| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Carla Lisboa da Brasília
Solo 27.556 latifondisti hanno in mano la maggior parte del
terre coltivabili del Brasile. In contrapposizione a questo ci
sono 4.6 milioni di famiglie che hanno bisogno di terra per lavorare.
Questa concentrazione fondiaria, secondo il MST fa si che siano
coltivati solo 40 milioni di ettari. Il Brasile è il paese
che ostenta il maggior latifondo del mondo, che occupa un'area
di 4,5 milioni di ettari ed appartiene all'impresa edile CR Almeida,
di Curitiba. Ci sono poi i terreni delle imprese straniere, le
quali possiedono in Brasile più di 30 milioni di ettari
di terra. Nello stato di Bahia, nel comune di Luiz Eduardo Magalhães,
c'è la maggiore concentrazione di latifondisti degli Stati
Uniti.
Sono terre, secondo Stedile, dirigente del MST e di Via Campesian,
sufficienti per insediare tutti i brasiliani che lottano per un
pezzo di terra da coltivare. Per questo MST e Via Campesina cominceranno
una serie di manifestazioni e proteste contro il latifondo. La
campagna sarà realizzata durante tutto il mese di aprile
con marce, assemblee, occupazioni, cammiante, conferenze e mostre.
La proposta, secondo Stedile, è mostrare al paese la necessità
urgente di fare una riforma agraria.
Secondo studi dell'Istituto di ricerca economica applicata (IPEA),
solo il 2,8% dei proprietari rurali occupano il 56,7% delle terre
registrate e il 62,2% dei proprietari occupano solo il 7,9% delle
terre. Intanto negli accampamenti ai bordi delle strade, i senza
terra si moltiplicano. Nelle città, nelle sacche della
miseria si ammucchiano altre migliaia di piccoli agricoltori espulsi
dalle campagne non solo per mancanza di terre da coltivare, ma
anche in virtù della modernizzazione dell'agricoltura negli
ultimi 25 anni. Questa modernizzazione è responsabile dell'esodo
di 30 milioni di persone dall'ambiente rurale brasiliano che sono
andate verso le città.
Nella speranza di garantire la sopravvivenza delle famiglie,
altri piccoli agricoltori, senza lavoro nelle campagne e senza
la minore possibilità nelle città, finiscono per
farsi circuire dai "gatos", cioè da coloro che
procurano manodopera ai fazenderos, sottomettendosi a un regime
di schiavitù denunciato quasi quotidianamente dalla Commissione
Pastorale della Terra.
Secondo il MST, il 43% delle terre coltivabili appartengono a
27.556 latifondisti. I dati del governo federale mostrano che
il problema è ancora più grave: il 50% dell'area
totale occupata appartiene a poco più dell'1% dei proprietari
rurali
Anche se la lotta per la terra non è recente in Brasile,
negli anni 80 ha assunto le dimensioni di un conflitto armato.
Le azioni di sgombero contro gli agricoltori che occupavano latifondi,
sempre più violente, sono sfociate in orrendi crimini.
Il più spaventoso, negli ultimi tempi, è stato il
massacro di Corumbiara in Rondonia nel 95, quando nove lavoratori
rurali, compresi donne e bambini, sono stati assassinati vigliaccamente
dalla polizia durante un'azione di sgombero. Il più grave,
tuttavia è accaduto in Pará, a Eldorado do Carajás,
nel 1996, quando 19 contadini sono stati assassinati e 50 feriti
dalla polizia. Era il 17 aprile del 1996 e più di mille
senza-terra stavano facendo una marcia in direzione della città
di Marabá, per rivendicare l'esproprio di un latifondo
improduttivo di 40 mila ettari che occupavano.
Considerato il maggiore processo della storia del Brasile, con
120 ore divise in cinque sessioni, il crimine di Eldorado ha mostrato
al mondo che la Giustizia ha fallito: dei 142 poliziotti coinvolti
tra soldati e ufficiali, solo due sono stati condannati.
Secondo informazioni di Amnesty International che ha seguito tutto
il processo, l'impunità degli assassini, ha compromesso
la credibilità del Potere giudiziario del Pará.
E chi ha finito per sedere sul banco degli imputati è stata
la stessa Giustizia del Pará, condannata dalla corte internazionale
delle Nazioni Unite. A causa di questo, il 17 aprile è
diventato giornata internazionale della Lotta per la Riforma Agraria.
Eldorado do Carajás ha segnato la storia del Brasile come
uno dei peggiori crimini commessi dalla polizia contro i diritti
umani.
Cos'è questa campagna contro il latifondo?
L'obiettivo è riunire sforzi tra tutti i movimenti
sociali che lavorano nelle campagne per portare nelle città
una campagna di chiarimento e di coscientizzazione su quel che
significa il mantenimento del latifondo nel nostro paese. Mostreremo
che i principali problemi della nostra società - la povertà,
la disuguaglianza sociale, l'esodo rurale e la fame - hanno le
loro radici nella concentrazione della proprietà della
terra, nelle campagne e in città.
Quando comincerete questa campagna?
Cominceremo ora, per l'anniversario del 17 aprile, Giornata
internazionale di lotta contadina, e andremo avanti per il resto
dell'anno.
Come valuta i primi cento giorni del governo Lula dal punto
di vista della questione agraria?
Lula ha ricevuto una eredità pesante e perversa dal
governo FHC. Il popolo ha votato per il cambiamento del modello
economico. Io penso che questi primi mesi il governo li ha utilizzati
per costruire l'equipe e, allo stesso tempo, per studiare i modi
di liberarsi di questa eredità perversa, che ci ha lasciato
uno stato a pezzi e una politica economica piena di trappole che
limite molto le possibilità del governo.
È stato scritto che il presidente Lula ha ripreso il progetto
di riforma agraria del governo Sarney. Lei che ne pensa? Il PT
non aveva un progetto in questo senso con il MST?
Penso che ci sia un po' di confusione. Il governo non ha ripreso
niente. C'è la legge dello Statuto della Terra, ancora
in vigore, che stabilisce che il governo deve avere un Piano Nazionale
di Riforma Agraria. Lula si è impegnato nel suo programma
di governo a recuperare questa pratica del Piano Nazionale di
Riforma Agraria. Quindi speriamo che ora, in questo semestre,
il governo faccia questo piano. La coincidenza è che, nei
quasi 40 anni dello Statuto della Terra, il Piano è stato
fatto solo dal governo Sarney e da un petista storico, il maestro
Jose Gomes da Silva, allora presidente dell' Incra. Ma poi, il
governo Sarney ha buttato nell'immondizia il suo piano e per questo
lui lasciò il governo.
Quanti lavoratori rurali, che hanno bisogno di terra, esistono
oggi in Brasile?
Secondo il censimento del 1996 esistono attualmente circa
4,6 milioni di famiglie di lavoratori rurali che avrebbero necessità
di terra per lavorare.
Quanti lavoratori rurali sono riusciti ad insediarsi e quanti
sono oggi nel MST?
I numeri sono molto manipolati, anche perché ci sono
vari progetti intrecciati, progetti di colonizzazione alle frontiere
agricole, con progetti di insediamento dei governi degli stati,
con acquisto di terra attraverso la Banca delle Terra e i veri
progetti di riforma agraria. Ma secondo i nostri conti, dovrebbero
esserci oggi in tutto il paese circa 350.000 famiglie che hanno
conquistato la terra di fazendas espropriate. Di questi è
molto difficile dire quanti sono in relazione con il MST, perché
ci sono vari modi di essere in relazione. Ma credo che circa l'80%
di questi abbiano un qualche tipo di legame con il nostro movimento.
Il Movimento sta iniziando una campagna contro il latifondo,
ma che tipo di struttura organizzativa propone?
Esistono tesi storiche, non solo del MST, ma della chiesa
dal famoso documento del 1980 "la Chiesa e i problemi della
terra", del movimento sindacale e dell'università
brasiliana. Tutti abbiamo un punto in comune: ci sarà riforma
agraria in Brasile se ci sarà la distruzione del latifondo.
Ossia, si deve democratizzare la proprietà della terra
in Brasile, stabilire i limiti delle dimensioni della proprietà,
per esempio intorno ai 1500 ettari e garantire che tutte le famiglie
che vogliono lavorare la terra abbiano quest'opportunità.
Abbiamo bisogno di una struttura della proprietà della
terra democratica e il più ben distribuita possibile. Questo
è il compito di una vera riforma agraria.
Dei 27.556 latifondi esistenti, quanti sono produttivi e
dove sta la maggior parte di loro?
Secondo i dati dell'Incra
e dell'IBGE che coincidono in relazione ai grandi latifondi, queste
27.000 sono fazendas maggiori di 2000 ettari.Anche se ci sono
proprietà improduttive di dimensioni minori. Una volta
il professor José Gomes da Silva, il maggior esperto di
riforma agraria che avevamo, ha fatto uno studio esplorativo.
Lui pensava che, se a questi 178 milioni di ettari controllati
dalle fazendas al di sopra dei 2000 ettari si applicasse la legge,
potremmo disporre di più o meno 100 milioni di ettari,
che sarebbero quelli oggi improduttivi
Oltre ad insediare lavoratori senza terra, che altro dovrebbe
fare il governo per garantire che le persone restino nei campi?
Una riforma agraria non è solo distribuire le terre.
È solo il primo passo. Ma abbiamo discusso molto di questo in
Via Campesina e nel forum nazionale di riforma agraria, che riunisce
tutti i movimenti e gli organismi che lavorano nelle campagne.
Una riforma agraria oggi in Brasile coinvolge necessariamente
molti altri aspetti complementari, ma fondamentali perché
i beneficiari di questa riforma possano uscire dalla povertà,
progredire e produrre per la società, oltre a poter consumare
prodotti dell'industria. Fondamentalmente direi, per riassumere,
che sono necessarie politiche agroindustriali insieme alla realizzazione
degli insediamenti, un nuovo modello tecnologico che orienti
gli agricoltori a produrre, con tecnici più attenti all'ambiente
e a una politica agricola che garantisca credito e prezzi giusti
dei prodotti. E anche una politica di sovranità alimentare
che orienti la produzione agricola verso gli alimenti e verso
il mercato interno.
Quanti e quali sono gli insediamenti-modello del MST? Perché
non sono riusciti a divenire modelli?
È molto difficile parlare di un modello. A noi non piacciono
queste etichette. Esistono fondamentalmente tre tipi di insediamento.
Un insediamento fatto in terre poco fertili, lontano dal mercato,
con poche infrastrutture. Questi insediamenti attraversano molte
difficoltà, le famiglie non riescono a produrre per il
mercato e migliorare sostanzialmente la vita. Ma risolvono il
problema della fame, del cibo, dell'abitazione e della scuola
per i figli.
C'è un secondo tipo di insediamento che sarebbero aree
di ripiego nelle quali l'insediato migliora un po' il suo tenore
di vita ma molto lentamente come succede con i piccoli agricoltori
in genere. Molto più come risultato di un proprio sforzo
personale che grazie a politiche pubbliche. E c'è un terzo
tipo di insediamento, nel quale sono state adottate forme cooperative,
agroindustrie che usano teniche nuovoe e sono riusciti a progredire
economicamente, con cooperative, agroindustrie che usano nuove
tecniche e sono riusciti a migliorare dal punto di vista economico
sociale e culturale.
Ci sono modelli di insediamento di successo?
Come ho già detto non si può parlare di modelli,
nessuno è modello per un altro. Ora, possiamo parlare di
esperienze che sono andate molto bene, con le quali le famiglie
hanno avviato agroindustrie, vivono in forma cooperativa e in
questo modo hanno fatto un salto nelle condizioni economiche (ossia
hanno smesso di essere sfruttate, sia dal latifondista, sia dal
commerciante o dall'industria) e nelle relazioni sociali, tra
loro, relazioni che si basano sulla cooperazione e sulla solidarietà.
In queste organizzazioni riescono anche ad elevare il livello
di conoscenze dei figli e delle figlie, e vivono molto bene.
C'è qualche paese in cui non ci sono latifondi e le proprietà
rurali sono divise meglio?
Certo, tutti i paesi del primo mondo, oggi industrializzati,
all'inizio della loro industrializzazione, hanno fatto riforme
agrarie, dall'Europa dove ci furono le prime, agli USA, fino al
Giappone e ad altri paesi asiatici, come le Coree che lo hanno
fatto dopo la seconda guerra mondiale. In tutti questi paesi la
proprietà detta terra è abbastanza democratizzata.
Nel caso degli USA, con il passare degli anni, il capitalismo
è stato riconcentrato attraverso il capitalismo industriale
che è stato poi trasferito all'agricoltura. Ma tutti i
paesi si sono sviluppati perché hanno fatto la riforma
agraria, hanno democratizzato la proprietà della terra,
hanno distribuito il reddito, hanno trasformato gli agricoltori
in consumatori e in questo modo hanno stimolato industria nazionale
e mercato interno. Questo era il sogno del nostro amato Celso
Furtado, con le sue tesi, espresse a partire dagli anni 60, che
l'elite brasiliana è molto stupida perché ha sempre
difeso i suoi privilegi sostenendo che la riforma agraria è
una cosa da comunisti. La riforma agraria è una cosa da
società democratica. Tutto qui.
Da quanti anni il MST lotta per la riforma agraria?
Il MST è nato dalle occupazioni di terra e da molte lotte
avvenute tra il 1978 e il 1983, che hanno dato origine al movimento
nazionale consolidato nel 1984. Quindi, a rigore, stiamo lottando
come movimento sociale autonomo dal 1978 e con carattere di organizzazione
nazionale dal 1984.
Oltre alle piccole proprietà, cos'altro propone il
MSTcome politica agricola?
Questo è un falso problema, il MST propone un nuovo modello
agricolo basato sulla democratizzazione della proprietà
della terra, sulla riorganizzazione della produzione rivolta verso
la produzione di alimenti e il mercato interno. Una politica agricola
che garantisca prezzi giusti e distribuzione di reddito perché
gli agricoltori possano migliorare la loro vita e vivere nelle
campagne. E una politica di educazione per le campagne con la
quale la società garantisca l'accesso a scuola a tutti,
in campagna, perché migliorino le loro conoscenze e possano
divenire cittadini completi senza dover uscire dall'ambiente rurale.
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