La crisi politica e sociale che il Brasile affronta è una opportunità per
discutere possibili soluzioni. Il MST con altre 45 organizzazioni ha firmato
una lettera al popolo brasiliano che indica come vie d'uscita:
Una riforma ministeriale con l'allontanamento dei ministri conservatori e/o
corrotti, cambiamenti nella politica economica, una profonda riforma
politica che dia risposte, oggi impedite dalla politica economica, ai
diritti sociali, previsti dalla Costituzione (al lavoro, alla terra, alla
casa, all'educazione e alla cultura).
È necessario inoltre dibattere all'interno della società un nuovo progetto
di sviluppo facendo tornare a crescere il movimento di massa.
Settori della stampa borghese non hanno voluto divulgare la Lettera
interpretandola volutamente come se fosse un documento di appoggio al
governo. Il MST ribadisce che usciremo dalla crisi solo con le misure sopra
elencate e non con miracolistici accordi di partito che non risolvono i
problemi del popolo.
Interessante, per quanto riguarda alcune necessarie trasformazioni in campo
politico è il seguente articolo:
Di che riforma politica ha bisogno il popolo brasiliano
di Frei Sérgio Görgen
Democrazia diretta: creare meccanismi permanenti di partecipazione
diretta nelle decisioni. Convocazione permanente di plebisciti e referendum.
Controllo sociale dell'azione dello stato: partecipazione popolare al
controllo del bilancio e delle attività dei vari organi dello stato e
punizione implacabile di ogni forma di corruzione, dei corrotti e dei
corruttori. Richiesta di collaborazione nella denuncia e nella ricerca delle
prove della corruzione e potrezione dei collaboratori della giustizia.
Proibizione alle imprese e agli imprenditori corruttori o finanziatori di
campagne politiche di partecipare a gare d'appalto statali
Eliminazione degli emendamenti parlamentari individuali, proibizione
ai parlamentari o a chi detiene incarichi politici di mantenere legami
amministrativi di direzione o proprietà con imprese che prestino servizi
alla comunità o allo stato.
Eliminazione della possibilità di svolgere più di due mandati
consecutivi a qualsiasi livello. Quarantena di 4 anni dopo due mandati.
Ampliamento delle possibilità di interrompere i mandati esecutivi e
legislativi.
Fine dell'immunità parlamentare (salvo per il diritto di opinione e
denuncia) e del diritto a un foro privilegiato.
Finanziamento pubblico delle campagne elettorali e dei partiti.
Divieto di raccogliere finanziamenti di privati
Salari degli eletti calcolati a partire dalla media dei salari dei
dipendenti pubblici della istituzione alla quale si è stati eletti
Impossibilità di cambiare partito nei tre anni successivi alla
elezione, che esce dal partito restituisce il mandato al partito. Il mandato
può essere ritirato dal partito con decisione qualificata
Assemblee legislative speciali ampliate elette ogni due anni a livello
nazionale, di stati e municipi (con candidati presentati non solo dai
partiti, ma anche da sindacati, movimenti popolari ecc.) con mandato
specifico per discutere e approvare bilanci e piani pluriennali
Precedenza ai progetti di legge di iniziativa popolare
Creazione di assemblee popolari municipali senza salario fisso, ma
solo rimborso spese. Consiglieri a tempo pieno solo in comuni con più di
100.000 abitanti. Accesso alle assemblee municipali non solo attraveros i
partiti.
Quote minime obbligatorie per indigeni, negri e donne a tutti i
livelli
Mandati esecutivi a tutti i livelli, di sei anni senza rielezione (
con possibilità di interruzione attraverso referendum)
Assemblea nazionale unicamerale (con possibilità in alcuni casi di
dare lo stesso peso a tutti gli stati)