| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Metà dei sussidi offerti alle imprese esportatrici si riferisce alle operazioni di importazione di materie prime con l'impegno di riesportare. Questo favorisce soltanto le imprese multinazionali che hanno trasformato i nostri porti in semplici luoghi di passaggio per riscuotere sussidi. Questa politica è stata responsabile, per esempio, della distruzione della coltivazione di ricino che riforniva 18 fabbriche di olio e derivati. Con il sussidio all'importazione sono fallite 15 delle 18 industrie esistenti e le tre che sono sopravvissute preferiscono importare il ricino dall'India, per poi riesportare.
Ma qual è il vero risultato di questa politica "cieca" che beneficia solo le esportazioni? Ha distrutto molti settori nazionali, non ha prodotto posti di lavoro, e oltre a tutto ciò, ha prodotto un deficit nella bilancia commerciale.
I sussidi all'agricoltura hanno seguito la stessa logica perversa della politica economica più generale. Il volume totale dei sussidi all'agricoltura brasiliana, nell'anno 2000, è stato soltanto di 392 milioni di reais. Questo valore si riferisce principalmente alle risorse del tesoro nazionale usate per coprire la differenza dei tassi di interesse dei prestiti del Pronaf e del sostegno alle cooperative. Ossia, a rigore, non c'è stato nessun sussidio alla produzione agricola nazionale, né per i medi e grandi produttori e ancor meno per i 4 milioni di agricoltori famigliari. Ma dall'altra faccia della moneta, per i latifondisti, ci sono state altre forme in cui il governo ha garantito privilegi. Tra i 700.000 agricoltori che avevano accumulato un debito di 24 milioni di reais (credito rurale con la Banca del Brasile) la maggioranza è ancora coinvolta in interminabili trattative con i gerenti locali, ma i 14.000 maggiori debitori, che dovevano 15 miliardi (il 60% del debito totale), organizzati dal gruppo ruralista, hanno ottenuto rapidamente di rinegoziare i propri debiti. E ancor peggio, il governo ha assunto su di sé l'onere del livellamento dei tassi di interesse dei debiti del passato, trasferendo così al sistema finanziario risorse del tesoro per un valore di 5,4 miliardi durante il 2000. Ossia i latifondisti non devono pagare e le banche continuano a ricevere dal tesoro nazionale tassi di interesse elevati su un debito congelato. L'assurdità è talmente grande che la stessa CNA (Confederazione nazionale dell'agricoltura), che rappresenta gli interessi dei latifondisti, ha sostenuto in settembre che era più conveniente per le casse dello stato abbonare una volta per tutte il debito piuttosto che versare ogni anno un volume tanto alto di risorse al sistema finanziario.
È giusto dare sussidi ai piccoli agricoltori?
L'agricoltura è un'attività produttiva sui generis collegata a molti fattori naturali che non dipendono né dall'uomo, né dal capitale. A parte il fatto che è responsabile dell'alimentazione della società. Per questo tutti i governi dei paesi sviluppati adottano politiche di sussidi diretti agli agricoltori. L'obiettivo principale è mantenerli in attività, evitare l'esodo rurale, stimolare la produzione e dare più competitività al commercio con l'estero. Il sussidio complessivo in questi paesi, nel 1999, è stato di 361 miliardi di dollari. Dividendolo per il numero di famiglie di agricoltori di quei paesi, la media annuale ricevuta da ogni famiglia è di 11.000 dollari!
Ma il governo Cardoso preferisce che noi continuiamo ad importare latte, formaggio, riso, fagioli, acqua minerale ecc; e a spendere 5 miliardi di dollari all'anno in prodotti agricoli. Invece di produrre qui, creare posti di lavoro e reddito per migliaia di famiglie di agricoltori. Il governo non si preoccupa nemmeno di mantenere le stesse regole del commercio internazionale. C'è un progetto di legge concordato tra tutti i dirigenti dei partiti, che stabilisce l'equivalenza delle tariffe dei prodotti agricoli. Questo progetto dorme nei cassetti del congresso da diversi anni. Ossia, se un paese ha una tariffa di importazione relativa a un determinato prodotto, il Brasile dovrebbe applicare la stessa tariffa, nel caso in cui quel paese voglia esportare nel nostro. La proposta sta ammuffendo nel congresso per pressione diretta del Signor Pedro Malam. Le multinaizionali di Europa e Stati Uniti si felicitano con il loro Ministro, al momento insediato a Brasilia. Come ha detto la professoressa Maria da Conceição Tavares che ha avuto Malam come alunno, "Il governo Cardoso è un semplice proconsole degli interessi statunitensi nel nostro paese".
João Pedro Stedile, 47 anni, economista, è membro della direzione nazionale del MST
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