Socialismo: l'unico capitale ad interesse umano. Porto Alegre - 2002

Speciale Forum Social Mundial
Porto Alegre 2002. Fonte Adista
 

Il socialismo:
l'unico capitale ad interesse umano

di Michael Löwy e frei Betto
Parte pronunciata da Michael Löwy
Noi del Fsm crediamo in certi valori che illuminano il nostro progetto di trasformazione sociale e ispirano la nostra visione di un nuovo mondo possibile. Ma quelli che stanno dal'altro lato, a New York (stavano a Davos, ora si sono trasferiti a New York) - banchieri, manager, dirigenti di multinazionali, tutti questi signori del mondo che dirigono la globalizzazione capitalista neoliberale (la globocolonizzazione) - hanno anch'essi i loro valori. Non dobbiamo sottovalutarli. Eassi credono in tre grandi valori e sono disposti a lottare per salvaguardarli, fino a fare la guerra. Allora quali sono questi tre grandi valori al cuore della civiltà dominante? Sono il dollaro, l'euro e lo yen. Non sono esenti da contraddizioni, ma insieme costituiscono i grandi valori della globalizzazione neoliberista.
La prima caratteristica di questi tre valori è che essi non conoscono il bene, il male, il giusto, l'ingiusto. No, solo quantità, numeri, cifre: uno, cento, mille, un milione, un miliardo. Chi possiede un miliardo - di dollari, di euro, di yen - vale più di chi ha un milione e molto più di chi ne ha solo mille. E ovviamente chi non ha nulla, o quasi nulla, non vale niente nella scala di valori di Davos. È come se non esistesse. Sta fuori dal mercato. E se sta fuori dal mercato sta fuori dal mondo civile.
Insieme, questi tre valori - dollaro, euro e yen - costituiscono una delle divinità della religione fondamentalista del liberismo economico. La prima divinità è la Moneta, le altre due il Mercato e il Capitale. Tre dei: dio-Moneta, dio-Mercato, dio-Capitale. Sono feticci o idoli, oggetti di un culto esclusivo, fanatico e intollerante. Quello che Marx chiamava feticismo della merce o, per usare l'espressione dei teologi della liberazione Hugo Assmann e Franz Hinkelammert, l'idolatria del mercato. E come altri idoli del passato, Moloch o Baal, esigono terribili sacrifici umani: nel Terzo Mondo sono le vittime dei piani di aggiustamento strutturale, sono gli uomini, le donne, i bambini sacrificati sull'altare del feticcio Mercato Mondiale e del feticcio Debito Estero. Le regole etiche di questa religione fondamentalista del mercato già sono state stabilite due secoli fa da un teologo economico: sir Adam Smith. Il quale dice: che ogni individuo persegua, nel modo più implacabile possibile, il suo interesse egoista, senza prestare attenzione al suo prossimo, e la mano invisibile del dio-mercato farà il resto, portando prosperità a tutte le nazioni.
La verità è che questa civiltà del denaro e del capitale trasforma tutto in merce: la terra, l'aria, l'acqua, la vita, i sentimenti, le convinzioni. Tutto si vende al miglior prezzo. Funziona solo la relazione con la merce, e la persona stessa dipende dalla merce che usa. Se arrivo a casa in autobus o a piedi, il mio valore è basso, se arrivo a casa in Bmw il mio valore è alto. Sono la stessa persona, ma è la merce che imprime il mio valore, mi trasforma in cosa.
Già nel XIX secolo un critico dell'economia politica aveva previsto, con lucidità profetica, il mondo di oggi. Egli dice: "Arrivò infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato inalienabile divenne oggetto di traffico e di commercio. Le stesse cose che fino ad allora erano comunicate, ma mai scambiate; date, ma mai vendute; conquistate, ma mai comprate - come virtù, amore, opinione, scienza, coscienza - tutto passò per il commercio. È il tempo della corruzione generale, il tempo in cui qualunque cosa, morale o fisica, è portata al mercato per essere venduta". Era Karl Marx, in "Miseria della filosofia".
Di fronte a questa civiltà della mercantilizzazione universale, che affoga tutte le relazioni umane "nelle acque gelate del calcolo egoista" - un'altra citazione del vecchio Karl Marx - il nostro Forum Sociale Mondiale rappresenta, prima di tutto, un rifiuto: il mondo non è una merce. La natura, la vita, i diritti degli esseri umani, la libertà, l'amore, la cultura non sono una merce. Ma il nostro Forum non è solo rifiuto, non è solo critica. È anche aspirazione ad un altro tipo di civiltà basata su altri valori che non sono quelli del denaro e del capitale. Pertanto, tra Porto Alegre e New York, il nostro Forum e quello loro, c'è una contraddizione fondamentale: sono due progetti di società, due progetti di civiltà, due scale di valori che si affrontano in maniera antagonista e perfettamente irriconciliabile in questo inizio del XXI secolo.
Quali sono i valori che ispirano il nostro progetto alternativo? Sono valori qualitativi, valori etici, politici, sociali, culturali, che sono irriducibili a questa quantificazione monetaria. Valori che sono comuni alla maggior parte di movimenti e reti che costituiscono questo movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista.
Nella nostra proposta, che è una proposta per la discussione, Frei Betto ed io siamo partiti dai tre valori che ispirarono la Rivoluzione Francese del 1789 e che, da allora, sono presenti in tutti i movimenti di emancipazione sociale della storia moderna. Questi tre valori, tutti li conosciamo, sono Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Come segnala il grande filosofo socialista Ernst Bloch nel suo libro "Diritto naturale e dignità umana", questi tre principi, che la classe dominante scrisse su tutti gli edifici pubblici, non furono mai realmente messi in pratica. Molte volte, anzi, come diceva Marx, furono sostituiti da Cavalleria, Fanteria, Artiglieria. I tre valori fanno allora parte della tradizione sovversiva, utopica dell'incompiuto, del non ancora esistente, delle promesse non realizzate. Essi possiedono una forza utopica concreta, diceva Ernst Bloch, che va molto al di là degli orizzonti della società in cui viviamo. Essi hanno una forza di dignità umana che punta al futuro, alla marcia dell'umanità a testa alta. E se esaminiamo da vicino questi valori, dal punto di vista delle vittime del sistema, scopriamo il loro potenziale esplosivo e la loro attualità nella lotta contro la mercantilizzazione del mondo.
Esaminiamo uno ad uno questi valori. Cominciamo con il valore della libertà. E qui mi riferirò ad una donna di cui mi innamorai da giovane, che continuo ad adorare ancora oggi e che purtroppo non conobbi perché fu assassinata molto prima che io nascessi: Rosa Luxemburg. Rosa Luxemburg diceva: "Non è possibile costruire una nuova società, una società più giusta, solidale, senza libertà. Libertà di espressione, di organizzazione, di stampa, libertà senza restrizioni. Libertà di opinione, per cominciare. E non solo la libertà di quelli che la pensano come noi. No, la libertà di quelli che la pensano diversamente da noi. Questa è una condizione fondamentale per qualunque progetto di una nuova società". Allora, primo elemento la libertà: libertà di opinione, di espressione, di organizzazione, di stampa. Una libertà duramente conquistata in secoli di lotta contro l'assolutismo monarchico, contro le dittature, contro il fascismo. Ma oggi abbiamo bisogno non solo di queste libertà, ma della libertà in relazione ad un'altra forma di assolutismo: la dittatura dei mercati finanziari, della élite dei banchieri e degli imprenditori multinazionali che impongono i loro interessi a tutto il pianeta. Una dittatura imperiale, sotto l'egemonia degli Stati Uniti che sono l'unica superpotenza globale. Una dittatura che si nasconde dietro le anonime e cieche leggi del mercato, ma il cui potere mondiale è ben superiore a quello dell'impero romano del passato o degli imperi coloniali del XIX secolo.
È una dittatura che si esercita attraverso la stessa logica del capitale, ma che si impone con l'aiuto di istituzioni profondamente antidemocratiche come il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, la Nato ecc. Il processo di liberazione in relazione a questo potere imperiale è un processo allo stesso tempo locale, nazionale, continentale e in ultima istanza mondiale. È una lotta senza frontiere. La lotta contro la dittatura del capitale multinazionale è una lotta internazionale, è una lotta senza frontiere. Questa è un'eredità della Rivoluzione Francese, questa idea forte della libertà. Ma la Rivoluzione Francese ebbe molti limiti e uno dei principali fu di aver escluso dalla libertà e dalla cittadinanza la maggior parte della popolazione: le donne. Al tempo della Rivoluzione Francese apparve una donna repubblicana, rivoluzionaria, femminista, Olympe de Gouges, che, mentre la Rivoluzione proclamò i diritti dell'uomo e del cittadino, scrisse una "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina". Venne ghigliottinata. Il concetto moderno di società non può ignorare l'oppressione che ricade su metà dell'umanità, che sono le donne. E pertanto non può ignorare l'importanza della lotta delle donne per la loro liberazione e per il diritto a disporre del proprio corpo.

Parte pronunciata da Frei Betto
Michael Lowy diceva che metà dell'umanità è formata da donne. L'altra metà sono figli di donne!
Che significa uguaglianza? Nelle prime costituzioni rivoluzionarie si scrisse di questa esigenza dell'uguaglianza di fronte alla legge: è un'esigenza assolutamente necessaria che è ben lontana dall'esistere nel mondo di oggi, ma insufficiente. Il problema di fondo è oggi la mostruosa disuguaglianza tra Nord e Sud del pianeta e, in ogni Paese, tra la piccola élite che monopolizza il potere economico e i mezzi di produzione, e la grande maggioranza della popolazione che vive della sua forza lavoro, ma oggi anche questo diventa un privilegio considerando l'aggravarsi della disoccupazione e l'esclusione dalla vita sociale. È curioso osservare il cambiamento nel linguaggio: 10 anni fa si parlava di emarginazione. Nessuno più impiega questo termine. Oggi si parla di esclusione. Stare ai margini rappresenta la possibilità di tornare al centro, essere esclusi è più complicato. Le cifre che esemplificano questa disuguaglianza sono note: quattro cittadini degli Stati Uniti - Bill Gates, Paul Allen, Warren Buffet e Larry Ellison - concentrano nelle loro mani una fortuna equivalente al prodotto interno lordo di 42 Paesi poveri, con una popolazione di 600 milioni di abitanti. Il sistema del debito estero, la logica del mercato mondiale e il potere illimitato del capitale finanziario hanno aggravato questa disuguaglianza, soprattutto negli ultimi 20 anni. L'esigenza di uguaglianza e di giustizia sociale, che sono due valori inseparabili, ispira i vari progetti alternativi oggi all'ordine del giorno, soprattutto i progetti dibattuti nel Forum Sociale Mondiale, tanto nella prima edizione quanto in questa seconda edizione. E in una prospettiva più ampia questo implica un altro modo di produzione distribuzione di beni economici.
Ma la disuguaglianza economica non è l'unica forma di ingiustizia nella società capitalista liberista: bisogna elencare anche la persecuzione dei clandestini in Europa, l'esclusione dei discendenti degli schiavi neri e degli indigeni nelle Americhe, l'oppressione di milioni di individui che appartengono alle caste "intoccabili" in India, e tante altre forme di razzismo o discriminazione per ragioni di colore, religione o lingua, onnipresenti dal Nord al Sud del pianeta. Una società ugualitaria significa la radicale soppressione di queste discriminazioni. Implica anche una diversa relazione tra uomini e donne, rompendo il più antico sistema di disuguaglianza della storia, che è il patriarcato, responsabile della violenza contro le donne, della loro emarginazione dalla sfera pubblica e della loro esclusione dal lavoro. La grande maggioranza dei poveri e dei disoccupati del mondo sono donne.
E questa è una questione che abbiamo dibattuto qui in altri momenti: il fatto che la sinistra abbia ignorato le relazioni di genere o anche le questioni soggettive ha determinato che in strutture che si volevano nuove, come avvenuto nei Paesi socialisti dell'Est europeo, queste radici nocive come il patriarcato non arrivarono ad essere sradicate.
L'ultimo dei tre valori della Rivoluzione Francese è la fraternità. Che significa fraternità? È la traduzione civica, moderna del vecchio principio giudaico-cristiano dell'amore per il prossimo. È la sostituzione delle relazioni di competizione, di concorrenza feroce, di guerra di tutti contro tutti, che fanno dell'individuo nella società attuale un homo homini lupus, cioè un lupo per gli altri esseri umani, con relazioni di cooperazione, condivisione, aiuto reciproco, solidarietà. Oggi è molto comune contrapporre l'attuale modello di globalizzazione a quello che noi vogliamo, che non è negare la globalizzazione, ma realizzare la globalizzazione della solidarietà. Una solidarietà che include non solo i fratelli, da cui fraternità, ma anche le sorelle, per cui dobbiamo cominciare a parlare di sororità, e che superi i limiti della famiglia, del clan, della tribù, dell'etnia, della comunità religiosa, della nazione per diventare autenticamente universale, mondiale, internazionale, globale. In altre parole, internazionalista, nel senso che hanno dato a questo valore generazioni intere di militanti del movimento operaio e socialista.
La mondializzazione neoliberista produce e riproduce conflitti tribali ed etnici, guerre di pulizia etnica, espansionismi bellicosi, integralismi religiosi intolleranti, xenofobie. Le paure indotte dal sentimento di perdita di identità sono l'altro lato della stessa medaglia, il complemento inevitabile della globalizzazione imperiale. La civiltà che sogniamo, secondo la bella formula degli zapatisti messicani, sarà "un mondo in cui entrano molti mondi", una civiltà mondiale della solidarietà e della diversità. Di fronte a questa omogeneizzazione mercantile e quantitativa del mondo, di fronte a questo falso universalismo capitalista, è più che mai importante riaffermare la ricchezza della diversità culturale e il contributo unico e insostituibile in questo processo di ogni popolo, di ogni cultura e di ogni individuo. Nessuno di noi è portatore della verità. Ricordo sempre un fatto che è avvenuto nella Cina dell'inizio del secolo XX, in cui un prete dopo aver predicato per duemila cinesi, forse in una sala affollata come questa, concluse: io vi ho annunciato la verità. E un cinese là in fondo disse: padre, quello che ha detto non è la verità. Come non è? È chiaro che è la verità. No, padre. Esistono tre verità: la sua, la mia e la verità vera che insieme dobbiamo cercare. Allora questa fraternità, o se volete in una forma più soggettiva, questa "fraternura" (da "ternura" che in portoghese significa "tenerezza", ndt), che dovrà reggere le nostre relazioni, deve aiutarci a cercare insieme la verità vera.
C'è un altro valore che dal 1789 è inseparabile dagli altri tre: la democrazia. Non solo nel significato limitato che questo concetto ha nel discorso politico liberaldemocratico, come il suffragio universale, le libere elezioni di rappresentanti: realtà deformata e viziata dal controllo che esercita il potere economico sui mezzi di comunicazione. Sappiamo come il presidente Bush sia stato "eletto", così come sappiamo come si fanno le elezioni anche nel nostro Paese. Grazie a Chico Whitaker, noi abbiamo oggi in Brasile, come risultato di una mobilitazione popolare, una legge contro la corruzione elettorale, la legge n. 9.840, che speriamo quest'anno poter applicare in casi di corruzione evidente. Questa democrazia rappresentativa, anch'essa frutto di molte lotte popolari e costantemente minacciata dagli interessi dei potenti, come dimostra soprattutto la storia dell'America Latina dal 1964 al 1985, è necessaria ma insufficiente. Abbiamo bisogno di forme superiori, partecipative, che permettano alla popolazione di esercitare direttamente il proprio potere di decisione e di controllo, come è il caso del bilancio partecipativo nei municipi governati dal Partito dei Lavoratori, come Porto Alegre e lo stesso Stato del Rio Grande do Sul.
La grande sfida, dal punto di vista di un progetto di società alternativa, è estendere la democrazia al terreno economico e sociale. Perché permettere in questo campo il potere esclusivo di un'élite, se rifiutiamo che questa élite abbia lo stesso potere nel campo politico? Pertanto una democrazia sociale significa che le grandi opzioni socio-economiche, le priorità degli investimenti, gli orientamenti fondamentali della produzione e della distribuzione devono essere democraticamente discussi e decisi dalla stessa popolazione e non da un pugno di sfruttatori o dalle presunte leggi del mercato. O, ancora - la variante che avveniva nei Paesi socialisti dell'Est europeo -, da un burò politico onnipotente. Nel socialismo dell'Est europeo si tentò di costruire una casa nuova con materiali vecchi, perché non si lavorò sufficientemente su questa questione della soggettività umana e di valori che devono essere interiorizzati nella nostra esistenza. Con il risultato che tutti noi conosciamo. La consolazione che regge la nostra speranza è che, se questo socialismo è fallito dopo 70 anni, il capitalismo è fallito dopo 200 anni, perché 4 miliardi di persone su sei che abitano il pianeta sono esclusi dai benefici minimi di questo sistema.
A questi grandi valori, prodotti dalla storia rivoluzionaria moderna, dobbiamo aggiungerne un altro, che è allo stesso tempo più antico e più recente: il rispetto per l'ambiente. Questo valore di rispetto per l'ambiente lo troviamo nello stile di vita delle nazioni indigene dell'America, soprattutto delle nazioni che rimangono tribalizzate (è sintomatico che quest'anno in Brasile il tema della Campagna di Fraternità della Cnbb sia fraternità e popoli indigeni), e delle comunità rurali pre-capitaliste dei vari continenti, ma anche al centro dell'attuale movimento ecologista. La mondializzazione capitalista è responsabile della distruzione e dell'avvelenamento accelerati, in crescita geometrica, dell'ambiente: inquinamento della terra, del mare, dei fiumi, dell'aria, effetto serra, con conseguenze catastrofiche, pericolo della distruzione della fascia di ozono del pianeta che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette mortali, annichilimento delle foreste e della biodiversità. Una civiltà della solidarietà non potrà essere se non una civiltà della solidarietà con la natura, perché la specie umana non potrà sopravvivere se viene rotto l'equilibrio ecologico del pianeta.
Ci sarebbero molti altri valori di questa nuova società che cerchiamo, che già stiamo costruendo nella pratica di movimenti sociali, di istituzioni, di ong, di imprese. Infine, noi non stiamo parlando qui di un'utopia: chi ha partecipato ai seminari e ai workshop in questi giorni ha potuto verificare quante pratiche sociali alternative già sono in corso nel mondo. E pertanto alla nostra lista che non pretende di essere esaustiva, ciascuno di noi potrà, in funzione della sua propria esperienza e della sua riflessione, aggiungere altri valori.
Ma come riassumere in una parola questo insieme di valori presenti, in una o altra forma, nel movimento contro la globalizzazione capitalista, nelle manifestazioni di Seattle e di Genova, nei dibattiti del Forum Sociale Mondiale? Credo che l'espressione civiltà della solidarietà sia una sintesi appropriata per questo progetto alternativo. Questo significa non solo una struttura economica e politica radicalmente diversa, ma soprattutto una società alternativa che valorizzi le idee di bene comune, di interesse pubblico, di diritti universali, di gratuità. Michael Lowy ed io proponiamo di definire questa società con un termine che riassume, da quasi due secoli, le aspirazioni dell'umanità a una nuova forma di vita, più libera, più egualitaria, più democratica e più solidale. Un termine che, come tutti gli altri, come libertà, democrazia, è stato manipolato da interessi profondamente antipopolari e autoritari, ma che non per questo ha perso il suo valore originario e autentico. Questo termine è socialismo (socialismo ha avuto più applausi qui del vecchio Marx. Io credo che il vecchio Marx meriti anche lui applausi, perché confondere il vecchio Marx con il progetto socialista dell'Est europeo è confondere Bin Laden con il Corano, che è un peccato imperdonabile). È curioso questo dato che andiamo ora a presentare. In un recente sondaggio dell'opinione pubblica brasiliana commissionato dalla Confederazione nazionale dell'industria - pertanto un sondaggio non sospetto - il 55% degli intervistati ha affermato che il Brasile aveva bisogno di una rivoluzione socialista. Alla domanda su cosa intendessero per socialismo, hanno risposto citando valori come amicizia, comunione, condivisione, rispetto, giustizia, solidarietà. Pertanto consideriamo che civiltà socialista e civiltà della solidarietà sono sinonimi. In altre parole: lo sviluppo che vogliamo dovrà essere necessariamente sostenibile e socializzabile o andremo verso la barbarie. Per concludere: un altro mondo è possibile, basato su altri valori, radicalmente antagonisti a quelli che dominano oggi. Non possiamo dimenticare che il futuro comincia adesso: questi valori già sono prefigurati nelle iniziative che orientano oggi il nostro movimento e che sono state tanto trattate, dibattute, affrontate e propagate durante questo Forum. Questi movimenti ispirano la campagna contro il debito del Terzo Mondo e la resistenza ai progetti dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, la lotta contro i prodotti transgenici e i progetti di tassazione della speculazione finanziaria. Sono presenti nelle lotte sociali, nelle iniziative popolari, nelle esperienze di solidarietà, di cooperazione e di democrazia partecipativa, dalla lotta ecologica dei contadini indiani fino al bilancio partecipativo del Partito dei Lavoratori, dalle lotte per i diritti sindacali in Corea del Sud fino agli scioperi in difesa dei servizi pubblici in Francia, dai villaggi zapatisti in Chiapas fino agli accampamenti ed insediamenti del Movimento dei Senza Terra in Brasile.
Il futuro comincia adesso e qui, in questi semi di una nuova civiltà che stiamo piantando nella nostra lotta e con il nostro sforzo per costruire uomini e donne nuovi, a partire dai valori soggettivi ed etici che assumiamo nelle nostre vite di militanti. Io ho la speranza che questi uomini e donne nuovi siano figli dell'unione di Ernesto Che Guevara con Santa Teresa D'Avila.