| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Secondo l'attivista canadese Maude Barlow, che segue attentamente le negoziazioni dell'Alca, questo gruppo tende a limitare al massimo il già precario appoggio dei governi locali ai piccoli e medi proprietari agricoli e ai lavoratori rurali. In questo modo vuole rafforzare ancora di più il potere dell'agro-business statunitense e dell'agroindustria esportatrice dei paesi dipendenti della regione. Secondo lei, l'Alca causerà il fallimento di milioni di coltivatori latino-americani, l'aumento di dipendenza dai prodotti agricoli USA e metterà in grave pericolo la stessa sicurezza alimentare dei popoli del continente, riducendo gli stock di emergenza ed eliminando altre misure di protezione dell'agricoltura.
Ma non è solo il Gruppo di Negoziazione dell'Agricoltura che minaccia coloro che vivono del lavoro della terra. Un'altra commissione, quella che si occupa dei "diritti di proprietà intellettuale", presenta diversi rischi per il futuro. Tra le altre misure, pretende di brevettare tutti gli esseri viventi - comprese le piante utilizzate dalle comunità locali. In questo modo, questo gruppo vuole che si ricavino profitti dalla industrializzazione di queste coltivazioni. In realtà tutti e nove i gruppi di negoziazione dell'Alca, che cospirano in modo frenetico e segreto, hanna finito per colpire, direttamente o indirettamente, i produttori rurali e l'agricoltura dei paesi della regione.
In linea di massima, la produzione per il consumo familiare, indispensabile all'alimentazione dei brasiliani, dipende fondamentalmente dai piccoli e medi proprietari rurali. Questi già possono contare su scarse risorse dello Stato. Non godono di prezzi minimi che garantiscano la produzione, né di sussidi per lo stoccaggio, i trasporti ecc. In genere sono indebitati e poveri. Con l'Alca questo scenario, già negativo, tenderebbe ad aggravarsi. Il già precario appoggio al piccolo e medio produttore rurale sarebbe ridotto, poiché il grosso delle risorse pubbliche sarebbe trasferito in misura ancora maggiore ai settori esportatori. Al di là del fallimento di milioni di lavoratori e della disoccupazione dei lavoratori rurali, la tendenza sarebbe quella dell'aggravamento della crisi di approvvigionamento del paese.
Un'altra conseguenza naturale sarà quella dell'aumento della concentrazione di terre nel paese. Soprattutto a partire dal governo Cardoso, si è investito nella realizzazione del modello USA delle agroindustrie. Sempre di più esse sono responsabili della industrializzazione e standardizzazione dei prodotti, del loro immagazzinamento e trasporto a lunghe distanze. Il piccolo e medio agricoltore diventa soltanto il produttore di materie prime che sono trasferite alle agroindustrie prima di arrivare sulla tavola del consumatore urbano. Questo modello genera moltissime distorsioni. Tra le altre, rafforza la monopolizzazione nelle campagne, aggrava la denazionalizzazione dell'agricoltura (solo tre multinazionali, per esempio, detengono il controllo dell'agroindustria dei condimenti); restringe l'accesso alla terra del piccolo coltivatore e altera e accresce i prezzi della produzione di tipo tecnologico.
Come avverte il libretto "tutti questi problemi saranno aggravati con la realizzazione dell'Alca, poiché le grandi imprese USA che ancora non sono presenti nel mercato brasiliano, con la riduzione degli ostacoli e delle barriere, arriveranno in Brasile. Di conseguenza, aumenterà la concentrazione e la denazionalizzazione delle agroindustrie. E, ancora più grave, si trasferiranno in Brasile settori molto inquinanti, come quello dei frigoriferi, l'allevamento dei suini, l'industria della carta e della cellulosa". Un indizio di quel che può succedere in futuro è la recente installazione della multinazionale USA 'Carols', che ha impiantato nel paese un processo industriale che va dall'allevamento all'abbattimento dei suini e consta di circa 30.000 scrofe fertili. Questo investimento milionario ha fruito del finanziamento pubblico della BNDES
Un altro fattore che rafforzerà l'agroindustria e, di conseguenza, la concentrazione di terre nel paese, è il nuovo livello tecnologico in espansione nel mondo capitalista. Il modello anteriore, della cosiddetta "rivoluzione verde", basato sull'uso dei concimi, degli agrotossici e della meccanizzazione, dà segnali di esaurimento. Ha raggiunto il suo massimo livello e non riesce ad elevare di più la produttività agricola. Per questo è in corso l'instaurazione di un nuovo modello di produzione basato sulla biotecnologia, sulla manipolazione genetica, come meccanismo per elevare la produttività dei vegetali e degli animali e, in questo modo, aumentare il profitto delle agroindustrie.
Anche questo modello, sotto il controllo del capitale, produce gravi distorsioni nelle campagne. Da un lato, rafforza il monopolio delle conoscenze (solo dieci grandi compagnie, per la maggioranza statunitensi, controllano il settore della biotecnologia sul pianeta); dall'altro, la manipolazione genetica al servizio del profitto, realizza esperimenti pericolosi per l'umanità. Rispetto ai transgenici - combinazione di geni di diverse origini, vegetali o animali - non ci sono ancora prove sicure sui loro effetti nell'ambiente e nell'organismo umano. Nonostante questo le multinazionali insistono nel commercializzarli.
"Con il procedere dell'Alca, le imprese stanno esigendo libertà totale per la diffusione e lo sviluppo di semi transgenici, visto che in tutti i paesi latino-americani mantengono il diritto di proprietà privata di questi nuovi esseri viventi", denuncia il documento di Via Campesina. Questo spiega l'impegno del governo degli USA e delle compagnie statunitensi, come la Monsanto, per estendere la legge dei brevetti nel continente. In Brasile questa legge è stata approvata nel 1997 e attualmente esistono 2.094 richieste di registrazione di brevetti di esseri viventi. Le multinazionali hanno ora ottenuto, dal servile Cardoso, l'invio di un progetto di legge che libera totalmente la coltivazione, il commercio e il consumo di semi e prodotti transgenici. Ci sono indizi che il progetto sia stato redatto dalla stessa Monsanto!
Una volta entrato in vigore l' Alca, solo l'agroindustria nazionale e straniera avrà accesso ai semi brevettati. I piccoli e medi produttori rurali non avranno possibilità di comprarli poiché il loro costo sarà accresciuto da inaccessibili royalties delle compagnie. Questo aggraverà enormemente un processo che è già in corso. Fino al '97, per esempio, il gigante USA della biotecnologia, la Monsanto, quasi non aveva partecipato al mercato brasiliano dei semi di mais. In poco tempo, dopo l'entrata in vigore della legge dei brevetti, ha comprato varie aziende nazionali e oggi controlla il 60% del mercato. La Monsanto e altre compagnie detengono già il commercio dei semi ibridi di papaia, cocomero, ortaggi, etc. Questa brutale monopolizzazione, oltre a portare al fallimento dei piccoli e medi produttori, è un attentato alla sovranità alimentare del Brasile.
Prova di questo è che dopo che il WTO ha approvato accordi che liberalizzano il commercio agricolo, in soli tre anni, dal '94 al '96, gli USA hanno aumentato le loro esportazioni di 12 miliardi di dollari. La disputa tra queste due economie è divenuta più disuguale. Il Brasile esporta circa 15 miliardi di dollari in prodotti agricoli, all'anno; gli Stati uniti vendono, all'incirca, l'equivalente di 55 miliardi di dollari. Nello stesso periodo in cui l'agricoltura USA ha ampliato le sue esportazioni, devastando i mercati della periferia, la politica servile del governo Cardoso è stata responsabile dell'aumento delle importazioni in Brasile e della distruzione di vasti settori della nostra agricoltura. Circa un milione di stabilimenti agrozootecnici è fallito, nel paese, tra il 1985 e il 1996, in seguito alla apertura commerciale. L'Alca vuole consolidare questo servilismo!
Renderà anche più difficile la presenza brasiliana sul mercato mondiale. Oggi, in funzione dei prezzi, del volume e della qualità, il Brasile esporta i suoi prodotti agricoli in vari continenti: il 60% verso l'Europa, il 24% verso gli USA, e il 16% verso Asia e Medio Oriente. Il paese ha sempre contato su un ampio potenziale in questo campo: territorio di dimensione continentale, vaste risorse naturali, clima favorevole all'agricoltura, e lavoratori laboriosi. L'Alca vuole eliminare questo vantaggio competitivo della nostra economia nazionale. Vuole assoggettare la nostra agricoltura, inibendo la sua democratizzazioe e espansione. Nel livellare i prezzi agricoli, favorirà i prodotti USA nei mercati degli altri continenti.
Nonostante tutta la propaganda a favore del cosiddetto "libero commercio" con cui incanta oggi l'ingannevole Alca, il Brasile non ha guadagnato niente con le misure liberalizzatrici applicate dai governi neoliberisti in carica. Nel 1975, per esempio, i prodotti agricoli brasiliani rappresentavano il 7,27% del commercio mondiale; dopo le presidenze di Collor e Cardoso, oggi il paese è precipitato al 3,61% nel commercio mondiale di prodotti agricoli. Anche se il PIL agricolo brasiliano è aprossimativamente di 85 miliardi di dollari, incluso il settore dell'agroindustria, le nostre esportazioni, attualmente, raggiungono la mediocre cifra di 15 miliardi di dollari all'anno.
Di fronte a questi fatti incontestabili, anche settori dell'agroindustria nazionale dubitano ormai dei benefici dell'Alca. Durante un certo periodo, nelle ricerche realizzate da istituti imprenditoriali, questo settore era uno dei pochi ad affermare che avrebbe avuto vantaggi dal "libero commercio", ampliando le proprie esportazioni. Ma questa illusione è durata fino a che il presidente Bush ha approvato, nel maggio scorso, la Farm Bill. Questo provvedimento ha innalzato ancora di più i sussidi all'agricoltura USA, concedendo quasi 180 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni. Gli effetti di questa misura protezionista sono devastatori, con la caduta dei prezzi mondiali delle commodities agricole e l'aumento della capacità competitiva degli USA.
La Confederazione Nazionale dell'Agricoltura (CNA) che riunisce la crema dell'agroindustria nazionale, ha risentito immediatamente del colpo. Una ricerca fatta su richiesta di questo ente, che ha consultato 1884 produttori, ha rivelato che il 97% degli intervistati temevano gli effetti negativi della misura. "Il mutamento della Legislazione Agricola nordamericana produrrà significativi impatti sul mercato agricolo mondiale, danneggiando la redditività delle esportazioni brasiliane", ha affermato il bollettino ufficiale della CNA. Il colpo è stato così violento che perfino il docile governo Cardoso è stato obbligato a pigolare. "Le negoziazioni dell'Alca sono diventate molto difficili". Ha sgambettato il ministro dell'Agricoltura Pratini de Moraes. Secondo calcoli di questo ministero, anche prima del Farm Bill il Brasile aveva già smesso di esportare 1,2 miliardi in soia in relazione alle misure protezioniste degli USA.
Nel 1982 il Messico importava 790 milioni di dollari in alimenti. Già nel 1999, cinque anni dopo l'entrata in vigore del Nafta, è passato a importare alimenti per 8 miliardi! Da paese esportatore di vari prodotti agricoli, si è trasformato in un campo devastato. Oggi è obbligato a importare dagli USA circa il 50% di tutto quello che consuma. La 'libera competizione' con l'agricoltura USA, che gode di alti sussidi e conta su una base tecnologica più avanzata, è stata fatale per il Messico. Era un forte produttore di riso, ma oggi dipende dall'importazione di questo prodotto dagli USA per alimentare la sua popolazione. Era anche esportatore di patate, solo che sono state bloccate nel mercato USA con le discutibili barriere fitosanitarie. Il paese era un tradizionale esportatore di cotone, ma oggi dipende dal prodotto made USA.
Sotto l'impero del Nafta, la superficie agricola piantata è stata drasticamente ridotta e, in un breve periodo, circa 6 milioni di coltivatori messicani hanno perso le loro terre e il loro lavoro. Molti oggi vivono nelle favelas della capitale e degli altri agglomerati urbani. Altri lavorano nelle maquilladoras della frontiera, ricevendo miserabili salari in questi nuovi "campi di concentramento". Milioni tentano di attraversare il Muro della Vergogna, che separa il 3° dal 1° mondo, per andare a svolgere lavori precari negli USA. Molti di questi sono già morti alla frontiera. E altri, come gli indigeni contadini del Chapas, resistono all'impero USA e dimostrano al mondo i malefìci del cosiddetto "libero commercio"
Altamiro Borges, giornalista, membro del Comitato Centrale del PCdoB, editore della rivista "Debate Sindical" e curatore del libro "Para entender e combater a Alca" (Editora Anita Garibaldi, 2002).
João Pedro Stedile, è dirigente del MST e membro di Via Campesina Brasil
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