| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
2. Come valuta ciò che i candidati hanno detto fino ad ora riguardo
alla riforma agraria? L'inclusione del tema nell'agenda è una vittoria
dei movimenti sociali o lei pensa che si tratti di un'azione
esclusivamente di marketing?
Esiste la coscienza nel popolo che il latifondo è antisociale.
Per questo tutti appoggiano la riforma agraria. Quindi i candidati sono
obbligati a parlare di riforma agraria, senza tuttavia compromettersi
indicando delle modalità concrete. E' una questione che è sempre in
agenda perché è un problema sociale e non per marketing. Finché esisterà
il latifondo, esisteranno senza terra e povertà nelle campagne. E questo
è un problema sociale che non si può nascondere sotto un tappeto.
Ma noi non ci preoccupiamo tanto dei discorsi dei candidati, quanto
delle forze sociali che ciascuno rappresenta. E' evidente che Serra
rappresenta la continuità di questo modello perverso che vediamo
impiantato qui. Ciro Gomes, forze che vogliono piccoli cambiamenti, ma
che, nelle questioni essenziali, non vogliono cambiare. Garotinho non è
riuscito a organizzare intorno a sé forze sociali rappresentative.
L'unico candidato che rappresenta forze sociali che vogliono cambiamenti
reali in questo paese è Lula.
2. In giugno il PT ha approvato un documento nel quale si parlava
dell'obiettivo di insediare 500.000 famiglie in quattro anni. Per
evitare polemiche ha poi cancellato questo punto. Nel 1994 la promessa
di Lula era insediare 800.000 famiglie, nel 1998, un milione. Come
giudica questo arretramento?
Non si tratta di un arretramento. Si tratta di diverse forme di
quantificare o meno le mete del programma. Dico nuovamente che per noi
non è molto importante quel che sta scritto nei programmi. In Brasile i
programmi elettorali sono meri esercizi di retorica politica. Confronti
quello che era scritto nel programma di Cardoso con quello che ha fatto
negli ultimi otto anni. Le élite si divertono a ingannare il popolo
durante le campagne elettorali, con programmi e discorsi. Noi non
abbiamo mai presentato a nessun candidato, e meno che mai al PT, la
richiesta di definire i numeri dei futuri insediamenti. Non vogliamo
discutere di numeri. Vogliamo discutere sul fatto che è necessario
democratizzare la proprietà della terra in Brasile ed è necessario
cambiare l'attuale modello agricolo, che favorisce soltanto un settore
del latifondo e dell'esportazione.
In questi ultimi dieci anni, grazie al modello economico attuato dal
governo Cardoso, la concentrazione della proprietà è cresciuta. I
latifondisti con più di 2.000 ettari hanno accresciuto l'area totale di
cui dispongono da 121 a 178 milioni di ettari. Circa 900.000 piccoli
proprietari, con meno di cento ettari, sono falliti; due milioni di
dipendenti di aziende rurali hanno perso il lavoro. E la povertà e la
miseria sono cresciute nelle campagne. Abbiamo bisogno di cambiare il
modello agricolo e riorganizzare l'agricoltura orientandola alla
soddisfazione del mercato interno, alla distribuzione del reddito e
della terra.
E per questo è necessario coniugare due fattori fondamentali: un
governo popolare che riunisca forze sociali con questa volontà politica
e movimenti contadini organizzati e forti che abbiano capacità di
pressione sociale. I mutamenti sociali nelle campagne di tutto il mondo
sono avvenuti solo quando si sono uniti questi due fattori.
3. Lei ha citato in passato studi del professor José Gomes da Silva che
mostrerebbero che sarebbe possibile insediare, in due anni di governo,
due milioni di famiglie. Sostiene ancora la validità di questi numeri,
ossia la possibilità di insediare quattro milioni di famiglie in quattro
anni?
Ho citato il nostro caro Jose Gomes da Silva, che oltre che
impresario agricolo, era il maggior specialista di riforma agraria, per
dire che, se uniamo un governo popolare con un movimento contadino
organizzato, è possibile, in breve tempo, realizzare grandi cambiamenti.
Nel caso della riforma agraria giapponese, per esempio, fatta dal
comando alleato, sono state distribuite terre a quattro milioni di
famiglie in un periodo molto breve. Nel caso della riforma agraria
nordamericana, sono state distribuite terre a sei milioni di famiglie
nello spazio di vent'anni. Ma questo non dipende da promesse e da
programmi. Dipende dalla correlazione di forze che si crea nella
società, in un certo momento storico.
4. Come valuta l'attuale discorso politico di Lula? E' deluso?
Lula sta facendo il suo discorso all'interno dei parametri di una
campagna elettorale. Chiaramente non si tratta di un discorso in cui
sostiene un programma di sinistra e le necessarie trasformazioni
radicali di cui la nostra società ha bisogno. E' un discorso di centro,
all'interno di questo spettro ideologico. Ma come ho detto prima, la
cosa più importante non sono i discorsi, ma le forze sociali che si
uniscono intorno a questo o a quel candidato. E la candidatura di Lula
ha il segno del cambiamento. Il popolo sa che se Lula vince, ci saranno
cambiamenti. E che, tra i quattro candidati, è l'unico che può realmente
raccogliere forze per fare cambiamenti.
5. Come ha valutato le alleanze del PT con il PL e con uomini politici
come Sarney, Quércia, Luiz Antônio de Medeiros? Cosa ha pensato degli
eleogi di Lula alla crescita economica durante il regime militare?
Si tratta di problemi elettorali del PT. Noi del MST abbiamo già
problemi sufficienti per non farci coinvolgere nei problemi degli altri.
Anche se, come militante, so che questo tipo di alleanze ha ferito la
tradizione di sinistra e la coerenza del partito. E certamente avrà
conseguenze positive e negative. Ma sarà la storia a dire quali
prevarranno.
6. Lei voterà Lula? Perché? Perché il MST non sta facendo apertamente
campagna per Lula? E' stato negoziato un accordo per sospendere le
invasioni, per non danneggiare la candidatura petista?
Prima di tutto, in tutti i periodi elettorali, si crea un clima nella
società per cui il centro delle discussioni e delle preoccupazioni sono
le elezioni. Quindi, ogni due anni, in periodo elettorale, tutte le
lotte sociali, si raffreddano, non solo nelle campagne ma anche nelle
città. Quindi il fatto che le occupazioni sono diminuite in questo
periodo non è tipico di questo anno elettorale, né legato a nessun
accordo. Le occupazioni di terra non succedono per volontà dei
dirigenti, avvengono in relazione a particolari situazioni e alla
correlazione di forze presente in ogni luogo.
Voterò Lula e, anche se non ci sono decisioni di congressi o di
organismi dirigenti, con tutti i nostri militanti sociali, tanto del
MST, come degli altri movimenti di Via Campesina, siamo impegnati nella
campagna e a favore della vittoria di Lula. Per i motivi che ho già
spiegato. Quella di Lula è l'unica candidatura che raccoglie forze
sociali che possono produrre mutamenti in questo paese. Nel modello
economico, che è la cosa principale, e in particolare rispetto al
modello agricolo e alla riforma agraria. E una vittoria di Lula darà
molto coraggio a tutto il popolo brasiliano e genererà un processo di
nuova crescita dei movimenti di massa. E un governo Lula avrà bisogno di
movimenti di massa organizzati, per sostenere i necessari cambiamenti.
7. Lula ha fatto la seguente dichiarazione: "Se il compagno João
Pedro Stedile ripeterà nella campagna del 2002 quel che ha detto nel 1998,
non mi aiuterà. Stedile ha detto nel 1998: 'Se il compagno Lula vincerà le
elezioni, non parteciperò al suo insediamento, perché starò occupando
tutte le terre del Brasile'.". Dove starà lei, il
primo di gennaio, se Lula vince le elezioni?
L'espressione che ho usato non aveva il significato di una bravata o di
una sfida a un futuro governo Lula. Aveva un senso pedagogico. Voleva
sostenere e chiarire ai nostri militanti, e a tutto il popolo
sofferente, che non basta eleggere un nuovo governo. Bisogna che il
popolo si organizzi e lotti per il cambiamento sociale. Nessun governo
farà cambiamenti sociali solo per propria volontà. Tutte le
trasformazioni sociali che ci sono state nella storia dell'umanità sono
state frutto di mobilitazioni sociali, dell'azione di un popolo
organizzato, che si coscientizza, si mobilita e lotta per affrontare le
cause dei problemi... E i senza terra sanno che continueremo cercando di
organizzarci sempre meglio, di riunire più persone, per fare grandi
mobilitazioni sociali, perché realmente il latifondo sia sconfitto in
questo paese.
8. Lei ha detto la frase seguente: "Per essere giusto, le critiche di
Delfim ci aiutano più di quanto ci abbia aiutato lo stesso PT". Potrebbe
spiegarcela?
Quello che ho detto si riferisce al fatto che, ultimamente,
l'economista Delfim Neto era più critico rispetto al modello agricolo
vigente e ai suoi effetti perversi per la società brasiliana, che alcuni
economisti del PT. E resto della stessa opinione. L'ultimo saggio del
professor Neto sulla rivista Carta capital sul modello economico di
Cardoso è un'analisi incisiva, di una chiarezza impressionante.
Noi stiamo usando questo saggio come testo di studio per i nostri
militanti, per capire perché il modello economico realizzato dal governo
Cardoso è fallito. In questo testo, Neto dimostra, con numeri e analisi,
come il governo servile di Cardoso, abbia collocato l'economia
brasiliana in vicoli ciechi. Uno di questi è la vulnerabilità esterna
che ci obbliga a inviare all'estero un miliardo di dollari alla
settimana. Neto dimostra come, in otto anni, il Brasile sia diventato
esportatore di capitali e il bilancio delle transazioni estere fa vedere
che in otto anni abbiamo inviato all'estero più di quanto abbiamo
ricevuto, non meno di 200 miliardi di dollari....
Vede a che punto siamo arrivati, la sinistra deve usare economisti di
destra per fare una critica seria al modello. Dico questo, ora, come
economista-apprendista...
9. Lei ha detto alla New Left Review, rivista inglese di sinistra, che
la sinistra brasiliana non ha un progetto chiaro per il Brasile, cadendo
nella semplificazione del socialismo contro il capitalismo, senza
formulare le tappe che si dovrebbero percorrere. Lei potrebbe spiegare
che cammino sostiene per questa sinistra?
Noi abbiamo discusso di questi aspetti in ambiti più grandi del MST,
con altri movimenti di Via Campesina, della consulta popolare, delle
chiese, del movimento popolare. E riteniamo che il Brasile abbia bisogno
di un progetto popolare. Cos'è un progetto popolare? E' riorganizzare
l'economia, l'uso delle risorse economiche, naturali e tecniche
disponibili perché, nella nostra società, OGNI brasiliano e TUTTI i
brasiliani possano avere assicurato il lavoro, la terra per lavorare,
una abitazione dignitosa, cibo di qualità, educazione e cultura. Ma non
si tratta di una dichiarazione di diritti, c'è bisogno di misure
concrete, che possano portare a garantire questi diritti, che si
potranno realizzare se un governo popolare utilizzerà lo stato e le
forze organizzate della società per affrontare le cause dei problemi che
hanno reso la nostra società così ingiusta e disuguale. E quali sono
queste cause? Bisogna eliminare il latifondo. Bisogna democratizzare la
ricchezza accumulata, con pesanti penalizzazioni di fortune e eredità.
Rendere i salari più giusti. Rompere con la dipendenza dall'estero che
fa sì che inviamo fuori dal paese un miliardo di dollari a settimana.
Affrontare il capitale finanziario che è oggi il grande centro di
accumulazione e di sfruttamento. Affrontare il monopolio dei mezzi di
comunicazione, perché siano usati per educare il popolo e non
manipolarlo, come succede oggi. E finalmente il Brasile deve recuperare
la sua sovranità nazionale, sulla sua economia, sulle sue risorse
naturali e sulla nostra cultura. Oggi sta diventando una neo-colonia
degli Stati Uniti.
10. Nella stessa intervista lei ha detto che la sinistra ha preferito la
negoziazione per comporre le pressioni di classe. Se non è la
negoziazione, qual è secondo lei la via d'uscita?
Nell'intervista faccio una critica alla istituzionalizzazione dei
partiti di sinistra che pensano solo alla elezioni. Il ruolo di un
partito di sinistra è elevare il livello della coscienza sociale dei
lavoratori. E' aiutare a organizzare i movimenti sociali, aiutare a
organizzare la lotta sociale, aiutare a mobilitare il popolo perché
sostenga i suoi interessi e conquisti i suoi diritti. Le elezioni sono
solo un aspetto del gioco democratico di una società. La borghesia e i
suoi mezzi di comunicazione vivono facendo propaganda, riducendo la
democrazia all'atto di votare perché questa è la forma che hanno per
controllare il popolo, illudendolo con le false promesse durante le
elezioni. La vera democrazia c'è quando il popolo ha coscienza della sua
condizione e lotta, si organizza per migliorare il funzionamento della
società in tutti i suoi aspetti.
La vera democrazia c'è quando il popolo può camminare con le sue
gambe e avere realmente uguaglianza di opportunità. Non basta che ci
siano i diritti scritti nella Costituzione. Non è la carta che
garantisce le conquiste sociali, è il popolo organizzato, nelle più
diverse forme, a seconda del paese e della tradizione culturale.
11. Nel plebiscito del 2000, lei ha sostenuto il non-pagamento del
debito estero e si era detto favorevole alla limitazione del pagamento
degli interessi del debito interno - che può essere inteso come una
specie di furto. Come economista, può spiegare la sua posizione su
questi temi, tenendone presenti gli impatti politici ed economici per il
paese?
Il debito estero non è un problema morale: Chi è in debito, paga.
Il debito estero è un meccanismo che il capitale internazionale ha
creato per sfruttare i paesi del terzo mondo. Nel periodo coloniale
ci sfruttavano rubando le nostre risorse naturali. Nel secolo ventesimo
ci hanno sfruttato venendo qui con le loro fabbriche, hanno sfruttato la
nostra manodopera. E ora ci sfruttano con prestiti e interessi.
La prova è in queste cifre. Quando Cardoso è arrivato il nostro debito
estero era di 128 miliardi di dollari. Come ha denunciato Delfim Neto,
in otto anni abbiamo inviato all'estero 200 miliardi di dollari in più
rispetto a quel che abbiamo ricevuto e il nostro debito è arrivato a
258 miliardi!
Ossia il nostro paese non può svilupparsi, non può farla finita con la
povertà, non può generare una società più giusta e democratica, senza
fermare questo trasferimento ingiusto di ricchezza di tutto il popolo
verso l'estero. La forma in cui realizzare questo possiamo discuterla.
Prima di tutto è necessario sospendere completamente il pagamento del
debito e fare un pubblico processo, come prevedeva la Costituzione, per
vedere quello che dobbiamo, quel che è già stato pagato. 'Bisogna
imporre limiti alla rimessa dei profitti delle multinazionali. Bisogna
finirla con la CC5. Con la crisi che stiamo vivendo, sono stati
trasferiti in questo primo semestre, 4,5 miliardi di dollari di
risparmio interno, della classe media, verso conti privati all'estero...
questo è risparmio che dovrebbe finaziare il nostro paese, le industrie,
la produzione e va invece verso Miami, Parigi, New York.
Non so perché i mezzi di comunicazione si spaventano tanto quando si
parla di sospensione del pagamento del debito estero, si tratta di una
tesi sostenuta da documenti della chiesa, dal Papa, da economisti
conservatori e perfino Tancredo Neves aveva annunciato che non avrebbe
pagato il debito con la fame del popolo...
La questione del debito interno è quasi uguale. Il bilancio dell'unione
è divenuto ostaggio delle banche. E questo sta producendo una
concentrazione di reddito e ricchezza inimmaginabile. Poiché oggi, il
governo utilizza 140 miliardi di reali all'anno solo per pagare gli
interessi. Ossia, prende denaro di tutti noi, con le tasse e lo consegna
alle banche. Bisogna farla finita con tutto questo. Come? Ci sono molte
forme possibili. Ma se ne deve discutere. Perché, per esempio, la tassa
di interesse del Brasile, del 19.75% non è la stessa del mercato
finanziario internazionale che varia da 0,2 in Giappone a 2,5 a
NewYork?
Quel che tutti gli economisti seri stanno dicendo (ho letto a questo
proposito anche l'intervista di un banchiere internazionale) è che se
non risolveremo queste due strozzature strutturali, il Brasile sarà la
nuova Argentina, molto presto, nel primo semestre del 2003. State
attenti.
12. Il MST è nell'organizzazione del plebiscito sull'ALCA. In che modo
questo può modificare la negoziazione dell'accordo? E' un evento solo di
marketing? Come valuta l'assenza del PT in questa occasione?
L'ALCA non è un accordo commerciale qualsiasi, o bilaterale, che porterà
benefici alle due parti. E' un piano strategico delle 200 maggiori
corporazioni nordamericane e del governo degli Stati Uniti, per
impossessarsi delle nostro ricchezze, dei nostri investimenti, delle
nostre industrie, del nostro mercato, della nostra tecnologia, dei
nostri mezzi di comunicazione, della nostra moneta, della nostra
cultura. E con questo accrescere i propri tassi di profitto e affrontare
in condizioni migliori i concorrenti europei e asiatici.
Esistono nove gruppi di negoziazione nell'Alca e solo uno è relativo al
commercio. Quindi i movimenti sociali e sindacali e le chiese di tutta
l'America Latina hanno costruito una campagna continentale di lotta
contro l'Alca, perché si tratta della lotta contro la ricolonizzazione
dell'America Latina. E la campagna brasiliana è solo una parte di questa
campagna più grande. Il Plebiscito è stato uno strumento pedagogico, non
solo per contare i voti, ma per coscientizzare la nostra popolazione. E
questo lo abbiamo ottenuto, milioni di brasiliani hanno preso coscienza,
si sono coinvolti, hanno partecipato. E andremo avanti con altre forme
didattiche per spiegare questo problema al popolo finché vinceremo la
battaglia contro l'Alca.
Noi, della campagna brasiliana, abbiamo sostenuto che il nuovo governo
brasiliano deve uscire immediatamente dalle negoziazioni e speriamo che
lo faccia. Bisogna dire al governo USA: non vogliamo l'ALCA. E basta.
Questo non è radicalismo. E' una posizione sostenuta anche
dall'ambasciatore Samuel Pinheiro Guimaraes, e la stessa Camera dei
deputati ha approvato una mozione, all'unanimità, chiedendo al governo
Cardoso di ritirarsi immediatamente dai negoziati.
Il Brasile ha altre forma di integrazione internazionale. Integrazione
e non sottomissione. Noi dobbiamo fare un piano di integrazione
economica e culturale con i paesi dell'America del Sud, prima di tutto.
In secondo luogo con le altre economie forti dell'emisfero Sud, come
l'Africa del Sud, l'India, l'Iran e la Cina e formare un grande blocco
che ci difenda dall'offensiva imperiale degli americani e allo stesso
tempo crei condizioni di aiuto reciproco.
Coloro che hanno portato avanti il plebiscito contro il debito e sono
ora impegnati nella campagna contro l'ALCA sono più di cento
organizzazioni della società civile brasiliana. I partiti non hanno mai
partecipato in quanto istituzioni. Solo le singole persone come
militanti. Per questo il PT non è mai uscito perché non era mai entrato
in questa campagna. Ma i militanti dei partiti, del PT, PDT, PSB,
PcdoB, PSTU, e in alcune zone anche del PMDB, hanno partecipato
attivamente a tutta la campagna.
13. Se le elezioni fossero oggi, Lula vincerebbe. Lei riproporrebbe
l'avviso che ha mandato in un seminario internazionale agli investitori
stranieri, "Non venite in Brasile, perché perderete denaro. Prima o
dopo, recupereremo la sovranità nazionale"?
Questo non è un avviso è una tesi. Il Brasile deve avere un governo che
respinga l'ingresso di capitale straniero speculativo (ed è stato questo
che ho detto a Vienna) che viene qui solo per comprare le nostre imprese
(per trarne profitto), investire nella borsa e vivere di interessi. Noi
dobbiamo accettare il capitale straniero, quando viene qui per costruire
una fabbrica, quando viene qui per essere impiegato nella produzione e
si impegna a reinvestire il profitto in Brasile.
Che i capitali speculativi siano a rischio, lo sanno da soli, per la
stessa logica del mercato, senza bisogno delle mie minacce. D'altra
parte nel caso brasiliano, hanno già cominciato a perdere denaro e andar
via...lasciandoci con il pennello in mano. I titoli del debito estero
brasiliano vengono oggi negoziati all'estero al 50% del loro valore,
perché tutti sanno che all'interno di questo modello non c'è Gesù Cristo
che salvi l'economia brasiliana dalla crisi e possa mantenere questi
livelli per cui viene inviato un miliardo di dollari alla settimana
all'estero.
14. Lei ammette che ci sono pochi negri nel MST e ha attribuito questo
fatto alla vicende della agricoltura brasiliana. Non è una pecca del
movimento non occuparsi di questo problema, visto che i negri sono la
maggior parte dei cosiddetti esclusi? Questo non può essere visto
come conseguenza o forma di continuità della segregazione razziale
brasiliana?
Il MST è orgoglioso di essere un movimento che ha contribuito al
riscatto della cittadinanza e delle opportunità per i poveri, che oltre
che poveri sono anche negri. Ma purtroppo le élite brasiliane hanno
condannato storicamente la popolazione negra all'esclusione. Prima ci
sono stati 400 anni di schiavitù e poi, con la legge della terra del
1850, si è impedito che gli schiavi liberati si trasformassero in
contadini. E quindi la maggior parte di loro è dovuta emigrare dalle
aziende agricole verso le città portuali. E' per questo che c'è una
piccola parte di popolazione negra tra i contadini senza-terra. La
popolazione negra, tra i senza-terra, è maggioritaria solo negli stati
del Maranhao e di Bahia. E in questi stati sono maggioranza anche
all'interno del MST. La maggioranza della popolazione contadina senza
terra, è localizzata nel sud e nel nordest, e riflette la formazione
etnica di queste due regioni. Nel sud prevalentemente di origine europea
e nel nordest mistura di mulatti e meticci in genere.
15. Lei ha definito come "una stronzata" l'invasione della fazenda di Cardoso. Perché?
Ci sono stati molti errori. Un errore di ingenuità da parte dei
senza-terra, che avevano pianificato di andare solo di fronte alla
fazenda e che hanno poi deciso di entrare nella proprietà e nella casa
quando hanno visto che non erano difese, non capendo che si trattava di
una trappola. Il servizio di Intelligence aveva spiato l'assemblea che
aveva deciso la manifestazione otto ore prima. Un errore dei senza-terra
quello di lasciarsi illudere da misteriosi cineasti, che li hanno
indotti a entrare all'interno dell'abitazione.
Un errore del governo che ha tentato di creare un fatto politico per
diffamare il MST, i senza-terra e la riforma agraria . Che ci ha
umiliato con quella forma di prigione. Errore c'è stato nel non
rispettare le negoziazioni dell'Incra, i cui rappresentanti hanno dovuto
dimettersi, vergognandosi delle menzogne del governo. Un errore del
governo che ha cercato di coinvolgere il PT e la campagna di Lula. Un
errore della stampa servile, che, invece di spiegare quel che stava
succedendo realmente, ha fatto il gioco del governo, in modo particolare
la Rete Globo, che ha già causato tante sofferenze al nostro popolo.
Infine abbiamo perso tutti con quell'episodio. Ha perso il MST che ha
visto la sua immagine danneggiata. Ha perso il governo con le sue
bugie. Ha perso la stampa con il suo vegognoso asservimento al potere.
Ha perso il potere giudiziario di Buritis che si è lasciato manipolare.
Ma cosa ancora più tragica, tutti i problemi che le famiglie insediate
vicino alla fazenda del Presidente, avevano, sono restati gli stessi. Il
governo non ne ha risolto nessuno... L'unica disgrazia o fortuna loro,
è che sono poveri e vicini del Presidente e questo è molto pericoloso a
volte. Ma l'opinione pubblica non sa, per esempio, che in questo
insediamento sono state sviate le risorse per la scuola dalle autorità
locali, che la scuola è l'antico ovile.. che più di cento bambini
studiano in un ovile a meno di cento chilometri dalla fazenda-magione
del Presidente sociologo, che certamente deve averla comprata con
denaro ottenuto con il sudore di un duro lavoro... insieme a Sergio
Motta...
16. La Folha ha pubblicato una serie di servizi sulle irregolarità
rilevate dal Pubblico Ministero relativamente ai finanziamenti delle
cooperative legate al MST, includendo la riscossione di tangenti. Lei ha
detto che se fossero state rilevate irregolarità ci sarebbero state
punizioni. Qualcuno è stato indagato? Qualcuno è stato punito?
La Folha si è prestata al gioco della propaganda del governo
Cardoso. I senza-terra non si mobilitano per motivi ideologici, si
mobilitano per necessità sociali. Ogni volta che abbiamo fatto
mobilitazioni nazionali per spingere il governo a risolvere i problemi,
il governo Cardoso, invece di risolvere i problemi, ha adottato
meccanismi di propaganda, di utilizzazione dei mezzi di comunicazione
per tentare di sconfiggere politicamente il MST. In una di queste
mobilitazioni ha inventato questa storia delle tangenti, della
distrazione di denaro delle cooperative.
Delle innumerevoli inchieste, non ho notizia che qualcuna sia sfociata
in un processo, perché di fatto non c'è stata distrazione di denaro
pubblico. E' chiaro che le nostre cooperative, come d'altra parte la
maggioranza degli stessi fazendeiros, hanno sempre problemi
amministrativi. E questo si cerca di correggerlo, rinnovando le
direzioni ecc;
Ma quel che voglio dire è che gli associati delle nostre cooperative e
lo stesso MST avevano meccanismi di controllo per evitare la corruzione
e se ci fossero problemi sarebbero gli stessi associati a prendere le
appropriate misure.
Per quanto riguarda la corruzione, la società brasiliana sta aspettando
risposte a molte denunce che sono state fatte, dal fatidico processo di
acquisto di voti dei deputati per garantire la rielezione di Cardoso,
fino al caso Sivam che ancora non è stato spiegato al popolo.
João Pedro Stedile, è dirigente del MST e membro di Via Campesina Brasil
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