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Il secondo Forum Social Mundial ha riunito più di 51.000 persone di 131 paesi a Porto Alegre. Secondo gli organizzatori si è trattato di un successo per partecipazione, qualità dei dibattiti e delle proposte. Non una babele, ma un grande laboratorio di idee e esperienze concrete che stanno dimostrando che è possibile costruire mondi nuovi nel rispetto della diversità di tutti i popoli.
Si sentono mormorii in platea fino a che un signore con barba e capelli grigi prende il microfono per chiedere scusa per il ritardo di mezzora. Si tratta di Francisco Whitaker, membro del comitato organizzatore e anche animatore del dibattito che sta per cominciare. Oltre al teologo brasiliano, annuncia che parteciperanno all'incontro il francese Michael Löwy, la spagnola Celia Amorós e gli indiani Vijat Patrape Siddhartha (è così, senza cognome, che è conosciuto in India).
Qualche istante dopo si fa silenzio. Gli occhi e le orecchie sono
attenti; le mani non impugnano bandiere ma penne; spille con l'immagine
di Che Guevara sono attaccate al lato del crocifisso su camicie e
borse di stoffa; quaderni invece di petizioni. Non solo di economia e
politica si è parlato a Porto Alegre. Il forum ha aperto uno spazio per
discutere anche del sacro.
"Questa è stata una delle grandi novità di quest'anno. Proseguiamo in
avanti e verso l'alto" commenta Whitaker, anche segretario della
Commissione Brasiliana di Justiça e Paz, della Conferenza Nazionale dei
Vescovi del Brasile (CNBB).
"Gran parte dei militanti che sono venuti qui sono mossi da differenti
fedi. Si tratta di una presenza di impegno che parte dalla fede".
Frei Betto completa il discorso dicendo che tra lotte politiche e
spiritualità non c'è contraddizione, "Avremo strutture nuove solo con
cuori nuovi".
Per il teologo, un forum che affronta varie dimensioni e settori della
società non può ignorare il fenomeno religioso. "Soprattutto in un
continente e in un paese dove questo fenomeno è centrale. Certamente,
almeno in Brasile, tutta la costruzione di un progetto popolare è
passata attraverso le pastorali sociali delle Chiese, soprattutto quella
cattolica, che è maggioritaria", ricorda Frei Betto.
Secondo lui, per costruire una civiltà nuova bisogna considerare le
relazioni dell'essere umano con il suo simile, con la natura e con Dio.
"Altrimenti corriamo il rischio di trasformare gli shopping center in
cattedrali stilizzate che sono i templi di una dottrina nella quale
l'inferno è non poter consumare e il purgatorio è non poter utilizzare
la carta di credito". Il teologo della liberazione aggiunge ancora
"L'uomo nuovo e la nuova donna nasceranno dal matrimonio tra Santa
Teresa d'Avila (leader spirituale del XVI secolo) e il rivoluzionario
argentino Che Guevara.".
Incontro spirituale
La spiritualità non è stata solo argomento di conferenze e dibattiti.
Ha occupato anche spazi nella programmazione ufficiale dell'evento.
Nell'atto di apertura, per esempio, che è avvenuto nell'Anfiteatro
'Tramonto del sole', uno dei momenti forti, è stata la Missa Luba, che
ha gareggiato, per la quantità di applausi ricevuti, con quelli
attribuiti agli anfitrioni del Forum, il sindaco di Porto Alegre Tarso
Genro e il governatore dello stato, Olívio Dutra. Questa celebrazione,
approvata dal papa Paolo VI negli anni 70, è nata dal desiderio di
fondere le tradizioni africane e cristiane.
Il 3 febbraio, in questo stesso anfiteatro è avvenuto "L'incontro
Spirituale per un mondo migliore". Poco divulgato e fissato ad un'ora
impossibile (le 5.30 del mattino) ha visto comunque una grande affluenza
di pubblico a questo atto interreligioso che ha sorpreso gli stessi
organizzatori. Centinaia di persone si sono alzate all'alba e si sono
mosse da diversi punti della città per meditare al suono dei mantra, dei
canti religiosi cattolici, di cetre e atabaques. Tra i quindici gruppi
religiosi che hanno promosso l'evento, c'erano le Comunità Ecclesiali di
Base, il Monastero dell'Annunciazione del Signore, il Centro di Yoga e
Meditazione Ananda Marga, l'Organizzazione Brahma Kumaris e il
Comitato Afro del FórumSocial Mundial.
Dada Maheshvarananda, monaco della Ananda Marga, ha detto: "Ci siamo
riuniti per condividere una visione spirituale di un mondo nuovo, basato
sulla cooperazione e la tolleranza, la giustizia, la pace e la
solidarietà". Per Maheshvarananda, "l'etica e la fede ci arricchiranno e ci rafforzeranno in questa lotta".
Secondo il monaco benedettino Marcelo Barros, anche lui uno degli
ideatori dell'evento, questo incontro spirituale vuole dimostrare che le
religioni sono legate ai movimenti sociali più impegnati per le
trasformazioni del mondo. "Se non riusciamo a fare in modo che le
religioni si uniscano per lavorare alla trasformazione sociale, molto
difficilmente questo grande movimento avrà successo".
Anche l'Accampamento della Gioventù, al Parco dell'Armonia, è stato
toccato da questo spirito di fraternità. Un esempio di questo è stato il
"fuoco della pace", costruito dal messicano Oscar Ijunanero, che ha attraversato le Americhe per 9 mesi fino ad arrivare a Porto Alegre. A
piedi. Il suo fuoco è divenuto punto di incontro di centinaia di giovani
tra i più di 15.000 che hanno partecipato ai laboratori e seminari
all'interno del Forum.
"Di fronte al fuoco della guerra, abbiamo presentato il fuoco della
pace" spiega Ijunanero, che aveva partecipato al Forum anche l'anno
passato.
Proteste e proposte
Molte cose buone sono state prodotte in questo gigantesco laboratorio di
idee e esperienze che è stato il Secondo Forum. 27 conferenze, più di
800 laboratori e seminari di studio che hanno discusso diversi temi, dal
commercio mondiale al debito estero e alla produzione di medicinali
fino alla relazione tra Africa e Brasile, i popoli indigeni, i diritti
umani.
Per Whitaker, il forum è cresciuto in numeri e qualità. In questa
seconda edizione ci sono stati più di 51.000 partecipanti tra delegati e
uditori, in rappresentanza di circa 5.000 organizzazioni della società
civile di 131 paesi. In relazione all'evento dello scorso anno, è
cresciuta anche la partecipazione di personalità come il linguista
americano Noam Chomsky, la canadese Naomi Klein e i premi Nobel per la
pace Adolfo Perez Esquível e Rigoberta Menchú. "Il forum è nato per questo: essere uno spazio aperto per l'approfondimento, la riflessione e lo scambio di esperienze".
È in questa stessa linea la valutazione di Frei Betto, che
sottolinea le proposte che sono nate a partire da questo ampio
dibattito. "Non è stato un esercizio teorico, poiché si è fondato su
esperienze reali. Non stiamo parlando di utopia. Le centinaia di
laboratori realizzati in questo forum hanno mostrato esperienze concrete
di forme alternative di organizzazione".
Proposte e proteste. Questi due ingredienti erano ben mescolati nella
programmazione. Tanto è vero che l'evento è stato aperto da una
manifestazione per la pace, che ha riunito 50.000 persone ed è finito
con un'altra manifestazione, contro l'ALCA (Area del libero commercio
delle Americhe), promossa da Via Campesina, organizzazione che riunisce
movimenti sociali di 64 paesi.
João Pedro Stédile, del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra
(MST), considera queste grandi concentrazioni di persone "una specie di
pedagogia delle masse in cui il popolo impara a lottare, andando nelle
strade, non solo assistendo a conferenze all'università".
Di fronte alla possibilità di repressione militare, esempi della
quale sono stati la morte di un manifestante a Genova, in Italia, e
quella di una trentina di persona durante le manifestazioni di protesta
in Argentina, Stedile ritiene che si tratti di una reazione naturale: "I
privilegiati reagiranno sempre. In certi luoghi usano metodi più civili;
in alcuni tentano di cooptare i dirigenti delle proteste e in altri
tentano di reprimerli".
Secondo lui, tuttavia, non si deve cadere nella "paranoia" che ora, con la guerra su scala mondiale, promossa dagli USA, i servizi segreti
controlleranno tutto. "La nostra preoccupazione non deve essere se
dovremo sopportare qualcosa da parte del nemico, ma come organizzare i
più poveri. Questo è il compito dei movimenti sociali".
Osserva Stedile.
Intervento in Palestina
Il medico italiano Vittorio Agnoletto, è d'accordo con il dirigente
brasiliano e vuole sottolineare una delle principali proposte uscite da
Porto Alegre. "Il movimento ha deciso che può intervenire nelle aree
calde del mondo, come la Palestina, il Chiapas, e l'Argentina. Il forum
diviene quindi un soggetto sociale che fa politica a livello
internazionale".
L'idea è realizzare una sessione straordinaria del forum. Questa
proposta è partita dalla delegazione italiana (la seconda per numero,
con quasi 1000 persone, dopo, è ovvio, quella brasiliana), ed è stata
approvata dal Comitato internazionale formato da più di settante entità.
Ma non tutto è stato perfetto. Una critica unanime c'è stata nei
confronti della rappresentatività dei delegati. "In realtà, il forum
non è ancora mondiale, è molto occidentale e cristiano", osserva
Stedile. "È questa la grande sfida che abbiamo di fronte a noi. Sono rappresentati molti paesi, ma dalla maggior parte di essi arrivano solo
pochi delegati. E nel caso di Africa e Asia, la situazione è ancora più
grave".
Per Agnoletto "si deve decentralizzare e coinvolgere i movimenti
locali. In questo senso prende corpo la proposta di intensificare ancora
la preparazione al forum mondiale, che l'anno prossimo sarà di nuovo a
Porto Alegre (che offre al momento le migliori infrastrutture
disponibili)".
"Vogliamo organizzare anche forum continentali", spiega Stedile, che fa parte del Comitato nazionale. "Questo permetterà una maggiore
partecipazione di delegati. La strategia è anche quella di cominciare a
fare forum sociali tematici, come quello sull'educazione, che è stato
fatto l'anno passato a Porto Alegre".
Nella sala 2 della PUC, l'indiano Siddhartha ha raccontato una
parabola che, certo, riassume lo spirito che abbiamo vissuto al forum.
È più o meno così: "Le formichine stavano andando in giro e una disse che non aveva nessun obiettivo nella vita, che non sapeva che fare. Essa vide che c'erano moltissime formichine che stavano salendo una collina e
sentì una voce che diceva: 'Vai là in cima, là in cima!'. Sentì varie
volte questa voce che la stimolava ad andare sempre più avanti,
travolgendo qualsiasi cosa vedesse di fronte a sé. Quando arrivò in cima
alla collina disse: 'Ma non c'è niente qui!' E un'altra formichina
disse: 'Non raccontarlo a nessuno!' ".
Morale della favola: "Non siamo individui che lottano per un proprio
spazio, ma siamo persone in relazione tra loro e con la natura,
orizzontalmente, tutti uniti in lotta per un mondo migliore".
Tribunale del debito
"Il debito estero è ingiusto, illegittimo e insostenibile", dice il
verdetto.
"Il debito estero dei paesi del Sud, essendo nato fuori dalle leggi
nazionali e internazionali e senza l'autorizzazione delle società,
poiché ha favorito esclusivamente le élite e danneggiato la maggioranza
della popolazione, e poiché viola la sovranità nazionale, è illegittimo,
ingiusto e insostenibile sia dal punto di vista etico, che giuridico che
politico. Gli accusati sono le banche e le transnazionali, i governi del
Nord, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, le altre
istituzioni finanziarie internazionali e i loro collaboratori nel Sud".
Questo è il verdetto del tribunale del debito che è stato realizzato
nell'ambito del Forum Social e ha riunito centinaia di persone di più di
50 paesi. Il verdetto sarà inviato al FMI e alla Banca Mondiale ad
aprile, quando queste istituzioni si riuniranno a Washington, negli
USA.
Durante le tre sessioni, i giurati hanno ascoltato una quindicina di
testimoni che hanno denunciato le condizioni di miseria nei loro paesi,
originate dal debito che è stato contratto dai governanti. Questi non
hanno utilizzato i soldi a beneficio del popolo.
Il corpo dei giurati era costituito dal premio Nobel per la pace
Adolfo Perez Esquível, Yvone Yanez, dell'Equador, Sekhou Diarra e Tamba
Tembile, del Mali, Dennins Brutus, dell'África del Sud, Shelly Emalyn
Rao, delle Fiji, Pedro Ross, di Cuba, Marie Frantz Joachim, di Haiti,
Rosemary Nyere e Rogate Mshana, della Tanzânia.
L'argentina Nora Cortinãs, che faceva parte della presidenza, dice che
il tribunale è stato simbolico, ma rivela un sentimento di
insoddisfazione diffuso in molte parti del mondo. L'iniziativa andrà
avanti con altre modalità. "Abbiamo approvato la realizzazione di
udienze indipendenti relative ai debiti esteri nei vari paesi perché
venga fatta una verifica contabile e giuridica, con l'intenzione di
stabilire se esiste un debito da pagare. È importante anche coinvolgere il maggior numero di persone in queste iniziative".
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