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2. Il secondo elemento indicato dalla storia recente del processo imperiale è che, una volta affermata la propria narrazione, le forze dell'impero si impossessano delle risorse naturali strategicamente rilevanti. Una volta che si è detto "l'America agli americani", gli USA hanno cominciato ad impadronirsi delle risorse naturali strategicamente importanti dell'America Centrale e dell'America del Sud. Dal 1823 in poi c'è una lunga storia di occupazioni militari da parte degli USA, che sia Panama, che sia l'Honduras, che sia il Costarica, la Bolivia, la Colombia e così via. A volte l'hanno fatto senza intervento militare: hanno preparato il golpe e hanno cercato di controllare le risorse minerarie. Non per nulla l'industria chimica occidentale ha beneficiato enormemente delle ricchezze minerarie dell'America Latina. La Basf, la più grande industria chimica tedesca, si è insediata in America Latina, in Brasile e Argentina, già nel 1880. La Solvay, la grande industria chimica belga, si è insediata in America Latina nel 1890. In realtà poi si è passati dalle risorse minerarie alle risorse energetiche: se voi guardate oggi la situazione, tutte le grandi imprese elettriche dell'America Latina sono in mani occidentali. E quando Chávez nazionalizza l'industria elettrica, perde il 18% di ricchezza. E poi le risorse della terra, il suolo, le foreste. Merks nel 1990 ha offerto un milione di dollari al Costa Rica per il diritto di esplorare la foresta equatoriale e il governo è stato talmente imbecille da accettare. Che faceva Merks? Andava a esplorare il capitale biotico del Costa Rica, come è stato fatto in Colombia, in Bolivia, in Brasile, in Amazzonia e in altre foreste subequatoriali.. Nelle foreste c'è il 92% di tutte le specie microbiche, vegetali, animali conosciute. Da solo il Madagascar ha il 12% del capitale biotico del mondo. Andare a esplorare significa poi imporre un brevetto e quindi impadronirsi di qualcosa di cui nessuno dovrebbe impadronirsi, che è il capitale biotico. Eppure, questo è successo. E cos'è un brevetto? Diritto di proprietà intellettuale su una pianta, su una cellula di una pianta, su un tessuto di una pianta. E così si sono installate Monsanto, Merks, Farma. Le industrie farmaceutiche e le industrie chimiche vivono grazie ai brevetti. Chi li dà i brevetti? Due organismi: US Patent Office e ora European Patent Office a Monaco. Per chiedere i brevetti bisogna essere forti e ricchi. E poi l'European Patent Office dà i brevetti in funzione di una logica nazionale, preferisce dare i brevetti alle proprie imprese, dicendo che sono scientificamente più credibili. Questo è il secondo passo: impadronirsi del controllo delle risorse vitali di questi paesi.
3. Il terzo passo è riorientare l'industria manifatturiera e l'industria dei servizi dei vari paesi verso l'esportazione. Si dice che l'agricoltura deve essere orientata all'esportazione e non all'alimentazione locale. Ma la tendenza dei prezzi dei prodotti esportati dai cosiddetti 'paesi di risorse di base' è negativa, rispetto alla tendenza dei prezzi dei prodotti ad alta intensità di ricerca e sviluppo, che provengono dai paesi sviluppati. Ecco perché la Banca Mondiale ha sempre detto che la via per lo sviluppo di questi paesi è il commercio. Ma più si dice che il commercio è la via per lo sviluppo più si creano le condizioni per l'impoverimento della grandissima parte del mondo. Si dice: vi diamo i prestiti solo se esportate i prodotti per noi. Quindi in realtà si danno i prestiti perché i paesi diventino sempre più poveri: si indebitano e quindi devono esportare sempre di più per poter pagare. E poiché la logica dello sviluppo economico orientato verso le esportazioni impoverisce questi paesi, le popolazioni devono emigrare. Più avanza la logica dello sviluppo per l'esportazione più la gente, in genere la migliore, emigra. Ecco perché gli Stati Uniti stanno diventando sempre di più un paese di alta immigrazione e di alta qualificazione. Se voi andate negli USA e non avete un dottorato avrete problemi ad entrare, se invece lo avete non vi domandano nemmeno da dove venite. È come per la carta di credito. Negli alberghi USA se ne fregano del vostro passaporto, chiedono solo la carta di credito. Che importa a loro se siete cittadini? L'importante è che abbiate un capitale.
4. Il quarto processo è la sottomissione di tutti gli attori, istituzionali e non, ai meccanismi finanziari della determinazione del valore, quindi alla logica finanziaria. Anche Lula a un certo momento ha detto: devo sottostare. La logica finanziaria è formalmente legata a Banca Mondiale e FMI: ci si è indebitati e si deve rimborsare. La logica finanziaria vuol dire che sono i mercati finanziari che determinano cosa può fare Lula. La BM e il FMI contano solo per quanto riguarda i trasferimenti tra governi. Però oggi sono ormai i grandi fondi di investimento privati che determinano cosa vale.
5. Il quinto passo è che il modello di consumo e lo stile di vita dell'impero diventano l'unico punto di riferimento. Ciò significa che non è possibile avere una industria nazionale autonoma. Per esempio l'industria brasiliana dell'informatica, che negli anni 80 sembrava destinata a diventare una delle più grandi del mondo, non esiste più, è stata mangiata, così come quella francese, italiana, inglese, mangiate dai giapponesi e dagli americani. Nokia, che appartiene a un paese piccolo come la Finlandia ma che fa parte della logica imperiale dell'economia capitalistica, riesce a divenire un'industria mondiale, mentre l'industria informatica del Brasile, che è un'enorme potenza economica, non riesce a diventare niente. Volvo, che appartiene a un paese di 10 milioni di abitanti, riesce a raggiungere il mercato americano, ma non ci sono automobili brasiliane, argentine, venezuelane ecc.
In fondo la logica imperiale è quella che va a toccare gli elementi fondamentali per il diritto alla vita, spazi da controllare, sottomettere, conquistare. Controlla le terre e quindi l'agricoltura, le risorse minerarie, l'acqua, la conoscenza, il capitale biotico delle foreste, il sole. Tocca i beni comuni essenziali. La logica imperiale non riconosce l'esistenza di beni comuni, parla di beni territoriali competitivi. Si espellono gli abitanti per ridurre i territori a risorse competitive il cui valore cambia in funzione del rendimento, del ritorno rispetto al capitale investito. A un certo punto il carbone in Australia non è più buono e allora elimino le industrie minerarie in Australia. La foresta indonesiana è più interessante della foresta amazzonica e allora sfrutto di più quella, e il giorno in cui ho finito vado in Amazzonia o in Cile. Non si tratta di beni comuni essenziali per la vita ma di beni strumentali in funzione del capitale finanziario mondiale.
Il punto strategico politico-culturale della sfida mondiale è togliere al capitale privato la legittimità della pretesa di diventare proprietario della vita. Nel XIX e XX secolo, la lotta fu contro il tentativo del capitale di diventare proprietario del lavoro e della produttività. Le battaglie sociali dei lavoratori sono riuscite negli anni 50/60 a fare della produttività un bene comune. Però il capitale ha vinto: oggi il capitale è proprietario del lavoro. La battaglia del XXI secolo è impedire che il capitale privato mondiale possa diventare proprietario della vita: dei geni, dei microbi, delle specie vegetali, dei terreni, dell'acqua, del sole, dei simboli, della matematica... perché sta diventando proprietario di tutto questo.
Oggi i popoli dell'America Latina ci danno un segnale forte. La lotta dei popoli indigeni è quella di riaffermare il territorio come bene comune. I sem terra si battono non solo per riaffermare il diritto dei contadini ad avere la terra, come abbiamo fatto in Europa nei secoli scorsi per la riforma agraria, ma per la riconquista del territorio come espressione del diritto alla vita. L'esempio dell'acqua è emblematico:, l'acqua è stata sempre considerata sacra tra le popolazioni di tutti i continenti (solo USA e UE non la considerano una cosa sacra, ma una merce). In India a milioni si gettano nell'acqua del Gange ecc. in Africa si dà una ciotola d'acqua a chi entra in una casa. Solo noi siamo riusciti a mettere l'acqua in bottiglia e a farne una merce. Questa è la desacralizzazione dell'acqua. Domandate a un bambino europeo cos'è l'acqua e da dove viene. Posso dirvi che molti risponderebbero: viene da Carrefour. Il 62% degli italiani beve acqua in bottiglia. L'acqua del rubinetto la usano per lavarsi i denti, per cucinare. Consumiamo il 30% dell'acqua potabile per il water. In America Latina l'acqua è divenuta un simbolo delle lotte per la riconquista del territorio da parte delle comunità indigene. Perché nel frattempo, a partire dagli anni 70, inizia la conquista, da parte nostra, delle risorse idriche dell'America Latina quei paese. E inizia dalle città, perché il capitale finanziario non va nelle campagne dove ci sono i poveri, ma nelle città dove c'è l'alta e media borghesia capace di pagare i beni di consumo. Il che significa che poi i poveri pagheranno l'acqua più dei ricchi, perché nei luoghi poveri costa di più portare l'acqua. L'élite locale diventa la base sociale che giustifica l'installazione del capitale internazionale. Ecco allora che La Paz, El Alto, Cordoba, Santa Fè, Buenos Aires, Recife, Caracas, Quito diventano luoghi di penetrazione delle multinazionali dell'acqua. Ed è così che lo Stato, non intervenendo, diventa il nemico delle popolazioni indigene. Le lotte di liberazione contro il capitale diventano anche lotte di liberazione contro lo Stato.
Oggi i movimenti di lotta per l'acqua, per la terra, per l'energia, in America Latina, sono l'espressione, la più potente, della riscoperta della propria storia. Oggi si può dire che i movimenti indigeni, per la prima volta, non sono contro lo straniero, l'oppressore, il colonizzatore: sono per la riscoperta della propria memoria e della propria identità. In fondo la lotta contro il conquistatore sta diventando secondaria rispetto alla affermazione della propria identità ed è lì la grande difficoltà delle lotte dei contadini e degli operai e della gente che vuol difendere il diritto alla vita. Noi in Europa non abbiamo più questa sfida di recuperare la nostra identità. Mentre i popoli dell'America Latina devono recuperare la loro storia contro lo Stato, contro gli oppressori e contro se stessi. Ci sono vittorie, anche se parziali. In Uruguay un referendum, nel 2005, ha dichiarato l'acqua un diritto e ha portato alla rinazionalizzazione dell'acqua. Lo stesso in Venezuela e in Boliva. In Bolivia c'è il primo ministro dell'acqua del mondo, Abel Mamani. Io sogno di diventare ministro dell'acqua. Perché il primo diritto è l'acqua. L'Argentina ha cacciato le imprese multinazionali dell'acqua da Santa Fè, da Buenos Aires. La battaglia per i bene comuni, l'acqua, la terra, l'energia, la conoscenza in America Latina è una battaglia universale. Una delle debolezze dei movimenti dell'America Latina è la frammentarietà: forse i tempi non sono ancora maturi per fare una battaglia tutti insieme. Eppure la loro battaglia è universale: è una battaglia per una nuova polis, cioè per una nuova politica. Le battaglie dei paesi dell'America del Sud mostrano che è necessario riossigenare la politica, una lotta che passa per il diritto alla vita e per la capacità di organizzarsi insieme.
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