Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Per un governo ''contro i ricchi''

Intervista a João Pedro Stédile.
di Macedo Rodrigues 7 aprile 2004

1 - L'annuncio del Piano Nazionale di Riforma Agraria, nel novembre del 2003, aveva bloccato le mobilitazioni del MST. Cosa ha portato il movimento a riprendere le invasioni?
- Il MST non ha fermato le attività. Abbiamo solo cambiato le priorità. Ci siamo concentrati sul lavoro di organizzazione della nostra base. Abbiamo concluso l'anno con quasi 200mila famiglie accampate in più di 700 accampamenti in tutto il Paese. Sul piano interno, ci siamo dedicati all'educazione e alla formazione. Rispetto al governo, ci siamo concentrati a dibattere un piano di riforma agraria. Siamo arrivati a novembre ad un accordo in cui il governo si è impegnato ad insediare 400mila famiglie di senza-terra. E altre 130mila famiglie saranno raggiunte dal credito fondiario.

2 - Ma ora tutte queste invasioni...
- Ora siamo tornati ad elevare il tono delle critiche e ad aumentare le mobilitazioni perché il governo sta facendo molto poco. Ha perso 15 mesi e la riforma agraria è ferma quanto ad azioni concrete. Stiamo dicendo che è necessaria più audacia per ampliare gli espropri dei latifondi. Se si resta a livello di riunioni, il governo non cambierà nulla. Solo la mobilitazione sociale genera mutamenti nella società e nel governo. Per questo stiamo compiendo il nostro ruolo, conducendo azioni che aiutino il governo ad avere la forza di cambiare. Senza di esse, non solo rispetto alla riforma agraria, ma anche ad altre rivendicazioni sociali, il governo Lula passerà quattro anni come ostaggio degli interessi della classe dominante, di quel 2,4% di famiglie che controlla il 33% delle ricchezze nazionali.

3 - L'ex-ministro per lo Sviluppo Agrario, Raul Jungmann, ha detto che il recente annuncio del governo di investire più di 1,7 miliardi di reais nella riforma agraria è stato un modo per allentare le pressioni del MST. Secondo lui, questo denaro non esiste. È vero?
- Jungmann non ha autorità morale per parlare di riforma agraria. È stato un fedele scudiero degli interessi del neoliberismo ed ha applicato una politica diretta dalla Banca Mondiale. Gli si attaglia bene il detto "Il peggiore conservatore è un ex-comunista". Evidentemente il denaro esiste, è al Tesoro. E, in verità, è insignificante di fronte alle altre spese del governo. Equivarrà ad una settimana di pagamento degli interessi. Ma la cosa principale dell'annuncio non è la quantità di denaro, bensì la dichiarazione pubblica del governo che la scarsità di risorse non sarà di impedimento per raggiungere la meta di insediare 400mila famiglie.

4 - Lei dice che il governo deve essere più pedagogico e convocare il popolo a fare i cambiamenti. Quali le lezioni da apprendere?
- Ad un governo popolare spetta adottare misure che promuovano la coscientizzazione, l'elevazione del livello culturale e la partecipazione popolare nelle questioni politiche. Il governo può e deve dare segnali simbolici, in tutti i suoi atti, che sta al lato del popolo e contro i ricchi, i provilegiati. Non solo nel discorso, ma nella pratica quotidiana. Andare in ogni momento alle inaugurazioni di multinazionali è un segnale contrario. Se qualche baracca cadesse per la pioggia, il governo dobrebbere essere il primo ad arrivare, prima ancora del vicino.

5 - Quale sarebbe la seconda lezione?
- Il governo deve discutere con il popolo tutte le questioni rilevanti. Discutere con calma e serenità. Perché tanta fretta per approvare il progetto della Previdenza? Il popolo voleva migliorare la Previdenza, ma non è stato ascoltato. Il governo ha ascoltato i governatori e i parlamentari. Il popolo ha guardato in televisione. Per questo è uscita una riformina, di fronte a cui solo i banchieri hanno battuto le mani. Solo dal popolo, dalle strade, potrà uscire la forza per cambiare. Illudersi con accordi in parlamento, è segno di debolezza, non di forza. La forza viene dalle strade, dall'appoggio reale.

6 - Come ascoltare le strade?
- Il governo non può aver paura di sviluppare meccanismi di consultazione per sapere se il popolo vuole i transgenici o l'Alca, per esempio. Il governo dovrebbe moltiplicare l'esercizio dei plebisciti popolari, stabiliti dalla nostra Costituzione che la classe dominante ha paura di usare. I plebisciti politicizzano il popolo, elevano il livello di partecipazione popolare. Ma, nella loro testa, il popolo è stato fatto per lavorare e votare. La politica, le decisioni sulle direttive del Paese sono per le élite. Il governo, infine, deve avere più umiltà e ascoltare il popolo, invece di assumere Duda (Mendonça) per fare propaganda e attrarre il popolo. La politica non è un prodotto del supermercato, è il più sacro precetto di partecipazione popolare nelle decisioni della società.

7 - La politica economica del governo mette in difficoltà João Pedro Stédile?
- La politica economica sta danneggiando il popolo e, soprattutto, i più poveri. È conservatrice, è la continuità della politica di Fernando Henrique. Persino i dirigenti sono del suo partito. Guardiamo il presidente della Banca Centrale e la seconda carica del Ministero della Fazenda: sono quadri del PSDB. La politica economica ha fatto cadere il Pil e aumentare la disoccupazione in tutto il Paese e in tutti i settori, fino al 20% e soprattutto tra i giovani. Il reddito di chi riesce a lavorare è caduto del 15% e la produzione industriale è agli stessi livelli del 1999. Chi ci ha guadagnato? I banchieri e le multinazionali. Le banche hanno guadagnato 13 miliardi di reais, e le sette maggiori imprese altri 7 miliardi. Questa politica economica è un disastro e sarà una tragedia per il governo Lula. E' importantissimo valorizzare il salario minimo, che è uno strumento di distribuzione del reddito, e controllare la rimessa di denaro all'estero. Non è possibile che appena 7 mila brasiliani abbiano depositato all'estero niente di meno che 72 miliardi di dollari generato in questo Paese. Non è possibile che la Banca Centrale ancora permetta meccanismi di rimessa della nostra ricchezza all'estero.

8 - Lei ha detto che l'attuale governo ha una composizione eterogenea. E' corretto dedurre, per la politica economica, che le forze neoliberiste sono preponderanti nel governo Lula?
- Ho sentito che settori sociali e di sinistra hanno già classificato il governo Lula come un governo neoliberista. Nel coordinamento dei movimenti sociali, prevale la tesi che abbiamo un governo che vive un contesto di disputa tra progetti. Viviamo un momento storico. Non c'è crisi politica nel governo Lula. C'è una crisi di progetti nella società. C'è una crisi di destino del Brasile. E usciremo da questa con un grande lavoro collettivo di riflessione. Dobbiamo uscire da questo contesto storico di flessione del movimento di massa. Abbiamo bisogno di un'altra Settimana di Arte Moderna, questa volta in politica.

9 - Lei ha criticato duramente il governo FH per la sua condiscendenza con i transgenici. Ma l'attuale governo non ha emesso una Misura Provvisoria ancora più liberale sulla questione?
- La vittoria di Lula ha alterato la correlazione di forze e ci ha aiutato a fermare multinazionali come la Monsanto. E la prova è la nomina della ministra Marina Silva. Se Serra avesse vinto le elezioni, la Monsanto avrebbe nominato le direzioni dell'Embrapa, del ministero dell'Ambiente e della CTNBio. Ma è una guerra e abbiamo perso una battaglia quando il governo Lula si è fatto influenzare dal ministro Rodrigues (Agricoltura) e dal governatore Rigotto (RS), che hanno minacciato il governo di caos social nel Rio Grande do Sul, mentre in realtà difendevano gli interessi della Monsanto, e hanno ottenuto due misure provvisorie (con l'autorizzazione al raccolto di transgenici fino al 2005). Ma abbiamo vinto quando abbiamo ottenuto che la Casa Civile elaborasse um progetto di legge sulla biosicurezza che ci sembrava adeguato alla sicurezza della società. Abbiamo perso quando l'attuale ministro Rebelo (Coordinamento Politico), utilizzando un falso nazionalismo, ha adottato cambiamenti nel progetto che interessavano solo alle multinazionali e ai ruralisti. E' il loro eroe ora. Il PCdoB non sa il prezzo che pagherà per questo nella nostra storia. Ma la vera battaglia sarà con i consumatori. Dobbiamo esigere in tutti i supermercati che i dirigenti compiano la legge e collochino l'etichetta di transgenico ai prodotti derivati da soia transgenica. Con ciò, il consumatore esprimerà il suo rifiuto, l'industria verrà danneggiata e la Monsanto sarà sconfitta. Dopo molte battaglie sono certo che la società brasiliana, in maggioranza contraria ai transgenici, imporrà la sua volontà, il principio di precauzione.

10 - Quali sono i peggiori ministri del governo Lula?
- Riporterò l'opinione che sento in giro. Non è, necessariamente, la mia. Tra i peggiori vi sono i ministri dell'area economica: il duo Palocci-Meireles (il ministro della Fazenda e il presidente della Banca Centrale). Vincono di gran lunga il premio Tucano d'Oro. Risalta anche Furlan, con la sua idiozia nel fare solo propaganda alle esportazioni. E' vero che la Sadia ha bisogno di esportare, ma nessun popolo si sviluppa con le esportazioni. Si sviluppa producendo beni che rispondano alle necessità di tutta la popolazione. Al terzo posto viene Roberto Rodrigues, dell'Agricoltura. E' un soggetto competente, ma si comporta come presidente del sindacato dei 500mila fazendeiros dell'agrobusiness. Si è dimenticato che il Ministero dell'Agricoltura è per tutti i 5 milioni di piccoli agricoltori e per tutto il popolo. Suggerisco che nel prossimo mandato si cambi il nome con Ministero dell'Alimentazione del Popolo affinché il nuovo ministro si renda conto del suo vero ruolo.

11 - E i migliori?
- Indicare i migliori tre è un compito più difficile. Tra gli opinion leader e gli intellettuali vi è un giudizio negativo su quanto fatto dalla maggior parte dei ministeri. Ma non voglio essere ingiusto né offensivo, perché ovviamente non dipende dalla volontà personale dei ministri. Celso Amorim (Affari Esteri) è fin qui il ministro migliore. Ha il coraggio di affrontare i gringos. Vincerà il premio Brasiliano dell'anno. Dopo di lui viene Marina Silva (Ambiente), che ha avuto il coraggio di difendere il nostro ambiente e gli interessi del popolo contro la Monsanto e una mezza dozzina di industrie del legname che vogliono impossessarsi dell'Amazzonia. Al terzo posto il ministro della Giustizia, Márcio Thomaz Bastos. Ha coraggio ed è efficiente. Spero che indichi un ministro progressista per il Tribunale Supremo.

 
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