, che mantiene i privilegi, molte volte illegali di alcuni pochi, a danno della grande maggioranza del popolo, che preferisce impiegare le risorse del popolo per pagare gli interessi di un debito che non si sa con certezza come si è formato, invece di indirizzarle a rispondere alle necessità elementari dei cittadini.

I marciatori, nell'andare a Brasilia, vogliono svegliare il presidente Lula, che pur avendo garantito che la Riforma Agraria è una delle priorità del suo governo, non riesce a fare passi concreti e significativi in questa direzione. Vogliono scuotere il Congresso dove si annidano, non i difensori del popolo, ma i negoziatori dei gruppi potenti e delle elite, che mantengono e ampliano i privilegi sui quali si accomodano anche oggi. Vogliono tentare di aprire gli occhi del Potere Giudiziario, la cui cecità è emblematica. E' realmente cieco di fronte alle legittime rivendicazioni dei piccoli alla terra, al cibo, al lavoro, alla casa, alla salute, all'educazione, ma vede con nitidezza il 'diritto' dei potenti, soprattutto il diritto alla proprietà senza riserve e senza limiti. Questa massa umana occuperà il Planalto Centrale per mostrare a tutti che esiste, che sta in piedi, che non si spaventa di fronte agli incerti e agli sgambetti che i grandi gli preparano.

Come il popolo di Dio conquistò la Terra Promessa, questo popolo in marcia vuol conquistare oltre alla terra per lavorare e produrre, la terra della coscienza dei brasiliani e delle brasiliane perché si uniscano alla lotta che porti tutti a ottenere una vita dignitosa.

* Vescovo emerito di Goiás. Presidente della Comissione Pastorale della Terra