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Chi scrive ha avuto l'occasione di intervistare pubblicamente, insieme a Maurizio Matteuzzi del manifesto, il professor Sampaio il quale ha offerto un'esauriente informazione sullo stato della riforma agraria - Sampaio fa parte del comitato di consulenza formato da Lula e composto da otto studiosi brasiliani - ma anche un'interessante analisi sulla situazione politica del paese e sulle prospettive del governo Lula.
"La riforma agraria - dice Sampaio - è il cuore del modello brasiliano, poter intervenire su questo punto significa intervenire sull'insieme della società brasiliana ed è importante che il progetto faccia parte del programma di governo". "Le elités conservatrici del paese negano che esista una "questione agraria" perché, dicono, la produzione agricola soddisfa le esigenze nazionali e riesce anche a bastare per le esportazioni. E però "dimenticano" la scia di povertà che attanaglia il paese, fanno finta di non vedere come l'attuale struttura agraria sia una vera e propria fabbrica di miseria".
Una fabbrica di miseria
Il problema, dunque, è attaccare alla radice questa miseria, produrre un cambiamento di fondo. L'ipotesi di lavoro del gruppo di consulenti cui ha partecipato Sampaio si fonda sul bilanciamento tra la disponibilità di terra esistente in Brasile e il numero, enorme, di coloro che la chiedono. "Il Brasile è composto da 850 milioni di ettari di terra - dirà il professor José Juliano de Carvalho che con Sampaio ha fatto parte dello stesso gruppo di lavoro - e circa 200 milioni sono improduttivi, quindi assegnabili". Le famiglie che invece chiedono la terra, spiega Sampaio, sono circa 4 milioni e su un'ipotesi media di 30 ettari a famiglia è chiaro che la terra c'è, è ampiamente disponibile". Il progetto del gruppo di lavoro prevedeva la distribuzione di terra a un milione di famiglie in quattro anni, per un totale di 30 milioni di ettari. "È la cifra giusta per colpire il latifondo e creare uno "squilibrio virtuoso" a vantaggio di una riforma agraria reale. Ma l'ostilità del Fondo monetario internazionale che non ha approvato la spesa necessaria (otto miliardi di dollari) a rimborsare i proprietari terrieri "espropriati" e a sostenere le famiglie, ha ridotto il progetto portandolo a 520mila famiglie: "Una cifra non sufficiente a colpire il latifondo" dice un po' sconsolato Plinio Sampaio.
Una svolta necessaria
Da qui il ragionamento passa alle prospettive del governo Lula. "Lula costituisce una grande speranza, è un governo del popolo, basta citare questo esempio: un lavoratore delle pulizie all'aeroporto ha trovato una borsa con dentro 30mila dollari e l'ha restituita. Quando gli è stato chiesto quale premio avrebbe voluto per il suo gesto generoso ha risposto "Stringere la mano a Lula". Ma Lula finora è stato troppo timido, poco audace ed è rimasto subordinato alle richieste del Fondo monetario internazionale". Sampaio esprime, come dice lui stesso, un "pessimismo ragionevole" ma non rinuncia a una visione positiva. "Serve una grande pressione popolare, una forte lotta sociale per esigere un cambiamento di rotta del governo" e i Sem Terra, con le occupazioni riprese nell'ultimo mese esprimono questa prospettiva. Ma serve anche un segnale esplicito da parte del governo che non ha più molto tempo per offrire un segnale, un "simbolo" positivo: "Mancano due anni alle elezioni presidenziali, già quest'anno c'è un appuntamento rilevante, questo segnale va dato entro quest'anno e consiste, conclude Sampaio, nel cambiamento della squadra economica".
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