Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
www.comitatomst.it

SEMI patrimonio dell'umanità

di João Pedro Stédile
(Fonte: IPS) São Paulo, gennaio 2002

In migliaia di anni l'umanità ha conseguito grandi progressi, ma non è riuscito a risolvere un problema fondamentale: la fame. Per molto tempo è stato diffuso il concetto che la fame fosse il risultato della scarsità nella produzione degli alimenti. Insieme al modello di una industrializzazione sotto l'egemonia nordamericana, l'Occidente ha adottato la "rivoluzione verde" come unica forma per aumentare la produttività agricola. Cinquant'anni dopo il problema non è risolto e ciò che produce la rivoluzione verde è dipendenza dai prodotti industriali, come i concimi chimici e i pesticidi.
Anche se ci sarebbero alimenti disponibili per tutti, circa 800 milioni di persone non hanno da mangiare e, ancora più grave, l'esercito degli affamati aumenta ogni anno di 50 milioni di persone. Molti esportatori agricoli del Terzo Mondo, come Brasile e Argentina, vendono sul mercato mondiale alimenti con i quali accrescono i profitti delle oligarchie locali, mentre i loro popoli soffrono la fame. Altri paesi che erano esportatori come Peru, Messico, Índia e alcune nazioni africane, si sono trasformati in importatori. E ancora più grave è il fatto che il modello tecnologico esistente mette a rischio l'equilibrio ecologico del pianeta.
Cosa propongono il capitale e le sue imprese multinazionali? Tentano di trasformare gli alimenti in pura merce attraverso l'internazionalizzazione e la monopolizzazione del commercio agricolo. Stanno imponendo un nuovo modello tecnologico basato sul monopolio della biotecnologia e i sul quel suo ramo che modifica geneticamente i semi. Il dominio planetario del capitale finanziario ha prodotto un fenomeno nuovo tra le imprese agricole riunendo in un'unica corporazione rami di produzione prima separati. Le imprese produttrici di medicinali e agrotossici e quelle che commercializzavano cereali e semi si sono fuse insieme in grandi conglomerati. Questo mercato, a livello mondiale, è controllato da un ridotto numero di imprese Du Pont e Agribiotech e Dow Chemical (nordamericane), Monsanto (che ha comprato la Cargill, la Pharmacia, la Upjohn, etc.), Novartis (svizzera che ha comprato la Ciba Geigy, la Sandoz, lSygenta), Adventis ( francese che ha comprato la Rhone-Poulenc, la Hoechst, etc, il gruppo Limagrain (francese), AstraZeneca (inglese) e le tedesche Bayer e Basf.

Queste compagnie vogliono controllare il commercio mondiale dei cereali, della produzione dei medicinali, degli agrotossici e dei semi, cioè la totalità del proceso di produzione di alimenti. Per questo hanno bisogno che le legislazioni nazionali sui brevetti si adattino ai loro obiettivi. E per ottenere questo si avvalgono delle regole internazionali che le favoriscono attraverso la OMC e il Fondo Monetario Internazionale. È chiaro che questa politica aumenterà la dipendenza dei paesi più poveri dalle multinazionali, aumenterà il controllo di queste ultime sulla biodiversità e la biotecnologia e renderà impossibile l'agricoltura contadina e familiare in tutto il mondo, aumentando l'esodo rurale, la disuguaglianza sociale e la fame.
Ma ci sono alternative! Via Campesina, che raccoglie organizzazioni contadine di tutto il mondo sostiene, prima di tutto, il principio che gli alimenti non sono una semplice merce e non devono essere monopolizzati. L'umanità deve garantire il diritto delle persone alla alimentazione. E la produzione di alimenti sarà sufficiente a sfamare tutti se sarà stabilita una politica di sostegno all'economia rurale dei paesi del Terzo Mondo. In secondo luogo, il commercio agricolo deve essere subordinato al concetto che la sovranità alimentare è un diritto di tutti i popoli. In ogni paese devono essere realizzate politiche di appoggio alla produzione locale di alimenti e il commercio estero deve essere realizzato attraverso negoziazioni bilaterali.

Infine la produzione di semi è un patrimonio dell'umanità. Se siamo arrivati fin qui, questo si deve al fatto che l'uso dei semi è stato democratico e qualsiasi agricoltore, in qualsiasi parte del mondo ha potuto produrre i sue semi e piantare quelli che preferiva. Via Campesina lancia,durante il Forum di Porto Alegre, la campagna internazionale "i semi sono patrimonio dell'umanità". Esigiamo che tutti i governi garantiscano l'accesso degli agricoltori a tutti i semi, che siano eliminate le leggi sui brevetti, che si stimoli la produzione di semi da parte degli stessi contadini e che in tutto il mondo siano applicate politiche di stimolo e protezione all'economia agricola perché tutti gli agricoltori possano mantenersi e progredire attraverso il loro lavoro.

 
e-mail Home Page Mappa del sito Interviste a Stedile Notizie Gennaio '02