Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Contadini di tutto il mondo...

Intervista a Joao Pedro Stedile.
copyright Ips/il manifesto
il manifesto, 11 Aprile 2001

Il prossimo 17 aprile, in molti paesi di ogni continente saranno realizzate mobilitazioni di contadini e contadine in lotta per i propri diritti. Con quasi cento anni di ritardo rispetto agli operai e alle donne lavoratrici, che all'inizio del secolo scorso hanno deciso di commemorare le proprie lotte e le proprie rivendicazioni il primo maggio e l'8 marzo, viene ora proclamata la giornata internazionale dei campesinos.

I primi passi per l'articolazione delle principali organizzazioni contadine nel mondo, che adottarono il nome di Via Campesina, cominciarono nel 1992. Nell'aprile del '96 venne realizzata la seconda conferenza, in Messico, in un clima di commozione causato dal massacro, in quei giorni, di 19 campesinos nella località di Carajas. Il massacro venne perpetrato dalla polizia militare dello stato del Parà, che in obbedienza agli ordini diretti del governatore Almir Gabriel (che appartiene al partito socialdemocratico dell'attuale presidente Fernando Henrique Cardoso) impiegò la forza per sgomberare una strada secondaria da più di mille famiglie campesine che l'avevano occupata per reclamare l'assegnazione di terre.

La violenza venne esercitata con sbalorditiva stupidità. Tredici dei 19 morti vennero assassinati dopo essere stati ammanettati, alcuni di loro uccisi a colpi di machete e di falce. Il principale leader del movimento, Oziel, che aveva appena diciotto anni, fu torturato davanti ai suoi stessi compagni, obbligato a gridare "Viva il MST" (il Movimento dei campesinos sem terra) e poi giustiziato. Questo fatto ebbe ripercussioni internazionali e provocò indignazione nella società brasiliana. Via Campesina dichiarò allora il Giorno internazionale della lotta contadina, e decise che si sarebbe celebrato alla data di quel massacro. Il 17 aprile i contadini si mobiliteranno in tutto il mondo per protestare contro il massacro di Carajas e contro il processo di globalizzazione imperialista che sta distruggendo l'agricoltura nella maggior parte dei paesi del terzo mondo, quelli i cui governi si sono sottomessi alla logica delle imprese multinazionali e al Fondo monetario internazionale.
Il processo di globalizzazione del capitale sta imponendo al mondo in lungo e in largo lo stesso modello agricolo. L'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), che è al servizio delle corporation multinazionali, applica norme che distruggono i mercati rurali locali. I paesi del terzo mondo vengono obbligati a importare l'equivalente di almeno il cinque per cento del consumo nazionale di prodotti agricoli. Le multinazionali stanno controllando la biotecnologia, cercano di imporre le coltivazioni transgeniche e con queste dominare il commercio mondiale delle sementi. A sua volta, l'agroindustria è sempre più soggetta a oligopoli.

Nei paesi sviluppati dell'emisfero nord, dal momento che i contadini sono più organizzati ed esiste la volontà politica di mantenere stabile la relazione demografica tra il campo e la città, è stato allestito un gigantesco programma di sussidi per sostenere la produzione agricola, che significa il trasferimento di una media di quindicimila dollari l'anno a favore di ogni nucleo familiare rurale.
Anche ammettendo che questi sussidi possano costituire una politica indovinata per le società sviluppate, è certo che sono utilizzati dalle imprese che controllano il commercio agricolo per manipolare i mercati agricoli del terzo mondo e imporre condizioni di sfruttamento ogni volta più dure ai contadini dei paesi poveri. Per prendere un esempio, le corporazioni Parmalat e Nestlè pagano circa 48 centesimi di dollaro per ogni litro di latte agli agricoltori europei, mentre pagano solo 15 centesimi per litro nel terzo mondo. Però il prezzo dei loro prodotti nei supermercati europei e nelle grandi città del terzo mondo è lo stesso.
Mentre la globalizzazione dell'agricoltura avanza nei paesi del terzo mondo, si manifesta anche una contraddizione: i contadini scoprono di avere in comune lo stesso nemico. Per questa ragione Via Campesina si è rinforzata gradualmente in questi ultimi anni. A Via Campesina partecipano più di ottanta organizzazioni contadine dell'intero pianeta, che mostrano un impressionante livello di unità, provocata dai medesimi meccanismi di sfruttamento sofferti da ognuna di loro.

Sia nell'ultima conferenza di Via Campesina in India che nel recente Forum sociale mondiale celebrato a Porto Alegre, sono state affermate quattro grandi linee d'azione politica:
- lottare per ottenere la sovranità alimentare. Ogni popolo ha il diritto e il dovere di applicare politiche agricole nazionali che assicurino gli alimenti necessari alla propria autonomia. Il commercio agricolo non deve continuare ad essere subordinato agli interessi delle grandi imprese e alla loro esigenza di ottenere alti margini di guadagno. Per questo siamo contro l'Organizzazione mondiale del commercio. Vogliamo stabilire norme perché il commercio agricolo sia effettuato attraverso relazioni bilaterali di interscambio della produzione che eccede il consumo nazionale.
- le risorse genetiche, la biodiversità e la natura che abbiamo ereditato devono assolvere funzioni sociali a beneficio di tutti. I contadini devono essere i guardiani di questa dote. Non può essere permesso che imprese multinazionali - come Monsanto, Cargill, Adventis, Novartis eccetera - manipolino e monopolizzino il diritto all'utilizzo delle sementi. Per questo nella nostra bandiera abiamo scritto "le sementi sono patrimonio dell'umanità". In effetti, l'umanità si è riprodotta fino ai giorni nostri perché gli agricoltori hanno prodotto gli alimenti con criteri democratici. Trasformare le sementi nel monopolio di un pugno di imprese implica non solo un rischio per la salute pubblica, ma anche una minaccia per la sopravvivenza dei contadini e dell'umanità.
- la povertà nelle campagne e la diseguaglianza sociale potranno essere superate solo attraverso autentici e massicci programmi di riforma agraria. La Terra è un bene della natura e deve rimanere al servizio dell'intera umanità. Distribuire la terra è più che una politica per combattere la disoccupazione e l'esodo rurale: deve essere parte di una politica che garantisca la democrazia nelle campagne.
- valorizzazione della cultura rurale come patrimonio delle comunità e della società.

Queste sono le linee politiche che orienteranno le mobilitazioni dei contadini di tutto il mondo nei prossimi anni. Per questo diciamo che, di fronte alla globalizzazione del capitale, globalizzeremo la lotta e la speranza di un mondo migliore.

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