| Documenti: di Stedile | Movimento
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Revista PUCviva: Quali sono i nuovi
concetti di lotta per la terra in Brasile e negli altri paesi
dell'America Latina?
Stedile: Durante il periodo del capitalismo industriale,
i contadini in genere lottavano per la terra per lavorare. E credevano
che bastasse ottenere la terra, per potersi riprodurre come contadini,
mantenere le loro famiglie e migliorare il loro tenore di vita.
Nella attuale tappa del capitalismo, dominato dall'imperialismo
di carattere finanziario e dalle imprese transnazionali, la riforma
agraria cambia di carattere. Non basta più distribuire
soltanto la terra, perché essa, da sola non è garanzia
o condizione sufficiente perché gli agricoltori si riproducano
e migliorino la loro vita. Bisognerà pensare a una riforma
agraria di tipo nuovo, nella quale non si democratizzi soltanto
la proprietà della terra, ma anche le agroindustrie, il
commercio agricolo, una riforma agraria che sia coniugata con
un modello di sviluppo che metta al primo posto il mercato interno
e l'approvvigionamento di alimenti, e che garantisa anche l'accesso
e la produzione di semi. Ossia bisogna costruire, insieme alla
democratizzazione della proprietà della terra, un nuovo
modello di produzione agricola e una nuova forma di organizzazione
sociale della produzione nelle campagne. Questa sfida è
presente in Brasile, in America Latina e in tutto il terzo mondo,
poiché la furia dell'attuale tappa del capitalismo monopolista
e internazionale sta dominando la forma di produrre nell'agricoltura
di tutto il mondo. E questo sta mettendo in discussione la sopravvivenza
dei piccoli agricoltori, dei contadini, della popolazione che
vive e lavora nelle campagne.
Revista PUCviva: Cosa fate per combattere
l'idea diffusa dai media che il MST farà opposizione a
Lula?
Stedile: Prima di tutto i media sono divisi, rispetto
a Lula. Ci sono alcuni settori della grande stampa paulista che
si sono già collocati all'opposizione del governo, e per
questo aprono spazi alle polemiche, alle false voci che cercano
di danneggiare l'immagine di impegni popolari del nuovo governo.
E questo si vede anche dal modo nel quale pubblicano i materiali.
La vera politica del MST, in relazione al nuovo governo, è
coniugare collaborazione con autonomia. Collaboreremo con il governo
e lo appoggeremo in tutti quei programmi che rappresentano un
miglioramento delle condizioni di vita del nostro popolo. In tutte
quelle misure che si contrappongono al modello economico
neoliberista.
Ma manterremo l'autonomia necessaria per preservare il nostro
ruolo e funzione principale che è coscientizzare i poveri
del campo, organizzarli perché lottino e si mobilitino
per i loro diritti. Soltanto con un'ampia mobilitazione sociale,
otterremo che il governo riesca a fare passi avanti e compiere
le sue promesse della campagna elettorale. Nulla verrà
ottenuto senza mobilitazione sociale.
Revista PUCviva: La sovranità
alimentare tema di una conferenza a Porto Alegre alla quale
ha partecipato è una lotta ampia, strategica . La
Campagna "Fome Zero" contribuisce a questa lotta o la
pregiudica, nella misura in cui può significare una cortina
di fumo rispetto alla questione strutturale, di fondo, che è
appunto la già nominata sovranità alimentare?
Stedile: Il concetto di sovranità alimentare,
sviluppato da Via Campesina in Brasile e a livello internazionale,
vuol dire recuperare il principio che ogni popolo, nel suo spazio
specifico, sia a livello paese, sia a livello di stato, sia a
livello di comunità deve produrre i suoi alimenti. Solo
questo gli darà l'indipendenza necessaria, solo questo
gli garantisce la sovranità, sul suo destino. Questo concetto
è presente in tutte le dottrine politiche, chiaramente
in Martí, Gandhi, Che Guevara, e anche nell'islamismo,
che nessun popolo sarà effettivamente libero se non produce
i suoi alimenti. Ed è questo che sosteniamo politicamente.
Il programma relativo alla fame è ancora al di qua di questo
concetto, perché lavora sul concetto di sicurezza alimentare,
che parte dal principio che è dovere dello stato garantire
che tutti i cittadini abbiano il diritti di accesso all'alimentazione
di qualità per tutto l'anno. Ma in certo modo è
un preambolo al nostro concetto, che è più ampio
e profondo.
Dal punto di vista delle proposte di politiche economiche per
combattere la fame, ciò che viene enunciato nei documenti
del governo, ci soddisfa perché abbiamo capito che fa parte
di questo processo di transizione. Transizione verso un futuro
di sovranità alimentare. Nel programma del governo è
chiaro che abbiamo bisogno di politiche emergenziali come la distribuzione
di ceste basiche o coupon, perché le persone non muoiano,
almeno. Politiche specifiche, come quella per la regione del semi-arido,
che oltre a tutto affronta la siccità, la mancanza d'acqua
ecc. e politiche di lotta strutturale, tra le quali c'è
la necessità della riforma agraria e di un ampio programma
di distribuzione di reddito che potremmo raggiungere soltanto
attraverso il cambiamento del modello economico neoliberista.
Revista PUCviva: "I contadini vogliono
cambiare l'Umanità, ma vogliono cambiare insieme a voi"
Come può questa affermazione, fatta durante il Forum
Social Mundial, essere tradotta nel quotidiano dei movimenti sociali
di tutto il Brasile?
Stedile: La popolazione che vive in ambito rurale qui
in Brasile è minoritaria, siamo circa il 20%, anche se
sommata alla popolazione dei piccoli comuni che dipendono dall'agricoltura
o dall'agroindustria, si arriva a quasi il 50% della popolazione.
Nella maggioranza dei paesi del terzo mondo, la popolazione delle
campagne è al di sopra del 50%, ma è soggetta ad
un processo di migrazione crescente come conseguenza di politiche
neoliberiste.
Quella frase, in realtà, vuole richiamare l'attenzione
sul fatto che oggi i problemi affrontati dalla popolazione delle
campagne, come la povertà, la disuguaglianza sociale, la
fame, la mancanza di condizioni per produrre, la mancanza di educazione,
sono in realtà problemi dell'intera società e potranno
essere risolti solo se tutta la società si fa coinvolgere,
discute, e si mobilita. I contadini da soli, o se si vuole la
popolazione che vive in ambito rurale, non riuscirà da
sola a produrre i necessari mutamenti sociali, né in Brasile,
né in India, né in Cina dove è ancora un'ampia
maggioranza.
Revista PUCviva: Quale azione del Governo
Lula, in relazione alla questione fondiaria, per il MST potrebbe
significare un atto positivo e una conquista nella lotta per la
terra?
Stedile: Il governo Lula deve avere il coraggio di
affrontare realmente il latifondo. Per questo deve prendere misure
urgenti che deburocratizzino il processo di espropriazione di
tutte le grandi proprietà improduttive. Secondo una rilevazione
fatta dal rimpianto Jose Gomes da Silva, padre dell'attuale Ministro
della Fame, basata su statistiche ufficiali, se venisse applicata
la Legge Agraria, noi potremmo espropriare oggi più di
120 milioni di ettari. Se questo fosse fatto, mancherebbero le
famiglie di senza terra a cui dare tutta questa terra.
Ossia, il governo deve dare segnali chiari che è contrario
al latifondo. Potrebbe cominciare espropriando il latifondo più
grande di ogni stato. O, chi lo sa, il più grande latifondo
di proprietà di una multinazionale che non si occupa di
agricoltura come principale attività. Potrebbe anche riscuotere
in terre, tutti i debiti dei padroni degli zuccherifici e dei
proprietari terrieri con lo stato.
Potrebbe anche proibire l'acquisto di terre da parte di persone
fisiche o giuridiche straniere, che oggi possiedono più
di 36 milioni di ettari.
Per concludere, non esiste una sola ipotesi ma varie forme di
dimostrare nella pratica e simbolicamente la sua determinazione
di eliminare il latifondo dalla società brasiliana.
Revista PUCviva: In che modo il MST
combatte l'azione dell'agrobusiness e dell'industria dei semi
transgenici?
Stedile: Durante il governo Cardoso c'è stata
una forte spinta della politica ufficiale all'instaurazione del
cosiddetto modello agricolo nordamericano, che vuol dire sottomettere
la nostra agricoltura alle imprese transnazionali, sia nel commercio
agricolo, sia nell'agroindustria, sia nela produzione di semi.
Lotteremo in ogni modo per un nuovo modello agricolo, che riorienti
la produzione agricola verso la produzione di alimenti e verso
il mercato interno, che democratizzi le agroindustrie stimolando
la loro distribuzione sul territorio e la creazione di agroindustrie
cooperative. Lotteremo perché lo stato torni a controllare
il commercio dei prodotti alimentari controllando stock e prezzi.
In relazione ai semi transgenici. Prima di tutto bisogna capire
che la campagna esistente per la liberalizzazione dei semi transgenici
obbedisce solo al desiderio di accrescere i tassi di profitto
di otto grandi imprese multinazionali che controllano la loro
produzione e che vogliono ottenere, attraverso il monopolio dei
semi transgenici, la vendita di agrotossici e la dipendenza degli
agricoltori che dovranno comprare ad ogni semina prodotti di queste
imprese.
Noi lotteremo in ogni modo per impedire questo. Se sarà
necessario distruggeremo coltivazioni illegali, denunceremo la
pratica delle imprese transnazionali, boicotteremo i loro prodotti,
lotteremo. Poiché dalla possibilità che gli agricoltori
abbiano il controllo dei semi, dipende la sovranità alimentare
del nostro popolo e la possibilità di una agricoltura sana
e rivolta agli interessi del nostro popolo.
Revista PUCviva: In che modo la tecnologia
può aiutare nello sviluppo della produzione nella terra
conquistata?
Stedile. La tecnologia è uno strumento importantissimo
per l'agricoltura. Essa è l'applicazione pratica di ciò
che la scienza sviluppa relativamente alla conoscenza di piante
e animali. Noi siamo a favore dell'uso della biotecnologia, che
in un certo modo gli agricoltori stanno applicando in forma empirica
dalle origini dell'umanità.
Siamo a favore della ricerca e dell'applicazione di nuove tecniche
adeguate all'ambiente, ad una agricoltura biologica, più
sana, che produca alimenti più salubri.
Ma in tutti questi processi tecnologici, il principio basilare
non deve essere solo quello di aumentare la produzione e la produttività
o il tasso di profitto delle imprese e degli agricoltori. Il principio
deve essere la produzione di alimenti sani e l'equilibrio con
la natura, nei confronti della quale abbiamo l'obbligo di consegnarla
alle generazioni future.
Per questo speriamo anche che con il nuovo governo e in collaborazione
con i movimenti sociali delle campagne, si sviluppi un nuovo programma
di ricerca agrozoologica, di diffusione e promozione di buone
tecniche per gli agricoltori, come per esempio, l'uso di concimi
naturali della stessa azienda, la produzione di semi a livello
locale. E un nuovo programma di assistenza tecnica, nel quale
gli agronomi e i tecnici possano realmente portare le conoscenze
scientifiche agli agricoltori e interagire con loro.
Revista PUCviva: Può essere che
il raccolto brasiliano del 2003 arrivi a 100 milioni di tonnellate
di cereali. Perché produciamo tanto poco, in confronto
all'Argentina, per esempio?
Stedile: Il basso livello di produzione dell'agricoltura
brasiliana si deve all'intreccio di vari fattori.
Primo: la concentrazione della proprietà della terra, per
la quale l'uno per cento dei proprietari controlla il 47% di tutte
le terre. Questo fa sì che terre coltivabili restino improduttive,
o siano destinate all'allevamento, o non producano come potrebbero.
Per esempio, le terre più fertili del nordest, che sono
nella zona della mata, sono utilizzate soltanto per produrre canna
da zucchero, quando potrebbero produrre alimenti diversi e diventare
molto più produttive.
Poi la bassa diffusione di tecniche agricole che possano potenziare
la crescita della produttività fisica senza tanto uso di
concimi industriali.
La non utilizzazione di milioni di contadini senza terra, e senza
lavoro, che potrebbero invece essere produttivi.
Oggi noi coltiviamo meno di 40 milioni di ettari, ma abbiamo un'area
agricola potenziale di terre fertili, di circa 300 milioni di
ettari. Anche lasciando intatta la regione amazzonica, che è
consideratta inadatta per l'agricoltura intensiva, di coltivazioni
annuali.
La priorità della politica ufficiale di stimolare solo
un'agricoltura per l'esportazione finisce per generare questa
distorsione che porta a sviluppare solo aziende con monoculture,
di grandi estensione, a danno dell'intensificazione dell'uso della
manodopera, anche con minor intensità di capitale, ma che
può produrre abbastanza, come è il caso per esempio
della Cina.
Revista PUCviva Cosa significa la partecipazione
a Via Campesina per il MST?
Stedile: Il MST dalla sua nascita, ha una vocazione
internazionalista e latino-americana. Abbiamo sempre mantenuto
uno scambio di esperienze con altre organizzazioni sorelle dei
paesi dell'America Latina. A partire da questo abbiamo organizzato
la CLOC, Coordinamento Latino-americano di Organizzazioni di Lavoratori
delle Campagne, che oggi riunisce tutte le organizzazioni dell'America
Latina e ha sede in Guatemala.
Poi, a partire dalla metà degli anni 90, con l'espansione
di questa forma di sviluppo del capitalismo finanziario internazionale
e neoliberista, il capitalismo applicò la stessa forma
di sfruttamento degli agricoltori in tutto il mondo. Gli agricoltori
dell'India, del Giappone, degli USA, del Messico, dell'Africa
del sud e del Brasile affrontano tutti gli stessi sfruttatori,
ossia la Monsanto, la Cargill, la Nestlé, ecc.
E questo ci ha obbligato quindi ad aumentare l'integrazione e
lo scambio internazionale tra i movimenti e le organizzazioni
contadine. E da questo è nata Via Campesina, come una articolazione
internazionale dei movimenti contadini di tutto il mondo. Cresce
continuamente e oggi ne fanno parte organizzazioni di 87 paesi,
in tutti i continenti. Recentemente, nell'ultima assemblea, abbiamo
avuto l'adesione della Unione degli Agricoltori Arabi, che riunisce
organizzazioni contadine di 16 paesi, con 330 milioni di contadini
alla base.
In una frase, Via Campesina rappresenta l'unione e l'unità
internazionalista per affrontare insieme la stessa furia del capitale
internazionale nei confronti dei lavoratori agricoli di tutto
il mondo.
E può scrivere che alla fine della storia vinceremo.
Revista PUCviva: Esiste un dibattito
sulla questione dei sussidi all'agricoltura praticati dagli USA
e dall'Unione Europea. Che sussidi potrebbe avere il Brasile?
Il MST pensa ad un mercato esterno?
Stedile: È chiaro che c'è molta discussione
in Via Campesina internazionale su quest'aspetto. Noi sosteniamo
che lo Stato deve proteggere con forza e fermezza la propria agricoltura.
E il sostegno deve essere dato in diversi modi, compresi i sussidi
o attraverso il credito rurale.
Noi sosteniamo che ogni paese ha il diritto e anche il dovere
di fornire sussidi per proteggere i propri agricoltori di fronte
agli altri settori della produzione industriale ecc. E' una forma
di protezione nei confronti di chi produce alimenti, che non devono
essere trattati come una merce qualsiasi.
Noi siamo invece contrari al fatto che questa politica di sussidi
sia utililizzata per fare concorrenza nel commercio agricolo internazionale.
In questo non ci può essere sussidio, né nei paesi
ricchi né in quelli poveri.
Anche quando Europa e USA sussidiano i loro agricoltori per competere
nel mercato internazionale, i piccoli agricoltori di là
ci dicono, questi sussidi, in realtà non sono per i piccoli
agricoltori che in genere si dedicano soltanto alla produzione
per il mercato interno, locale. Questi sussidi servono solo ai
grandi agricoltori e alle imprese monopolistiche del commercio
agricolo.
In sintesi, i sussidi sono uno strumento importante per distribuire
reddito tra i piccoli agricoltori, proteggerli dal fallimento,
impedire l'esodo rurale e stimolare l'aumento della produzione
di alimenti e quindi per garantire una sovranità alimentare
in ogni paese.
Ma i sussidi devono essere combattuti come forma per regolare
il commercio agricolo internazionale. Per questo siamo contro
ai sussidi per l'esportazione e anche al fatto che la OMC regoli
il commercio agricolo.
Purtroppo anche il Brasile pratica il sussidio per gli agricoltori,
ma solo per l'esportazione.Quando la Legge Kandir ha esentato
dal pagamento del ICMS la esportazione di soia, o qualsaisi altri
prodotto agricolo, subito c'è il trasferimento di un sussidio
del 17%. Chi produce fagioli, riso, latte, pollo per il mercato
interno, deve pagare l'ICMS.
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