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Leonardo Boff: il segnale che un'altra umanità vuole emergere
"Che il Movimento dei Senza Terra lotta per la riforma agraria lo sanno tutti. Che per esso la Terra non è soltanto, come vuole la cultura capitalista, un mezzo di produzione, ma è molto di più, è la nostra Casa Comune, è viva, e noi siamo i suoi figli e le sue figlie, e abbiamo la missione di prendercene cura e di liberarla da un sistema sociale consumista che la devasta, questo è sorprendente. Questo è il loro sogno più grande, l'espressione del nuovo paradigma emergente di civiltà. (...)
Giorni fa, io e la mia compagna Márcia (...) abbiamo potuto partecipare alla marcia da Goiânia a Brasilia. Due giorni di convivenza con quei 12.272 marciatori. C'è bisogno di un grande accumulo di coscienza solidale, di disciplina e di senso del bene comune per far funzionare un tale processo popolare con più perfezione di una scuola di samba carioca. Senza parlare dei pasti puntualissimi, del montaggio e smontaggio delle tende, dell'acqua potabile abbondante e del servizio sanitario, la preoccupazione ecologica era quasi ossessiva. Se qualcuno, il giorno successivo, avesse cercato il luogo in cui si erano accampati i senza terra, non l'avrebbe trovato, perché la pulizia era tanto minuziosa che neppure un pezzetto di carta si lasciavano dietro.
Tra gli obiettivi dichiarati della marcia, oltre alla riforma agraria e alla discussione di un progetto popolare per il Brasile, c'era quello di 'sviluppare attività di solidarietà per rafforzare la lotta e i sogni del popolo'. (...) La marcia si è proposta di 'riscattare e promuovere la cultura brasiliana tramite canzoni, poesie, teatro e altre manifestazioni popolari tipiche'. (...) Se il sistema ci stordisce, con tutti i mezzi, con parole come 'accumulazione, consumo, ricchezza, piacere', qui quello che più si ascoltava era 'solidarietà, cooperazione, giustizia, uomo e donna nuovi, nuova terra'. Chi si trova sulla strada migliore? Riflettevo: di sicuro Marx, Lenin e Mao non hanno mai pensato a un tipo di rivoluzione che operasse una sintesi tanto felice tra lotta e studio, cammino e festa. Un movimento che incorpora poesia e musica sarà invincibile. Il Mst ci segnala che un'altra umanità vuole emergere".
Marcelo Barros: un'aggressione che ferisce l'anima
"All'inizio della grande marcia verso il Congresso, il 17 maggio, uno dei compagni della direzione nazionale mi ha invitato alla testa del corteo, a tenere con loro lo striscione di apertura. Era emozionante vedere la moltitudine che applaudiva, la pioggia di coriandoli dagli edifici. Era commovente vedere l'organizzazione e la disciplina dei compagni (...). Nella piazza antistante all'ambasciata nordamericana, come sempre chiusa e superprotetta da centinaia di soldati, i manifestanti hanno lasciato dell'immondizia, per simboleggiare ciò che l'imperialismo nordamericano impone al mondo. Arrivando al Palazzo del Planalto (...), all'improvviso, noi che eravamo in testa abbiamo visto dei soldati venire contro di noi. Non c'è stato tempo per fare nulla. Di fianco a me, i compagni non sono indietreggiati. Soldati armati contro di noi, disarmati. Alcuni lavoratori avevano falci e coltelli. Nessuno ha brandito questi strumenti. Abbiamo continuato a tenere lo striscione. Malgrado spinte e aggressioni, siamo riusciti a far proseguire la marcia. Ho subìto sulla spalla sinistra la gomitata di un soldato, ma, nonostante il dolore che ancora sento, quello che mi ha fatto più male è stata l'insensibilità di uomini che dovrebbero difendere il popolo e non aggredire cittadini organizzati che lottano pacificamente per i loro diritti. (...) Dopo un'ora abbiamo ripreso la marcia per il Congresso Nazionale. Lì è avvenuto il conflitto più grave. La polizia statale cercava un pretesto per attaccare. Voleva a qualunque costo creare un incidente che i giornali del giorno dopo potessero riportare. Così, non potendo aspettare oltre, una macchina della polizia ha investito la moltitudine (...). Questa aggressione ferisce l'anima: vedere la polizia aggredire il suo stesso popolo, come manifestazione di una lotta di classe che secondo alcuni è superata o cambiata nei suoi tratti. Mentre non lo è". (Testo Integrale)
Frei Betto: lontano dalla terra non c'è salvezza
"La marcia non punta alla terra promessa, come quella degli ebrei descritta nell'Antico Testamento. Vuole solo una porzione della terra promessa dal governo Lula.
(...) La cosa più grave è che il governo federale non mostra la volontà politica di concretizzare la riforma agraria. Dei 3,4 miliardi di reais previsti quest'anno nel bilancio del Ministero per lo Sviluppo Agrario, il Ministero dell'Economia ha tagliato 2 miliardi per fare cassa (...). Ci sono state proteste, anche da parte del ministro Rossetto, che hanno obbligato il ministro Palocci a restituire 400 milioni della quantità trattenuta. Ma se la riforma agraria sarà realmente una priorità del governo Lula, il miliardo e 600 milioni di reais restanti devono essere restituiti in breve al Ministero dello sviluppo agrario (...).
Tutte le statistiche dimostrano che l'attività rurale è quella che dà più lavoro in Brasile. E noi conviviamo con un allarmante indice di disoccupazione. Fare la riforma agraria - una rivendicazione vecchia di 150 anni - significa invertire l'esodo verso le città, ridurre il numero di favelas, diminuire la disuguaglianza sociale e, di conseguenza, la violenza urbana. In questo paese di 800 milioni di ettari coltivabili, non è certo la terra che manca.
(...) Uno dei maggiori ostacoli alla riforma agraria è il Congresso Nazionale, un covo di difensori del latifondo. Basta dire che, ad oggi, non ha approvato la proposta del governo di esproprio sommario delle fazendas in cui ci sia lavoro schiavo. (...)
La riforma agraria è, teoricamente, la 'priorità delle priorità' del governo Lula (...). Così come il presidente ha ammesso che il drago dell'inflazione non può essere affrontato solo con la frusta degli alti interessi, che fa male ai lombi della nazione, è ora che il governo dia risalto al Piano Nazionale di Riforma Agraria e, almeno, realizzi gli insediamenti annunciati nei due primi anni di gestione.
Un governo che ha avuto coraggio sufficiente per omologare la riserva indigena di Raposa Serra do Sol, in Roraima, non merita di arrivare alle elezioni del 2006 con una semplice riverniciatura fondiaria, mentre migliaia di famiglie restano accampate ai bordi delle strade perché sanno che lontano dalla terra non c'è salvezza. Che non possono più, come fece la famiglia del presidente, salire su un camion e viaggiare nella speranza di ottenere lavoro nell'Eldorado paulista. Resta solo la possibilità di lottare per la terra che hanno perduto".
Dom Tomás Balduíno: verso una nuova terra di condivisione e di abbondanza
"Mentre i piedi camminano, già stanchi per una lunga giornata, piena di ostacoli, la mente e il cuore si vanno aprendo, comprendendo le cause che provocano tanta sofferenza ai piccoli. Così gli occhi cominciano a intravedere all'orizzonte una nuova terra di condivisione e abbondanza, dove c'è posto per tutti, dove tutti ottengono con gioia il pane quotidiano, e dove la stanchezza si trasforma in allegria.
Anche questa marcia lascerà una traccia molto chiara e profonda nella storia del popolo brasiliano. Il segno della dignità di coloro che, anche essendo stati esclusi dal banchetto preparato per tutti, non si lasciano abbattere e lottano per conquistare lo spazio che è loro e dal quale sono stati espulsi. È il segno della fede di chi sa che questa lotta sta costruendo una nuova terra. (...)
I marciatori, andando a Brasilia, vogliono sollecitare il presidente Lula, che, pur avendo garantito che la Riforma Agraria è una delle priorità del suo governo, non riesce a fare passi concreti e significativi in questa direzione. Vogliono scuotere il Congresso, dove si annidano non i difensori del popolo, ma i negoziatori dei gruppi di potere e delle élite, che mantengono e ampliano i privilegi sui quali si accomodano anche oggi. Vogliono tentare di aprire gli occhi del potere giudiziario, che è realmente cieco di fronte alle legittime rivendicazioni dei piccoli riguardo al diritto alla terra, al cibo, al lavoro, alla casa, alla salute, all'educazione, ma vede con nitidezza il 'diritto' dei potenti, soprattutto il diritto alla proprietà senza riserve e senza limiti. (...)
Come il popolo di Dio conquistò la Terra Promessa, questo popolo in marcia vuol conquistare, oltre alla terra per lavorare e produrre, la terra della coscienza dei brasiliani e delle brasiliane, perché si uniscano alla lotta per una vita dignitosa per tutti".
Dom Demetrio Valentini: i diritti non si concedono, si conquistano
"La marcia diventa simbolo di esercizio responsabile della cittadinanza. Essa ci convoca per porre anche noi in cammino, alla ricerca di un progetto di Paese che contempli i diritti fondamentali di tutti, e che renda possibile la partecipazione dei diversi segmenti sociali in costruzione. Ciascuno di questi segmenti deve prendere il suo posto, nella marcia permanente della cittadinanza. (...) Per l'eroismo e per la disciplina che la marcia implica, essa ricorda altri eventi che la storia maggiore registra, soprattutto la lunga marcia del popolo di Israele. La volontà di uscire dalla schiavitù ha dato il coraggio di attraversare il lungo deserto, con tutti gli ostacoli che esso presentava. Prima di partire, avevano cercato con insistenza il faraone, nella speranza di ottenere la libertà come concessione del potere. Finché non si resero conto che la liberazione poteva essere solo frutto della loro azione, cosciente e organizzata. Allora, voltarono le spalle al potere stabilito e si misero in marcia, nella speranza rinnovata di arrivare alla terra dei loro sogni. La lezione continua ad essere valida. Non sarà mai il potere stabilito a concedere i diritti ai cittadini. Sono loro che devono conquistarli, ponendo la struttura dello Stato a servizio delle vere aspirazioni del popolo. Ma per questo è necessario avere coscienza, decisione, persistenza e articolazione politica. Questo è il difficile deserto che la cittadinanza deve attraversare continuamente. La marcia ci dice che è possibile arrivare al traguardo, se ci poniamo nella giusta direzione con lucidità e convinzione.
Dom Luciano Mendes de Almeida: la povertà rurale pesa sulla coscienza di tutti
La causa del Mst è legata alla coscienza della propria dignità di cittadini e ai diritti e doveri che ne derivano. L'obiettivo più concreto è quello di un'adeguata riforma agraria che assicuri a milioni di brasiliani di vivere e lavorare la terra. Secondo la Costituzione del 1988, è necessario che la terra compia la sua funzione sociale, con l'utilizzo di grandi proprietà improduttive, di terre pubbliche e di altre usate solo per la speculazione immobiliare.
Vari fattori aggravano la situazione:
a) la povertà rurale è cresciuta con la diminuzione dell'appoggio dello Stato alla piccola agricoltura: negli ultimi 15 anni sono sparite più di 900mila proprietà con meno di cento ettari;
b) la proprietà della terra è ancora più concentrata, essendo aumentato il numero di fazendas con più di 2mila ettari;
c) si è aggravata la crisi sociale a causa della disoccupazione nelle città e alla mancanza di opportunità nei campi: 4,5 milioni di famiglie attendono oggi una giusta riforma agraria;
d) la nascita di grandi proprietà modernizzate, orientate prioritariamente all'esportazione, porta a privilegiare il lucro delle imprese a danno delle esigenze sociali e della natura (...). La questione agraria non risolta pesa sulla coscienza dei nostri governanti e di tutta la società brasiliana.
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