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In realtà due sono gli assi prioritari di sviluppo.
Il primo riguarda l'espansione del settore privato italiano ed il rapporto con la comunità degli italiani all'estero, principalmente con l'imprenditoria di origine italiana, (vedi ad esempio il caso dell'argentina Techint), e con le camere di commercio italo-latinoamericane, con un ulteriore scopo, oltre a quello puramente commerciale, ovvero di produrre consenso politico-elettorale.
Il secondo riguarda i paesi di origine dei migranti, (principalmente quelli dell'asse andino, Ecuador, Perù) e prevede lo sviluppo di una strategia congiunta di valorizzazione delle rimesse e di restrizioni ai flussi migratori attraverso accordi di riammissione. La centralità è data alla cooperazione ed alla lotta all'esclusione sociale, anche attraverso accordi di conversione del debito e al parallelo sostegno alla penetrazione delle imprese italiane
Per quanto riguarda invece l'Unione Europea, l'Italia sostiene - seppur proponendo alcuni correttivi di carattere redistributivo e sociale - i negoziati tra Unione Europea, Mercosur e CAN e attribuisce grande importanza all'incontro di Lima del maggio 2008. A tal fine la Farnesina ha sviluppato una forte iniziativa preparatoria che è culminata nella III Conferenza Italo-Latinoamericana del 2007, considerata una tappa cruciale per definire le priorità italiane verso il Vertice Euro-latinoamericano. Come si legge infatti dal sito del Ministero degli Esteri, l'Italia è impegnata a sviluppare "proposte tese a valorizzare le particolari esperienze del nostro Paese, come è il caso delle Piccole Medie Imprese, e ad elaborare specifici e innovativi strumenti di carattere finanziario. (…) il Vertice UE-LAC (Unione Europea-Latino America Caribe) di Lima, al quale l'Italia parteciperà al più alto livello, rappresenta un evento particolarmente rilevante, nella cui preparazione l'Italia è intensamente impegnata".
Nei fatti il "nocciolo" della strategia per l'America Latina continua ad essere rappresentato da un'agenda propriamente commerciale e di espansione degli investimenti, seppur edulcorata da un linguaggio improntato su buongoverno, diritti umani e giustizia redistributiva. Lo dimostra l'interesse italiano verso istituzioni finanziarie quali la BID (Banca Interamericana di Sviluppo - che ha una sua sede a Milano, centro economico e produttivo di gran rilevanza per l'Italia), ed il recente ingresso dell'Italia nella CAF (Corporacion Andina de Fomento), istituzione che da tempo ha superato l'ambito geografico ristretto all'area andina, per proporsi come attore finanziario determinante per tutto il continente.
Non a caso BID e CAF sono i principali propositori dell'IIRSA (Iniziativa per l'Integrazione dell'Infrastructura Regionale Sudamericana) e dell'approccio neoliberista ai processi di integrazione continentale.
Inoltre, accedendo alla CAF, l'Italia si pone in continuità rispetto agli approcci tradizionali verso la lotta alla povertà e all'esclusione sociale togliendo così spazio a processi e strumenti finanziari alternativi, quali il Banco del Sur.
L'Italia è il secondo paese europeo dopo la Spagna ad accedere alla CAF, mossa dalla quale si evince l'intenzione di imporsi come attore di rilievo verso l'America Latina. Tra l'altro si può notare come questa decisione sia accompagnata da una sovrapposizione con l'agenda imprenditoriale di due grandi imprese del settore energetico, ENEL ed Endesa (azienda rilevata da ENEL), che quindi possono beneficiare di un ambiente politico "favorevole" per espandersi sul mercato latinoamericano. Non solo, insieme alla Spagna l'Italia condivide un'azione comune nell'ambito dei negoziati commerciali UE-America Latina come dimostrato dalla decisione di coordinare le rispettive posizioni a livello di Unione Europea.
Nello specifico, per quanto riguarda il negoziato sugli accordi UE-Centramerica e UE-CAN l'Italia si è impegnata a rafforzare in sede UE i mandati negoziali sottolineando l'impegno a comprendere tematiche sociali e culturali nell'agenda negoziale. Malgrado ciò, resta prioritaria l'agenda commerciale e finanziaria, le cui modalità e i cui obiettivi contrastano o quanto meno impediscono il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e coesione sociale, come si può notare dalle conseguenze delle attività delle principale imprese italiane operanti in settori strategici.
Si può pertanto notare anche nel caso italiano la stessa dinamica che caratterizza l'approccio e la politica della UE verso il continente latinoamericano, con un 'agenda puramente neoliberista, centrata sulla promozione ed il sostegno al capitale privato ed all'impresa, finemente edulcorata con un esteso riferimento a valori quali la "good governance", i diritti umani, la democrazia e lo sviluppo sostenibile.
Che l'interesse italiano verso il continente sia principalmente orientato verso l'accrescimento dei mercati e delle possibilità d'accesso a settori economici cruciali quali i servizi e le infrastrutture, è ulteriormente dimostrato dall'interesse italiano a partecipare con proprie imprese e know-how ai progetti infrastrutturali dell'IIRSA e del Plan Puebla Panamà.
Altri strumenti utilizzati dall'Italia per esportare il "sistema Paese" sono quelli classici dell'internazionalizzazione delle imprese, quali la SACE, l'ICE e la SIMEST, attraverso il rilancio dell'iniziativa diplomatica ed il rafforzamento del sostegno agli investimenti italiani, attraverso un maggior impegno verso il "venture capital" a favore della piccola e media industria ed il rilancio di accordi bilaterali per la promozione e la tutela degli investimenti (Bolivia. Ecuador, Guatemala tra gli altri).
Vale la pena di ricordare anche lo sviluppo di un programma di "triangolazione" tra Italia, Brasile e paesi africani di lingua portoghese che dovrebbe culminare in un progetto per lo sviluppo e la produzione d'energia da biocarburanti, con conseguente forte impatto sulla sovranità alimentare delle comunità locali. L'Italia quindi agisce in perfetta sintonia con la strategia UE verso il Brasile, identificato come il partner prioritario (forse anche per neutralizzare le aspirazioni economico-politiche del Venezuela) e testa di ponte dell'integrazione del continente latinoamericano nel mercato globale, nonché come partner privilegiato per il rafforzamento ed il rilancio del negoziato UE-Mercosur.
Un aspetto particolare della strategia politico-imprenditoriale del paese verso l'America Latina riguarda la questione ambientale. L'espansione degli investimenti ENEL nel subcontinente ed in America Centrale attraverso il rilevamento di'impianti di energia rinnovabile, idroelettrica o la costruzione di nuove grandi dighe viene giustificata con l'obiettivo di capitalizzare, in termini economici ed imprenditoriali, gli impegni presi a livello UE nell'attuazione del protocollo di Kyoto, in particolare I meccanismi di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism). Così facendo, non solo si fanno ricadere sulle comunità locali i costi addizionali delle misure di mitigazione delle emissioni di gas-serra prodotte in Italia, accumulando così una sorta di debito ecologico verso quei paesi, ma si utilizza strumentalmente la chiave ambientale per privatizzare il settore energetico, con il pretesto di assicurarne efficienza e sostenibilità.
Le imprese italiane sono anche presenti nel settore della gestione delle risorse idriche, e nelle attività estrattive, in particolare il settore petrolifero. Nel primo caso partecipano a vario livello alla privatizzazione dell'acqua ed alla gestione pubblico-privata della stessa. In questo settore come anche nel settore delle telecomunicazioni, le imprese italiane agiscono in sintonia con le strategie di protezione degli investimenti perseguite da altre imprese "occidentali", utilizzando i ricorsi all'ICSID /CIADI contro quei governi che decidono di recuperare il controllo politico su quei settori strategici. È il caso del ricorso al CIADI da parte di Telecom contro il governo Boliviano, o quello del consorzio Bechtel, (che vedeva coinvolta anche la Edison italiana) sempre contro il governo boliviano, e quello più recente dell'Impregilo contro il governo argentino riguardo la ripubblicizzazione del settore idrico a Buenos Aires.
Va anche rimarcato l'impatto socio-ambientale di vari progetti attuati o sostenuti da imprese italiane nel settore dello sfruttamento delle risorse naturali. Non a caso, l'Italia non ha firmato, né ratificato (né intende farlo) la Convenzione OIL 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali adducendo motivazioni formali e giuridiche (visto che la legislazione italiana non disciplinerebbe la categoria dei diritti collettivi, e l'Italia non avrebbe sul suo territorio popoli indigeni). Valutando l'impatto delle attività delle imprese italiane sulle comunità ed i popoli indigeni latinoamericani ben se ne comprende la ragione. Basti pensare ai casi Benetton in Patagonia, ai conflitti provocati dall' AGIP con le comunità indigene a Pastaza e Sarayaku in Ecuador, a quelli causati daI progetti eseguiti dalla Impregilo/Cogefar Impresit (diga di Chixoy - Guatemala/ diga del Cajon - Honduras/ diga di Yacyretà tra Argentina e Paraguay) o di recente da Astaldi per la costruzione di infrastrutture turistiche a Bahia de Tela in Honduras o al conflitto generato con comunità indigene guatemalteche collegato alla costruzione della diga del El Jute per conto dell'ENEL.
Quanto esposto ha motivato i movimenti e le organizzazioni non-governative italiane attive in America Latina, che sostengono le piattaforme nazionali e continentali di resistenza alle politiche liberiste e la costruzione di processi di integrazione alternativi, ad aderire alla Piattaforma "Enlazando Alternativas". In questo ambito sono stato presentati due casi al Tribunale Permanente dei Popoli che terrà una sua sessione sulle imprese transnazionali europee in America Latina a Lima. Il primo è il caso del ricorso contro il governo boliviano intentato all'ICSID da Telecom, il secondo è il caso Astaldi a Bahia de Tela, Honduras. Il nodo italiano di Enlazando Alternativa si pone pertanto come obiettivo quello di sostenere le rivendicazioni della rete bi-regionale, e al contempo promuovere un'analisi critica della strategia italiana verso l'America Latina nonchè monitorare gli investimenti italiani nel continente e denunciare degli impatti delle attività delle imprese italiane sui diritti sociali economici ed ambientali di quei popoli e di quelle comunità.
Francesco Martone http://enlazandoitalia.blogattivo.com
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