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Senza rotture un altro Brasile non è possibile

intervista a Plinio Sampaio Jr.
Revista Sem Terra, novembre 2001

Plinio Sampaio Jr., professore della Unicamp, commenta il documento "Un altro Brasile è possibile", prodotto dall'Istituto per la Cittadinanza, ong guidata da Lula.
Proponiamo una sintesi dell'intervista a Sampaio (chi è interessato all'intera intervista in portoghese, può richiederla al sito)

Questo documento - dice Sampaio - mostra come le forze democratiche e popolari siano ancora lontane dal definire una alternativa al modello economico instaurato dalla coalizione conservatrice. L'intenzione di rompere con il neoliberalismo è puramente verbale. Si ribadisce infatti l'importanza di mantenere la politica di contenimento dei 'livelli inflazionari', visione che trasforma la stabilità dei prezzi in una priorità assoluta della politica economica, dando la misura della limitatezza delle misure proposte.

Il documento parte da una diagnosi drammatica della situazione del paese, in cui il processo di costruzione nazionale sarebbe stato interrotto e propone di riavviarlo con una politica economica capace di riscattare la capacità di intervento dello stato nell'economia e eliminare la grandissima vulnerabilità esterna. Si propone una specie di neosviluppismo. Ma questo non è possibile senza profondi mutamenti sociali e senza forti conflitti con la comunità economica internazionale, il che non è previsto dai programmi dell'Istituto della Cittadinanza. In realtà il programma non affronta la radice strutturale del male che minaccia il nostro futuro, le cause della fragilità della moneta nazionale, l'origine della istabilità economica (la presenza dominante del capitale internazionale nell'economia brasiliana e la sua elevatissima mobilità) e sfiora appena i meccanismi strutturali responsabili dell'aumento della povertà e di quello della concentrazione del reddito. La perversa stabilità del Reale è la causa principale della vulnerabilità esterna e della fragilità fiscale dell'economia brasiliana. Non proponendo riforme che rompano con lo status quo, il raggio di manovra per affrontare i problemi è minimo.

Il programma, che vuole costruire un modello capace di superare la miseria e l'estrema disuguaglianza, si pone tre obiettivi di base. Prima di tutto afferma la continuità del Reale, che considera l'unica grande conquista dell'attuale modello economico. In secondo luogo, si sottolinea la necessità di una ripresa della crescita rivolta al mercato interno, soprattutto per rispondere alle domande delle classi popolari. Infine il programma si propone un miglioramento nella distribuzione del reddito.
1) La trasformazione della stabilità dell'inflazione in un fine in sé è una pericolosa trappola che obbliga a subordinare la politica economica alle esigenze della comunità economica internazionale. I bassi livelli di crescita, la crescente vulnerabilità esterna, la progressiva fragilità fiscale e la perdita di sovranità sulla politica economica sono gli inevitabili sottoprodotti della stabilità dei prezzi imposta dal Piano Reale. È un'illusione immaginare che sia possibile modificare questa situazione senza traumatiche rotture con il capitale internazionale e forti conflitti con l'imperialismo. La difesa incondizionata del "reale" interessa solo ai detentori di grandi patrimoni.
La stabilità che interessa al popolo dipende dalla costruzione di un modello economico che subordini il processo di incorporazione del progresso tecnico alle necessità dell'insieme della popolazione e che calibri il ritmo e l'intensità del processo di modernizzazione d'accordo con le possibilità materiali dell'economia brasiliana. La vera stabilità passa per la formazione di un sistema monetario forte. In una economia che fa parte della periferia del sistema capitalista, questo richiede, tra l'altro, la fine della convertibilità della moneta, la protezione del mercato interno dalla concorrenza di prodotti importati, il controllo pubblico di settori strategici dell'economia, una rigida amministrazione della formazione dei prezzi dei segmenti oligopolizzati e la costruzione di un solido livello di finanziamento esterno e interno.
2) È chiaro che la crescita è fondamentale, ma non è una condizione sufficiente per risolvere i problemi del Brasile. Anche di recente, la nostra economia è cresciuta, ma il paese non ha risolto i problemi fondamentali del popolo. Il segreto dello sviluppo nazionale è rendere compatibile la crescita economica, l'aumento del benessere dell'insieme della popolazione e la suboridnazione dello sviluppo a un progetto nazionale. Il documento non riesce invece a vedere orizzonti nuovi e propone un neosviluppismo. 3) Le misure per combattere la povertà e migliorare la distribuzione del reddito non colpiscono le cause strutturali, la cui origine è nella esclusione sociale, cioè di una parte di popolazione permanentemente marginalizzata dal mercato del lavoro. La strategia di aumentare la capacità di consumo è insufficiente. La timidezza delle misure è evidente nella fragilità dei meccanismi di finanziamento delle spese sociali

Il documento riconosce l'importanza strategica di riforme strutturali, ma non è poi consequenziale. Sono trattate in modo generico, superficiale e ambiguo.
Facciamo l'esempio della riforma agraria. Il documento dice: 'lo strumento centrale di ottenimento delle terre per la riforma agraria sarà l'esproprio per interesse sociale'. La riforma agraria sarà fatta all'interno della legge. Sembra che la vera preoccupazione sia tranquillizzare i grandi latifondisti.

Il documento ritiene che tutti, salvo la borghesia speculativa saranno beneficiati dal progetto. La scelta di una pretesa "borghesia speculativa" (in contrapposizione ad una idealizzata "borghesia produttiva") come capro espiatorio dei problemi brasiliani, deriva, alla fine, dall'idea che è impossibile proporre politiche che non passino per l'approvazione del capitale internazionale e delle cosiddette classi medie (categoria che, anche con i criteri più generosi non raccoglie più di 25 milioni di brasiliani, il 15% della popolazione). In altre parole, per l'Istituto per la Cittadinanza, sarebbe utopico e ingenuo immaginare il Brasile fuori dal capitalismo dipendente e dalla modernizzazione dei livelli di consumo.

Oltre a numerose omissioni o trattazioni superificiali di argomenti fondamentali, stupisce che il documento non dedichi una sola riga alla questione della Legge di responsabilità fiscale, che soffoca il settore pubblico e trasforma sindaci e governatori in meri gerenti della politica di aggiustamento imposta dal FMI. Questa legge va revocata - dice Sampaio - è una misura che istituzionalizza l'irresponsabilità sociale coronando la subordinazione assoluta delle politiche sociali e di infrastruttura alla logica di corto periodo dell'aggiustamento fiscale permanente.

Debito Estero. Il documento esprime l'idea che lo stimolo alle esportazioni e l'incentivo alla sostituzione delle importazioni permetterebbe al Brasile di diminuire gradualmente la vulnerabilità esterna senza la necessità di una rinegoziazione. È una supposizione eroica e ingenua - dice Sampaio- è evidente che il Brasile sta andando verso una moratoria di fatto.
La docilità di fronte ai creditori internazionali, espressa dal documento, sottolinea l'evidenza dell'incapacità di immaginare che "un altro Brasile è possibile". In realtà -dice Sampaio- il superamento del modello economico basato sulla modernizzazione dei livelli di consumo è l'unico mezzo per superare la dipendenza finanziaria dal capitale internazionale. Se l'economia brasiliana sarà organizzata prendendo in considerazione le necessità dell'insieme della sua popolazione e le reali possibilità delle sue forze produttive, non ci sarà la necessità di subordinare tutta la vita nazionale alle esigenze delle grandi imprese transnazionali.

Debito interno. Il documento parla tra l'altro di riduzione degli interessi, ma in realtà, come dice lo stesso documento, le autorità monetarie brasiliane non controllano i tassi, infatti 'la liberalizzazione dei flussi dei capitali ha assoggettato la tassa di interesse interno alle regole di formazione dei mercati finanziari globali'; se si diminuissero i tassi di interesse relativi al debito interno, ci sarebbe un fuga di capitali.

 
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