| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Dopo cinque anni, ad oggi nessuno è stato punito, nonostante i 19 assassinati e i 69 feriti, tutti con conseguenze permanenti. Ma è solo uno dei casi di impunità di cui godono le elites brasiliane. In quindici anni di cosiddetta democrazia rappresentativa, sono stati assassinati sul campo circa 1500 dirigenti, religiosi, avvocati e deputati, tutti in conflitti agrari. Di questi c'è stato un giudizio all'incirca in 80 casi. Meno di 15 hanno avuto un verdetto. Solamente tre sono stati condannati e imprigionati. Ma solo in casi con una notorietà internazionale, come l'assassinio di Chico Mendes, di Padre Josimo Tavares e di fratello Canuto. Tutti gli altri sono rimasti impuniti.(...)
Con il ricordo dei massacri di Carajàs noi pretendiamo che gli ufficiali militari e i mandanti vengano puniti, ma vogliamo anche mettere in discussione il Brasile.
Il nostro paese vive una grave crisi in cui la impunità non è che un sintomo rivelatore dell'assenza di Stato e di progetto politico delle
elites che non fanno altro che produrre e applicare leggi
contro i poveri per proteggere i loro privilegi.
Questi mali hanno le loro radici nel passato coloniale e schiavista.
Ma c'è ua crisi strutturale acutizzata dal modello
economico adottato negli anni novanta. Questo modello ha subordinato
completamente la nostra economia al capitale
internazionale. Ha abbandonato l'idea di progetto nazionale. Della
nazione brasiliana. E' un modello in cui l'elites si
inseriscono, con avidità, nel grande gioco internazionale e
trasformano
il governo brasiliano in mero proconsole
nordamericano.
In queso decennio l'economia non è uscita dalla crisi. In dieci anni, quanto siamo cresciuti nei fatti? Tutti gli indicatori sociali delle condizioni di vita del popolo sono peggiorati. E' aumentata la concentrazione della ricchezza e della rendita. Il salario minimo e medio non è mai stato così basso. Non c'è mai stata tanta gente senza lavoro in tutta la nostra storia e nelle campagne si sono acutizzate ancor di più queste contraddizioni dato che è qui che si ha una vergognosa concentrazione della proprietà terriera, del patrimonio e i livelli della miseria sono assurdi. Un governo che preferisce importare alimenti e distribuisce mensilmente un sussidio a un milione e mezzo di famiglie contadine dovrebbe dimettersi, perché è la prova della mancanza di un progetto di riforma agraria e di sviluppo dell'agricoltura brasiliana.
Negli ultimi anni il Movimento dei Sem Terra è stato sempre più odiato e perseguito dal governo di Fernando Henrique Cardoso e dai suoi strumenti di potere, sia dalla stampa sottomessa, sia dagli organi di propaganda, sia dal nuovo Dops agricolo creato apposta dal governo per perseguitaci tramite la polizia federale. Il Mst ha fatto propria la bandiera secondo la quale, al di là dell'abolizione del latifondo e della democratizzazione della proprietà della terra, è necessario un nuovo modello per l'agricoltura brasiliana. Un nuovo modello economico. Ecco perché per questa elite siamo diventati nemici di classe. Il governo ci combatte come in guerra. Nella difesa del suo modello e dei suoi privilegi. In realtà l'unica via d'uscita che rimane ai lavoratori brasiliani è lottare. Il futuro del nostro paese dipende da un nuovo progetto che valorizzi le alternative semplici, a carattere nazionale e con la partecipazione popolare. Sottomesse agli interessi del capitale internazionale, le elites utilizzano invece l'impunità come un ulteriore strumento di dominio e di mantenimento di una società estremamente ingiusta e diseguale.
pubblicato su Liberazione il 20 aprile 2001
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