Il governo Temer è scaduto, elezioni dirette subito!

  • Stedile: «Il governo Temer è scaduto, elezioni dirette subito»  (IL MANIFESTO, Geraldina Colotti, 01.06.2017)
  • Intervista. João Pedro Stedile, storico dirigente del Movimento Sem TerraTra scontri di piazza e crisi istituzionale, il Brasile è nuovamente in ebollizione. Ne abbiamo discussocon João Pedro Stedile, storico dirigente del Movimento Sem Terra
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  • Michel Temer può cadere? E in che modo? E chi lo sostiene se la sua maggioranza sta
  • perdendo sempre più pezzi?
  • Sì, il governo golpista di Temer è finito. Non ha più l'appoggio della maggioranza del capitale, né
  • quello mediatico del gruppo O Globo, che ogni giorno fa campagna perché si dimetta. E la sua base
  • parlamentare è divisa. Il suo tempo è scaduto. Tuttavia, la borghesia non ha ancora trovato il nome
  • che possa rappresentare l'unità del suo blocco di interessi, per farlo eleggere in forma indiretta dal
  • Congresso, e poi continuare con le riforme antipopolari contro lavoro e pensioni. Il 6 giugno si
  • svolge un vecchio processo contro il ticket Dilma-Temer. Le forze politiche e il potere giudiziario
  • potrebbero usarlo contro Temer. Il problema è che, cacciandolo per questa via, potrebbe aprirsi una
  • breccia per cui lo stesso Stf, il Supremo Tribunal Federal, decida per la convocazione di elezioni
  • dirette: basandosi su una giurisprudenza che, in queste ultime settimane, ha portato lo stesso
  • Tribunale a interrompere il mandato del governatore dello stato di Amazonas, convocando elezioni
  • dirette per sostituirlo. Le forze del capitale cercano affannosamente un nome che unifichi perché
  • Temer rinunci e si elegga per via indiretta quel nome. Se da qui al 6 giugno non lo trovano, arriverà
  • qualche giudice a prendere tempo. Per le forze popolari, quel che interessa è che quelle golpiste
  • siano divise, senza tattica comune. Temer è un bandito che può anche finire in carcere dopo aver
  • lasciato la presidenza. Per questo, anche la sua cacciata implica un accordo che gli garantisca di
  • andarsene liberamente a Miami e non in galera.
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  • Succederà come in altri golpe istituzionali in cui figure di passaggio servono a consolidare
  • per la via elettorale il progetto conservatore?
  • È evidente che il vero obiettivo del golpe istituzionale non è stato solo quello di cacciare Dilma.
  • L'intento della borghesia era di prendere il controllo assoluto di tutti i poteri, mediatico, giudiziario,
  • parlamentare e presidenziale: per imporre un piano neoliberista, salvare le sue imprese dalla crisi
  • economica e far pesare tutti i costi sulle spalle della classe operaia. Per questo, già la disoccupazione
  • è al 15% e oltre 20 milioni di lavoratori sono per strada. E sono in arrivo diverse misure legislative
  • per togliere diritti alla classe operaia. In fatto di leggi sociali, stiamo tornando all'inizio del secolo XX.
  • Per questo il popolo ha cominciato a partecipare alle manifestazioni di quest'anno, quando ha
  • percepito che il golpe era contro i suoi diritti storici. Ora la borghesia cerca il suo uomo, ma non è
  • facile perché ci vuole un nome che unifichi e sia anche credibile. Per ora ci hanno provato con
  • Nelson Jobim, Meireles (attuale ministro delle Finanze), con il presidente della Camera, Rodrigo
  • Maia, però ognuno di loro ha qualche problema per assumere l'incarico. Per questo, anche alcuni
  • settori del loro campo, cominciano ad ammettere che la soluzione può essere quella delle elezioni
  • dirette e anticipate entro quest'anno, e che siano le urne a decidere.
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  • Qual è la situazione dopo lo sciopero generale e le ultime manifestazioni represse da
  • Temer con i militari?
  • La nostra lettura è che i lavoratori hanno cominciato a mobilitarsi dall'8 marzo, poi abbiamo
  • convocato una manifestazione grandissima il 15 marzo, e siamo andati avanti con lo sciopero
  • generale del 28 aprile. E dopo abbiamo accompagnato Lula al processo a Curitiba. In quella piazza
  • eravamo 50.000. E recentemente c’è stata la mobilitazione a Brasilia, 150.000 persone, duramente
  • repressa senza motivo, addirittura con le Forze armate, inviate da Temer per il timore che la gente
  • occupasse il Congresso e la Presidenza. Dall'altro lato, sono finite le manifestazioni delle destre. Già
  • non hanno più forza né coraggio di andare in piazza, come hanno fatto per tutto il 2016. Dal canto
  • nostro, insieme alle centrali sindacali e all’articolazione dei movimenti popolari del Frente Brasil
  • Popular continuiamo a stare in trincea, programmando nuove mobilitazioni perché la destra golpista
  • si vince solo con la piazza. Il prossimo 5 giugno faremo una riunione allargata, per convocare un
  • Fronte ampio per le elezioni dirette subito. Unirà settori sindacali, partiti politici, chiese, settori
  • popolari, artisti, eccetera, si organizzerà un'agenda nazionale di lotta per l'elezione del presidente per
  • via diretta già a ottobre di quest'anno. Le centrali sindacali hanno già convocato un nuovo
  • sciopero generale per la settimana che va dal 26 al 29 giugno a cui parteciperanno tutti i movimenti
  • popolari. Gli scioperi ora sono sempre più politici, perché alla protesta contro la riforma del lavoro e
  • delle pensioni si unisce la richiesta di elezioni presidenziali dirette. E la novità è che tutte le centrali
  • ora sono unite, anche le due che avevano appoggiato il golpe.
  • A giugno c'è il congresso del Pt, il Partito dei lavoratori. Ci sarà una correzione di rotta e
  • una sterzata a sinistra? E cosa chiedono i movimenti?
  • Non milito nel Pt e quindi non ho gli elementi per interpretare quali cambiamenti aspettarsi da
  • questo congresso. So che ci saranno cambiamenti nella direzione nazionale in cui entrerà la
  • senatrice Gleisi Homanff. I cambiamenti di linea del Pt, in quanto parte della sinistra brasiliana,
  • dipenderanno da quelli che sapremo imporre con la lotta di classe e con la possibilità reale che Lula
  • si presenti e vinca le elezioni e ci sia un nuovo governo con un programma popolare e senza più
  • conciliazione di classe. Per questo i poteri forti hanno così paura di Lula, perché rappresenta l'unità
  • del campo popolare.
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  • In cosa consiste la piattaforma popolare d'emergenza proposta dal Frente Brasil Popular?
  • Dopo molti mesi di lavoro collettivo, sempre alla ricerca dell'unità, il Frente Brasil Popular, che
  • riunisce oltre 80 movimenti e partiti politici, ha approvato un programma popolare d'emergenza.
  • Servirà a discutere con il popolo per mostrare che il Brasile è un paese ricco, che ha futuro, e che ci
  • sono vie d'uscita alla crisi economica, politica, sociale e ambientale che viviamo. Però si devono
  • adottare misure a favore del popolo, per risolvere i problemi delle classi popolari e non quelli della
  • borghesia. Così, oltreché un piano, sarà un poderoso strumento di dibattito, per aumentare la
  • coscienza delle masse, per accumulare forze per il futuro. Il programma è diviso in 10 capitoli su
  • diversi campi della vita sociale, e propone misure concrete di emergenza, che un governo
  • post-Temer, che sia popolare, deve adottare.
  • È possibile una candidatura del giudice Sergio Moro, protagonista dell'inchiesta Lava Jato?
  • Moro è demoralizzato perché la sua maniera parziale e persecutoria di agire solo contro il Pt è stata
  • frustrata. Tanto che le ultime misure giudiziarie che hanno evidenziato la corruzione e hanno portato
  • alla destituzione da senatore dell'ex candidato alla presidenza Aecio Neves e in carcere sua sorella,
  • un cugino e a processo diversi politici, sono state eseguite dall'Stf e non da Moro. Il campo
  • conservatore spera che O Globo procuri una qualche candidatura mediatica come succede in questo
  • momento nei nostri paesi. Credo però che la gente sia più accorta e sarebbe difficile costruire un
  • altro Collor o un altro Berlusconi in breve tempo.
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  • Il ruolo della magistratura, come avvenne in Italia, sembra determinante per ridefinire gli
  • assetti politici in tutta l'America latina
  • Il potere giudiziario in Brasile e in tutto il Latinoamerica, con l'eccezione dei paesi dellAlba (Cuba,
  • Venezuela, Nicaragua, Ecuador e Bolivia) ha caratteristiche più di stampo monarchico che
  • repubblicano. La società non esercita alcun controllo su di lui. Le cariche più alte valgono a vita e
  • sono elette dai governanti, senza alcuni criterio. Il potere giudiziario nei nostri paesi è un puro
  • strumento di dominio della borghesia, senza nessuna retorica o dogmatismo. È così nella realtà. Per
  • questo, i movimenti popolari sostengono che in Brasile, dopo aver cacciato Temer si debba eleggere un nuovo
  • presidente per via diretta e si convochi un'Assemblea costituente, che elegga con altri criteri i
  • rappresentanti del popolo, perché si faccia una riforma politica, di tutto il sistema elettorale e la
  • riforma del potere giudiziario.
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  • Anche in Venezuela, Maduro ha proposto un'assemblea Costituente, che è materia di
  • scontro violento. Quali sono i rischi per il continente?
  • È un tema complesso, difficile da riassumere in poche righe. L'analisi dei movimenti sociali
  • organizzati nellAlba è che siamo nel pieno di una grave crisi economica, politica, sociale e
  • ambientale che investe tutto il continente. Fin dall'elezione di Chavez, cè stata una lotta permanente
  • fra tre progetti di governo: il neoliberismo spinto dagli Usa, e che ha come riferimento il Messico, il
  • Cile, Panama, la Colombia. Il neosviluppismo che veniva spinto dal Brasile, dall'Argentina e
  • dall'Uruguay. E il progetto Alba, sostenuto dal Venezuela, che ha intorno a sé diversi governi
  • progressisti. Però la crisi mondiale del capitalismo, non solo in termini economici ma come crisi del
  • dominio dello Stato borghese, crisi del dominio del capitale sui beni comuni, ha provocato nel nostro
  • continente una crisi di tutti e tre i progetti. Le difficoltà attuali sono comuni a tutti i nostri paesi,
  • perché nessuno di quei progetti ha l'egemonia e s’impone, tutti sono in crisi. La soluzione sarà di
  • lungo termine per ognuno dei nostri paesi. In Venezuela, per fortuna, hanno una egemonia popolare
  • e nel governo, nelle Forze armate, nel potere giudiziario, e nelle forme autonome del popolo
  • organizzato in comunas, consigli comunali eccetera. Tutto questo è riuscito a contenere l'offensiva
  • della destra, a fronte della crisi economica che ha colpito anche il Venezuela. Ora hanno scelto una
  • misura politica, molto saggia, quella di convocare un'Assemblea costituente affinché sia il popolo a
  • decidere quali passi intraprendere per uscire dalla crisi. Ossia, come sempre abbiamo appreso dai
  • nostri grandi pensatori, nel dubbio, consultiamo il popolo, che nella sua forma cosciente è il solo
  • che ha la possibilità di fornire le vere soluzioni sociali. In Venezuela c'è uno scontro duro con la
  • destra, che riceve un forte appoggio dagli Stati uniti, dalla Spagna, dalla Colombia. Uno scontro che
  • potrebbe prolungarsi e allora sarà necessario adottare misure più dure. Credo, però, che il popolo
  • venezuelano ce la farà e porterà avanti cambiamenti ancora più strutturali.