Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Stédile: I poveri si organizzano

Jornal do Brasil del 3/8/03
intervista di Gilberto Souza

- Che cosa ha detto esattamente in quella riunione con militanti del MST che secondo lei è stato distorto dalla stampa gaucha?
Ho fatto un lungo discorso, di 40 minuti, nel quale ho spiegato l'origine del latifondo in Brasile. Ho spiegato le opportunità storiche in cui la società brasiliana ha perduto l'opportunità di fare, fino ad oggi, la riforma agraria. Come, per esempio, il momento della liberazione degli schiavi nel 1888. O, nel 1930, o nel 1964. Tutte le società moderne e industrializzate sono arrivate a questo stadio di sviluppo perché hanno democratizzato la proprietà della terra. E ho aggiunto che, purtroppo, questa eredità perversa di 500 anni ha prodotto una società diseguale e contraddittoria. Ora, abbiamo, da un lato, l'1 % di grandi proprietari, circa 26.000 latifondisti, e possiedono da soli 178 milioni di ettari, e dall'altro, 23 milioni di poveri che vivono nelle campagne. La disuguaglianza sociale è così grande e ingiusta che, ora, si è prodotta una nuova congiuntura favorevole. C'è una correlazione di forze che mette in evidenza questa enorme differenza sociale.

- Ma perché c'è stato questo equivoco?
Ho detto che, quindi, era molto facile fare la riforma agraria, poiché in ogni latifondo si sarebbero potute mettere mille persone, che sono molto più forti e importanti che una persona sola. Oltre a ciò, abbiamo un governo popolare, impegnato con la riforma agraria. Il giornalista inesperto e mal intenzionato ha registrato e ha mandato la registrazione ai suoi capi, che "hanno scoperto" nel mio discorso una dichiarazione di guerra. Dal punto di vista giornalistico c'è una situazione di assoluta mancanza di etica professionale, oltre a una vergognosa e abituale manipolazione dei fatti, della stampa del Rio Grande del Sud.

- C'è, secondo lei, qualche manovra deliberata, da parte di settori della stampa, per provocare instabilità sociale nel paese?
Nel caso specifico del Rio Grande del Sud c'è un vero monopolio dei mezzi di comunicazione e una pratica priva di etica di una stampa che attacca, costantemente i lavoratori, la sinistra in genere. E si è trasformata in un vero partito di destra. Ha reso un inferno la vita del governo Dutra e ha manipolato anche i sondaggi elettorali dell'ultima elezione. Nel caso della cosiddetta grande stampa brasiliana, è evidente che si tratta di una stampa borghese, che sostiene solo gli interessi della classe dominante. Fingono di farsi concorrenza, ma in realtà costituiscono un monopolio. C'è "latifondo" anche nei mezzi di comunicazione brasiliani. Questa stampa si sta comportando, ora, con il governo Lula, secondo un progetto chiaro. Cerca di creare sempre un falso clima di tensione sociale per mantenere il governo Lula timoroso dei mutamenti.

- In che modo succede questo secondo il suo punto di vista?
Criminalizzano sistematicamente tutti i movimenti sociali che lottano per i loro diritti. Nascondono la gravità della crisi sociale che è conseguenza dell'applicazione del modello neoliberista che hanno appoggiato entusiasticamente, come pensiero unico, durante otto anni. E creano finti eventi sulla base di dichiarazioni. I lettori del Jornal do Brasil ricorderanno certamente il clima che è stato creato durante l'ultimo carnevale quando è stato richiesto l'intervento dell'esercito. Che non ha risolto affatto la questione della violenza a Rio. Poi una parola di Lula sul sistema giudiziario è stata trasformata in crisi istituzionale. E, ultimamente, l'assassinio di un fotografo, fatto grave, a São Paulo, è stato attribuito ai senza tetto. La manipolazione del mio discorso rientra in questo contesto.

- Come vede la posizione del MST nel quadro político nazionale?
Abbiamo ereditato 12 anni di governo che ha applicato un modello neoliberista che ha soltanto aumentato la povertà, le disuguaglianze sociali e la disoccupazione. E la crisi è così grande che c'è stata una diminuzione dei movimenti di massa in Brasile. In realtà la sconfitta politica della classe lavoratrice è stata così grande che le persone, per sopravvivere, hanno cercato vie d'uscita individuali. Il peggio è che non le hanno trovate.

- E ora?
Stiamo in una situazione molto difficile. La classe dominante che ha accumulato molto denaro in tutti questi anni, sa che le differenze sociali sono cresciute per questo ha tanta paura che ci sia una nuova crescita del movimento di massa. Sa che se questo avverrà il governo Lula andrà più a sinistra e cambierà il modello. E per questo tentano di criminalizzare i movimenti, sulla stampa, e usano tutto il loro potere ideologico per evitare che ci siano mobilitazioni sociali. Solo così potranno mantenere i loro privilegi e limitarsi a riciclare il modello neo-liberista.

- Come si inseriscono i movimenti sociali in questo contesto?
Da parte nostra, all'interno dei movimenti sociali e negli ambienti intellettuali si sa che i movimenti sociali compiono un ruolo di civilizzazione perché organizzano il popolo, danno coscienza alla lotta sociale. Là dove il popolo non riesce a organizzarsi in movimento sociale, sarà la barbarie, perché dominerà la violenza individuale, o la ricerca di vie d'uscita religiose, miracolose che non esistono. Quel che manca nel nostro paese è la democratizzazione dei mezzi di comunicazione di massa e, allo stesso tempo, un grande dibattito nella società sul progetto per uscire da questa crisi, imposta dal modello economico.

-Lei teme lo scontro tra governo e MST a causa delle occupazioni che si stanno realizzando nel paese?
No, siamo ottimisti rispetto alla riforma agraria per varie ragioni. Primo, il governo sa che l'agricoltura e la riforma agraria sono una delle poche vie d'uscita che abbiamo, insieme alle opere pubbliche per creare lavoro per i poveri, in poco tempo e con costri bassi. Per esempio,insediando un milione di famiglie, genereremo 3.5 milioni di posti di lavoro diretti e, certamente, altri due milioni indiretti, nel commercio e nell'industria. Secondo, c'è un impegno storico delle sinistre, del governo e dello stesso Lula rispetto alla necessità della riforma agraria. C'è l'appoggio di tutta la società perché si esproprino i latifondi.

- Qual è il ruolo del MST in questo orizzonte?
Il nostro ruolo è organizzare i poveri. Dare coscienza ai poveri, perché l'uscita dalla povertà sia in forma organizzata, civilizzata. Senza il MST se ne andrebbero tutti verso le città, verso le favelas

- Mi piacerebbe che lei definisse, con la massima precisione possibile, cos'è il latifondo e, soprattutto, cos'è il latifondo improduttivo.
La parola latifondo viene dal latino. Significa una grande estensione di terra di proprietà di una sola persona. Con lo Statuto della Terra, è nata la definizione giuridica che il latifondo, rispetto allo sfruttamento, sarebbe una proprietà che produce al di sotto delle sue potenzialità e non genera progresso per la società. Nella nuova Costituzione e nella Legge Agraria del 1993, è stato introdotto il concetto di grande proprietà improduttiva. E sono stati stabiliti, a partire da ciò, moduli media di misura delle proprietà. In generale, le grandi proprietà in Brasile sono quelle con più di mille ettari. E improduttive sarebbero quelle che non compiono la funzione sociale, il che riguarda la loro bassa produttività, il non rispettare le leggi del lavoro e l'ambiente. Sono anche quelle che hanno fini illeciti come il piantare droga, praticare il contrabbando o utilizzano lavoro schiavo.

- È questo che il MST sostiene?
Quel che ho detto a Canguçu è la politica del MST. Noi sosteniamo che il governo deve espropriare i maggiori latifondi, quelli al di sopra di 2.000 ettari,che abbiano terre fertili e siano vicini ai mercati, per integrare i lavoratori nella società. Nessuna persona onesta può accettare che una sola persona sia padrona di 5/10/50 mila ettari. Nessuna persona onesta può ammettere che imprese straniere siano padrone di più di 30 milioni di ettari, mentre tanti brasiliani non hanno terra. Nessuna persona onesta può ammettere che un'impresa canadese di alluminio possieda 25.000 ettari delle migliori terre pauliste. E molto meno accettare che l'impresa CR Almeida abbia più di due milioni di ettari.

- Domanda della direttrice-esecutiva del Jornal do Brasil Sônia Araripe: "Frei Betto ha detto al JB che dobbiamo conservare il pessimismo per giorni migliori. Ma come vede lei il quadro di tensione sociale che cresce, le invasioni dei senza tetto, la disoccupazione che si aggrava... Il MST non sta spingendo il PT, il governo verso un pericoloso abisso senza ritorno?
Le mobilitazioni sociali sono il risultato di una contraddizione che esiste nella società. Da un lato una società ricca e dall'altro milioni di poveri. Come devono risolvere i poveri il problema dell'accesso ai servizi pubblici e ai diritti fondamentali? Organizzandosi e lottando. In Brasile, milioni di poveri lottano per i diritti repubblicani al lavoro, alla terra per lavorare, alla casa, all'educazione. Solo questo. Il povero non vuole la cesta basica. Vuole lavoro e le élite in Brasile non lo permettono. Così ogni volta che i poveri si organizzano e lottano per questi diritti, è un gesto di civiltà, rebubblicano, se si vuole.

- Qual è il ruolo del governo in questa storia?
Un governo popolare, come quello di Lula, ha bisogno che il popolo si organizzi, se no sarà ostaggio solo delle pressioni dei banchieri, delle imprese edilizie, del capitale straniero, dei padroni dei mezzi di comunicazione. E ancora, dei parlamentari conservatori che rappresentano l'élite. Il cammino senza ritorno che noi vogliamo costruire, per accettare la sua provocazione, è quello del cambiamento del modello economico. Mantenere l'attuale politica economica e il modello neoliberista che abbiamo ereditato da Cardoso, questo si è il cammino dell'abisso. Perché portare qui la situazione dell'Argentina?

- La lotta dei senza terra, senza tetto, è molto precedente al governo del PT. Molti petisti si sono formati al suo interno. Lei crede che il PT possa tradire questi movimenti per pressione finanziaria e politica, nazionale e internazionale?
Non dipende dalla volontà dei dirigenti, o del Partito nel suo complesso. I cambiamenti, a rigore, non dipendono neanche da Lula. I mutamenti sociali dipendono dalla capacità del popolo di organizzarsi. Se si organizza, si mobilita per i suoi diritti, che come ho già detto, sono quelli dell'epoca della rivoluzione francese, avremo un governo progressista e un Pt a fianco del popolo. Se il popolo non si mobiliterà in questi quattro anni, allora sì avremo un quadro molto pessimista.

- Lei pensa che il presidente Lula sia abbastanza forte per affrontare questi ostacoli?
È proprio per questo che ha bisogno che il popolo sia cosciente dei problemi e delle vere vie d'uscita. Il governo ha bisogno che il popolo si mobiliti e lotti. È da questo processo di mobilitazione sociale ampio che il governo otterrà la forza per affrontare gli interessi dei potenti, di chi non vuole perdere i propri privilegi. Soltanto questa forza di milioni di brasiliani con coscienza politica, mobilitati, potrà aiutare il governo ad affrontare questi interessi e mutare l'attuale modello economico. Noi abbiamo speranze. Il popolo ha energie e molta esperienza organizzativa. C'è stato solo un calo dei movimenti di massa.

- Ma questi movimenti di massa sono organizzati?
Stiamo costruendo una grande alleanza popolare, la Articolazione dei Movimenti Sociali, che unisce CUT, UNE, MST, movimenti popolari suburbani, pastorali sociali, chiese e realizzeremo nella settimana 8/13 settembre, una grande iniziativa nazionale in difesa della nostra sovranità nazionale, per un nuovo progetto di sviluppo, che preveda lavoro e distribuzione del reddito.

- Chi o quali sono i principali nemici del MST?
I nemici del MST sono gli stessi che sono anche nemici del popolo brasiliano e dei poveri. I nostri nemici sono il capitale straniero speculativo, che viene qui solo per sfruttarci. Sono i banchieri che non hanno mai guadagnato tanto denaro come negli ultimi 8 anni dell'era Cardoso. Nostro nemico è il piano strategico che le multinazionali americane hanno per controllare la nostra economia e la nostra Amazzonia, le nostre ricchezze, attraverso l'ALCA.

- Qualcun altro in questa lista?
I grandi latifondisti improduttivi, che possiedono fazendas di più di 2000 ettari e, in generale, si dedicano all'allevamento estensivo o lasciano la terra come riserva di valore. Approfitto per mandare un messaggio all'illustre Ministro Roberto Rodrigues, che è un buon agronomo, ma non capisce niente di classi sociali: Non si preoccupi, lei non è un nostro nemico. Noi sappiamo che lei rappresenta la frazione della borghesia agraria che ha modernizzato le proprie aziende, che sono produttive e che, in genere sono tra i 100 e i 1000 ettari. Quello che lei deve fare è convincere la sua base sociale che la via d'uscita per l'agricoltura brasiliana non è l'esportazione, è il mercato interno. Il maggior mercato potenziale di alimenti del mondo sono il 110 milioni di brasiliani che si alimentano male. Smettetela di illudervi con l'esportazione di soia e zucchero, le uniche due coltivazione che hanno accresciuto l'area in cui vengono piantate, negli ultimi dieci anni. Tutte le altre coltivazioni sono diminuite. Aiutateci a sviluppare la nostra sovranità alimentare, il mercato interno e l'agricoltura familiare.

- Quali azioni progetta il MST per il secondo semestre?
Nessun movimento sociale pianifica azioni. Il MST, come qualsiasi altro movimento sociale, fa un lavoro costante, instancabile, attraverso la sua militanza sociale, che consiste nell'organizzare i poveri, elevare il livello di coscienza. In ogni regione i lavoratori decidono cosa fare per risolvere i loro problemi. In fondo, la stessa riforma agraria, è solo un mezzo per garantire lavoro, nelle campagne, ai poveri delle campagne. E stiamo anche lavorando alla campagna nazionale con l'ALCA per raccogliere le firme e mandarle al Congresso perché sia garantita al popolo brasiliano la possibilità di decidere se entrare o no in questo patto.

- I senza-terra vogliono la terra o una rivoluzione socialista in Brasile?
In realtà c'è molta confusioni di analisti e sociologi sulla natura attuale dei movimenti sociali in Brasile. Che succede? Succede che la tradizione della sinistra mondiale, e anche la forma in cui la sociologia classica interpretava i movimenti sociali era manualistica. C'erano raggruppamenti per gruppi sociali, per settori. In generale questi gruppi sociali avevano interessi puramente corporativi, e erano diretti ideologicamente dai partiti, sia di sinistra che di destra o dalla Chiesa. Con l'avvento della tappa attuale, che è il capitalismo controllato dal capitale finanziario che non investe nell'industria, le classi e i gruppi sociali subalterni si sono mischiati, hanno perso la configurazione nitida di interessi particolari. Sotto un'altra ottica, il capitalismo li ha aiutati a politicizzarsi. A São Bernardo, per esempio i senza- casa devono occupare un terreno di una multinazionale tedesca... D'altro lato, la forma classica per cui i partiti e la chiesa controllavano ideologicamente i movimenti, è entrata in crisi. Quindi è nato un nuovo tipo di movimento sociale, come il MST e tanti altri, in Brasile e nel mondo. Questi movimenti sociali non sono più solo corporativi ma hanno una coscienza sociale maggiore, forme più ampie di organizzarsi, includono nel loro dibattito il progetto di società. È questo modello economico che genera povertà ed esclusione e questo politicizza. Così hanno smesso di essere cinghie di trasmissione dei partiti o della chiesa. C'è autonomia e questo dà fastidio, perché non era scritto in nessun manuale che i poveri potessero avere autonomia ideologica. In Brasile, le élite accettano che il povero lotti per la cesta basica, ma non accetta che abbia idee. Il popolo capisce il modo in cui funzionano i movimenti sociali. È lui che li ha creati con la sua pratica. Chi non capisce sono gli intellettuali accademici, che stanno lontano dal popolo e si contentano di leggere Habermas. E la stampa borghese, che per manipolare i suoi giornalisti principianti, li trasforma in idioti, senza diritto all'inchiesta

- Ma e il socialismo?
Qualsiasi dirigente politico, qualsiasi studioso, qualsiasi persona del popolo, sa che in Brasile non è in questione il socialismo.
E questo non dipende dalla volontà delle persone. Ciò che tutti i movimenti sociali vogliono è un nuovo progetto economico e sociale che garantisca i diritti fondamentali alla terra, al lavoro, all'abitazione, all'educazione e alla cultura. Ciò che vogliamo è costruire una società basata sui valori della tradizione umanitaria, della uguaglianza, solidarietà, giustizia. Questo è il nostro progetto, un progetto popolare per il Brasile.

- Il governo Lula ha già compiuto sei mesi. Qual è la sua valutazione di questo primo semestre?
È difficile fare un bilancio di appena sei mesi. Non possiamo ancora giudicare il governo. Possiamo analizzare i sei mesi, soltanto. Ci sono all'interno del PT e della sinistra almeno cinque diverse valutazioni sul governo. Rispetto alla riforma agraria non ha fatto niente. Ha fatto qualcosa rispetto al credito. Ma sta ancora risistemando la casa. Spero che, nel secondo semestre, si possa concludere il Piano Nazionale di Riforma Agraria per potere insediare un milione di famiglie o più durante i 4 anni di governo. Spero che l'INCRA sia rafforzato e reso un grande organismo pubblico per la riforma agraria. Dal punto di vista generale il governo deve cambiare il modello economico. Se non cambia la politica economica finiscono in un pantano il governo, Lula e la sinistra. E i poveri vanno verso la tragedia sociale. Il nostro sforzo, come movimento, e nell'organizzazione dei movimenti sociali, è organizzare il popolo, mobilitare il popolo per aiutare il governo a cambiare modello economico. Per questo stiamo lottando per ottenere che il governo adotti politiche economiche e sociali che aiutino a migliorare le condizioni di vita del nostro popolo.

 
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