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Proprio mentre i Paesi del G8 si riuniscono per discutere di crisi alimentare e cambiamento climatico, la Banca mondiale, in uno studio tenuto segreto e reso pubblico dal quotidiano britannico "The Guardian", afferma che una delle principali cause dell'aumento del prezzo delle materie prime sono proprio gli agrocarburanti foraggiati dalle politiche di USA e UE. L'attuale crisi dei prezzi delle derrate agricole, secondo le stime dell'ONU, farà aumentare il numero di persone che soffrono la fame di 100 milioni, che si aggiungeranno ai circa 850 milioni stimati dalla FAO.
Gli agrocarburanti sono un business su cui molte grandi imprese (dal settore petrolifero all'agrobusiness, dalle case automobilistiche a quelle biotecnologiche, fino ai grandi istituti finanziari privati) stanno mettendo le mani. Non sono certo un'opportunità per mitigare il cambiamento climatico. Le risposte alla crisi alimentare dovrebbero focalizzarsi su accesso alle risorse, agricoltura su piccola scala e sovranità alimentare; sulla messa in discussione delle politiche di liberalizzazione del commercio e degli investimenti; sulla promozione di regole del mercato internazionale che limitino lo strapotere delle multinazionali della commercializzazione, della produzione e della distribuzione.
Gli 8 grandi riuniti in Giappone in questi giorni dovrebbero superare la retorica dell'aumento degli aiuti internazionali e rivolgere l'attenzione alle cause strutturali dell'attuale crisi.
La stessa giustificazione utilizzata per la loro promozione, ovvero la riduzione di emissioni determinata dall'utilizzo di agrocarburanti risulta essere difficilmente calcolabile e facilmente manipolabile ad uso e consumo dei media nostrani. Infatti, alcuni studi sui bilanci di emissione di gas serra sull'intero ciclo di produzione dei agrocarburanti pongono seri dubbi sul loro reale livello di risparmio. Inoltre, il modello di produzione agricola intensivo, monocolturale e su larga scala per le materie prime destinate ai agrocarburanti causerà enormi impatti sociali ed ambientali nei Paesi del Sud che ne saranno evidentemente i principali fornitori.
Anche se non tutti i prodotti agricoli utilizzati nella produzione di agrocarburanti sono prodotti destinati all'alimentazione, i conflitti sulla destinazione di utilizzo delle terre e sull'acqua avranno conseguenze determinanti sui piccoli produttori agricoli, sui popoli indigeni e afrodiscendenti e sulla sicurezza alimentare dei Paesi del Sud.
Un recente rapporto della Banca mondiale ha messo in relazione il rialzo del prezzo delle materie prime agricole con la produzione di agrocombustibili, rilevando un ruolo chiave di questi ultimi nel contribuire alla crisi alimentare. relazione il rialzo del prezzo delle materie prime agricole con la produzione di agrocombustibili, rilevando un ruolo chiave di questi ultimi nel contribuire alla crisi alimentare.
La strategia "ella botte piena e della moglie ubriaca" che viene perseguita attraverso la promozione degli agrocarburanti, ovvero che permette di non mettere in discussione il nostro modello di sviluppo economico e di consumi, cambiando soltanto la fonte di energia che li alimenta, è un modo miope di affrontare i problemi ambientali, ed un aggravio ulteriore del debito storico, culturale ed ecologico che abbiamo con i Paesi del Sud.
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