Il primo forum sociale mondiale. Gennaio 2001

Per salvare il mondo, con allegria.
Il primo forum sociale mondiale

Gennaio-Febbraio 2001
DOC-1053. PORTO ALEGRE-ADISTA. "Il nuovo secolo comincia a Porto Alegre": così Ignacio Ramonet, direttore di "Le Monde diplomatique", salutava, alla vigilia dell'apertura dei lavori, il Forum Sociale Mondiale, considerato come il più importante incontro dei movimenti popolari e sociali in lotta contro la globalizzazione neoliberista, e quello in cui maggiore visibilità e protagonismo ha avuto il Sud del mondo, almeno quello latinoamericano. Preceduto da aspettative fortissime, il Forum non ha deluso le attese, segnando un autentico salto di qualità per il movimento antiglobalizzazione che si è affacciato prepotentemente alla ribalta, a novembre del 1999, con la protesta di Seattle, a sua volta punto di arrivo di un processo iniziato, a giudizio di molti, con l'insurrezione zapatista del primo gennaio del '94, lo stesso giorno in cui entrava in vigore il Nafta, il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Canada e Messico. Questa volta, diversamente da quanto accaduto a Seattle, e poi a Washington e ancora a Praga e a Nizza, non si trattava di protestare, ma di costruire. Di proporre alternative, di pensare a una diversa mondializzazione, di cominciare a dare corpo alla certezza che - è stato lo slogan del Forum - "un altro mondo è possibile". E la polizia, scarsa, non ha avuto questa volta niente da fare. La singolarità di Porto Alegre
Non è stata casuale, la scelta di Porto Alegre, capitale dello Stato del Rio Grande do Sul, all'estremo sud del Brasile, per la prima edizione del Forum. "Governata in forma originale da 12 anni - scrive Ignacio Ramonet su "Le Monde diplomatique" - da una coalizione di sinistra guidata dal Partito dei lavoratori (Pt), questa città ha conosciuto in molti campi (habitat, trasporto collettivo, strade, raccolta di rifiuti, dispensari, ospedali, ambiente, alloggi sociali, alfabetizzazione, scuole, cultura, sicurezza, ecc.) uno sviluppo spettacolare. Il segreto di questo successo? La gestione partecipativa (o bilancio partecipativo), cioè, la possibilità per gli abitanti dei diversi quartieri di definire molto concretamente e molto democraticamente l'attribuzione dei fondi municipali. Si tratta di decidere il tipo di infrastrutture che si desidera creare o migliorare e la possibilità di avere un controllo sull'evoluzione dei progetti così come sul processo degli impegni finanziari. Non c'è possibilità di deviazioni di fondi o di abusi e gli investimenti corrispondono fedelmente ai desideri maggioritari della popolazione dei quartieri". Il tutto, aggiunge Ramonet, "in un ambiente di totale libertà democratica che si confronta con una vigorosa opposizione politica delle destre" (che per di più controllano i mezzi di comunicazione) e con limiti molto forti di autonomia politica, soprattutto in materia fiscale. E, a proposito di opposizione, non sono mancate le polemiche intorno al sostegno economico al Forum da parte dello Stato del Rio Grande do Sul, anch'esso governato dalla sinistra, a cui il vicegovernatore Rossetto ha risposto fornendo le cifre: l'equivalente in lire italiane di un miliardo, di cui seicento milioni destinati alla Puc, l'Università cattolica che ha ospitato il Forum e che ha peraltro fatto uno sconto del 40%, e il resto alle tante persone che hanno lavorato all'organizzazione e a un minimo di propaganda.

Un lavoro in festa
È in questa "città speciale" che, dal 25 al 30 gennaio, in coincidenza e contrapposizione con il Forum Economico Mondiale di Davos, si sono riuniti, all'Università cattolica, gli avversari della globalizzazione neoliberista, accolti da un'organizza-zione eccellente, il cui merito principale va attribuito ad un comitato costituito dall'Associazione brasiliana di organizzazioni non governative, Attac, Commissione brasiliana di Giustizia e Pace della Cnbb (Conferenza dei vescovi del Brasile), Associazione brasiliana di imprenditori per la cittadinanza, Centrale unica dei lavoratori, Istituto brasiliano di analisi sociali ed economiche, Centro di giustizia globale e Movimento dei Senza Terra.

Sono arrivati in tanti, i "globalifobici": la partecipazione è stata, ogni giorno, tra le 12mila e le 20mila persone; 4.702 i delegati ufficiali (2.570 brasiliani e 1.509 internazionali in rappresentanza di 117 Paesi) a cui vanno aggiunti 165 invitati speciali e 104 relatori (27 brasiliani e 69 di altri 36 Paesi). Al quinto posto si è piazzata la delegazione italiana, dopo quelle brasiliana, argentina, francese e uruguayana. Mentre è stata debole la partecipazione dell'Africa e quasi inesistente la presenza di delegati dell'Est europeo, dell'Asia e del Nordamerica. Notevole invece la presenza dei mass media, con 1.870 giornalisti accreditati.
Il programma era fitto all'inverosimile, ma è stato, secondo Chico Whitaker, uno dei membri del Comitato organizzatore, uno dei motivi del successo del Forum. "Un elenco di temi - ha scritto nell'ultimo numero del "Correio da cidadania" - ha coperto quello che deve essere considerato nella costruzione di un mondo al servizio dell'essere umano. Per ciascun filone di questo elenco sono state formulate delle domande, a sottolineare che non vogliamo sostituire un pensiero unico con un altro pensiero unico pronto e definitivo, ma lanciare un processo di ricerca, diversificata e plurale (per i quattro grandi temi del Forum vedi documento successivo, ndr)". Di mattina la scelta era tra quattro conferenze intorno ai quattro filoni tematici proposti, ognuna tenuta da cinque relatori su un punto specifico interno al rispettivo tema. Nel pomeriggio, il processo si invertiva: erano i partecipanti a definire gli argomenti di discussione, proponendo laboratori autogestiti (440, in sale stracolme) su una miriade di questioni: dall'Alca (l'Area di libero commercio delle Americhe) alla Tobin Tax, dal Plan Colombia ai cibi transgenici, e poi lavoro, salute, ambiente, impatti della globalizzazione, violenza, sviluppo sostenibile, identità culturale, spiritualità, educazione, democrazia, università, esclusione sociale, tortura, discriminazione razziale, diritti umani, debito estero, responsabilità sociale delle imprese, volontariato, droghe, città sostenibili, cooperazione internazionale, bilancio partecipativo, esperienze di movimenti sociali. ecc. Nel tardo pomeriggio, in sale anch'esse sempre strapiene, raccontavano le proprie esperienze personali alcuni testimoni, come lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, il presidente onorario del Pt Lula, il leader della sinistra messicana Cuauhtémoc Cárdenas, lo scrittore cileno Ariel Dorfman, Hebe de Bonafini delle Madri di Piazza di Maggio, il leader del Movimento dei senza terra João Pedro Stédile, il francese José Bové, leader della Confédération Paysanne. Infine, di notte, concerti all'aperto, per chiudere festosamente l'intensa giornata di lavoro.

Una grande festa è stata anche la cerimonia di apertura, con lo spettacolo di musica afro e le rappresentazioni simboliche sull'unione e la solidarietà tra i poveri; i saluti (a cominciare da quello di un vescovo-profeta noto per la sua opposizione alla globalizzazione neoliberista, Pedro Casaldáliga); la presentazione delle diverse delegazioni, tra cui sono state festeggiatissime quelle di Cuba, Messico (circolava voce che vi fossero, mescolati tra i rappresentanti di Via Campesina, anche zapatisti in incognito, e cioè senza passamontagna), Sudafrica (composta da un giovane nero e un'anziana bianca), Francia; non male neppure l'Italia. E, infine, i discorsi: quello del sindaco di Porto Alegre Tarso Genro, che ha dato voce al sogno di tutti: "Vogliamo un'umanità cosciente - ha detto -, orientata dalla solidarietà e non dall'economia del capitale. Una società di uomini e donne che vogliono giustizia sociale e cooperazione. Vogliamo costruire una società più solidale e più prossima all'uguaglianza". E il discorso principale, affidato al governatore Olivio Dutra: "Chi governa il mondo - ha affermato - ha una visione di Stato minimalista, dove la riduzione dei servizi pubblici, il declino di responsabilità nei campi dell'educazione e della salute, la privatizzazione di società statali strategiche, la deregolamentazione delle relazioni di lavoro, i cosiddetti aggiustamenti strutturali, sono tutte misure per sostenere il "Nuovo Ordine Mondiale". Invece dello Stato minimo, vogliamo costruire uno Stato non più grande della società, ma che ha la dimensione della sua responsabilità, per mettere in pratica le politiche pubbliche che assicurano i diritti di cittadinanza a tutti. Uno Stato agile ed efficiente, sotto un controllo pubblico profondamente democratizzato, basato sulla costruzione di strumenti di partecipazione nelle decisioni e di controllo pubblico nelle azioni".
La festa non poteva mancare neppure in chiusura, quando sono state raccolte le pietre che i delegati avevano portato con sé dai loro Paesi di origine, scrivendoci sopra messaggi nelle loro diverse lingue, e che andranno a formare un monumento cittadino. Pietre con una storia, come quelle portate assieme da tre ragazzi di Palestina, Israele e Giordania, nella speranza di veder costruito finalmente un territorio comune. Nel segno della diversità, guardando alle mobilitazioni future
Come già previsto dagli organizzatori, il Forum si è chiuso senza documento finale unico: "non aveva carattere deliberativo in quanto Forum, con nuove parole d'ordine", ha sottolineato Chico Whitaker: ridurre proposte e decisioni ad un documento unico di sintesi avrebbe significato impoverirle, mentre "nella pratica si è mostrato che era fondamentale mantenere l'integrità delle proposte discusse nei laboratori, nella loro estrema ricchezza, molteplicità e diversità". Ma una sorta di documento finale c'è stato ugualmente: quello delle organizzazioni sociali e dei movimenti popolari, che definisce con precisione il calendario di proteste e mobilitazioni comuni che si svolgeranno nel corso dell'anno, tra cui quella contro il vertice del G8 a Genova il prossimo luglio. Proprio nella stesura del documento, "avvenuta nel confronto tra quattro lingue e i rappresentanti di tre continenti", è risultato più evidente, secondo quanto hanno riferito in un loro resoconto i rappresentanti della Rete di Lilliput presenti a Porto Alegre, "l'emergere di linguaggi, temi e priorità non sempre condivisi, e parziali", a conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della complessità, varietà ed eterogeneità del movimento antiglobalizzazione: "se per alcuni il termine razza è forte e positivo, per altri è da abolire, se per alcuni le guerre dei Balcani e il ruolo giocato da Europa e Nato è un fatto centrale da denunciare, per altri è una delle tante problematiche geopolitiche del pianeta, se per certi versi non è utile e corretto esprimersi unicamente contro la globalizzazione ma è sempre meglio specificare cosa e perché, per altri (in particolare il Sud del mondo) la globalizzazione è un fenomeno solo negativo, vissuto e subìto concretamente e quotidianamente in tanti aspetti economici e sociali. Anche per l'evidenziare (oltre ai tanti temi, contenuti, proposte) questi problemi e differenze crediamo che il Forum sia utile e positivo".
Un documento a parte è stato quello del Forum parlamentare mondiale, svoltosi nella cornice del Forum Sociale Mondiale, il 27 e il 28 gennaio, con la partecipazione di 436 parlamentari di diversi Paesi (88 europei, tra cui 4 ministri francesi e nessun italiano), interessati a costituire un settore progressista a livello mondiale in coordinamento con i movimenti sociali (entrambi i comunicati sono riportati integralmente di seguito). Il 26 e 27 gennaio si è svolto invece, sempre nel quadro del Forum, l'incontro delle autorità locali, con la partecipazione di 240 delegati municipali di numerose città del mondo, il cui documento sarà presentato al vertice del G8 a Genova.
Quanto al futuro, il Forum diventerà un appuntamento fisso, ogni anno in coincidenza con il Forum Economico Mondiale di Davos. Nel 2002 sarà ancora a Porto Alegre, ma poi si sposterà in altri luoghi. "Gli anni pari - ha affermato ancora Whitaker - sarano multipolari: simultaneamente, in differenti Paesi, nelle stessa data di Davos, un insieme di Forum mondiali collegati. Negli anni dispari, un unico Forum Mondiale". E a Davos, i potenti cominciano a preoccuparsi
Certo è che, già quest'anno, i potenti riuniti a Davos per l'annuale Forum Economico Mondiale, espressione tra le più pure del dogma neoliberista, hanno manifestato forte preoccupazione per le proteste che scattano sistematicamente ad ogni vertice delle grandi istituzioni che governano l'attuale ordine internazionale, seccati di non potersi riunire pubblicamente da nessuna parte senza la rumorosissima e sempre più imbarazzante presenza dei manifestanti (non a caso, come sede della prossima riunione dell'Omc è stato scelto il Quatar, che ha una pessima reputazione in fatto di diritti umani). Proprio il crescente dissenso della società civile rispetto alle politiche neoliberiste era uno dei punti all'ordine del giorno per i circa 3.000 uomini di affari, intellettuali e politici riuniti a Davos - tra cui i vertici di transnazionali come Coca Cola, McDonald's, Shell e Nestlé, e di organismi come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio - che si sono interrogati sulle strategie con cui accrescere il consenso intorno alla globalizzazione dei mercati e sui correttivi all'impatto destabilizzante della globalizzazione. O, detto in altra maniera, intorno al loro modo di arricchirsi, per poter continuare a farlo senza eccessivi intralci. C'è stato anche un tentativo di contatto, tra i due mondi: una teleconferenza tra rappresentanti del Forum economico e rappresentanti del Forum sociale. "Il dibattito - ha scritto Fábio Luís sempre sul "Correio da cidadania" - non è stato propriamente di idee, ma può aiutare a prendere coscienza dei limiti del dialogo, cosa che può incoraggiare il popolo del Forum Sociale a radicalizzare affermativamente la sua proposta. Ma il principale messaggio è stato visivo: di là quattro uomini bianchi, sopra i quaranta, incravattati, su un palco di sedie rococò e tavolo di velluto rosso": George Soros, un imprenditore scandinavo e, significativamente, due rappresentanti dell'Onu (a conferma che, secondo l'organizzazione mondiale Via Campesina, "le Nazioni Unite sono cadute sotto il controllo politico degli organismi multilaterali come la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale del commercio"); "di qua, una ruota con una dozzina di giovani, metà uomini e metà donne, neri, bianchi, gente vestita di tutti i colori e i sapori, venuta da tutti i continenti, in un piccolo auditorio con tifo organizzato e una moltitudine di persone che strepitava fuori. Questo è stato il messaggio di un dialogo nato sordo". Di certo hanno fatto finta di non sentire, i rappresentanti del Forum economico, quando Bernard Cassen, presidente di Attac Francia, ha chiesto: "perché non fate circolare fra i vostri colleghi una petizione per introdurre la Tobin Tax e abolire i paradisi fiscali e vediamo quanti la firmano?". E quando hanno provato a sottolineare gli sforzi delle Nazioni Unite per ridurre la disoccupazione e la povertà attraverso il coinvolgimento delle multinazionali, il sociologo Walden Bello ha risposto: "Non siamo certo qui per farci dare lezioni. Sono piuttosto le Nazioni Unite a dover chiarire che tipo di leadership propongono ai cittadini del mondo, mentre interloquiscono con le imprese e voltano le spalle ai movimenti sociali. Non dimentichiamo che Davos produce le sue ricette da 30 anni e da allora la povertà è aumentata enormemente. È ora di dire che a livello internazionale siamo nelle mani di istituzioni giurassiche". Per i rappresentanti della Rete di Lilliput, comunque, la teleconferenza ha "colto uno degli obiettivi del Forum: esprimere che ancor più, d'ora in poi, chi decide senza legittimità democratica deve fare i conti con proposte e contenuti (e con un'opposizione sociale che li sostiene), e che, esistendo alternative, il confronto e la critica radicale continueranno. Se il peggior effetto della monocultura culturale ed economica verso cui tendiamo è la sparizione stessa dell'idea-ricerca di un'alternativa, il Forum, mostrando ciò che già c'è e rafforzandolo, esprime proprio questo: un'alternativa non solo è necessaria, ma anche possibile e presente in tante esperienze concrete". I temi del Forum

  1. La produzione di ricchezze e la riproduzione sociale
    1. Come costruire un sistema di produzione di beni e servizi per tutti?
    2. Quale commercio internazionale vogliamo?
    3. Che sistema finanziario è necessario per assicurare uguaglianza e sviluppo?
    4. Come garantire le molteplici funzioni della terra?
  2. L'accesso alla ricchezze e la sostenibilità
    1. Come tradurre lo sviluppo scientifico in sviluppo umano?
    2. Come garantire il carattere pubblico dei beni comuni all'umanità, la sua
    3. Come promuovere l'universalità dei diritti umani e assicurare la distribuzione delle ricchezze?
    4. Come costruire città sostenibili?
  3. L'affermazione della società civile e degli spazi pubblici
    1. Come rafforzare la capacità di azione delle società civili e la costruzione dello spazio pubblico?
    2. Come assicurare il diritto all'informazione e alla democratizzazione dei mezzi di comunicazione?
    3. Quali i limiti e le possibilità della cittadinanza planetaria?
    4. Come garantire le identità culturali e proteggere la creazione artistica dalla mercantilizzazione?
  4. Potere politico ed etica nella nuova società
    1. Quali sono i fondamenti della democrazia e di un muovo potere?
    2. Come democratizzare il potere mondiale?
    3. Qual è il futuro degli Stati-Nazioni?
    4. Come mediare i conflitti e costruire la pace?

Altri documenti sul Forum Mondiale Sociale:
Il primo forum sociale mondiale
Appello di Porto Alegre per le prossime mobilitazioni
Dichiarazione finale del Forum Parlamentare Mondiale
Musica della resistenza dei popoli
Le alternative credibili del capitalismo mondializzato
Il piccolo Davide contro il gigante Golia
Porto Alegre e movimento antiglobalizzazione
Stedile: Le persone sono più importanti del capitale