Appello di Porto Alegre per le prossime mobilitazioni. Gennaio 2001

Appello di Porto Alegre per le prossime mobilitazioni
Gennaio-Febbraio 2001
Noi, forze sociali provenienti da ogni parte del mondo, ci siamo riuniti qui, nel Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Siamo sindacati e Ong, movimenti e organizzazioni, intellettuali e artisti. Insieme vogliamo costruire una grande alleanza, per creare una nuova società, libera dalla logica attuale, che utilizza il mercato e il denaro come la sola unità di misura. Davos rappresenta la concentrazione della ricchezza, la globalizzazione della povertà e la distruzione del nostro pianeta. Porto Alegre rappresenta la lotta e la speranza di un nuovo mondo possibile, in cui gli esseri umani e la natura siano al centro delle nostre preoccupazioni.
Facciamo parte di un movimento che, a partire da Seattle, sta crescendo. Sfidiamo le oligarchie e le loro procedure antidemocratiche, rappresentati nel Forum economico di Davos. Veniamo qui a condividere le nostre lotte, a scambiare le nostre esperienze, a rafforzare la nostra solidarietà e a manifestare il nostro assoluto rifiuto delle politiche neoliberiste dell'attuale globalizzazione.
Siamo donne e uomini: contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori, professionisti, studenti, disoccupate e disoccupati, popoli indigeni e neri, proveniamo dal Sud e dal Nord, siamo impegnati a lottare per i diritti dei popoli, la libertà, la sicurezza, il lavoro e l'educazione. Siamo contro l'egemonia del capitale, la distruzione delle nostre culture, il degrado della natura e il deterioramento della qualità della vita da parte delle imprese transnazionali e delle politiche antidemocratiche. L'esperienza della democrazia partecipativa, come a Porto Alegre, dimostra che alternative concrete sono possibili. Riaffermiamo la supremazia dei diritti umani, ambientali e sociali sulle esigenze dei capitali e degli investimenti.
Mentre rafforziamo il nostro movimento, resistiamo all'oligarchia globale, per migliorare l'equità, la giustizia sociale, la democrazia e la sicurezza per tutti, senza distinzione alcuna. I nostri metodi e le nostre proposte costituiscono un forte ostacolo alle politiche devastatrici del neoliberismo.
La globalizzazione rafforza un sistema sessista, escludente e patriarcale. Incrementa la femminilizzazione della povertà e esacerba tutte le forme di violenza contro le donne. L'eguaglianza tra uomini e donne è una dimensione centrale della nostra lotta. Senza questa eguaglianza, un altro mondo non sarà mai possibile.
La globalizzazione neoliberista scatena il razzismo, come continuazione del genocidio e dei secoli di schiavitù e di colonialismo che hanno distrutto le basi di civiltà delle popolazioni nere dell'Africa. Ci appelliamo a tutti i movimenti perché solidarizzino con il popolo africano dentro e fuori del continente, per la difesa dei suoi diritti alla terra, alla cittadinanza, alla libertà, all'eguaglianza e alla pace, attraverso il riscatto del debito, storico e sociale, dei Paesi del Nord nei confronti dell'Africa. Il traffico di schiavi e la schiavitù sono crimini contro l'umanità.
Esprimiamo in modo particolare il nostro riconoscimento e la nostra solidarietà con i popoli indigeni nella loro lotta storica contro il genocidio e l'etnocidio e in difesa dei loro diritti, delle loro risorse naturali, della loro cultura, autonomia, terra e territorio.
La globalizzazione neoliberista distrugge l'ambiente, la salute e le condizioni di vita dei popoli. L'aria, l'acqua, la terra e anche gli esseri umani sono trasformati in merci. La vita e la salute devono essere riconosciuti come diritti fondamentali, e le decisioni economiche devono essere subordinate a questo principio.
Il debito pubblico internazionale dei Paesi del Sud è stato pagato più volte. Ingiusto, illegittimo e fraudolento, esso funziona come strumento di dominio, privando i popoli dei loro diritti fondamentali, con l'unico scopo di aumentare i guadagni dell'usura internazionale. Esigiamo l'annullamento incondizionato del debito e la riparazione dei debiti storici, sociali ed ecologici come passo immediato verso una soluzione definitiva della crisi provocata dal debito estero.
I mercati finanziari depredano le risorse e la ricchezza dei popoli e assoggettano le economie nazionali ai viavai degli speculatori. Reclamiamo la chiusura dei paradisi fiscali e l'introduzione di tasse sulle transazioni finanziarie.
Le privatizzazioni trasferiscono i beni pubblici e le risorse alle imprese transnazionali. Noi ci opponiamo a ogni forma di privatizzazione delle risorse naturali e dei beni pubblici. Rivolgiamo un appello perché venga protetto l'accesso a questi beni e per garantire una vita degna per tutti.
Le compagnie multinazionali organizzano la produzione mondiale per mezzo della disoccupazione di massa, i bassi salari e il lavoro non qualificato e rifiutano di riconoscere i diritti fondamentali dei lavoratori, così come sono definiti dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Chiediamo il pieno riconoscimento dei diritti dei sindacati ad organizzarsi e a negoziare per conquistare nuovi diritti per i lavoratori. Mentre i beni e i capitali possono liberamente attraversare le frontiere, le restrizioni sui movimenti delle persone esacerbano lo sfruttamento e la repressione. Esigiamo la fine di tali restrizioni.
Domandiamo un sistema di commercio giusto, che garantisca il pieno impiego, la sovranità alimentare, ragioni di scambio eque e benessere locale. Il "libero commercio" non è affatto libero. Le regole del commercio globale provocano l'accumulazione accelerata di ricchezza e potere nelle imprese transnazionali e provocano al contempo maggior marginalità e povertà di contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori e imprese locali. Rivendichiamo che i governi rispettino gli obblighi che competono loro e utilizzino gli strumenti internazionali in difesa dei diritti umani e degli accordi ambientali multilaterali. Chiamiamo ad appoggiare le mobilitazioni contro la creazione dell'Area di libero commercio delle Americhe, una iniziativa che significa la riconquista della regione e la distruzione dei diritti fondamentali sociali, economici, culturali e ambientali.
Il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e le banche regionali, l'Organizzazione mondiale del commercio, la Nato e gli altri accordi militari sono alcune delle agenzie multilaterali della globalizzazione transnazionale. Esigiamo la fine delle loro interferenze nelle politiche nazionali. Queste istituzioni non hanno legittimità di fronte ai popoli e noi continueremo a protestare contro le loro misure.
La globalizzazione neoliberista ha provocato la concentrazione della proprietà della terra e promosso una agricoltura transnazionalizzata, distruttiva della società e dell'am-biente. È basata su produzioni finalizzate all'esportazione che hanno bisogno di grandi piantagioni e di infrastrutture che comportano l'espulsione della gente dalla propria terra e la distruzione dei mezzi di sostentamento. Tali risorse dovranno essere restituite. Chiediamo una riforma agraria democratica con l'usufrutto da parte dei contadini della terra, dell'acqua e delle sementi. Promuoviamo politiche agricole sostenibili. Le sementi e il materiale genetico sono patrimonio dell'umanità. Esigiamo l'abolizione dell'uso di prodotti transgenici e della concessioni di brevetti sulla vita.
Il militarismo e la globalizzazione nelle mani delle imprese transnazionali si rafforzano a vicenda per minare la democrazia e la pace. Noi rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Siamo contro il riarmo e il commercio di armi. Esigiamo la fine della repressione e criminalizzazione della protesta sociale. Condanniamo l'intervento militare straniero negli affari interni dei nostri Paesi. Esigiamo la fine dell'embargo e delle sanzioni utilizzate come strumenti di aggressione ed esprimiamo la nostra solidarietà con chi ne soffre le conseguenze. Rifiutiamo l'intervento militare statunitense, per mezzo del Plan Colombia, in America latina.
Chiamiamo a rafforzare l'alleanza su questi temi principali e a incrementare le azioni in comune. Continueremo a mobilitarci attorno a queste questioni fino al prossimo Forum sociale mondiale. Constatiamo che ora abbiamo forza maggiore per intraprendere una lotta in favore di un mondo diverso, senza miseria, fame, discriminazione e violenza; in favore della qualità della vita, dell'equità, del rispetto e della pace.
Ci impegniamo ad appoggiare tutte le lotte della nostra agenda collettiva che mobilitino l'opposizione al neoliberismo. Tra le priorità dei mesi a venire, ci mobiliteremo globalmente contro: il Forum economico mondiale di Cancun, Messico, del 26 e 27 febbraio; i vertici sull'Area di Libero commercio delle Americhe a Buenos Aires, Argentina, il 6 e 7 aprile, e in Quebec, dal 17 al 22 aprile; la riunione in maggio, a Honolulu, della Banca asiatica; la riunione dei G8 a Genova, Italia, tra il 15 e il 22 luglio; la riunione annuale del Fmi e della Banca mondiale a Washington DC, Usa, dal 28 settembre al 4 ottobre; il vertice dell'Omc dal 5 al 9 di novembre. Ci uniamo inoltre alla mobilitazione internazionale del 17 aprile per la lotta contro l'importazione di prodotti agricoli a basso prezzo che generano dumping economico e sociale. Ci uniamo anche alla mobilitazione femminista a Genova contro la globalizzazione. Appoggiamo l'appello per una giornata mondiale di mobilitazione contro il debito da realizzarsi quest'anno il 20 luglio.
Queste proposte fanno parte delle alternative elaborate dai movimenti sociali di tutto il mondo. Si basano sul principio secondo il quale gli esseri umani e la vita non sono merci; affermano inoltre l'impegno per il benessere e i diritti umani di tutte e di tutti.
La nostra partecipazione al Forum sociale mondiale ha arricchito la comprensione di ciascuna delle nostre lotte e noi ne usciamo più forti. Facciamo appello a tutti i popoli del mondo affinché si uniscano a questo sforzo e a lottare per costruire un futuro migliore. Il Forum sociale mondiale di Porto Alegre apre una via verso la sovranità dei popoli e un mondo più giusto.

Altri documenti sul Forum Mondiale Sociale:
Il primo forum sociale mondiale
Appello di Porto Alegre per le prossime mobilitazioni
Dichiarazione finale del Forum Parlamentare Mondiale
Musica della resistenza dei popoli
Le alternative credibili del capitalismo mondializzato
Il piccolo Davide contro il gigante Golia
Porto Alegre e movimento antiglobalizzazione
Stedile: Le persone sono più importanti del capitale