Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Il MST dichiara guerra al latifondo
(con intervista a Stedile)

Jornal Planalto Central 9/16 aprile

Nella giornata Internazionale di lotta per la riforma agraria i lavoratori senza terra lanciano una serie di occupazioni nel paese e fanno incontri di chiarimento per la società.

Carla Lisboa da Brasília

Solo 27.556 latifondisti hanno in mano la maggior parte del terre coltivabili del Brasile. In contrapposizione a questo ci sono 4.6 milioni di famiglie che hanno bisogno di terra per lavorare. Questa concentrazione fondiaria, secondo il MST fa si che siano coltivati solo 40 milioni di ettari. Il Brasile è il paese che ostenta il maggior latifondo del mondo, che occupa un'area di 4,5 milioni di ettari ed appartiene all'impresa edile CR Almeida, di Curitiba. Ci sono poi i terreni delle imprese straniere, le quali possiedono in Brasile più di 30 milioni di ettari di terra. Nello stato di Bahia, nel comune di Luiz Eduardo Magalhães, c'è la maggiore concentrazione di latifondisti degli Stati Uniti.
Sono terre, secondo Stedile, dirigente del MST e di Via Campesian, sufficienti per insediare tutti i brasiliani che lottano per un pezzo di terra da coltivare. Per questo MST e Via Campesina cominceranno una serie di manifestazioni e proteste contro il latifondo. La campagna sarà realizzata durante tutto il mese di aprile con marce, assemblee, occupazioni, cammiante, conferenze e mostre. La proposta, secondo Stedile, è mostrare al paese la necessità urgente di fare una riforma agraria.
Secondo studi dell'Istituto di ricerca economica applicata (IPEA), solo il 2,8% dei proprietari rurali occupano il 56,7% delle terre registrate e il 62,2% dei proprietari occupano solo il 7,9% delle terre. Intanto negli accampamenti ai bordi delle strade, i senza terra si moltiplicano. Nelle città, nelle sacche della miseria si ammucchiano altre migliaia di piccoli agricoltori espulsi dalle campagne non solo per mancanza di terre da coltivare, ma anche in virtù della modernizzazione dell'agricoltura negli ultimi 25 anni. Questa modernizzazione è responsabile dell'esodo di 30 milioni di persone dall'ambiente rurale brasiliano che sono andate verso le città.
Nella speranza di garantire la sopravvivenza delle famiglie, altri piccoli agricoltori, senza lavoro nelle campagne e senza la minore possibilità nelle città, finiscono per farsi circuire dai "gatos", cioè da coloro che procurano manodopera ai fazenderos, sottomettendosi a un regime di schiavitù denunciato quasi quotidianamente dalla Commissione Pastorale della Terra.
Secondo il MST, il 43% delle terre coltivabili appartengono a 27.556 latifondisti. I dati del governo federale mostrano che il problema è ancora più grave: il 50% dell'area totale occupata appartiene a poco più dell'1% dei proprietari rurali

Anche se la lotta per la terra non è recente in Brasile, negli anni 80 ha assunto le dimensioni di un conflitto armato. Le azioni di sgombero contro gli agricoltori che occupavano latifondi, sempre più violente, sono sfociate in orrendi crimini. Il più spaventoso, negli ultimi tempi, è stato il massacro di Corumbiara in Rondonia nel 95, quando nove lavoratori rurali, compresi donne e bambini, sono stati assassinati vigliaccamente dalla polizia durante un'azione di sgombero. Il più grave, tuttavia è accaduto in Pará, a Eldorado do Carajás, nel 1996, quando 19 contadini sono stati assassinati e 50 feriti dalla polizia. Era il 17 aprile del 1996 e più di mille senza-terra stavano facendo una marcia in direzione della città di Marabá, per rivendicare l'esproprio di un latifondo improduttivo di 40 mila ettari che occupavano.
Considerato il maggiore processo della storia del Brasile, con 120 ore divise in cinque sessioni, il crimine di Eldorado ha mostrato al mondo che la Giustizia ha fallito: dei 142 poliziotti coinvolti tra soldati e ufficiali, solo due sono stati condannati.
Secondo informazioni di Amnesty International che ha seguito tutto il processo, l'impunità degli assassini, ha compromesso la credibilità del Potere giudiziario del Pará. E chi ha finito per sedere sul banco degli imputati è stata la stessa Giustizia del Pará, condannata dalla corte internazionale delle Nazioni Unite. A causa di questo, il 17 aprile è diventato giornata internazionale della Lotta per la Riforma Agraria.
Eldorado do Carajás ha segnato la storia del Brasile come uno dei peggiori crimini commessi dalla polizia contro i diritti umani.

Intervista /João Pedro Stédile:
Solo la riforma agraria elimina la povertà

João Pedro Stédile, dirigente del MST e di Via Campesina, spiega in questa intervista al Jornal Planalto Central, le ragioni della lotta per la terra. Egli afferma che il Brasile sarà gestibile economicamente solo se farà il più rapidamente possibile una vera riforma agraria. Come l'hanno fatta i paesi oggi sviluppati, come gli USA, il Giappone, le nazioni europee. Stedile pensa che il presidente Lula ha ricevuto un'eredità perversa dall'ex presidente Cardoso e ha bisogno di tempo per sistemare la casa. Egli non ha perso la speranza che il dirigente petista riesca a fare una vera riforma agraria in Brasile. Mentre spera che questo avvenga, mobilita i senza terra, in questo mese di aprile, in una serie di azioni per denunciare i mali sociali ed economici che la concentrazione di terre genera.

Cos'è questa campagna contro il latifondo?
L'obiettivo è riunire sforzi tra tutti i movimenti sociali che lavorano nelle campagne per portare nelle città una campagna di chiarimento e di coscientizzazione su quel che significa il mantenimento del latifondo nel nostro paese. Mostreremo che i principali problemi della nostra società - la povertà, la disuguaglianza sociale, l'esodo rurale e la fame - hanno le loro radici nella concentrazione della proprietà della terra, nelle campagne e in città.

Quando comincerete questa campagna?
Cominceremo ora, per l'anniversario del 17 aprile, Giornata internazionale di lotta contadina, e andremo avanti per il resto dell'anno.

Come valuta i primi cento giorni del governo Lula dal punto di vista della questione agraria?
Lula ha ricevuto una eredità pesante e perversa dal governo FHC. Il popolo ha votato per il cambiamento del modello economico. Io penso che questi primi mesi il governo li ha utilizzati per costruire l'equipe e, allo stesso tempo, per studiare i modi di liberarsi di questa eredità perversa, che ci ha lasciato uno stato a pezzi e una politica economica piena di trappole che limite molto le possibilità del governo.

È stato scritto che il presidente Lula ha ripreso il progetto di riforma agraria del governo Sarney. Lei che ne pensa? Il PT non aveva un progetto in questo senso con il MST?
Penso che ci sia un po' di confusione. Il governo non ha ripreso niente. C'è la legge dello Statuto della Terra, ancora in vigore, che stabilisce che il governo deve avere un Piano Nazionale di Riforma Agraria. Lula si è impegnato nel suo programma di governo a recuperare questa pratica del Piano Nazionale di Riforma Agraria. Quindi speriamo che ora, in questo semestre, il governo faccia questo piano. La coincidenza è che, nei quasi 40 anni dello Statuto della Terra, il Piano è stato fatto solo dal governo Sarney e da un petista storico, il maestro Jose Gomes da Silva, allora presidente dell' Incra. Ma poi, il governo Sarney ha buttato nell'immondizia il suo piano e per questo lui lasciò il governo.

Quanti lavoratori rurali, che hanno bisogno di terra, esistono oggi in Brasile?
Secondo il censimento del 1996 esistono attualmente circa 4,6 milioni di famiglie di lavoratori rurali che avrebbero necessità di terra per lavorare.

Quanti lavoratori rurali sono riusciti ad insediarsi e quanti sono oggi nel MST?
I numeri sono molto manipolati, anche perché ci sono vari progetti intrecciati, progetti di colonizzazione alle frontiere agricole, con progetti di insediamento dei governi degli stati, con acquisto di terra attraverso la Banca delle Terra e i veri progetti di riforma agraria. Ma secondo i nostri conti, dovrebbero esserci oggi in tutto il paese circa 350.000 famiglie che hanno conquistato la terra di fazendas espropriate. Di questi è molto difficile dire quanti sono in relazione con il MST, perché ci sono vari modi di essere in relazione. Ma credo che circa l'80% di questi abbiano un qualche tipo di legame con il nostro movimento.

Il Movimento sta iniziando una campagna contro il latifondo, ma che tipo di struttura organizzativa propone?
Esistono tesi storiche, non solo del MST, ma della chiesa dal famoso documento del 1980 "la Chiesa e i problemi della terra", del movimento sindacale e dell'università brasiliana. Tutti abbiamo un punto in comune: ci sarà riforma agraria in Brasile se ci sarà la distruzione del latifondo. Ossia, si deve democratizzare la proprietà della terra in Brasile, stabilire i limiti delle dimensioni della proprietà, per esempio intorno ai 1500 ettari e garantire che tutte le famiglie che vogliono lavorare la terra abbiano quest'opportunità. Abbiamo bisogno di una struttura della proprietà della terra democratica e il più ben distribuita possibile. Questo è il compito di una vera riforma agraria.

Dei 27.556 latifondi esistenti, quanti sono produttivi e dove sta la maggior parte di loro?
Secondo i dati dell'Incra e dell'IBGE che coincidono in relazione ai grandi latifondi, queste 27.000 sono fazendas maggiori di 2000 ettari.Anche se ci sono proprietà improduttive di dimensioni minori. Una volta il professor José Gomes da Silva, il maggior esperto di riforma agraria che avevamo, ha fatto uno studio esplorativo. Lui pensava che, se a questi 178 milioni di ettari controllati dalle fazendas al di sopra dei 2000 ettari si applicasse la legge, potremmo disporre di più o meno 100 milioni di ettari, che sarebbero quelli oggi improduttivi

Oltre ad insediare lavoratori senza terra, che altro dovrebbe fare il governo per garantire che le persone restino nei campi?
Una riforma agraria non è solo distribuire le terre. È solo il primo passo. Ma abbiamo discusso molto di questo in Via Campesina e nel forum nazionale di riforma agraria, che riunisce tutti i movimenti e gli organismi che lavorano nelle campagne. Una riforma agraria oggi in Brasile coinvolge necessariamente molti altri aspetti complementari, ma fondamentali perché i beneficiari di questa riforma possano uscire dalla povertà, progredire e produrre per la società, oltre a poter consumare prodotti dell'industria. Fondamentalmente direi, per riassumere, che sono necessarie politiche agroindustriali insieme alla realizzazione degli insediamenti, un nuovo modello tecnologico che orienti gli agricoltori a produrre, con tecnici più attenti all'ambiente e a una politica agricola che garantisca credito e prezzi giusti dei prodotti. E anche una politica di sovranità alimentare che orienti la produzione agricola verso gli alimenti e verso il mercato interno.


Quanti e quali sono gli insediamenti-modello del MST? Perché non sono riusciti a divenire modelli?
È molto difficile parlare di un modello. A noi non piacciono queste etichette. Esistono fondamentalmente tre tipi di insediamento. Un insediamento fatto in terre poco fertili, lontano dal mercato, con poche infrastrutture. Questi insediamenti attraversano molte difficoltà, le famiglie non riescono a produrre per il mercato e migliorare sostanzialmente la vita. Ma risolvono il problema della fame, del cibo, dell'abitazione e della scuola per i figli.
C'è un secondo tipo di insediamento che sarebbero aree di ripiego nelle quali l'insediato migliora un po' il suo tenore di vita ma molto lentamente come succede con i piccoli agricoltori in genere. Molto più come risultato di un proprio sforzo personale che grazie a politiche pubbliche. E c'è un terzo tipo di insediamento, nel quale sono state adottate forme cooperative, agroindustrie che usano teniche nuovoe e sono riusciti a progredire economicamente, con cooperative, agroindustrie che usano nuove tecniche e sono riusciti a migliorare dal punto di vista economico sociale e culturale.

Ci sono modelli di insediamento di successo?
Come ho già detto non si può parlare di modelli, nessuno è modello per un altro. Ora, possiamo parlare di esperienze che sono andate molto bene, con le quali le famiglie hanno avviato agroindustrie, vivono in forma cooperativa e in questo modo hanno fatto un salto nelle condizioni economiche (ossia hanno smesso di essere sfruttate, sia dal latifondista, sia dal commerciante o dall'industria) e nelle relazioni sociali, tra loro, relazioni che si basano sulla cooperazione e sulla solidarietà. In queste organizzazioni riescono anche ad elevare il livello di conoscenze dei figli e delle figlie, e vivono molto bene.

C'è qualche paese in cui non ci sono latifondi e le proprietà rurali sono divise meglio?
Certo, tutti i paesi del primo mondo, oggi industrializzati, all'inizio della loro industrializzazione, hanno fatto riforme agrarie, dall'Europa dove ci furono le prime, agli USA, fino al Giappone e ad altri paesi asiatici, come le Coree che lo hanno fatto dopo la seconda guerra mondiale. In tutti questi paesi la proprietà detta terra è abbastanza democratizzata. Nel caso degli USA, con il passare degli anni, il capitalismo è stato riconcentrato attraverso il capitalismo industriale che è stato poi trasferito all'agricoltura. Ma tutti i paesi si sono sviluppati perché hanno fatto la riforma agraria, hanno democratizzato la proprietà della terra, hanno distribuito il reddito, hanno trasformato gli agricoltori in consumatori e in questo modo hanno stimolato industria nazionale e mercato interno. Questo era il sogno del nostro amato Celso Furtado, con le sue tesi, espresse a partire dagli anni 60, che l'elite brasiliana è molto stupida perché ha sempre difeso i suoi privilegi sostenendo che la riforma agraria è una cosa da comunisti. La riforma agraria è una cosa da società democratica. Tutto qui.

Da quanti anni il MST lotta per la riforma agraria?
Il MST è nato dalle occupazioni di terra e da molte lotte avvenute tra il 1978 e il 1983, che hanno dato origine al movimento nazionale consolidato nel 1984. Quindi, a rigore, stiamo lottando come movimento sociale autonomo dal 1978 e con carattere di organizzazione nazionale dal 1984.

Oltre alle piccole proprietà, cos'altro propone il MSTcome politica agricola?
Questo è un falso problema, il MST propone un nuovo modello agricolo basato sulla democratizzazione della proprietà della terra, sulla riorganizzazione della produzione rivolta verso la produzione di alimenti e il mercato interno. Una politica agricola che garantisca prezzi giusti e distribuzione di reddito perché gli agricoltori possano migliorare la loro vita e vivere nelle campagne. E una politica di educazione per le campagne con la quale la società garantisca l'accesso a scuola a tutti, in campagna, perché migliorino le loro conoscenze e possano divenire cittadini completi senza dover uscire dall'ambiente rurale.

 
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