Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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La lotta per la riforma agraria al tempo del governo Lula.

Intervista a Joao Pedro Stedile
di Aldo Escobar Rivista della PUC di S.P. 13/2/2003

Revista PUCviva: La lotta per la Riforma Agraria, sarà ad un diverso livello con l'avvento del Governo Lula?
Stedile: Certamente, quel che è successo è un cambiamento di correlazione di forze. Nel governo precedente, il governo stesso era alleato del latifondo, e le forze favorevoli alla riforma agraria, il MST e gli altri movimenti sociali lottavamo contro il governo e il latifondo. Ora, con un governo eletto per il cambiamento, certamente il latifondo sarà combattuto anche dal governo. Ma il mutamento solo di correlazione di forze non altera la concentrazione della proprietà della terra. Il ritmo e la dimensione della riforma agraria saranno determinati dalla capacità dei movimenti sociali di continuare a organizzare e mobilitare i poveri delle campagne perché lottino per la riforma agraria. E per il mantenimento dell'impegno del governo di combattere realmente la concentrazione della proprietà della terra in ambiente rurale.

Revista PUCviva: Quali sono i nuovi concetti di lotta per la terra in Brasile e negli altri paesi dell'America Latina?
Stedile: Durante il periodo del capitalismo industriale, i contadini in genere lottavano per la terra per lavorare. E credevano che bastasse ottenere la terra, per potersi riprodurre come contadini, mantenere le loro famiglie e migliorare il loro tenore di vita.
Nella attuale tappa del capitalismo, dominato dall'imperialismo di carattere finanziario e dalle imprese transnazionali, la riforma agraria cambia di carattere. Non basta più distribuire soltanto la terra, perché essa, da sola non è garanzia o condizione sufficiente perché gli agricoltori si riproducano e migliorino la loro vita. Bisognerà pensare a una riforma agraria di tipo nuovo, nella quale non si democratizzi soltanto la proprietà della terra, ma anche le agroindustrie, il commercio agricolo, una riforma agraria che sia coniugata con un modello di sviluppo che metta al primo posto il mercato interno e l'approvvigionamento di alimenti, e che garantisa anche l'accesso e la produzione di semi. Ossia bisogna costruire, insieme alla democratizzazione della proprietà della terra, un nuovo modello di produzione agricola e una nuova forma di organizzazione sociale della produzione nelle campagne. Questa sfida è presente in Brasile, in America Latina e in tutto il terzo mondo, poiché la furia dell'attuale tappa del capitalismo monopolista e internazionale sta dominando la forma di produrre nell'agricoltura di tutto il mondo. E questo sta mettendo in discussione la sopravvivenza dei piccoli agricoltori, dei contadini, della popolazione che vive e lavora nelle campagne.

Revista PUCviva: Cosa fate per combattere l'idea diffusa dai media che il MST farà opposizione a Lula?
Stedile: Prima di tutto i media sono divisi, rispetto a Lula. Ci sono alcuni settori della grande stampa paulista che si sono già collocati all'opposizione del governo, e per questo aprono spazi alle polemiche, alle false voci che cercano di danneggiare l'immagine di impegni popolari del nuovo governo. E questo si vede anche dal modo nel quale pubblicano i materiali.
La vera politica del MST, in relazione al nuovo governo, è coniugare collaborazione con autonomia. Collaboreremo con il governo e lo appoggeremo in tutti quei programmi che rappresentano un miglioramento delle condizioni di vita del nostro popolo. In tutte quelle misure che si contrappongono al modello economico neoliberista.
Ma manterremo l'autonomia necessaria per preservare il nostro ruolo e funzione principale che è coscientizzare i poveri del campo, organizzarli perché lottino e si mobilitino per i loro diritti. Soltanto con un'ampia mobilitazione sociale, otterremo che il governo riesca a fare passi avanti e compiere le sue promesse della campagna elettorale. Nulla verrà ottenuto senza mobilitazione sociale.

Revista PUCviva: La sovranità alimentare ­ tema di una conferenza a Porto Alegre alla quale ha partecipato ­ è una lotta ampia, strategica . La Campagna "Fome Zero" contribuisce a questa lotta o la pregiudica, nella misura in cui può significare una cortina di fumo rispetto alla questione strutturale, di fondo, che è appunto la già nominata sovranità alimentare?
Stedile: Il concetto di sovranità alimentare, sviluppato da Via Campesina in Brasile e a livello internazionale, vuol dire recuperare il principio che ogni popolo, nel suo spazio specifico, sia a livello paese, sia a livello di stato, sia a livello di comunità deve produrre i suoi alimenti. Solo questo gli darà l'indipendenza necessaria, solo questo gli garantisce la sovranità, sul suo destino. Questo concetto è presente in tutte le dottrine politiche, chiaramente in Martí, Gandhi, Che Guevara, e anche nell'islamismo, che nessun popolo sarà effettivamente libero se non produce i suoi alimenti. Ed è questo che sosteniamo politicamente. Il programma relativo alla fame è ancora al di qua di questo concetto, perché lavora sul concetto di sicurezza alimentare, che parte dal principio che è dovere dello stato garantire che tutti i cittadini abbiano il diritti di accesso all'alimentazione di qualità per tutto l'anno. Ma in certo modo è un preambolo al nostro concetto, che è più ampio e profondo.
Dal punto di vista delle proposte di politiche economiche per combattere la fame, ciò che viene enunciato nei documenti del governo, ci soddisfa perché abbiamo capito che fa parte di questo processo di transizione. Transizione verso un futuro di sovranità alimentare. Nel programma del governo è chiaro che abbiamo bisogno di politiche emergenziali come la distribuzione di ceste basiche o coupon, perché le persone non muoiano, almeno. Politiche specifiche, come quella per la regione del semi-arido, che oltre a tutto affronta la siccità, la mancanza d'acqua ecc. e politiche di lotta strutturale, tra le quali c'è la necessità della riforma agraria e di un ampio programma di distribuzione di reddito che potremmo raggiungere soltanto attraverso il cambiamento del modello economico neoliberista.

Revista PUCviva: "I contadini vogliono cambiare l'Umanità, ma vogliono cambiare insieme a voi" ­ Come può questa affermazione, fatta durante il Forum Social Mundial, essere tradotta nel quotidiano dei movimenti sociali di tutto il Brasile?
Stedile: La popolazione che vive in ambito rurale qui in Brasile è minoritaria, siamo circa il 20%, anche se sommata alla popolazione dei piccoli comuni che dipendono dall'agricoltura o dall'agroindustria, si arriva a quasi il 50% della popolazione. Nella maggioranza dei paesi del terzo mondo, la popolazione delle campagne è al di sopra del 50%, ma è soggetta ad un processo di migrazione crescente come conseguenza di politiche neoliberiste.
Quella frase, in realtà, vuole richiamare l'attenzione sul fatto che oggi i problemi affrontati dalla popolazione delle campagne, come la povertà, la disuguaglianza sociale, la fame, la mancanza di condizioni per produrre, la mancanza di educazione, sono in realtà problemi dell'intera società e potranno essere risolti solo se tutta la società si fa coinvolgere, discute, e si mobilita. I contadini da soli, o se si vuole la popolazione che vive in ambito rurale, non riuscirà da sola a produrre i necessari mutamenti sociali, né in Brasile, né in India, né in Cina dove è ancora un'ampia maggioranza.

Revista PUCviva: Quale azione del Governo Lula, in relazione alla questione fondiaria, per il MST potrebbe significare un atto positivo e una conquista nella lotta per la terra?
Stedile: Il governo Lula deve avere il coraggio di affrontare realmente il latifondo. Per questo deve prendere misure urgenti che deburocratizzino il processo di espropriazione di tutte le grandi proprietà improduttive. Secondo una rilevazione fatta dal rimpianto Jose Gomes da Silva, padre dell'attuale Ministro della Fame, basata su statistiche ufficiali, se venisse applicata la Legge Agraria, noi potremmo espropriare oggi più di 120 milioni di ettari. Se questo fosse fatto, mancherebbero le famiglie di senza terra a cui dare tutta questa terra.
Ossia, il governo deve dare segnali chiari che è contrario al latifondo. Potrebbe cominciare espropriando il latifondo più grande di ogni stato. O, chi lo sa, il più grande latifondo di proprietà di una multinazionale che non si occupa di agricoltura come principale attività. Potrebbe anche riscuotere in terre, tutti i debiti dei padroni degli zuccherifici e dei proprietari terrieri con lo stato.
Potrebbe anche proibire l'acquisto di terre da parte di persone fisiche o giuridiche straniere, che oggi possiedono più di 36 milioni di ettari.
Per concludere, non esiste una sola ipotesi ma varie forme di dimostrare nella pratica e simbolicamente la sua determinazione di eliminare il latifondo dalla società brasiliana.

Revista PUCviva: In che modo il MST combatte l'azione dell'agrobusiness e dell'industria dei semi transgenici?
Stedile: Durante il governo Cardoso c'è stata una forte spinta della politica ufficiale all'instaurazione del cosiddetto modello agricolo nordamericano, che vuol dire sottomettere la nostra agricoltura alle imprese transnazionali, sia nel commercio agricolo, sia nell'agroindustria, sia nela produzione di semi.
Lotteremo in ogni modo per un nuovo modello agricolo, che riorienti la produzione agricola verso la produzione di alimenti e verso il mercato interno, che democratizzi le agroindustrie stimolando la loro distribuzione sul territorio e la creazione di agroindustrie cooperative. Lotteremo perché lo stato torni a controllare il commercio dei prodotti alimentari controllando stock e prezzi.
In relazione ai semi transgenici. Prima di tutto bisogna capire che la campagna esistente per la liberalizzazione dei semi transgenici obbedisce solo al desiderio di accrescere i tassi di profitto di otto grandi imprese multinazionali che controllano la loro produzione e che vogliono ottenere, attraverso il monopolio dei semi transgenici, la vendita di agrotossici e la dipendenza degli agricoltori che dovranno comprare ad ogni semina prodotti di queste imprese.
Noi lotteremo in ogni modo per impedire questo. Se sarà necessario distruggeremo coltivazioni illegali, denunceremo la pratica delle imprese transnazionali, boicotteremo i loro prodotti, lotteremo. Poiché dalla possibilità che gli agricoltori abbiano il controllo dei semi, dipende la sovranità alimentare del nostro popolo e la possibilità di una agricoltura sana e rivolta agli interessi del nostro popolo.

Revista PUCviva: In che modo la tecnologia può aiutare nello sviluppo della produzione nella terra conquistata?
Stedile. La tecnologia è uno strumento importantissimo per l'agricoltura. Essa è l'applicazione pratica di ciò che la scienza sviluppa relativamente alla conoscenza di piante e animali. Noi siamo a favore dell'uso della biotecnologia, che in un certo modo gli agricoltori stanno applicando in forma empirica dalle origini dell'umanità.
Siamo a favore della ricerca e dell'applicazione di nuove tecniche adeguate all'ambiente, ad una agricoltura biologica, più sana, che produca alimenti più salubri.
Ma in tutti questi processi tecnologici, il principio basilare non deve essere solo quello di aumentare la produzione e la produttività o il tasso di profitto delle imprese e degli agricoltori. Il principio deve essere la produzione di alimenti sani e l'equilibrio con la natura, nei confronti della quale abbiamo l'obbligo di consegnarla alle generazioni future.
Per questo speriamo anche che con il nuovo governo e in collaborazione con i movimenti sociali delle campagne, si sviluppi un nuovo programma di ricerca agrozoologica, di diffusione e promozione di buone tecniche per gli agricoltori, come per esempio, l'uso di concimi naturali della stessa azienda, la produzione di semi a livello locale. E un nuovo programma di assistenza tecnica, nel quale gli agronomi e i tecnici possano realmente portare le conoscenze scientifiche agli agricoltori e interagire con loro.

Revista PUCviva: Può essere che il raccolto brasiliano del 2003 arrivi a 100 milioni di tonnellate di cereali. Perché produciamo tanto poco, in confronto all'Argentina, per esempio?
Stedile: Il basso livello di produzione dell'agricoltura brasiliana si deve all'intreccio di vari fattori.
Primo: la concentrazione della proprietà della terra, per la quale l'uno per cento dei proprietari controlla il 47% di tutte le terre. Questo fa sì che terre coltivabili restino improduttive, o siano destinate all'allevamento, o non producano come potrebbero. Per esempio, le terre più fertili del nordest, che sono nella zona della mata, sono utilizzate soltanto per produrre canna da zucchero, quando potrebbero produrre alimenti diversi e diventare molto più produttive.
Poi la bassa diffusione di tecniche agricole che possano potenziare la crescita della produttività fisica senza tanto uso di concimi industriali.
La non utilizzazione di milioni di contadini senza terra, e senza lavoro, che potrebbero invece essere produttivi.
Oggi noi coltiviamo meno di 40 milioni di ettari, ma abbiamo un'area agricola potenziale di terre fertili, di circa 300 milioni di ettari. Anche lasciando intatta la regione amazzonica, che è consideratta inadatta per l'agricoltura intensiva, di coltivazioni annuali.
La priorità della politica ufficiale di stimolare solo un'agricoltura per l'esportazione finisce per generare questa distorsione che porta a sviluppare solo aziende con monoculture, di grandi estensione, a danno dell'intensificazione dell'uso della manodopera, anche con minor intensità di capitale, ma che può produrre abbastanza, come è il caso per esempio della Cina.

Revista PUCviva Cosa significa la partecipazione a Via Campesina per il MST?
Stedile: Il MST dalla sua nascita, ha una vocazione internazionalista e latino-americana. Abbiamo sempre mantenuto uno scambio di esperienze con altre organizzazioni sorelle dei paesi dell'America Latina. A partire da questo abbiamo organizzato la CLOC, Coordinamento Latino-americano di Organizzazioni di Lavoratori delle Campagne, che oggi riunisce tutte le organizzazioni dell'America Latina e ha sede in Guatemala.
Poi, a partire dalla metà degli anni 90, con l'espansione di questa forma di sviluppo del capitalismo finanziario internazionale e neoliberista, il capitalismo applicò la stessa forma di sfruttamento degli agricoltori in tutto il mondo. Gli agricoltori dell'India, del Giappone, degli USA, del Messico, dell'Africa del sud e del Brasile affrontano tutti gli stessi sfruttatori, ossia la Monsanto, la Cargill, la Nestlé, ecc.
E questo ci ha obbligato quindi ad aumentare l'integrazione e lo scambio internazionale tra i movimenti e le organizzazioni contadine. E da questo è nata Via Campesina, come una articolazione internazionale dei movimenti contadini di tutto il mondo. Cresce continuamente e oggi ne fanno parte organizzazioni di 87 paesi, in tutti i continenti. Recentemente, nell'ultima assemblea, abbiamo avuto l'adesione della Unione degli Agricoltori Arabi, che riunisce organizzazioni contadine di 16 paesi, con 330 milioni di contadini alla base.
In una frase, Via Campesina rappresenta l'unione e l'unità internazionalista per affrontare insieme la stessa furia del capitale internazionale nei confronti dei lavoratori agricoli di tutto il mondo.
E può scrivere che alla fine della storia vinceremo.

Revista PUCviva: Esiste un dibattito sulla questione dei sussidi all'agricoltura praticati dagli USA e dall'Unione Europea. Che sussidi potrebbe avere il Brasile? Il MST pensa ad un mercato esterno?
Stedile: È chiaro che c'è molta discussione in Via Campesina internazionale su quest'aspetto. Noi sosteniamo che lo Stato deve proteggere con forza e fermezza la propria agricoltura. E il sostegno deve essere dato in diversi modi, compresi i sussidi o attraverso il credito rurale.
Noi sosteniamo che ogni paese ha il diritto e anche il dovere di fornire sussidi per proteggere i propri agricoltori di fronte agli altri settori della produzione industriale ecc. E' una forma di protezione nei confronti di chi produce alimenti, che non devono essere trattati come una merce qualsiasi.
Noi siamo invece contrari al fatto che questa politica di sussidi sia utililizzata per fare concorrenza nel commercio agricolo internazionale. In questo non ci può essere sussidio, né nei paesi ricchi né in quelli poveri.
Anche quando Europa e USA sussidiano i loro agricoltori per competere nel mercato internazionale, i piccoli agricoltori di là ci dicono, questi sussidi, in realtà non sono per i piccoli agricoltori che in genere si dedicano soltanto alla produzione per il mercato interno, locale. Questi sussidi servono solo ai grandi agricoltori e alle imprese monopolistiche del commercio agricolo.
In sintesi, i sussidi sono uno strumento importante per distribuire reddito tra i piccoli agricoltori, proteggerli dal fallimento, impedire l'esodo rurale e stimolare l'aumento della produzione di alimenti e quindi per garantire una sovranità alimentare in ogni paese.
Ma i sussidi devono essere combattuti come forma per regolare il commercio agricolo internazionale. Per questo siamo contro ai sussidi per l'esportazione e anche al fatto che la OMC regoli il commercio agricolo.
Purtroppo anche il Brasile pratica il sussidio per gli agricoltori, ma solo per l'esportazione.Quando la Legge Kandir ha esentato dal pagamento del ICMS la esportazione di soia, o qualsaisi altri prodotto agricolo, subito c'è il trasferimento di un sussidio del 17%. Chi produce fagioli, riso, latte, pollo per il mercato interno, deve pagare l'ICMS.

 
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