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Un porto meno allegro per il presidente
Contestato per tutta la durata del suo discorso da un piccolo gruppo di oppositori, Lula non si è scomposto, optando per una risposta paternalistica: "questi che non vogliono ascoltare sono i figli del Pt che si sono ribellati, è tipico dei giovani, ma un giorno matureranno e torneranno a casa. E noi li riceveremo a braccia aperte, trattandoli con lo stesso affetto con cui li abbiamo sempre trattati". Ma se al Gigantinho la contestazione è stata circoscritta - la presenza dei militanti del partito (con tanto di t-shirt con la scritta "100% Lula", fatte confezionare dal Pt proprio per ricevere il presidente a Porto Alegre) ha avuto facilmente il sopravvento sui fischi e i cori ostili - non sarebbe andata così, probabilmente, se Lula avesse parlato in campo aperto, all'anfiteatro Por do Sol, per esempio, come nel 2003. E non è andata così, del resto, laddove non Lula ma qualche suo rappresentante ha preso la parola in altri grandi eventi del Forum: all'auditorio Araujo Viana, durante l'incontro su "Don Chisciotte oggi: utopia e politica", quando il segretario di governo di Lula, il ministro Luiz Dulci, è stato sommerso dai fischi per essersi lanciato in una difesa appassionata del governo (v. notizie successive); o, ancora allo stadio Gigantinho, nell'incontro con il presidente venezuelano Hugo Chavez, quando una valanga di "buu" ha accolto le parole del segretario della Cut, Marinho, vicino a Lula, e i fischi non hanno risparmiato neppure l'idolo di Porto Alegre, Olivio Dutra, oggi ministro delle Città. I più "arrabbiati", in realtà, sono una minoranza legata al Pstu (Partito socialista dei lavoratori unificato) e al Psol (Partito Socialismo e Libertà), a sua volta oggetto di fischi da parte del pubblico (c'è anche un settore, ed è ampio, di quelli che non fischiano e non applaudono, e rimangono in un silenzio sconsolato). Ma la scena si ripete in continuazione durante il Forum: quando si parla del governo, scattano i fischi e poi i fischi ai fischi, e cori a favore e contro.
Il Pt alla riscossa
Si mobilitano anche i settori più radicali del Pt (Partito dei lavoratori), che durante il Forum hanno divulgato una "Lettera ai membri del Pt" sulla necessità che il 2005 sia diverso dai due che lo hanno preceduto, "non solo sul terreno delle realizzazioni amministrative", ma "principalmente nel campo della grande politica, della grande battaglia di progetti, del forte scontro ideologico". Perché nel 2006 - si legge - non basterà rieleggere il presidente della Repubblica: "vogliamo che questa vittoria sia il prodotto non della paura di un ritorno della destra, ma della speranza e dell'appoggio entusiasti del popolo a un governo che sia riuscito ad affermare la nostra sovranità nazionale, che abbia ampliato le libertà democratiche, che abbia fatto lunghi passi avanti in direzione dell'uguaglianza sociale". Quanto al Pt, di cui quest'anno ricorrono i 25 anni dalla fondazione, lungi dal lasciarsi trasformare "in cinghia di trasmissione di tutte le decisioni ed opzioni" del governo, dovrà riaffermare se stesso come "polo di sinistra della società brasiliana, protagonista della lotta per il socialismo, per il programma democratico e popolare, per i cambiamenti che ci hanno fatto vincere le elezioni del 2002".
In difesa di Lula è sceso, generosamente, il grande protagonista di Porto Alegre 2005, il presidente venezuelano Hugo Chavez (v. notizia successiva). Osannato dalla folla accorsa ad ascoltarlo in un Gigantinho strapieno (circa 15mila i presenti, ma altri 5000, rimasti fuori dallo stadio, hanno seguito il discorso sullo schermo allestito per l'occasione), Chavez, a cui un manifesto del Psol chiedeva addirittura di venire a fare il presidente del Brasile, ha difeso il suo collega citando la raccomandazione di Mao a fare sempre chiarezza su chi siano i veri nemici, perché "molti processi rivoluzionari sono falliti per questo". E lo ha difeso ancora ricordando le critiche di cui lui stesso era stato oggetto nei primi due anni di governo, da parte di chi avrebbe voluto subito misure più radicali, senza attendere che arrivasse il momento giusto per adottarle. Concludendo: "insieme a Lula, a Kirchner e a Tabaré Vazquez realizzeremo il sogno di Bolívar".
Ha difeso Lula, senza però risparmiare critiche alla politica economica del governo, anche il teologo della liberazione Frei Betto, consigliere del presidente dimessosi alla fine dell'anno. Di seguito alcuni stralci del suo intervento, pronunciato durante il seminario su "I partiti di sinistra e il consolidamento della democrazia in Brasile".
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