| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
In termini pratici, i negoziatori nordamericani si stanno sforzando di raggiungere un accordo tra i paesi ricchi dell'emisfero nord e quelli del "gruppo di Cairns", composto dai paesi del sud che esportano alimenti.
A questi ultimi, l'Unione europea promette che taglierà i sussidi alla propria produzione e che permetterà loro di aumentare le proprie esportazioni.
In cambio, i paesi del sud accetteranno che siano imposte leggi sui brevetti (Trips, acronimo di trade-related aspects of intellectual property rights) che trasferiscano alle corporation molte proprietà, compresa quella di alcuni esseri viventi.
I paesi del sud si impegnano anche a non mettere in discussione gli accordi di carattere industriale, e a non pretenderne invece sull'ambiente.
In verità, si sta tessendo la trama di una grande alleanza tra gli interessi delle corporation del nord e quelli delle oligarchie rurali esportatrici del sud.
Ciò che si sta discutendo è soltanto il margine di lucro che toccherà a ciascuno.
Tutto il resto contuinuerà come prima.
Gli Stati uniti continueranno a concedere 170 miliardi di dollari di sussidi ai propri agricoltori perché possano competere sul mercato mondiale attraverso le corporation.
Non ci saranno politiche a favore dell'ambiente, né di salvaguardia delle precauzioni, né etichette per identificare gli organismi geneticamente modificati.
Nel frattempo il prezzo delle materie prime esportate dal sud continuerà a scendere.
Dal 1995 a oggi i prezzi di queste materie sono caduti da un indice medio di 131 a 103.
In questo stesso periodo i prodotti agricoli che il sud esporta hanno perduto il 60 per cento del loro potere d'acquisto.
E se qualcuno si azzarda a protestare, entrerà in azione il rappresentante commerciale americano imbracciando la minaccia del terrorismo, che oggi unifica tutti i rappresentanti del bene contro quelli del male.
Secondo questa classificazione, i poveri -l'ottanta per cento della popolazione mondiale - stanno dalla parte del male.
Che triste superiorità, quella della civiltà occidentale e cristiana.
Via Campesina, composta da organizzazioni di lavoratori rurali di 87 paesi, ha una posizione molto differente.
Sostiene che i problemi dei contadini e della popolazione rurale sono simili in tutto il mondo.
Che aumentano giorno per giorno la diseguaglianza e la povertà, insieme alla concentrazione della ricchezza.
Aumenta anche il numero degli affamati.
Ai tempi della crisi capitalistica del 1930 venne stimato che 80 milioni di persone nel mondo soffrivano la fame.
Oggi gli affamati sono saliti a 800 milioni, e altri cinquanta milioni si aggiungono ogni anno.
Mentre i contadini continuano a perdere le proprie terre, le proprie sementi e la propria cultura, le imprese transnazionali hanno assunto il controllo dei nostri mercati nazionali e dell'agroindustria.
E un pugno di imprese come Monsanto, Dupont, Adventis, Sygentia e Bunge & Born non solo controllano il commercio, ma anche la biotecnologia, che impiegano per vendere veleni agricoli.
Quale di questi problemi può essere risolto dall'Organizzazione mondiale del commercio? Nessuno.
Al contrario, con i suoi accordi adottati all'interno delle "cupole" di alcuni governi, non farà altro che aggravare la condizione dei popoli.
Di fronte a questa situazione, Via Campesina lotta per le sue idee. Sosteniamo che gli organismi internazionali sono in crisi. Le Nazioni unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l'Organizzazione internazionale del lavoro e il Wto si sono trasformati in difensori degli interessi delle corporation e del governo degli Stati uniti.
Per questo, in primo luogo proponiamo la creazione di un nuovo sistema che implichi la democratizzazione degli organismo internazionali.
Il Wto, per esempio, non ha alcun diritto a intromettersi nei fatti del commercio agricolo e della produzione rurale.
È necessario dibattere tra i popoli, i governi e le istituzioni democratiche sul modo di garantire che la terra e le risorse naturali costituiscano un patrimonio di tutta l'umanità, e che i contadini ne siano i guardiani.
Che si distribuisca la terra perché tutti possano lavorarla e produrre alimenti.
Che il commercio di alimenti non può continuare a essere subordinato alla considerazione che il cibo è una merce come ogni altra.
Tutte le persone hanno diritto di essere sfamate.
Per questo, la politica agraria e il commercio agricolo nazionale e internazionale devono essere sottoposti al paradigma della sovranità alimentare difeso da Via Campesina, secondo il quale ogni popolo ha il diritto e il dovere di produrre il proprio sostentamento, vendendo le eccedenze per mezzo di politiche bilaterali di mutuo interesse per i popoli e i paesi.
La biodiversità è un patrimonio dell'umanità.
Le imprese non possono impossessarsene, non possono trasformarla in proprietà privata, non possono brevettare esseri viventi.
I governi nazionali devono impegnarsi in politiche locali che concedano priorità non alle esportazioni ma alla lotta contro la povertà e la fame, e che garantiscano il reddito e l'educazione della popolazione rurale.
Le attività agricole sono ancora le principali fonti di lavoro e di sviluppo per i miliardi di esseri umani che vivono nei paesi del
Terzo mondo.
Nulla di tutto ciò preoccupa il Wto. E per questo siamo contro il Wto. Lotteremo contro la sua politica.
Sbaglia chi pensa che l'umanità resterà inginocchiata davanti agli interessi del capitale.
Un giorno i poveri si alzeranno! Questo è il messaggio che il delegato di Via Campesina, il compagno
José Bove, della confederazione contadina di Francia, porterà in Qatar in nome dei contadini del mondo.
copyright Ips/il manifesto
traduzione r.cap.
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