| Educazione: didattica | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
È anche nostro compito, da educatori, aiutare l'insieme del MST a guardarsi a partire da questa prospettiva, a riconoscersi come soggetto pedagogico, educatore, ed a riaffermare in ogni azione il proprio impegno nei confronti dell' essere umano, della formazione umana.
Questo testo invita gli educatori a questo esercizio di riflessione: apprendere dal Movimento alcune lezioni di pedagogia e pensare alle implicazioni e/o questioni che ogni lezione pone alle nostre pratiche di educatori e di educatrici di giovani ed adulti. Alcune tra queste lezioni di pedagogia possono essere tradotte come segue:
I Sem Terra sono uomini o donne, adulti, giovani o bambini, negri, bianchi o di un altro colore, hanno preferenze sessuali varie, si esprimono in differenti linguaggi, hanno più o meno salute, imparano o insegnano cose diverse partendo da esperienze di vita differenti, da culture diverse, da geografie e storie diverse. I Sem Terra hanno avuto la capacità di costruire un'organizzazione dove l'unità si costruisce nel rispetto delle differenze e nella comprensione del movimento di formazione delle persone, il quale suole essere discontinuo, contraddittorio: a zig zag più che in linea retta... Perciò l'MST si può mantenere come organizzazione di carattere nazionale e di massa, con un'identità forte e non sempre facilmente compresa. Possiamo essere oppure non essere Sem Terra allo stesso tempo; affermare e tradire la pedagogia che ci forma...
Nella condizione di educatori dobbiamo educare il nostro sguardo a vedere tutte queste dimensioni allo stesso tempo ed in movimento. Il nostro intento educativo si costruisce a partire da una realtà concreta dei soggetti con cui lavoriamo, senza idealismo né preconcetti. In questo modo l'MST sta cercando di guardare le persone che ne fanno parte. Perciò ha compiuto 16 anni d'esistenza. Potremo, però, riuscire a raddoppiare quest'età soltanto se assumeremo insieme la sfida di cercare più coerenza tra la nostra vita quotidiana e l'identità collettiva che progettiamo. Questo ha a che vedere con il tipo di comunità in cui trasformeremo i nostri insediamenti, con il tipo di militanti che sapremo essere, con l'organicità e con i rapporti sociali che continueremo a costruire nella nostra lotta più grande.
È necessario chiederci: chi sono i nostri educandi? Chi sono questi Sem Terra che si trovano qui, in questo gruppo? Se lavoriamo con giovani e adulti, questa risposta acquista una intensità ancora maggiore. Come educare persone con una traiettoria di vita più lunga della nostra, senza prendere in considerazione le conoscenze che la loro storia ha già prodotto o i tratti definiti che hanno già messo radice? Non sono le pratiche sociali degli educandi il nostro principale oggetto di studio? Non sarà in funzione loro che bisogna educare lo sguardo a guardare bene, equilibrando orgoglio e umiltà. Non sono queste pratiche, questi vissuti che debbono imparare a leggere, raccontare e forse riscrivere? E noi, educatori, che tipo di Sem Terra siamo? Il nostro stile di vita e il modo di lavorare con l'educazione sono coerenti con il Movimento che ci fece educatori? Come ci facciamo educare dal popolo che educhiamo?
L'MST si occupa molto di coltivare i valori. Perché sa che sono questi, tradotti in cultura, ciò che lascerà come eredità ai suoi discendenti, alle nuove generazioni di attivisti del popolo. E i valori esistono soltanto attraverso le persone, il loro vissuto, la loro posizione, le convinzioni. I valori, poi, non nascono con ognuno, sono appresi, coltivati per mezzo dei processi collettivi di formazione e di educazione.
Per l'MST questa non è mai stata una battaglia facile: coltivare e ricuperare valori umani quali la solidarietà, la lealtà, lo spirito di sacrificio per il benessere della collettività, l'essere compagni, la sobrietà, la disciplina, l'indignazione di fronte alle ingiustizie, la valorizzazione della propria identità Sem Terra, l'umiltà... all'interno di una società che ogni giorno degenera nei controvalori dell'individualismo, del consumismo, dell'apatia sociale, del disimpegno nei confronti della vita, della continua squalifica di chi partecipa alle lotte sociali... E' soltanto assumendo il compito di educare e rieducare le persone ai propri valori che l'MST potrà compiere ciò che progetta: Vivere come si lotta, lottare come si vive... Potrà materializzare l'identità Sem Terra in un modo di vivere che le dia radici, la rafforzi e l'accresca perché diventi identità dell'essere umano che lotta per l'umanità...
Per gli educatori queste sono domande che spiegano quella prima sull'identità dell'individuo che stiamo collaborando a formare: quali valori (e controvalori) percepiamo nei nostri educandi Sem Terra? Quali valori muovono la nostra pratica d'educatori? Quali valori aiutiamo a coltivare tramite le pratiche presenti nel nostro ambiente educativo e le scelte che facciamo ad ogni incontro con i nostri educandi? Quali revisioni dobbiamo fare nella nostra pratica e quali nuove situazioni possiamo organizzare per collaborare con il compito educativo del MST? Teniamo in considerazione quanto segue: se non avremo un intento pedagogico nel campo dei valori, saranno i controvalori a dominare la società di cui faremo parte e staremo così, anche senza saperlo, aiutando a rinforzare questi ultimi nei nostri educandi, siano loro bambini, giovani, oppure adulti.
E' stata la valorizzazione dello studio a far crescere nel Movimento la consapevolezza dell'importanza della scolarizzazione del popolo. Ma purtroppo non sempre questa è la concezione di studio che si trova nelle scuole. Ci sono tanti che passano anni all'interno della scuola senza studiare; ripetono, soltanto, contenuti inutili.
Nei nostri incontri di formazione, nelle nostre classi, cosa studiamo? Quali contenuti vengono elaborati nei processi d'alfabetizzazione? Le differenti dimensioni della vita dei nostri educandi fanno parte dei programmi dell'EJA? Stiamo studiando le sfide proposte dalla nuova concezione d'insediamento che l'MST sta discutendo? Stiamo studiando la necessità di un'agricoltura biologica? Stiamo portando le diverse pratiche sociali del Movimento come contenuto delle nostre lezioni? Che tipo di conoscenze i nostri educandi riescono a produrre partendo dal nostro intento pedagogico e didattico? Che cosa realmente stanno imparando a leggere, a raccontare, a scrivere ? Le nostre lezioni aiutano ad allargare la visione di mondo dei nostri educandi e la nostra? Prendiamo sempre in considerazione il fatto che i nostri educandi sono soggetti di azioni molto significative, che non possono perdere tempo con contenuti stupidi e chiacchiere inutili?
In quanto educatori abbiamo un compito specifico a questo riguardo. I nostri incontri possono essere un momento privilegiato per imparare a coltivare la memoria collettiva e a studiare una storia più vasta. Dobbiamo essere consapevoli che dipende da noi che non si cancelli la memoria dei debiti verso il popolo ancora non pagati, delle ferite ancora non cicatrizzate... È necessario che nessun accampato o insediato del MST dimentichi di dover collaborare, sia nel presente sia nel futuro, ma anche attraverso le nuove generazioni, a cicatrizzare le ferite aperte dei compagni come Antonio Tavares, assassinato dal governo Jaime Lerner del Paraná il 2 maggio scorso, e di tanti altri martiri della lotta dei lavoratori. Se saranno dimenticati, le loro morti saranno state vane e saremo tutti complici di questo crimine.
È anche necessario che nessuna famiglia Sem Terra dimentichi le proprie radici contadine e come queste radici partecipino alla formazione del popolo brasiliano. E' importante che tutti i Sem Terra sappiano come sono arrivati alla condizione attuale di lavoratore rurale senza terra e sappiano anche di possedere molti altri fratelli in condizione simile in tutto il mondo che, come noi, lottano per la terra e per la riforma agraria. In quanto educatori speriamo di essere in grado di imparare da questa memoria e dobbiamo continuare a coltivarla non per rimanere imprigionati nel passato, ma, al contrario, per metterlo in movimento e poter progettare un futuro migliore per tutti.
La Pedagogia del Movimento è un'opera collettiva. E' da sempre stata prodotta dall'insieme dei Sem Terra ed è l'insieme dei Senza Terra che riflette su di essa. Un educatore che la assuma come punto di riferimento non potrà mai lavorare da solo, di testa sua. Nessun educatore riesce ad educare parlando e riflettendo solo con sé stesso. Soltanto i collettivi degli educatori, nel dialogo con i collettivi degli educandi, possono pianificare e realizzare pratiche educative coerenti rispetto al progetto di formazione umana del Movimento.
Essere educatore è, poi, un modo d'essere. Una maniera di stare insieme al popolo che sia messaggio vivo dei valori, delle convinzioni, dei sentimenti, della coscienza che ci muove e che intendiamo difendere nella nostra organizzazione. L'essere interamente partecipi è qualcosa di non facile, soltanto la pratica collettiva ci può aiutare nel processo di critica ed autocritica, nei richiami e negli affetti che ci fanno capire quando oscilliamo, ma allo stesso tempo ci accolgono nella ripresa del cammino.
È importante osservare la quotidianità del Movimento e riflettere sulle linee di condotta che il collettivo si aspetta da noi in quanto educatori del popolo Sem Terra, del popolo brasiliano. Alcune linee di condotta, per guardarci allo specchio, sono quelle che seguono:
In qualità d'educatori di giovani e adulti dobbiamo domandarci, nei nostri incontri o lezioni, cosa c'è di più importante, le attività o i discorsi? Quali attività compiono i nostri educandi? Quali prodotti riescono a materializzare le loro pratiche? Nei processi d'alfabetizzazione relativi alla lingua e ai numeri, siamo quel tipo di educatore che offre attività di produzione e lettura di testi, di soluzione dei problemi reali fin dai primi incontri, oppure rimandiamo queste attività fino a quando gli educandi si stancano di non fare ciò per cui sono venuti?
La seconda lezione della pedagogia del Movimento è l'esistenza di diversi linguaggi in cui dobbiamo alfabetizzarci. Il linguaggio delle lettere e dei numeri scritti è uno di loro, sicuramente fondamentale nel progetto storico in cui siamo impegnati. Ma nel quotidiano del MST ci sono altri codici che devono essere decifrati e appresi, senza i quali l'identità Senza Terra non si completa. Un Sem Terra alfabetizzato è quello che conquista, ad esempio, il linguaggio della mistica e della sua pedagogia che combina simboli, gesti, memoria, sentimenti. E' un linguaggio etico, estetico, politico. Un altro linguaggio proprio dei Sem Terra è quello della organizzazione collettiva: giorno dopo giorno ci alfabetizziamo nei codici della organicità del Movimento, imparando a parteciparne. Un altro ancora è il linguaggio delle tecnologie che aiutano a qualificare le azioni del Movimento nella produzione, nella comunicazione, nella educazione... In questa concezione, quindi, non c'è nessuno veramente analfabeta, perché tutti dominano qualche tipo di linguaggio.
In quanto educatori dobbiamo scoprire in quali linguaggi i nostri educandi sono già alfabetizzati (e possono persino alfabetizzare noi), inoltre valorizzare e potenziare la condivisione di queste conoscenze, sfidando il collettivo ad appropriarsi di nuovi linguaggi. Abbiamo fatto così nelle nostre lezioni? nelle nostre scuole?
Sui Sem Terra, Paulo Freire ha detto in un altro testo, in questa stessa prospettiva: se avessero creduto nei discorsi ufficiali e, lasciando perdere le occupazioni, fossero tornati alle loro case, cioè alla negazione di loro stessi, ancora una volta la riforma agraria sarebbe stata archiviata. A loro, senza terra, al loro non conformismo, alla loro determinazione a collaborare alla democratizzazione di questo paese dobbiamo più di quanto, a volte, possiamo pensare... Fanno la marcia speranzosa di quanti sanno che cambiare è possibile. (Freire, Paulo. Pedagogia da Indignição. Cartas pedagógicas e outros escritos. São Paulo: UNESP, 2000.) Effettivamente l'MST non esisterebbe o sarebbe già finito, se nelle sue azioni non vivesse e riflettesse su questo apprendistato. Intanto è una sfida permanente continuare educando ogni persona a questa lezione che lo stesso movimento della lotta produce, ma non in tutti consolida come modo di vedere e di stare nel mondo, come maniera di costruire le nuove comunità, gli insediamenti...
Forse lo stesso Paulo Freire ci avrebbe domandato questo: stiamo collaborando alla trasformazione di atteggiamenti ribelli, forgiati nella lotta per la terra e per la vita, in gesti rivoluzionari, che sono quelle che ci inseriscono nel processo radicale di trasformazione del mondo?
Speriamo che il nostro processo di formazione, in movimento, ci aiuti a rispondere a tante domande, a farne tante altre, e ad essere ogni volta più coerenti con le lezioni di pedagogia che generino vita e dignità per molti; un giorno, chi lo sa, per tutti.
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