| Documenti: di Stedile | Movimento
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Estado: Lei dice che il governo Lula è un governo
in discussione. Che significa?
João Pedro Stédile: Il PT ha vinto le elezioni
con una tattica di alleanza elettorale con settori della classe
dominante, che preoccupati dalla crisi economica e dal rischio
che il Brasile diventasse un'altra Argentina, hanno puntato sul
riciclaggio del modello economico. Il popolo, da parte sua, ha
votato Lula per vedere cambiamenti in questo modello. La composizione
del governo di Lula è un riflesso di questa ambiguità.
Abbiamo ministri ancora legati al modello neoliberista e ministri
che rappresentano il programma del PT, che non è neoliberista.
Per me, è ovvio che ci sarà tensione permanente:
da un lato, il popolo che chiede cambiamenti, per realizzare le
quali bisogna abbandonare il modello neoliberista e, dall'altro,
chi desidera riciclare, senza cambiare. E' evidente che noi, dei
movimenti sociali, così come un qualsiasi cittadino con
un minimo di discernimento, sappiamo che i cambiamenti non possono
essere fatti da un momento all'altro, ma arriveranno nel medio
e nel lungo periodo nei prossimi quattro anni.
Estado: Qual deve essere il ruolo del MST in questo scenario?
Stédile: Dedicheremo tutte le nostre energie all'organizzazione
della popolazione. Essa deve essere cosciente delle difficoltà,
mobilitarsi e fare pressione sociale perché il governo
abbia la forza di realizzare i mutamenti.
Estado: Lei è ottimista rispetto a questa mobilitazione
sociale?
Stédile: La nostra società ha ereditato una
crisi economica gravissima. Ma d'altra parte, le elezioni hanno
generato un clima di aspettativa e di coraggio molto grandi. Il
popolo è infervorato e sente che è possibile cambiare.
Il MST e altre forze sociali faranno di tutto per galvanizzare
questa energia e spingere il governo nella direzione di un programma
più di sinistra, più vicino a quello originale del
PT.
Estado: Ci sono persone critiche della attuale organizzazione
del Fórum Social, per i quali riflette la diversità,
ma non riesce a ottenere l'unità in termini di azioni comuni.
Si suggerisce perfino una direzione per canalizzare meglio tutta
questa energia? Come vede questo?
Stédile: Pensare ad una direzione o a un coordinamento
è una sciocchezza. Il cemento che consoliderà le
alleanza in Brasile e altrove, sono azioni capaci di galvanizzare
ampie moltitudini. Un esempio: sul piano internazionale, l'azione
che rinsalderà questa unità è la lotta contro
la guerra. Bush con la sua idiozia hitleriana, non sa il bene
che ci sta facendo perché l'umanità intera, e ho
sentito questo molto chiaramente nel forum, è contro la
guerra. Nascerà nei prossimi mesi uno straordinario movimento
internazionale, di cuori e menti, contro la guerra. Qui in Brasile,
se non ci saranno mutamenti e se la crisi sociale continuerà
ad aggravarsi, nasceranno questioni che costituiranno parole d'ordine
comuni, per le quali tutti si sentiranno motivati a lottare.
Estado: Rispetto a quello che il governo Lula ha fatto
fino ad ora, è possibile dire in che direzione sta andando?
Risponde alle sue aspettative?
Stédile: Sarebbe irresponsabile voler giudicare un
governo che si è insediato da meno di un mese. Tuttavia,
guardo ad alcuni segnali, come la costruzione del governo, che
è ambigua e i discorsi di Lula, che mostrano anch'essi
delle ambiguità. Lula riafferma che la priorità
è il sociale, la lotta alla fame, la riforma agraria, il
lavoro, ma, allo stesso tempo dice che continuerà a rispettare
gli accordi internazionali, non romperà con il FMI. Nel
governo ci sono persone che vogliono mettere in programma i temi
della fame, del lavoro e della riforma agraria e altri, l'indipendenza
della Banca Centrale, la Previdenza, la riforma tributaria.
Estado: Voi avete invitato il ministro dello Sviluppo Agraria
alla chiusura dell'assemblea promossa da Via Campesina qui a Porto
Alegre. C'è uno sforzo di avvicinamento con il governo?
Stédile: La nostra politica in relazione al governo
è anch'essa ambigua: avremo un atteggiamento di collaborazione
e autonomia allo stesso tempo. Collaboreremo in tutto ciò
che il governo vorrà fare in direzione del cambiamento
sociale. Ma siamo un movimento sociale che ha bisogno, per la
sua salute, di mantenere autonomia rispetto al governo e ai partiti.
Estado: Si dice che se il governo sarà rapido nell'insediare
le 100.000 famiglie che sarebbero accampate il "potere di
fuoco" del MST finisce.
Stédile: Chi dice questo non conosce quello che succede
nelle campagne. Quello che smobilita la lotta è la sofferenza.
E' per questo che gli altri governi facevano passare tanto tempo
prima degli insediamenti o reprimevano il movimento con azioni
di sgombero. Il popolo ha dei limiti nella sua resistenza: dopo
otto mesi sotto una baracca di plastica, senza poter soddisfare
nessuno dei propri bisogni, la persona cede e se ne va. Ma se
il governo comincia a risolvere i problemi rapidamente, tutti
gli altri poveri ci proveranno. E questo creerà un fervore
e una disposizione alla lotta molto maggiori.
Estado: Come valuta l'azione di Cardoso nel campo della riforma
agraria?
Stédile: Il suo governo non aveva una reale politica
per la riforma agraria. Si è dedicato soprattutto a realizzare
una politica ispirata al modello agricolo americano, basato su
grandi aziende, molto meccanizzate, con la concentrazione dell'agroindustria
e il ritiro della presenza dello Stato dal settore agricolo. Il
settore pubblico in questa area è stato distrutto in otto
anni. In nessun paese del mondo, neanche negli USA, l'agricoltura
funziona senza la presenza del settore pubblico. Il ministero
americano che si occupa di agricoltura può contare su uno
dei bilanci più alti, inferiore solo a quello del settore
delle forze armate. Qui, gli scemi del gruppo di Cardoso, hanno
copiato questo modello delle grandi aziende, senza l'intervento
dello Stato, ed è stato un disastro, perché non
hanno considerato le enormi differenze che ci sono e che vanno
dalle tradizioni contadine alla topografia. Questo modello ha
reso impossibile la piccola agricoltura, ha impedito che ci fosse
un ampliamento della produzione di alimenti. Due milioni di lavoratori
hanno perso il posto in otto anni.
Estado: I numeri ufficiali indicano che Cardoso ha distribuito
più terre che coloro che l'hanno preceduto nel corso di
30 anni.
Stédile: Esiste l'illusione che la riforma agraria
sia sinonimo di distribuire terra. Basandosi su questo il governo
diceva che stava distribuendo terre, attaccato ai numeri. Ma il
problema non è questo: ci sono molti poveri e una disuguaglianza
enorme nelle campagne. Per risolvere questi due problemi, cinquant'anni
fa bastava dare un pezzo di terra. L'economia era più localizzata.
L'agricoltore produceva per mangiare e vendeva l'eccedente al
mercato. Oggi questo sistema non funziona più. Tutto è
stato monopolizzato dalle multinazionali che controllano l'agroindustria.
C'è bisogno di un nuovo modello agricolo che riorienti
la produzione agricola verso la produzione di alimenti per il
mercato interno. Questa deve essere la nostra priorità.
Dobbiamo esportare solo le eccedenze. Questa politica deve essere
rivolta anche a far restare le persone in campagna. Il governo
deve dire: "Darò un sussidio, in nome di tutta la
società, perché questa famigila resti qui, abbia
una vita migliore qui, perché se se ne va, finisce in una
favela, dove sarà un problema doppio, oppure finisce al
Carandiru, dove costerà 700 reais al mese alla società.
Pertanto è molto più a buon mercato tenerla qui,
fino a che non sarà in grado di farcela da sola".
Perché questo vada a buon fine è necessario anche
portare l'agroindustria nelle campagne, decentralizzarla. Questo
modello di agroindustria che stiamo usando, che si basa sulla
concentrazione, è finito per diventare un oligopolio.
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