MST: Ieri e oggi Movimento Sem Terra
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Marcia attraverso il Brasile

Andiamo a Brasilia per parlare con il popolo.
Un giorno si ribellerà come ha già fatto tante volte
João Pedro Stedile

Folha de S. Paulo
Sexta-feira, 06 de Agosto de 1999
Perché stiamo marciando verso Brasilia? Il 26 luglio siamo usciti molto presto dalla stadio Caio Martins a Niteroi. Abbiamo attraversato in barca la baia di Guanabara. Ci siamo fermati due ore di fronte alla sede della Petrobras a Rio dove con più di 5.000 persone abbiamo manifestato a favore della difesa delle imprese statali strategiche.
Siamo militanti sociali dei più diversi movimenti e organizzazioni del popolo brasiliano. Siamo sindacalisti, senza-terra, piccoli agricoltori, casalinghe, studenti, agenti di pastorale, indios, neri e bianchi, giovani e adulti.
Ci siamo uniti intorno alla CUT (Centrale Unica dei Lavoratori), al MST (Movimento dei Lavoratori Agricoli Senza Terra), alla CMP (Centrale dei Movimenti Popolari), alla MPA (Movimento dei Piccoli Agricoltori), al Movimento delle donne contadine e alle pastorali sociali della chiesa per organizzare questa marcia che percorrerà 1580 chilometri e deve arrivare a Brasilia a metà ottobre. Questa nostra iniziativa, che ci costa un immenso sacrificio (notti in cui si dorme male, alimentazione precaria, lunghe camminate), vuole soltanto richiamare l'attenzione del popolo brasiliano sulla gravità della crisi economica e sociale che il nostro paese sta vivendo.

Il governo di Fernando Henrique Cardoso, durante gli ultimi cinque anni, dall'alto della sua onnipotenza e arroganza, ha applicato una politica economica strettamente legata ai dettami del capitale internazionale e dei suoi organismi (FMI, Banca Mondiale ecc.). Ha aperto il mercato, ha elevato i tassi di interesse ai livelli più alti del mondo, ha denazionalizzato la nostra industria, ha privatizzato imprese strategiche al prezzo delle banane e, con procedimenti scandalosi, ha rottamato i servizi pubblici di base, ha consegnato le nostre strade al capitale.
Qual è il risultato? La concentrazione del reddito e delle ricchezza è aumentata. Non si è mai vista tanta povertà nel paese (al punto da diventare tema demagogico dei candidati); abbiamo il numero più alto di disoccupati nella storia del Brasile, la agricoltura è marginalizzata, le piccole e le medie imprese vanno in rovina. E i conti nazionali peggiorano. Il debito interno è triplicato. Abbiamo pagato 150 miliardi di dollari all'estero, ma il debito estero è balzato dai 100 miliardi ai 220 miliardi di dollari. Tutto è stato giustificato con la ricerca dell'equilibrio dei conti pubblici, ma, nei primi cinque mesi di quest'anno, il governo ha consumato 50 miliardi di Reais soltanto per gli oneri finanziari del debito. Pensate quante cose si sarebbero potute fare con questo denaro impiegato nella riattivazione dell'economia, in cinque mesi. Ma il governo continua con il suo atteggiamento imperiale, si sente padrone della verità. Nessun campanello d'allarme lo turba.

Reclamare per l'esistenza del pedaggio era cosa da persone arretrate. È stato necessario che i camionisti si unissero e bloccassero il trasporto delle merci (in appena tre giorni) perché il governo se ne occupasse. Si accorgono nel caos del trasporto pubblico soltanto quando gli autisti danno fuoco a qualche autobus. Si ricordano del clima di marginalità sociale delle grandi città quando si moltiplicano le rivolte nella Febem.
Ma i temi favoriti delle élite continuano ad essere gli stessi: quanto dare di sussidio alla Ford, alla General Motors ecc.?
Come nascondere gli imbrogli che la Commissione Parlamentare di Inchiesta minaccia di rivelare? Come nascondere che le banche non pagano le tasse e che le grandi fortune pagano meno dei salariati?

Il Brasile è alienato, ma lacerato. È alienato e inerte, grazie al potente monopolio dei mezzi di comunicazione, sempre servile davanti al potere, che droga il popolo con propaganda e illusioni. In qualsiasi paese del mondo in cui esistesse un po' di democrazia nella stampa, lo spreco di 50 miliardi di Reais delle casse pubbliche in interessi sarebbe un titolo da prima pagina. Uno scandalo. Il fatto che le grandi banche abbiano lucrato 7,4 miliardi di reais in un mese è una provocazione di fronte alla miseria del popolo.

Noi marciamo per denunciare di fronte alla popolazione la gravità della situazione e l'irresponsabilità del governo. Le élite brasiliane hanno definitivamente perso ogni ritegno. Marceremo discutendo, raccogliendo firme perché venga convocata una Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla Telebras. Il governo ha qualche cosa da nascondere per essere contrario a questa commissione?
Discuteremo soprattutto con il popolo: diremo che ci sono vie di uscita, che il nostro paese ha enormi potenzialità. Abbiamo risorse naturali, un parco industriale funzionante, la maggiore area coltivabile del mondo, conoscenze scientifiche e tecnologia. Abbiamo un popolo giovane che ha voglia di lavorare.
...È necessario che il popolo si unisca per discutere un programma di emergenza che tiri fuori il paese dal caos. Dobbiamo impedire che continui la fuoriuscita di risorse verso l'estero. Bisogna cancellare il pagamento del servizio dei debiti, controllare i tassi di interesse, confiscare il denaro guadagnato dalle banche attraverso la speculazione, impedire che vengano dati incentivi fiscali alle multinazionali che vengono qui solo come uccelli da rapina. E con queste risorse avviare un gigantesco piano di investimenti rivolto alla costruzione di case popolari, all' agricoltura familiare, alla garanzia dell'educazione e della salute gratuite per tutta la popolazione. Si deve recuperare il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni; recupereremo così una economia nazionale e la nostra sovranità. Bisogna creare milioni di posti di lavoro perché ogni brasiliano abbia diritto almeno a lavorare.

Andiamo a Brasilia per parlare con il popolo. Un giorno si ribellerà come ha già fatto tante volte.

João Pedro Stedile 44 anni, economista, specializzato in economia agraria, membro della direzione nazionale del MST  

 
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