La condizione umana nel nuovo millennio: Socialismo o morte. Porto Alegre - 2002

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2002. Fonte Adista
 

La condizione umana nel nuovo millennio:
"Socialismo o muerte"

di James Petras
Per portare avanti una discussione razionale sulla barbarie che sta vivendo il mondo occidentale dobbiamo tenere conto che questa si produce in un tempo di normalità relativa. Non ci sono nazisti lungo le strade, non ci sono i forni crematori, ma la barbarie fa parte della nostra vita politica in ogni momento.
Faccio qualche esempio della barbarie del mondo imperialista. In Centroamerica 350mila persone sono state assassinate dalle forze dell'impero (classe politica, militari o paramilitari): 200mila in Guatemala, circa 90mila in Salvador, 40mila in Nicaragua, ecc.; in Sudafrica muoiono 25milioni di persone per l'Aids, perché le industrie farmaceutiche non forniscono a prezzi ragionevoli le medicine necessarie per la loro sopravvivenza; in Iraq, con la responsabilità dei governi europei e di quello nordamericano, sono morti 500mila bambini nel periodo successivo alla guerra del Golfo; nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, come conseguenza dell'imposizione del capitalismo da parte di Eltsin prima e di Putin oggi, per 4 milioni di persone le attese di vita non superano i 58 anni, peggio che nel Bangladesh. Ora abbiamo anche il caso dell'Afghanistan: la propaganda borghese di alcuni intellettuali parla di guerra, ma come si può parlare di guerra quando sono morti più di 20mila afghani e solo un soldato americano? Questo si chiama massacro. Il popolo afghano ha il diritto di difendersi come può. Non siamo in una situazione di parità: da una parte c'è un diritto di autodeterminazione e dall'altra una politica imperialista di conquista che, a partire dall'Afghanistan, sta estendendo il suo dominio verso l'Asia centrale e preparando nuove guerre contro le nazioni arabe. Questa è la dinamica del processo. L'attentato di New York è stato commesso da un piccolo gruppo autonomo del popolo afghano, non c'è nessun legame certo con al Qaeda o con Bin Laden, nessuna prova; e dove sta, dopo l'11 settembre, la cospirazione internazionale fondamentalista? Non c'è stato nessun altro attentato da settembre ad oggi, né negli Stati Uniti, né in Europa e neppure in Afghanistan. I famosi martiri di Dio sono tutti impegnati a fuggire per salvare la vita. E l'immagine degli arabi fanatici disposti a morire è totalmente sbagliata. Se non ci sono stati attentati è perché il gruppo responsabile dell'attentato contro le torri gemelle è morto nell'atto. È la spiegazione più economica, più vicina ai fatti. E fino ad oggi in nessun video Bin Laden, che avrebbe dovuto essere orgoglioso di quanto è successo, ha detto di assumersene la responsabilità, anche se appare logico che lo possa approvare.
Quindi abbiamo una barbarie gratuita. Ci troviamo in quella che potremmo definire una civiltà ibrida, un tipo di civiltà-barbarie: civilizzata nella forma, barbara nel contenuto. Possiede tutti i rituali della democrazia: costituzioni, elezioni, partiti (compreso il fascismo dal volto sorridente che parla di pluralismo, di sport, di tutto meno che del genocidio dei popoli africani). Ma di fatto è barbarie. La barbarie non è il semplice prodotto della logica del mercato, è il prodotto dello Stato imperialista vincolato intimamente alle multinazionali e alle banche. Quando c'è una crisi, il Fondo Monetario è il braccio degli Stati Uniti che presta denaro per salvare gli azionisti nordamericani. Questo non ha niente a che vedere con la globalizzazione, con l'autonomia delle multinazionali, con il concetto del mercato dominante. Tutto fittizio: si chiama imperialismo, e quando le bombe cadono dagli aerei nordamericani sono espressioni di uno Stato imperialista che si crea spazi e sicurezza per i suoi capitali; così come quando annunzia l'Alca (Area di Libero Commercio delle Americhe) e fissa i codici di commercio. Cos'è l'Alca se non l'imposizione del monopolio degli Stati Uniti sul mercato contro i concorrenti, principalmente europei, ma anche contro il Giappone? Si privilegia il capitale nordamericano e poi si costruiscono e fortificano tutte le barriere per proteggere i prodotti nordamericani non competitivi: è il neomercantilismo. Come insegna la storia del XVIII secolo, il mercantilismo si distingue per le guerre permanenti e per l'intervento dello Stato che rafforza i suoi meccanismi repressivi. Non dobbiamo più parlare di liberismo o neoliberismo per l'economia latino-americana: è il protezionismo dei mercati verso tutti quei prodotti su cui gli Stati Uniti non possono competere. Potrei fare una lista lunghissima. La struttura di questo impero ha vincoli culturali, militari ed economici.
Dobbiamo capire che c'è una peculiarità in questo impero, perché utilizza una retorica umanitaria e giustifica, per esempio, l'intervento in favore della Bosnia contro i governi fondamentalisti - in realtà contro i concorrenti tedeschi e di altri Paesi - col pretesto di voler difendere l'umanità. Però poi in Kossovo gli Usa hanno appoggiato un gruppo terrorista mafioso vincolato col narcotraffico. E lo stesso hanno fatto in Macedonia.
E dov'era l'umanitarismo di "Medici senza frontiere", questo braccio della politica estera francese, quando ha taciuto sulla sorte di 2000 serbi sotto il regime Nato durante l'occupazione dell'Albania, per non parlare dell'espulsione di tutti coloro che non sono in linea con i terroristi albanesi? Questa politica di barbarie, di umanitarismo "mercantilista", è la dinamica dell'unilateralismo degli Stati Uniti, della guerra permanente dichiarata esplicitamente. Bush ha detto: siamo coinvolti in una guerra di lungo respiro e di grande portata; non c'è luogo dove i terroristi si possano nascondere, attaccheremo qualsiasi Paese sospettato di proteggerli. E con una definizione di terrorismo così estesa, qualsiasi movimento di qualunque Paese può essere attaccato: ieri l'Afghanistan, oggi il Venezuela; in Colombia sono già intervenuti.
Di fronte a questa situazione dobbiamo renderci conto dell'avanzata della barbarie. Stiamo assistendo al saccheggio dell'America Latina: non ci sono solo i guadagni, incassati con gli interessi legati al debito e le royalties; abbiamo anche la fuga dei capitali (circa 200mila milioni di dollari all'anno) dal Terzo mondo verso le banche nordamericane. L'Argentina potrebbe pagare il suo debito con i depositi degli argentini negli Stati Uniti (140mila milioni di dollari): quello che gli argentini chiamano il capitale "volatile". E ancora la svendita delle imprese pubbliche, cedute agli stranieri. In Argentina è questo il processo che sta generando la barbarie: la classe media sta scomparendo, annientata dal tracollo dell'economia del lavoro. Muoiono di fame decine di bambini in un Paese che esporta più carne di qualsiasi altro Paese del Terzo mondo. Che mondo surreale, che provocazione!
Per giustificare questa speculazione si sono inventati la rivoluzione scientifico-tecnologica: se uno esamina gli ultimi 30 anni, il tasso di produttività degli Stati Uniti sta al di sotto della norma. Sono meno produttivi ora, nella cosiddetta èra informatica, che negli anni precedenti. In più, in investimenti per le nuove tecnologie si sperperano milioni di dollari, perduti in invenzioni che non funzionano. Circola l'idea che l'informatica stia rivoluzionando l'economia generale, ma la nuova economia è completamente in ribasso.
Qual è stata la risposta mondiale, per lo meno degli intellettuali, di fronte alla barbarie? Non c'è una risposta. C'è chi ha un atteggiamento cinico: non c'è differenza tra questi o altri governanti, la storia è ciclica, un gruppo va via e ne viene un altro; chi si rifugia nella meditazione e pensa solo alla pace ultraterrena. Poi ci sono gli opportunisti pessimisti che criticano l'impero ma si sentono impotenti a cambiare le cose. L'impero premia questi pessimisti di sinistra perché attraggono la gioventù e la disorientano: non si può fare nulla per cambiare il mondo. Infine abbiamo i ribelli che dicono che il neoliberismo è un orrore e fanno appello alle élite illuminate perché cambino le cose e creino un benessere sociale, ma, come ben sappiamo, queste non lo fanno mai. Di contro, abbiamo delle risposte eroiche: quelli che protestano in forma individuale e credono che lanciare una bomba o abbattere un aereo possa distruggere il sistema, mentre il sistema sfrutta questo orrore per giustificare le sue azioni repressive, rimpiazza un funzionario con un altro e continua a funzionare nonostante l'eroismo dell'individuo. E poi c'è la sindrome di Spartaco, per la quale le masse organizzate si ribellano, si organizzano e cominciano a prendere coscienza della necessità di scontrarsi con l'impero, passando per le differenti tappe locali, regionali, nazionali, avanzando in quella che a suo tempo abbiamo chiamato la lunga marcia del compagno Mao Tse Tung, una marcia piena di vittorie e sconfitte.
Credo che l'Impero, in questo periodo, non sia onnipotente come si crede. Stanno risorgendo i movimenti popolari. L'insurrezione in Argentina è la risposta migliore ai pessimisti, agli opportunisti e ai cinici: la fame e il degrado sono molto più potenti di tutte le campagne antiterroristiche. C'è la grande mobilitazione delle Farc in Colombia (che gli Usa ancora non riescono ad arrestare), quella dei Senza Terra in Brasile, le proteste in Bolivia: questo è il futuro. Queste lotte indeboliscono gli Stati Uniti, mentre la crisi economica svuota la borsa dell'americano medio. Certo, tutto ciò richiede tempi lunghi, ma gli esempi che sorgono dall'America Latina stanno diventando un punto di riferimento per tutti.