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Lula da solo non basta

Parla João Pedro Stedile, leader del Movimento dei Senza-terra
Maurizio Matteuzzi - Il manifesto, 18 aprile 2004

João Pedro Stedile è il leader più carismatico dell'Mst. Ha le idee chiare e le esprime con chiarezza assoluta, tanto da venire indicato insieme come un cervello politico molto fine ma anche, dai settori politici e giornalistici avversari (che sono molti, non soltanto a destra) come un radicale incendiario. Per un intervista (al telefono da San Paolo) è l'ideale.

I dati della Cpt parlano chiaro: il 2003 è stato l'anno più violento nella storia delle lotte per la riforma agraria e il 2004 si annuncia anche peggio. Come spieghi il fatto che l'anno iniziale del primo presidente di sinistra siano cresciuti i numeri dei braccianti e sindacalisti uccisi o arrestati?
Nelle campagne c'è un livello di violenza permanente, che risulta dalla struttura del potere e delle proprietà fondiaria, iniqua. La violenza è endemica anche se la stampa ne parla solo quando ci scappa il morto. Sarà eliminata solo quando sarà eliminato il latifondo. Il governo di Lula non può essere reso responsabile per l'aumento della violenza nelle campagne. Ma certo avrebbe potuto avviare più rapidamente la riforma agraria. Che invece è ferma.

Nel novembre 2003 sia stato annunciato il Piano nazionale della riforma agraria ma questo non ha fermato le occupazioni di terre da parte dell'Mst, che anzi nel marzo scorso hanno battuto tutti i record...
L'Mst ha solo rivisto le sue priorità. Prima ci siamo concentrati a privilegiare il lavoro d'organizzazione del Movimento, ora abbiamo ricominciato ad alzare il tono delle critiche e l'attività di mobilitazione. Perché il governo ha perso 15 mesi e ha fatto molto poco per la riforma agraria. Abbiamo detto e ripetuto al governo che ci vuole più audacia nell'espropriazione dei latifondi. Loro e noi sappiamo che solo la mobilitazione di massa porta ai mutamenti nella società e anche nel governo. Noi stiamo solo recitando il nostro ruolo e attuando azioni che devono aiutare il governo non solo sulla riforma agraria ma anche sulle altre domande sociali. Altrimenti il governo Lula passerà tutti i suoi quattro anni in ostaggio degli interessi della classe dominante. Quel 2.4% di famiglie che arraffano il 33% della ricchezza nazionale.

L'Mst in gennaio ha compiuto 20 anni e il governo Lula un anno. Qual è il tuo giudizio complessivo sul primo presidente di sinistra nella storia del Brasile?
Il governo Lula vive una congiuntura molto complessa e avversa per varie ragioni che si sommano. Primo, soffriamo l'eredità di 15 anni di neo-liberismo e la crisi del modello economico che viene dal 1980 e ha portato a una caduta dei movimenti di massa. In questo quadro è stata una sorpresa che un partito di sinistra abbia vinto le elezioni dell'ottobre 2002. È la prima volta nella storia del '900 che un partito di sinistra vince le elezioni con il movimento sociale in caduta. Questo ha provocato una situazione molto difficile dal punto di vista economico e il governo si è trasformato in un governo di centro. Dietro c'è una crisi ancora più grave: quella della società brasiliana nel suo insieme, che non ha più un progetto chiaro. Come trovare una via alternativa al neo-liberismo e alla dipendenza dal capitale internazionale? Solo con una forte ripresa del dibattito teorico e dei movimenti di massa se ne potrà uscire. Il governo di per sé conta poco. A Lula tocca il compito di riavviare questo dibattito e favorire la ripresa del movimento. Altrimenti si ritroverà solo ad amministrate la crisi.

Ma, in particolare, qual è l'opinione tua e dell'Mst sulla politica economica di Lula? Credi al discorso che il primo anno era necessario stabilizzare l'economia e a partire dal secondo ci sarà quello che ha chiamato "lo show della crescita" e quindi anche la risposta alle domande sociali?
Il governo Lula ha cominciato il suo mandato, 15 mesi fa, fra l'incudine e il martello. Se lancia segnali di cambio, il capitale finanziario internazionale minaccia nuovi attacchi speculativi. Se non fa nessun cambio, tutto resta come sempre e il capitale continua ad arraffare denaro. E il popolo a pagare il conto. Dopo 15 mesi è ancora in questa trappola e non dice come va a uscirne. Ma se non ne esce la situazione si farà molto complicata. Finora è stato ostaggio del capitale internazionale. E si vede. La politica economica del governo è dannosa per il popolo e specialmente per i settori più poveri. È una politica conservatrice, è la continuità rispetto a quella di Cardoso. È una politica che ha fatto cadere il Pil e aumentare la disoccupazione. I redditi da lavoro sono caduti del 15%, la produzione industriale è ai livelli del '99. Chi ci ha guadagnato? I banchieri, che con Lula hanno vissuto un boom dei loro profitti, e le multinazionali. Questa politica economica è un disastro e sarà una tragedia per il popolo brasiliano.

La situazione precaria del Brasile ha fatto sì che Lula, uomo di sinistra, abbia dovuto mettere in piedi un governo che tu definisci di centro. Quali sono i peggiori e i migliori fra i ministri?
I peggior di tutti, senza discussioni, sono quelli dell'area economica. L'accoppiata Palocci-Meirelles, ministro delle finanze e presidente della Banca centrale. Ma anche Furlan, il ministro del commercio estero, non scherza con la sua fissazione idiota sulle esportazioni: nessun paese si sviluppa solo esportando ma producendo beni e servizi che rispondano alle necessità di tutta la popolazione. Terzo, viene il ministro dell'agricoltura Roberto Rodrigues. È un tipo competente, solo che si comporta da presidente del sindacato dei 500'000 fazenderos anziché come capo di un ministero che dovrebbe occuparsi dei 5 milioni di piccoli agricoltori e per tutta la popolazione. Fra i migliori? Il migliore finora è stato Celso Amorim, il ministro degli esteri. Perché ha il coraggio di fronteggiare i gringos. Poi Marina Silva, ministro dell'ambiente, cha ha avuto il coraggio di difendere il nostro ambiente e gli interessi del popolo contro la Monsanto e mezza dozzina di compagnie del legname che volevano impossessarsi dell'Amazzonia. E al terzo posto ci metto Marcio Thomaz Bastos, il ministro della giustizia.

Credi che la riforma agraria possa essere portata a termine entro i 4 anni di Lula?
Qualsiasi riforma agraria è un processo lungo e complesso. La portata dei problemi accumulati nelle campagne brasiliane sono enormi. È difficile pensare che in 4 o 5 anni si possa eliminare la concentrazione fondiaria della proprietà e il latifondo. Ma credo che Lula potrebbe portare avanti un ampio progetto di riforma agraria, basato sull'espropriazione dei latifondi, l'installazione di agro-industrie cooperative, la democratizzazione dell'educazione nelle campagne. Raggiungere questi obiettivi minimi, ad avviso dell'Mst, dipende dalla capacità di organizzazione, mobilitazione e pressione dei milioni di poveri delle campagne. Con le buone intenzioni non si ottiene niente perché il governo da solo non ha la forza di attuare la riforma agraria.

Lula, il "companhero presidente, l'anno scorso vi ricevette calorosamente al palazzo di Planalto, sede delle presidenza. Ma ha anche chiesto più volte all'Mst di "avere pazienza". Quanto pazienza avrà ancora l'Mst e cosa succederà quando la pazienza sarà finita?
Noi siamo convinti che Lula personalmente sente l'impegno storico preso con i contadini poveri per la riforma agraria. Anche perché se a quest'altezza del campionato rinnegasse quell'impegno, sarebbe la sua fine politica. Ma in fin dei conti noi come MST e Via campesina non siamo granché interessati in quel che pensa il governo e lo stesso Lula. Il nostro compito, da 20 anni, è continuare a portare avanti il processo di coscienza dei contadini poveri, organizzandoli e spingendoli alla lotta per la conquista dei loro diritti. Questo continueremo a fare. Lula o non Lula.

 
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